I bermuda dell’ennesima contestazione.

Tutti gli anni è la solita storia. Coi primi caldi estivi le scuole si trovano alle prese con minigonne, infradito e pancini al vento a fronte dei quali solerti Presidi, colti da improvvisa sete di decoro,  bacchettano i ragazzi per gli abbigliamenti troppo “estivi” ed emettono ordinanze che invitano «allieve e allievi a indossare un abbigliamento adeguato durante le lezioni».

Stando alle cronache è già successo anche quest’anno a Roma, Napoli e in altre città.

Diciamo subito due cose: la prima che i Presidi hanno ragione; la seconda che ugual solerzia mi auguro che dimostrino anche per altri comportamenti. Ma questo è un altro discorso.

Diciamo pure che non è facile definire quando un abbigliamento sia “non adeguato”. Ci ha provato il Preside del Tommaso di Savoia, Istituto tecnico navale di Trieste precisando che non sarebbero stati «accolti studenti con abbigliamento da spiaggia (spalle scoperte, pantaloni corti o a mezza gamba)».

E’ così che l’altra mattina il bidello dell’Istituto si è visto costretto a sbarrare l’ingresso a trenta studenti armati di bermuda messi al bando dalla circolare.

Una “normale” ragazzata?

Pare che non sia proprio così, visto che i trenta ribelli si sono dimostrati evidentemente organizzati e hanno saputo come reagire chiamando la polizia. La quale è intervenuta e ha ottenuto che i ragazzi fossero ammessi lasciando il loro nome e cognome al bidello. Alcuni hanno accettano, altri se ne son tornati a casa, altri, «una decina – secondo Lorenzo Salvia, in un questo articolo sul Corriere di oggi (LINK)  – si sono fermati davanti alla scuola,  in piazza Hortis, a ripassare  il programma con un professore di buon cuore».

Ripassare il programma? Professore di buon cuore? Non credo né all’una, né all’altra cosa.

E’ piuttosto l’ennesimo esempio di un’assurda contestazione di una società che non accetta più le regole.

Era eccessivo proibire i bermuda in classe? Forse. Ma ben più grave è stato accettare che lo contestazione fosse organizzata e che la polizia, primo, sia intervenuta e, secondo, che non li abbia presi tutti a calci in culo.

Ma tant’è.

Accettiamo tutto ed anche che l’articolo del Corriere concluda in questo modo: « Cosa faranno adesso? Qualcuno vorrebbe tornare a scuola di nuovo con i bermuda. Forse potrebbero prendere esempio da Chris Whitehead, studente dell’Impington Village College, vicino a Cambridge. Anche lì il preside aveva vietato di entrare in classe con i pantaloni corti. Lui si è presentato con la divisa femminile, gonna e camicetta, parlando di discriminazione nei confronti degli studenti maschi. La sua mamma ha detto di essere «molto orgogliosa del suo coraggio».

Complimenti.

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5 risposte a I bermuda dell’ennesima contestazione.

  1. marisamoles ha detto:

    Per la cronaca, il giorno dopo il fatto tutti gli studenti maschi si sono presentati a scuola in bermuda. Il preside li ha fatti entrare anche perché credo rischiasse di avere l’istituto semideserto: sono poche, in proporzione, le femmine che frequentano il nautico.

    Non è il massimo della coerenza ed è l’ennesima prova che i ragazzi alla fine la spuntano. E le regole? Non le accetteranno mai. Immagino un futuro molto difficile per le prossime generazioni in cui non solo l’autorità ma anche l’autorevolezza saranno forse un lontano ricordo. Roba da vecchie cariatidi, insomma.

    • frz40 ha detto:

      E’ una vicenda, questa, che induce a molte riflessioni.

      Leggo dal Piccolo che secondo Daniela Beltrame, direttore dell’Ufficio scolastico regionale e da pochi giorni direttore reggente di quello del Veneto «il Nautico è un istituto che ha una tradizione di disciplina e che molti dei suoi studenti poi si iscrivono all’accademia militare o mercantile dove le regole, anche quelle sull’abbigliamento, sono fondamentali».

