Cari ex-alpini NoTav, quel cappello, lasciatelo nel cassetto.

Circa 300 ex alpini, tutti con il cappello con penna simbolo del Corpo, si sono ritrovati alla centrale elettrica nel “primo raduno alpini No Tav”, iniziativa con cui intendono protestare contro la presenza di un contingente della Taurinense tra le forze dell’ordine che presidiano l’area del futuro cantiere della ferrovia ad alta velocità.

Sulle prime, vedendo alla tv quei cap¬pelli da alpino in mezzo ai dimostranti che domenica hanno tentato l’ennesimo assalto al cantiere della Tav Torino-Lio¬ne, non volevo credere ai miei occhi. […]
I sedicenti capi delle penne nere scese in campo domenica a Chiomonte non si sono limitati a manifestare: hanno addi¬rittura invitato i 150 militari della Brigata Taurinense inviati a proteggere le na¬scenti strutture dell’Alta velocità a unirsi ai dimostranti nella protesta, cioè in pra¬tica a disertare. Per loro, la presenza di un reparto di penne nere a sostegno delle for¬ze dell’ordine significava – secondo un ex ufficiale – «la fine dello spirito alpino» e uno «sfregio nei confronti dei valligiani». Altri hanno usato nei confronti dei solda¬ti parole ancora più pesanti, bollandoli come mercenari e sostenendo che gli al¬pini «devono proteggere l’Italia e non i la¬dri » (le aziende impegnate nei lavori, che secondo i No Tav più arrabbiati, sarebbe¬ro controllate dalla mafia).

Così riferisce Livio Caputo della situazione venutasi a creare in Val di Susa in un articolo (questo è il link) che appare sul Giornale di oggi

Che dire? Quel cappello non potevano lasciarlo ancora nel cassetto?

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2 risposte a Cari ex-alpini NoTav, quel cappello, lasciatelo nel cassetto.

  1. vincenzo ha detto:

    In effetti è disgustoso vedere il cappello alpino, simbolo di un corpo umile e valorosissimo del nostro essercito, tra le file di dimostranti stupidi quanto ignoranti e prepotenti.
    Non parliamo poi dell’incitamento alla sedizione rivolto agli alpini (i fratelli) in servizio della Taurinense!
    E dire che io, evidentemente non informato, continuavo a chiedermi perchè non mandassero gli alpini per sedare questi disordini.
    Avrei scommesso che i valsusini, che tanta gioventù hanno sacrificato proprio con quel cappello (che per noi alpini è come una bandiera) durante le guerre e su tutti i fronti, dall’Africa alla Grecia alla Russia, avrebbero rispettato quel simbolo in memoria di quanti dei loro “veci” avevano perso la vita per la patria!
    Non è vuota retorica.
    A Bardonecchia, quasi nel centro tra la borgata storica e l’inizio di Via Medail che percorre quella più recente, v’è da sempre un piccolo viale della rimembranza dove si ricorda non a caso il famoso “terzo battaglione Alpini” composto in buona parte da valsusini…. battaglione passato alla storia per la brillante impresa notturna che portò alla sanguinosa e vittoriosa battaglia sul Monte Nero il 15/16 giugno del 1915. E’ noto anche un canto alpino che ricorda l’evento.

    Disgustoso che tutto venga spazzato via da un mondo sempre più becero e dominato da biechi interessi politici!
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Non c’è più rispetto per nulla e per nessuno. Hai ragione, è una vergogna. La provo anch’io che pure Alpino non sono stato, ma ne ho sempre avuto grande ammirazione e simpatia.

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