Presunto colpevole, ma tanto per far del populismo.

Beh, da Massimo Gramellini questa non me la sarei aspettata. O forse sì.

Sul suo “Buongiorno” del 24 agosto scrive questo pezzo:

“Domenico Straussi Cani”

La disavventura giudiziaria di Dominique Strauss Kahn, il banchiere snob dagli impulsi erotici non controllabili (i suoi antenati di Neanderthal vestivano peggio, ma erano più evoluti) è terminata nel pieno rispetto del pronostico. Con i soldi della moglie (sufficientemente viziata e antipatica per essere affascinata da un maschio simile) l’imputato ha foraggiato avvocati formidabili e indagini spregiudicate, così da riuscire nell’impresa di trasformare la cameriera vittima in un’approfittatrice e ottenere un verdetto di archiviazione. Ma quel quarto d’ora di libidine alberghiera ha comunque distrutto la carriera politica di DSK. Il quale avrà anche evitato le conseguenze giuridiche dei suoi atti, ma non quelle sociali: le dimissioni dalla presidenza del Fondo Monetario e la rinuncia alla candidatura socialista per le Presidenziali francesi del 2012.

Cosa sarebbe successo in Italia a un suo ipotetico avatar? Esattamente l’opposto. Intanto si sarebbe cementificato alla poltrona: «Per spirito di servizio», «per senso di responsabilità», «perché me lo chiede l’Europa». Poi avrebbe gridato al complotto dei Poteri Forti contro di lui, si sarebbe presentato alle elezioni e le avrebbe pure vinte, indossando quei panni da perseguitato che portano male ovunque tranne che da noi, dove il lamento del farabutto, purché dotato di charme, fa scattare un moto immediato di solidarietà. In compenso, invece che tre mesi il processo per stupro sarebbe andato avanti vent’anni e avremmo visto l’imputato raggiungere la pace dei sensi in tribunale.

Di sicuro non mi sorprende che Massimo Gramellini tragga pretesto dalla vicenda di Dominique Strauss Kahn per far della facile ironia anti Cav: da tempo a questa ci ha abituati e a volte ha saputo anche far di meglio.

Quel che mi sorprende è l’assoluta certezza del punto di partenza: la piena colpevolezza del potente DSK, salvato solo dai suoi soldi e da una giustizia che dimostra di creder poco alle accuse di  chi di palle ne ha raccontate sin troppe.

Intendiamoci. Ognuno di noi della vicenda si è fatta un’opinione ed è libero di esprimerla come meglio crede. Io stesso, che me ne sono occupato più per capire il funzionamento della giustizia americana, che per gli aspetti pruriginosi, ho espresso un pensiero di parziale colpevolezza dell’accusato; quella di un rapporto iniziato consensualmente ma poi conclusosi in modo inaspettato. Ma di assolute certezze credo che non ne abbia nessuno.

Perché dunque cavalcare l’onda del presunto colpevole a tutti i costi? Perché maschio? Perché ricco? Perché fa “bello” prender le parti del più debole, soprattutto se questo è donna?

O forse solo per trovar un ulteriore pretesto per continuar a sputar veleno sul solito presunto colpevole di casa nostra (che tanto ormai non fa più notizia ed è come sparar sulla Croce Rossa)?

Ce lo spieghi, per favore, caro Gramellini. Di nessuna di queste cose ne sentivamo il bisogno.

——

(Nota:i miei precedenti post sulla vicenda li trovate qui)

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