      Va beh! I calci in culo per non aver rispettato una regola, giusta o ingiusta che fosse, questi li prenderanno poi dall’accademia militare o mercantile, ma gli altri?

      Il rispetto delle regole è la base della convivenza civile e se capita che alcune possano a apparire ingiuste o ingiustificate, ci sono sempre sedi istituzionali previste appositamente per far valere le giuste ragioni.

      La piazza non è una sede istituzionale e, tanto meno, lo sono le piazzate. E certi comportamenti non possono essere accettati.

      Dice ancora la Beltrame: «L’ingresso a scuola non può essere vietato». Giusto. Ma mi chiedo? Perché, il giorno prima, non metterli tutti e trenta in palestra ad attendere provvedimenti? E il giorno dopo, quando tutti si sono presentati in bermuda, che cosa ci son stati a fare i prof? Perché non una bella interrogazione o una bella verifica generale?

      Perché quel Preside, come mi pare, è stato lasciato solo?

      Bah !!!

      PS – Vedo, tra l’altro, che anche a Trieste è tempo di ballottaggi: per caso, la politica non c’entra proprio nulla?

  2. marisamoles ha detto:

    Caro frz, siamo completamente d’accordo. Se hai seguito la discussione sul mio post, avrai letto le mie motivazioni sull’appoggio incondizionato al preside del Nautico. Se la circolare poteva apparire ingiusta, come ho spiegato sul mio blog, il Comitato Studentesco (costituito da tutti i rappresentanti di classe) aveva la possibilità di contattare il preside e affrontare con lui il “problema”. Ma la provocazione non la tollero né la giustifico. Al di là del fatto che a me i bermuda non piacciono (devo aver inconsapevolmente trasmesso questa mia avversione al mio primogenito visto che, pur avendone una gran quantità, non li mette da almeno tre anni, a meno che non vada al mare, e comunque a scuola in bermuda non c’è mai andato e non perché glielo proibissi io!), la questione è che le regole vanno rispettate.

    Come dice la Beltrame (sulla cui coerenza, in generale, ci sarebbe da discutere ma questa non è la sede), il diritto allo studio ( e quindi l’entrata a scuola) non si può negare ma è anche vero che, accanto ai diritti, ci sono degli obblighi da rispettare, primo tra tutti il regolamento e le circolari applicative.

    Il Nautico di Trieste ha una storia antichissima ( se vuoi la puoi leggere QUI ) che risale al XVIII secolo, quando Maria Teresa d’Austria volle fondare a Trieste un nuovo tipo di scuola che si occupasse di matematica e nautica. E a Trieste le tradizioni asburgiche sono sacre! A parte gli scherzi, è vero, come sostiene la Beltrame, che il Nautico si è sempre contraddistinto per la rigidità della disciplina, volta ad agevolare l’ingresso degli studenti all’Accademia in modo meno traumatico possibile. Ma i tempi cambiano e, a questo punto, sospetto, come ama dire l’amica Elisabetta, che anche le Accademie militari non sono più quelle di una volta. Questo perché la disciplina viene sempre più mal tollerata e la rivendicazione dei diritti mette in secondo piano la pretesa del rispetto dei doveri. Spero di sbagliarmi, comunque.

    Per la questione del ballottaggio, non credo che la manifestazione degli studenti abbia un nesso con la politica. Ma non ho elementi per smentire la tua congettura. Tutto può essere: ormai non ci si deve stupire più di nulla.

    • frz40 ha detto:

      Sì, ho letto quanto ha scritto sul tuo blog e so che la pensiamo allo stesso modo sulla funzione educatrice della scuola nei confronti delle regole.

      Personalmente non avrei nulla contro i bermuda: sono un capo d’abbigliamento giovanile, ampiamente accettato, anche se esteticamente discutibile. Ma le regole sono regole e se devono essere discusse, lo si deve fare nelle sedi opportune.

      Le contestazioni plateali sono una forma di violenza.

      Ti ringrazio per le informazioni sull’Istituto: molto interessanti.

  3. Pingback: FRIULI: IL PRESIDE DURÌ IMPONE NUOVI DIVIETI. NO A BERMUDA E CANOTTE, INFRADITO SCONSIGLIATI « laprofonline

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