L’impossibile ricetta per un Paese di m…

Mi riferisco ai due interventi, uno di Giampaolo Pansa e l’altro, in risposta, di Maria Giovanna Maglie, su Libero di oggi.

Entrambi manifestano profonda delusione per le recenti manovre economiche, per come è stato condotto il Paese in questi anni e per come il Governo è arrivato agli ultimi interventi. Ma se pensate ad un alternativa di sinistra, lasciate perdere questo post e leggete qualcos’altro. Entrambi non se la augurano.

Dice Pansa: “Sogno una rivolta azzurra contro Silvio e Umberto – Sono stanco di leggere paginate sulla manovra

Risponde la Maglie “Sogno ancora un premier che si ribelli e cambi questo Paese di m…”

Da un lato Pansa considera bolliti sia il Cav che Bossi, e ripropone l’alternativa urgente di un governo tecnico contro il rischio di vedere il nostro Paese al fallimento. Non solo. Ma aggiunge: “E c’è uno scenario ancora più orrendo. L’ha evocato Pisanu nell’ultima riga della sua intervista: le piazze in rivolta. Lui non è l’unico a temere questo sbocco crudele della crisi politica e finanziaria. Anch’io ci penso e ne scrivo spesso, per l’esperienza che ho fatto negli anni Settanta o Ottanta. Ma oggi potrebbe andare molto peggio. Da tempo, le fiammate di ribellismo sono frequenti. Tuttavia riguardano soltanto gruppi isolati di antagonisti che per ora vengono tenuti a bada dalle forze dell’ordine. Però non so che cosa accadrebbe se a questi nuclei di violenti si unissero migliaia di cittadini che si ritengono danneggiati dalla gestione della crisi“.

Dall’altro la Maglie ribatte che “Non serve cacciare uno che non sai come sostituire, non serve invocare un governo tecnocratico, se questo è e resta il Paese degli sprechi, delle corporazioni, del pezzo di carta, delle servitù, degli enti locali egoisti, dei travet malpagati che in cambio pretendono di lavorare poco e andare in pensione presto, delle donne sottovalutate e neglette che sono contente di essere trattate come esseri umani di serie B. Se questo resta il Paese delle tasse inique, tanto alte e irragionevoli, tanto pensate per spremere e non per aiutare chi metta denaro in circolazione, che evaderle, ecco sto per scriverlo, è giusto“.

E si augura che il Governo riesca ancora a trovar la forza di attuare “quel che basterebbe per una, cento manovre: tutti in pensione a 67 anni, o anche più tardi, subito; un mercato del lavoro totalmente liberalizzato; scioglimento degli ordini professionali e abolizione del valore legale del titolo di studio; vendita dello sterminato patrimonio pubblico inutilizzato, ceduto agli enti territoriali per destinare risorse ai servizi per i cittadini; una o al massimo due aliquote fiscali, e totale deducibilità delle spese“.

Lo confesso: a me piacerebbe un governo che sapesse seguire la ricetta liberista della Maglie, ma temo che con gli attuali protagonisti questo non sia possibile. Lo sarebbe ancor meno con uno governo d’opposizione e forse la soluzione di Pansa può avere un senso per qualche tempo. Ma poi? Poi, siccome è vero che siamo un Paese di m…., credo che con questa avremo a che fare ancora a lungo. Sempre che il peggio, la violenza, cioè, non finisca con l’avere, comunque, il sopravvento.

(I due articoli li trovate qui, quello di Pansa, e qui, quello della Maglie)

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