Viva quel parroco e viva quei turisti gay.

Voglio  oggi parlare di due vicende che pur se sono, come vedrete, di segno opposto hanno molto in comune e la stessa matrice.

La prima è quella per la quale il Corriere di qualche tempo fa (link) titolava “Via dall’oratorio perché gay” e riportava del licenziamento dell’allenatore di una squadra di calcio parrocchiale, verosimilmente perché omosessuale.

La squadra è la Equipe 2000 della parrocchia dei Santi Ambrogio e Carlo di Cesano Maderno, nella cintura milanese, formata da ragazzi intorno ai 18 anni.

L’allenatore gay è tal Luciano Dicoladonato,  di 37 anni, in carico presso la società sportiva dallo scorso febbraio, che ora, dopo aver fatto outing a fine stagione 2011, non è stato più confermato per la nuova stagione dal parroco Don Flavio Riva.

Sulla vicenda, ovviamente, apriti cielo e una stura di polemiche.

L’allenatore ha dichiarato ai quattro venti: “Faccio l’allenatore da vent’anni  (com’è possible se ne ha 37 in tutto? – ndr) e non mi era mai capitato nulla di simile. Ho sempre dato il buon esempio ai ragazzi. Mi hanno detto senza troppi giri di parole che non sono idoneo come educatore di oratorio perché sono omosessuale. Peccato che finché non hanno saputo che ero gay, andava tutto bene. Comunque io sono disposto ad andare fino in fondo. C’è una legge contro le discriminazioni sessuali ed è in base a questo che se non ci sarà un ripensamento porterò in tribunale il parroco».

Don Flavio ribatte: «La mia decisione non ha nulla a che vedere con l’identità sessuale dell’allenatore. Nulla di personale contro Luciano. Conta la qualità del servizio educativo, il servizio ai più piccoli e il rapporto con la comunità cristiana. La mia scelta è stata di investire in termini educativi su persone che sono cresciute nella nostra comunità e abbiano compiuto un certo percorso».

Non ne sappiamo molto di più se non che “A pesare contro Luciano Dicoladonato  – secondo quanto precisa l’articolo – forse è anche stato il fatto che il suo profilo compare in un sito di incontri per giovani omosessuali (di che tipo?- ndr)” e che anche il suo curriculum di allenatore presenta luci e ombre: “In un precedente incarico all’oratorio di Baruccana – dice – era stato allontanato perché inadeguato mentre in parrocchia a Seveso è ricordato come un giovane educato e molto disponibile”.

Ma mentre mi chiedo se basta essere gay e fare outing  per godere di protezioni speciali, passo alla seconda vicenda, quella per la quale un  recente articolo di Repubblica (link) titola: Gruppo canadese a Siena: “Vogliamo una guida gay”, e spiega:

Un tour operator canadese sta organizzando il viaggio in Italia di un gruppo di turisti composto esclusivamente da persone omosessuali. E per far loro visitare Siena ha chiesto che la guida turistica che dovrà accompagnarli sia rigorosamente gay.  La singolare richiesta è giunta ad una guida turistica della città del Palio ed è subito sorta una polemica anche su Facebook con levata di scudi da parte delle guide turistiche, tra stupore e molte arrabbiature.

“Siamo indignati per questa richiesta – dice Rita Ceccarelli – presidente dell’associazione guida turistiche della provincia di Siena -. Non accettiamo prevaricazioni e difendiamo con orgoglio la nostra professionalità che supera le nostre preferenze sessuali”. “Noi accompagniamo in giro persone di tutte le nazionalità, cultura e religione all’insegna del rispetto reciproco. Per questo censuriamo questa richiesta”, dice poi, ricordando tuttavia che, nonostante quella giunta a Siena sia una richiesta inedita, sempre più spesso si chiede che la guida sia donna e magari carina. “Richieste anche queste – aggiunge – che ci rifiutiamo di assecondare”.

