Santoro? Sì, ma chi rompe paghi e i cocci siano suoi. Non i nostri.

Quando uno deve decidere che cosa farà da grande si trova davanti al primo grande dubbio: vita da lavoratore dipendente o indipendente, professionista o imprenditore che sia.

La differenza sostanziale, oltre che dalle proprie qualità e dalla situazione personale, sta nel  grado di responsabilità che ci si intende assumere.

Come dipendente si opera in nome e per conto dell’azienda datore del lavoro. Si devono rispettare gli ordini e le regole, ma le responsabilità per eventuali danni causati a terzi restano in capo all’azienda e, al massimo, si può perdere il proprio posto di lavoro. Il ché non è certo poco, ma è sempre molto meno che rispondere col proprio patrimonio personale dei danni causati.

Questo pare che valga per tutti, meno che per i giornalisti RAI.

Mi riferisco ad esempio al caso FIAT/RAI/Santoro che ho denunciato nel mio post “E’ troppo comodo” (link): la Fiat ritenendosi danneggiata da quanto esposto dal conduttore nel corso di una puntata di Annozero ha citato per danni la RAI. Non so come finirà la vicenda, ma se ci saranno danni a pagare sarà la RAI, o meglio, noi.

Santoro dichiarò che era “normale”  per una trasmissione di quel genere “ricevere queste  richieste” e “ che se ne ricevono molte”.

Normale UN CORNO !!!

Tanto più quando non si accettano regole e si manda “affanbichiere” il proprio capo.

Ora non so questo sia il pomo della discordia che ha portato alla rottura tra Santoro e la RAI, prima, e tra Santoro e la LA7, poi,  ma per certo, non esiste alcun imprenditore privato che accetterebbe di farsi carico delle querele causate alla propria azienda dal comportamento incontrollato di un collaboratore. Ce lo conferma Mentana che oggi, in un intervista sul Corriere, a domanda: Lei nell’editoriale del suo tg ha chiesto all’editore un chiarimento. L’ha ottenuto? dichiara: «Mi hanno telefonato sia il presidente esecutivo di Telecom, Bernabé, sia il presidente di Telecom media, Stella. E mi hanno spiegato che è stata una loro scelta. Santoro chiedeva assoluta libertà. L’editore, accordandogliela, rivendicava il diritto di conoscere i contenuti delle trasmissioni, dovendone rispondere»

E perché mai dovrebbe farsene carico la RAI?

Dice Repubblica, parlando del caso Gabanelli, che il problema “si allarga all’informazione. Se per la Cassazione la Rai è un organismo pubblico, la mancata tutela legale non riguarda più solo la trasmissione di RaiTre. Di fatto se la Rai viene equiparata alla pubblica amministrazione, l’ufficio legale non può coprire la responsabilità civile in caso di dolo (e la diffamazione a mezzo stampa è un reato doloso), quindi sono scoperti tutti i giornalisti” e conclude “E’ la fine del lavoro d’inchiesta”.

Non è vero. Ben vengano le inchieste, ma riportino in modo puntuale fatti veri e controllabili e non ci saranno querele. Se invece se ne vuol fare uno strumento di faziosità sulla base di illazioni e informazioni distorte chi lo fa ne risponda.

Insomma: se si vuol far l’indipendente,  chi rompe paghi e i cocci siano suoi. Non i nostri.

La verità però resta un’altra. Ed è quella che attraverso questo tipo di trasmissioni si vuol fare propaganda politica. La soluzione c’è e ne ho più volte parlato: la RAI affitti degli spazi ai partiti in misura equanime e consenta che ne facciano l’uso che credono, ma etichettando la trasmissione col proprio nome e, quindi,  assumendosene ogni responsabilità.

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4 risposte a Santoro? Sì, ma chi rompe paghi e i cocci siano suoi. Non i nostri.

  1. Quarchedundepegi ha detto:

    Sinceramente credo tu abbia perfettamente ragione.
    Hai citato giustamente un proverbio. Tutti dovremmo sapere che i proverbi sono la conseguenza di saggezza popolare e quindi giustamente applicabili.
    C’è però anche “l’eccezione che conferma la regola”. E allora bisogna citarla e, eventualmente, farsene carico.

  2. Quarchedundepegi ha detto:

    Ho tirato in ballo “l’eccezione che conferma la regola” dato che non ho seguito il caso più di quel tanto. Sono schifato nel constatare che certi personaggi siano considerati giornalisti. Per me il giornalismo è un’altra cosa; inoltre ha, un giornalista, “il diritto” di essere educato.

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