Esternazioni politiche “super partes”

Ho sostenuto sin dall’inizio (LINK) la necessità del nostro intervento in Libia, non per le tanto sbandierate motivazioni umanitarie, ma soprattutto per vedere se dopo l’intervento Francese e Inglese, ci fosse ancora qualcosa, non da guadagnare, ma almeno da salvare.

Perdonatemi il cinismo, ma le guerre si fanno solo per questa ragione e questa non fa eccezione.

Ho scritto che sarebbe stata una guerra più lunga e difficile di quanto ci volevano far credere e tutt’ora pavento che sarà necessario un intervento di terra, non essendo mai stati risolutivi, in nessuna guerra, i soli interventi dal cielo.

Sono passati ormai tre mesi e mi pare che si sia risolto poco.

Scrive oggi Franco Venturini sul Corriere in “Una questione di credibilità”:

L’andamento della guerra in Libia suscita delusione e polemiche. Basti pensare all’attacco che il segretario alla Difesa americano Gates ha sferrato contro gli europei incapaci di fare da sé.

Basti considerare che dei ventotto alleati della Nato soltanto otto partecipano alle incursioni, e dal primo agosto diventeranno sette con la defezione della Norvegia. Le ostilità in Libia, insomma, meritano davvero una riflessione collettiva. È giusto diventare più trasparenti sulle molle che hanno innescato il conflitto: la necessità di proteggere i civili di Bengasi, certo, Sarkozy che voleva prendere l’iniziativa e sperava di risalire nei sondaggi, si sa, ma anche quella sempre più fastidiosa presenza cinese nel Mediterraneo e la consapevolezza che la Libia possiede le seconde o le terze riserve di greggio al mondo.

È giusto, poi, riconoscere che Gheddafi ha sorpreso tutti con la sua tenacia, che i ribelli cirenaici valgono assai poco come forza militare (e ora sono anche senza soldi), che i bombardamenti, senza il diretto apporto Usa, si stanno rivelando relativamente efficaci.

E soprattutto non si può tacere che della risoluzione Onu che autorizzò l’uso della forza è stata data una lettura iper-estensiva, che personalità del calibro di Obama, Cameron e Sarkozy (e al recente G8 persino Medvedev) si sono formalmente impegnate a perseguire a Tripoli un regime change non menzionato nel documento onusiano.

Mi  riferisco ora agli interventi della Lega e del Presidente Giorgio Napolitano su questo spinoso tema per dire che:

–   Penso che siano posizioni solo populistiche quelle della Lega che propone di uscire dalle guerre in Libia ed in Afghanistan per: A) sostenere una riforma fiscale, oggi velleitaria, per le condizioni economiche del Paese, B) porre un freno all’immigrazione selvaggia..

–   Mi chiedo su cosa stiamo ancora realmente sparando, dopo tre mesi di fuoco, gli aerei nostri e dei nostri “alleati”.

–  Mi chiedo quale sia ancora il bilancio costi-benefici del mantenimento della nostra presenza tra le forze di guerra.

–  Mi piacerebbe proprio sapere quale sarebbe l’esito di un referendum su questa guerra, anche se lo dico solo provocatoriamente perché sono fortemente contrario a referendum su temi di questo tipo, così come lo ero sul nucleare.

– E, infine, concordo con Venturini quando dice che « non possiamo dichiararci pentiti perché la Lega lo chiede “ e che la decisione di rimanere o lasciare la Libia « se la situazione non dovesse risolversi»  sia “materia di riflessione, collettiva,  lontano da Pontida”.

Ma così come dev’essere lontana da Pontida la decisione di lasciare, penso che non dovrebbe essere propria del Colle un’ esternazione che si contrappone, a stretto giro di posta, a quella di una parte politica e che viene, quindi, a suonare come tale e non super partes.

Salvo che il Presidente Giorgio Napolitano ci dica ora che è giustificata da uno stato di guerra, contrariamente a quanto ha sempre negato.

O salvo che qualcuno ci spieghi perché le ragioni umanitarie valgono in Libia, sì, e in altre parti del mondo, no.

Augurandomi che tutto finisca, comunque, al più presto

PS – Per leggere l’articolo completo di Franco Venturini (link) e i miei precedenti post (link).

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