Mi fermo qui e la sapete la novità? Non capisco tutta questa indignazione e sto dalla parte del parroco e anche  a da quella dei turisti gay.

Ma come? Adesso, obblighi contrattuali a parte, più nessuno ha il diritto di contornarsi ed avvalersi di persone che, al di la delle competenze professionali, possono metterci a nostro agio anche sotto il profilo dei rapporti umani e bisogna accettare tutto quel che passa il convento? Anche per le attività di svago?

Viva il parroco che per i suoi ragazzi non vuole l’allenatore gay, e viva i turisti canadesi che la guida la vogliono avere, invece, proprio gay.

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12 risposte a Viva quel parroco e viva quei turisti gay.

  1. marisamoles ha detto:

    Scusa, frz, ma io non sto né dalla parte dell’uno né dalla parte degli altri. Sempre di discriminazione si tratta. Se il parroco adduce come pretesto del licenziamento il fatto di volersi affidare ad un allenatore cresciuto tra i suoi ragazzi dell’oratorio, finché non si prova il contrario, dobbiamo credergli. Ma, come ammette lo stesso allenatore, prima del suo outing tutto andava bene.
    La richiesta del gruppo di turisti gay che vuole una guida gay è fuori da ogni logica. Alla banca vogliono un impiegato gay? Quando vanno al supermercato, cercano il cassiere gay? Cercano un medico di famiglia gay? Insomma, la richiesta non sta né in cielo né in terra, secondo me.

    • frz40 ha detto:

      L’allenatore “afferma” (che è molto diverso dal dire “ammette”) che prima tutto andava bene. Lo dice lui, insomma, ma che ne sappiamo se lo dicono tutti o se qualcuno, invece se ne sia lamentato. E se andava tutto così bene che necessità aveva di fare outing? Non lo sappiamo, ma in ogni caso, come siano andate in realtà le cose, nel caso specifico, non è fondamentale per quel che voglio dire.

      Il punto è un altro. Siamo di fronte a due casi nei quali il rapporto non si esaurisce in una prestazione professionale (la tattica di gioco, o l’illustrazione delle meraviglie di Piazza del Campo), ma, dato il lungo tempo che si trascorrerà insieme, assume grande peso il rapporto empatico che si crea tra le persone.
      Così ad esempio se quei turisti gay avessero avuto l’intenzione di passare più giorni di vacanza a Siena e di conoscere il mondo gay locale, avrebbero avuto tutto il diritto di essere accompagnati a tempo pieno da una guida che di quel mondo capisse qualcosa.

      Certo, la cosa non si spiegherebbe se avessero ricercato un cassiere gay o un bancario gay. Ma diverso è già il caso del medico di famiglia, e questo credo che nella vita di tutti i giorni accada con una certa frequenza, se non altro per una maggior confidenza nei rapporti.

      Tuttavia questo tema non si esaurisce ai casi gay o non gay. Moltissime sono le situazioni e altri casi, ad esempio sono quelli che riguardano la scelta di un chirurgo, di uno psicologo, o anche più semplicemente per una puericultrice (prussiana o montessoriana?).

      Insomma, quando , per il proprio caso personale, o per quello dei nostri cari o per quello delle persone che ci sono affidate, diventa fondamentale il rapporto empatico, ognuno di noi deve aver tutto il diritto di rivolgersi a chi meglio crede, a suo insindacabile giudizio, secondo la propria educazione e formazione culturale.

