No, caro Pansa, una Repubblica fondata sulla delazione non sarebbe una cosa seria.

Ho più volte pubblicato i suoi pezzi condividendone il pensiero. Questa volta non ci sto.

Mi riferisco a Mettiamo in piazza le dichiarazioni di tutti di Giampaolo Pansa su Libero del 14 agosto.

Pansa tratta dei provvedimenti della cosiddetta manovra aggiuntiva e, in particolare, reagisce al “contributo di solidarietà”  cavalcando, pure lui, il leit motiv del “chi paga sono sempre i soliti noti e gli evasori la fanno sempre franca”.  Si riferisce soprattutto al fenomeno della micro evasione, quella di professionisti ed artigiani, e dice:

Un tradimento,come ha scritto subito Libero? Certo, un tradimento. E, prima ancora, un grande errore a danno dei contribuenti onesti e un grande regalo agli evasori fiscali. Da noi gli evasori sono un vero esercito. Li conosciamo tutti. Ne fanno parte i ristoratori che ti applicano uno sconto se non chiedi la ricevuta fiscale. Gli artigiani che si fanno pagare in nero dicendoti che in questo modo risparmierai l’Iva. Il barista che non ti consegna mai lo scontrino del caffè. Dei commercianti meglio non parlare. E così della vergogna degli affitti in nero. Ma tutti insieme questi soggetti rappresentano soltanto la punta dell’iceberg. 

L’evasione più massiccia è quella nascosta, armata di mille espedienti pur di non farsi scoprire e continuare a farla franca. C’è da sperare che la benemerita Agenzia delle entrate non attenui la ricerca dei ladroni. Deve farlo più che mai oggi, quando emerge una realtà prima d’ora mai vista con la necessaria chiarezza. 

Sotto il profilo fiscale l’Italia appare un paese diviso in due. Da una parte, i papponi che campano alla grande sulle tasse pagate dai contribuenti onesti. Dall’altra, questi cirenei che hanno fatto ricordare a Fausto Carioti, su Libero, un sacrosanto giudizio di Giuseppe Prezzolini: “L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano e crepano”. 

Non so come verrà accolta la nuova tassa di solidarietà. Se penso alle conseguenze politiche, credo che il governo Berlusconi abbia firmato il proprio certificato di morte. Non pochi dei suoi elettori si troveranno nella tagliola del 5 o del 10 per cento in più da pagare come obolo per il salvataggio dell’Italia da un crac che nessuno si augura. Un obolo che per il momento non si conosce se verrà gestito e speso senza i soliti sprechi. 

Pare che la tassa riguardi non più di 400 mila contribuenti, quelli che dichiarano almeno 90 mila euro l’anno. È un numero limitato e nessuno ci ha ancora detto quale sarà il gettito della Taso (Tassa di solidarietà). Ma l’effetto paura, o malumore incavolato, sarà molto più ampio. Pure chi oggi denuncia di meno penserà: prima o poi toccherà anche a me di essere torchiato. E saranno tanti quelli che si sentiranno vittime di una feroce ingiustizia. 

Mi trovo anch’io su questa barca di poveri fessi, per citare Prezzolini. Non potrò fare ameno di pagare la Taso dopo aver già pagato tutte le altre tasse. E pure il mio sarà un conto molto salato. Ma nessuno, di destra, di sinistra o di centro che sia, mi venga a parlare di caccia al ricco. Perché a quel punto mi incazzerei anch’io. E userei parole meno fredde di quelle usate venerdì sul Sole 24 Ore dal bravo Fabrizio Forquet: “È un provvedimento discutibile perché in realtà si applica a chi dichiara di più al fisco e non a chi ha davvero di più. Chi già paga in tasse una quota rilevante del proprio reddito ne pagherà ancora di più. Chi evade resterà felicemente esente dal prestare la propria ‘solidarietà’”.

Fin qui nulla da dire. Nel nostro Bel Paese l’evasione fiscale è uno sport troppo diffuso. Fa parte della nostra “cultura di furbetti”. La impariamo fin dai primi anni sui banchi di scuola scopiazzando a volontà e spesso sono gli stessi prof che, per far a loro volta bella figura, ci inducono a farlo come è stato recentemente il caso di quell’insegnante, per giunta vicepreside, che incaricato di sorvegliare la prova di matematica di maturità, ha dato il posto in cattedra allo studente notoriamente migliore e poi, quando questi ha risolto il problema ha passato la soluzione a tutti. 

Spesso poi, quando ci torna comodo, ne siamo pure complici, e questo accade ogni volta che il dentista, il parrucchiere, o l’idraulico ci propongono lo “sconto” se paghiamo in nero.

Capisco che adesso ci bruci far la parte dei fessi, ma dovevamo anche pensarci prima. Forse avremmo anche evitato di dover subire le aliquote fiscali tra le più elevate al mondo che inducono, a loro volta,  all’evasione.

E che cosa propone Pansa?

Non c’è compenso per chi verrà colpito da questa canagliata. Ma forse uno, minimo e soltanto di facciata, potrebbe esserci. È quello di mettere in piazza tutti i redditi dichiarati dai contribuenti italiani. Come fece nell’aprile 2008 il secondo governo Prodi, poco prima di gettare la spugna, travolto dalle risse interne al centro-sinistra. Vincenzo Visco, responsabile delle Finanze, pubblicò sul sito dell’Agenzia delle Entrate le dichiarazioni presentate nel 2006 e relative ai redditi del 2005, provincia per provincia. Il 30 aprile 2008 intervenne il Garante per la Privacy e l’agenzia fu costretta a cancellare dal proprio sito quegli elenchi. Ma nel frattempo, molti navigatori su Internet avevano già provveduto ad acquisire i file che così finirono ai giornali, pronti a pubblicarli. Tutto proseguì sino al 7 maggio, poi arrivò un nuovo veto. Però quei pochi giorni bastarono per far capire quali erano i contribuenti fedeli e quali no.

