Questa volta Gramellini ha ragione

Per il suo “Buongiorno” per La Stampa di oggi (LINK), scrive:

“L’antibiotico diventa aspirina”

Un tempo, quando ero giovane e liberista, venni catturato nel transatlantico di Montecitorio dall’onorevole Ciriaco De Mita. Mi prese sotto braccio e attaccò: «Mi dicono che lei sogna un Paese con gli impiegati pubblici dimezzati, le aziende statali interamente privatizzate e le professioni interamente liberalizzate. E’ vero?» «Certo!», esclamai con la sfrontatezza fanatica dell’utopista.

Più merito e meno sprechi, più competizione e meno raccomandazioni…» «Sono assolutamente d’accordo», mi interruppe De Mita. «Però le devo precisare che per realizzare le riforme che lei ha in mente non bastano le leggi. Ci vogliono i carri armati. Infatti l’unico che le ha messe davvero in pratica è stato il Cile di Pinochet».

Sono trascorsi più di vent’anni da quel colloquio istruttivo. Io sono diventato un liberista pentito, mentre l’Italia mi sembra rimasta sostanzialmente la stessa democristiana di allora. E chiunque provi a governarla in altro modo si espone a figure barbine. La Manovra d’Agosto è stata l’ennesima autobiografia della nazione. Uno spettacolo d’arte varia ai confini dell’ assurdo, recitato da una compagnia di improvvisatori che, se manovrasse un aereo come sta facendo con i conti dello Stato, ci farebbe morire di paura per i continui vuoti d’aria.

Dopo aver provato a spiegare le marce e retromarce del governo a un giornalista tedesco, mi sono sentito rispondere: «Anche da noi si discute fino allo sfinimento sulle decisioni da prendere. Ma, una volta prese, si applicano e basta». In Germania, forse. Qui funziona diversamente: la decisione annunciata da una gola profonda del ministero ai giornali, affinché facciano un titolo smentibile dal ministero il giorno dopo, è solo il primo atto della commedia. A cui segue il secondo: la decisione viene proclamata ufficialmente dal Presidente e dal Ministro in una solenne conferenza stampa. Ma neanche questo è un momento definitivo. Bisogna infatti aspettare le reazioni dei sondaggi. E’ il loro responso, assai più del voto delle Camere, che garantisce al provvedimento il semaforo verde. Se la categoria tartassata dalla legge non si lamenta, la legge passa. Se invece si lamenta, invitando il governo a dirottare la scure su un’altra categoria, la legge viene cambiata in modo da colpire la categoria suggerita dai contestatori. Un po’ come quando un giocatore indica all’arbitro quale avversario andrebbe ammonito al posto suo. A questo punto saranno i nuovi tartassati a lamentarsi e a mostrare al governo il prossimo obiettivo. Un esercizio che agli italiani riesce benissimo: ognuno da noi, infatti, ha una persona o un gruppo che invidia e con cui si sente in competizione. L’unica produzione italiana in crescita è quella dei capri espiatori.

A proposito di crescita: è stato l’altro mantra di agosto. «Non bastano i tagli, servono provvedimenti per la crescita». Già, ma costano. E quelli che non costano fanno sicuramente arrabbiare qualcuno, rimettendo in moto il meccanismo infernale. «Sono assolutamente d’accordo sulla necessità di liberalizzare le professioni», mi ha detto un notaio. «Tassisti, medici, giornalisti, avvocati…». «Notai», mi sono permesso di aggiungere. «Ah no! I notai no. E non lo dico per interesse personale, figuriamoci. E’ che il notaio è un ufficiale pubblico, una figura di garanzia che…». Perché la verità è che siamo un popolo di conservatori che si vergogna di esserlo e invoca le riforme nella segreta speranza che falliscano e, soprattutto, che non lo riguardino.

Magari fra un mese l’Europa fischia la fine della ricreazione e al posto di questo carrello di bolliti ci impone un governo di algidi tecnocrati che per stroncare la nostra febbre da cavallo ci farà ingurgitare due scatole di antibiotici in un colpo solo. Ma lasciatemi almeno il beneficio del dubbio: non è che nel tragitto fra la farmacia e il nostro stomaco gli antibiotici si tramuteranno nella solita aspirina?

E’ così, sì, purtroppo.

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