  2. vincenzo ha detto:

    Credo proprio che qualsiasi discriminazione debba essere per principio osteggiata.
    Ciò vale per il sesso, per la religione, per i bianchi o per i neri.
    Se l’allenatore era un buon allenatore non avrebbe dovuto essere rimosso. Ben diverso il caso dei turisti: essi pagavano il servizio e pertanto ere nei loro diritti pattuire a priori “specifiche” e modalità del servizio stesso.
    Vincenzo

  3. frz40 ha detto:

    Giusto. Il gruppo dei turisti gay aveva un problema e ha inteso risolverlo a priori fornendo le specifiche della persona desiderata per il loro gruppo.
    Ma anche l’allenatore prestava un servizio ad un gruppo e, per garantirselo, gli aveva fatto evidentemente comodo non rivelare a priori una parte delle sue caratteristiche personali. Caratteristiche che non sono irrilevanti per la gestione di una squadra di ragazzi in età adolescenziale. Non è forse questa un aggravante? Perché non lo ha detto prima? E facendo outing non ha forse destabilizzato il precedente rapporto col gruppo e con chi, avendone la responsabilità, gli aveva dato l’incarico. Sarà forse anche stato un buon allenatore, ma ha costretto un po’ tutti ad affrontare una problematica che forse nessuno aveva voglia di affrontare in quella sede e per le finalità di quel gruppo. E perché il parroco avrebbe dovuto farsi obbligatoriamente carico di gestire sine die quella problematica? Siamo tutti, sempre ed in ogni caso, obbligati a partecipare alle crociate?

  4. vincenzo ha detto:

    Perchè essere gay è un problema per gli altri? Essere gay non ha nulla a che vedere con la pedofilia.
    Persino nell’esercito, dove la cultura maschilista ha sempre storicamente dominato, hanno capito che si può convivere senza condizionamenti tra uomini , donne e gay.
    A pensarci un pò cosa mai potrebbe disturbarmi se il mio collega, camerata, amico, è attratto dal mio sesso? Non certo da me… dato il mio modo di essere.
    Forse non si convive tra militari maschi e femmine?
    Abbiamo già in altro post parlato di gay ed entrambi abbiamo avuto collaboratori e/o interlocutori gay.
    Ricordo con piacere alcuni di essi: sensibili, intelligenti, professionali. Ricordo che anche tu hai avuto esperienze lavorative analoghe e che hai giudicato positivamente come me.
    Arrivo anche a pensare qualche volta che l’essere gay, almeno questa è la mia sensazione, possa, in qualche caso, configurarsi in un individuo con caratteristiche intermedie uomo/donna tali da racchiudere alcuni lati positivi dei due sessi : non dimentichiamo che il diverso arricchisce sempre.
    No, caro Frz, non è giusto fare perdere il lavoro ad un valido professionista solo perchè gay.
    Sappiamo poi, purtroppo, che la Chiesa è sempre stata sessuofoba e ci vorranno ancora alcuni anni prima che una visione più realistica sull’umanità cambi anche lì le cose.

    • frz40 ha detto:

      Hai fatto bene a richiamare le mie esperienze lavorative e l’apprezzamento per i miei collaboratori gay. Mi evita di essere frainteso.

      Quel che voglio dire è che se un gruppo (la Chiesa) si da delle regole, è giusto che le si rispetti, per sessuofobe che siano.

      Non so poi se quello fosse un lavoro o una semplice collaborazione, come spesso accade per queste squadrette. Licenziano gli allenatori di serie A prima ancora che inizi il campionato (due casi quest’anno). figurati se non si può non rinnovare un contratto.

  5. vincenzo ha detto:

    I miei precedenti interventi ponevano genericamente il problema sulla questione morale in questione, non sulla liceità legale di quel parroco “illuminato” di licenziare l’allenatore.