E conclude:

Per un contribuente onesto e tartassato potrebbe essere una consolazione da poco sapere come si comportano certi big dell’evasione fiscale. Tuttavia, se è vero che viviamo nell’epoca della politica spettacolo, mi piacerebbe vedere in pubblico se sono davvero pulite le mutande di chi frega anche me.

Ma, a parte il chiedersi se siano poi questi i veri grandi evasori, cosa che non credo pensando, tra l’altro, ai redditi dei mafiosi, ai commerci illegali e a certe macro evasioni su giri di fatture false, sarebbero davvero una consolazione e lo strumento migliore?

Ne dubito molto.

Ad esempio: sono stati pubblicati recentemente, da parte di molti quotidiani,  i redditi dichiarati dai nostri parlamentari. Tutti sappiamo che trattasi di redditi fasulli perché larga parte della loro busta paga «vera» (che poi diano dei soldi al partito ingordo è un’altra faccenda) consiste in diarie e rimborsi che non finiscono nell’imponibile. In questo modo ben 523 parlamentari su 951 non pagheranno nulla. E che cosa succederà? Nulla. Anzi molti hanno già sin d’ora il coraggio di vantarsi di aver condiviso una legge che prevede di far loro pagare non il  10%, ma il 20% sui loro guadagni  eccedenti i 150 mila euro. (si veda in proposito questo articolo di Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella per il Corriere).

E a che cosa darebbe luogo un sistema di questo tipo?

Ad una serie di segnalazioni spesso inconsistenti, dettate da gelosie e ripicche personali per situazioni che dovrebbero comunque essere controllate ed accertate con strumenti che comunque già ora esistono e che possono essere implementati e migliorati. Oltre che con sanzioni più severe ed immediate.

Noooo,  caro Pansa, non mettiamo in piazza un bel niente. Capisco l’irritazione del momento (anche  mia) ma una Repubblica fondata sulla delazione  non sarebbe una cosa seria.

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4 risposte a No, caro Pansa, una Repubblica fondata sulla delazione non sarebbe una cosa seria.

  1. marisamoles ha detto:

    Premetto che mi intendo molto poco di economia e che, essendo una dipendente statale, faccio parte di quell’esercito di fessi che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo. Non condivido questa manovra se non altro per ciò che riguarda i dipendenti pubblici (mi immagino già che la Gelmini ridurrà ulteriormente le cattedre e innalzerà il numero degli studenti per classe, magari fino a 35 … già il prossimo anno mi si prospetta una quinta di 30 allievi, ma ti rendi conto? Come si fa a lavorare?), ma pretendere di andare alla caccia dei grandi evasori (se fosse così facile, li avrebbero già stanati tutti, non ti pare?) per una manovra così urgente mi sembra ridicolo. So che per tutti quelli che guadagnano onestamente (anche se molto!) e pagano le tasse questa manovra è penalizzante. Ma dei redditi di 90mila o 15mila euro mi sembrano di tutto rispetto … io non arrivo nemmeno a un terzo. 😦 Mi sembra più grave penalizzare gli statali che, qualora l’Amministrazione di riferimento non rispettasse i preventivi di spesa, si potrebbero trovare senza tredicesima. A me, per esempio quella serve per pagare una rata (una sola su quattro!) di spese condominiali, mica per andare alle Seychelles.

    Quanto alla lotta contro l’evasione, mia mamma è letteralmente perseguitata dal fisco, nonostante abbia chiuso l’attività più di cinque anni fa e abbia pagato regolarmente le tasse (anzi, ne ha pagate in eccesso tanto che sta ancora aspettando il rimborso, peccato che quando lo Stato chiede, pretende tutto subito, quando deve dare, se la prende comoda 😦 ) … non sa più cosa fare per dimostrare di essere dalla parte della ragione. Questo è lo Stato italiano, purtroppo: alla caccia dei pesci piccoli (e nemmeno debitori) mentre le balene se ne sguazzano tranquillamente in mari sicuri.

    Buon Ferragosto comunque. 🙂

  2. quarchedundepegi ha detto:

    Non credo sia questa la strada per salvare l’Italia… e neppure quella di eliminare le provincie.
    La Nazione, partendo dal piccolo di una provincia, si salva se il cittadino può lavorare assistito da una burocrazia “snella” con dei servizi pubblici funzionanti (Bus, Treni e Poste); se il cittadino, evitando di essere “furbetto”, versa regolarmente allo Stato i giusti “contributi” che lo Stato, da parte sua “restituisce” al cittadino sotto forma di Servizi e altro.

    • frz40 ha detto:

      E’, quello che indichi, il principio di una buona gestione della cosa pubblica. Ma in Italia non è stato così e paghiamo le conseguenze dei nostri governati che ad inizio degli anni 90 hanno portato l’indebitamento a livelli insostenibili, oltre il 100% del PIL (guarda questo grafico).

      L’evasione fiscale ci ha, da sempre, messo del suo, ma non è la causa. Anche se i cittadini onesti sentono di star facendo la figura dei fessi.

      E come ho già detto in quell’articolo, oggi, in assenza di competitività e quindi di crescita e sviluppo, la vedo brutta, bruttissima.

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