    • frz40 ha detto:

      Come ho detto nel post, ne sappiamo troppo poco dei reciproci comportamenti per emettere giudizi sulla vicenda specifica.
      A me pare, tuttavia, che ragionando in termini generali, ogni comunità abbia il diritto esprimere il proprio gradimento per le persone ammesse a farne parte, senza che nessuno abbia di ché moralmente indignarsi. E’ anche una questione di chiarezza.
      Così la piccola comunità dei turisti ha avuto tutto il diritto di richiedere una guida gay e il parroco dei Santi Ambrogio e Carlo di Cesano Maderno ha avuto tutto il diritto di non voler affidare la squadra ad un allenatore gay, se ha pensato che da questo potessero nascere dei problemi. Ed è inutile che ce lo nascondiamo: il rapporto con l’allenatore va molto al di là delle sole ore di allenamento e non si può escludere che certi temi, diventati d’attualità per l’occasione, possano essere affrontati coi ragazzi in modo non corretto.
      Diverso è il caso di un ambiente di lavoro composto da adulti, o del servizio militare (anche se qui, stando alle cronache, pare che la promiscuità qualche problema in più lo abbia creato). Ma parlando di giovani non so, ad esempio, se tu avresti piacere che tua figlia passasse un paio di settimane di stage, con una istruttrice lesbica che, al circolo, si è appena sentita in dovere di fare outing delle sue preferenze ed esperienze gay.
      Io, te lo confesso, no, con tutto il rispetto e la stima per i gay con cui ho avuto a che fare.
      Sarò retrogrado e poco “illuminato”, ma i problemi preferisco prevenirli piuttosto che dover correre poi ai ripari.

  6. Alex ha detto:

    ciao! A quel che so io si tratta di una squadra di ragazzi tutti maggiorenni, la maggior parte è addirittura oltre i 20 anni. Detto ciò, penso sia giusto che ognuno, come dici tu, abbia “il diritto di contornarsi ed avvalersi di persone che, al di la delle competenze professionali, possono metterci a nostro agio anche sotto il profilo dei rapporti umani”, ma purtroppo non reputo il gusto sessuale di una persona come un motivo di disagio per nessuno, esattamente come non deve esserlo il diverso colore della pelle, altrimenti a mio modo di vedere andiamo a ricadere in una bella e buona discriminazione.
    Differente secondo me è il discorso della guida gay, poichè per me tale gruppo di persone è liberissima di poter scegliere che la prestazione lavorativa sia effettuata da una persona che loro ritengono abbia più competenze, anche dal punto di vista sociale.

    • frz40 ha detto:

      Se si è trattato di una squadra di ragazzi tutti maggiorenni o più, il discorso è un po’ diverso e, in principio ti do ragione. Dico in principio perché bisognerebbe poi sapere come sono andate realmente le cose.

      Grazie per l’intervento, in ogni caso.

  7. vincenzo ha detto:

    A parere mio siamo davanti ad una situazione e puntualizzo per chiarezza: al di là della cronaca che serve solo di spunto per discorsi di più ampio respiro, il messaggio che credo sia sempre più indispensabile cogliere è quello dell’apertura ai diversi e contemporaneamente dell’abbattimento dei pregiudizi che molto sono eredità della cultura cattolica che ci è stata impartita fin da piccoli.
    Quella cultura che condanna i gay considerandoli peccatori malati…tanto per intenderci e suole confondere grossolanamente i gay con i pedofili …. si guardassero un pò di più in casa loro….
    Nell’esempio che mi porti (istruttrice lesbica e mia figlia) per colmo di ironia è proprio successo! E ti garantisco che l’ultima mia preoccupazione era quella che tu paventi! Infatti nulla … assolutamente nulla da eccepire sul comportamento della maestra sotto il profilo morale.
    A proposito,….. a domani mattina 🙂

    • frz40 ha detto:

      Io non li considero né peccatori malati né, tanto meno, pedofili. Non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Ma credo che siano persone con una problematica sessuale particolare, non facile da far capire ad un adolescente (che, nella maggior parte dei casi, ha già tanta confusione in testa per conto suo). Di qui la mia approvazione all’operato del parroco, se di adolescenti si trattava,

      Comunque credo che ci siamo capiti e, in ogni caso, prendo atto che il tuo pensiero è più aperto del mio. Non c’è problema. 🙂

      A domattina.

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