Anche per il delitto di Avetrana: ahi, ahi, ahi, ci risiamo !!!

Dal Corriere di oggi:

«Troppe versioni, mancano gli indizi»

“La Cassazione critica il lavoro dei pm: «Non ricostruiti i 40 minuti decisivi» su Sabrina e la madre.”

 “I magistrati della prima sezione della Corte Suprema hanno depositato ieri le motivazioni che li avevano convinti, il 26 settembre scorso, ad annullare e rinviare al Tribunale del riesame l’ordinanza che teneva e tiene ancora oggi in carcere Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano”

“Ci sono «discrasie», secondo la Suprema Corte, anche sul luogo esatto della morte, individuato in un’ordinanza all’interno del garage, nell’altra all’interno dell’abitazione e, nel racconto di una testimone, anche dentro l’auto di Cosima. C’è altro: una «omessa valutazione critica» delle «diverse dichiarazioni rese da Michele Misseri», scrivono i giudici, e sulle accuse a Cosima parlano di «erronea applicazione» della legge con «riflessi sulla completezza e sulla logicità» del provvedimento. «Non è stato in alcun modo specificato», si legge, che «tipo di apporto» la donna avrebbe dato all’uccisione della nipote, se «materiale o morale». I giudici rimproverano i colleghi di merito perfino sulla mancata risposta a una memoria presentata dalle difese delle due indagate. Riguardava una consulenza dei Ris sulle celle telefoniche di Avetrana. «Una rilevante carenza argomentativa su un aspetto importante» scrivono.”

Che dire su questa giustizia italiana, più che “ahi, ahi, ahi, ci risiamo !!!”?

Ma è mai possibile?

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5 risposte a Anche per il delitto di Avetrana: ahi, ahi, ahi, ci risiamo !!!

  1. marisamoles ha detto:

    No, non è possibile ma “così è se vi pare”. E Pirandello qui ci sta a pennello: qual è la verità? Ognuno ha la sua e forse non sapremo mai qual è quella giusta. Un rompicapo anche per gli inquirenti che, per quanto pasticcioni e per quanto le perizie siano lacunose, si sono trovati di fronte ad una faccenda pirandelliana anche se non è una commedia, putroppo.

    • frz40 ha detto:

      Mi sembra troppo facile dire solo “così è se vi pare” e che ci troviamo di nuovo di fronte d un rompicapo dalle mille verità.

      Anche perché questo è esattamente il presupposto per far sì che quella verità non venga mai a galla.

      Una volta di più questa giustizia-ingiustizia mi lascia proprio l’amaro in bocca.

  2. elisabetta ha detto:

    Certo che da qualche tempo il “delitto” rende….

    Rende agli inquirenti che devono indagare (a volte male purtroppo) con una notevole pubblicità e notorietà.
    Rende ai giornali e ai giornalisti, che possono sempre dirottare altrove, lontano dai problemi politici l’interesse e che in tali delitti trovano il modo di riportare alla ribalta sempre gli stessi argomenti, triti e ritriti.
    Rende alle TV, che come i giornalisti, si buttano a capofitto sul tema, allestendo tavole rotonde e dibattiti con avvocati, psicologi, giornalisti, attori, che anche a costoro, per il solo fatto di intervenire, scatta un interesse mediatico e probabilmente anche monetario.
    Rende a coloro che vengono indagati, ai possibili testimoni e molto spesso anche ad amici e parenti degli interessati ( siano essi di presunti colpevoli o vittime).

    Le povere vittime, coloro dal quale tutti costoro ne traggono beneficio, sono le sole vere vittime:
    le reali, misere e disgraziate vere protagoniste, diventano così vittime due volte ed è più facile che si ricordino meglio dei loro i nomi dei loro probabili assassini.

    eli

  3. marisamoles ha detto:

    @ frz

    Sarà facile ma è la verità. Le indagini scientifiche costituivano, fino a poco tempo fa, una garanzia per trovare i veri colpevoli, anche a distanza di anni (vedi, ad esempio, il caso di Simonetta Cesaroni o, ancora più lontano, quello dei coniugi Carretta). Già con il delitto di Chiara Poggi si sono rivelate insufficienti ed ora con quello di Perugia si sono dimostrate inattendibili (o comunque non risolutive) specialmente per la poca cura che è stata prestata nella rilevazione e conservazione dei reperti.

    Nemmeno la confessione della reità è più una garanzia, come si è visto nel caso di Avetrana, dove, tra l’altro, le numerose versioni di Misseri hanno contribuito a rendere poco credibile la confessione iniziale.
    Più pirandelliano di così …

    @ Elisabetta

    Dimentichi che rende anche agli avvocati, eccome se rende. Io sono anche convinta che i “grandi nomi” che si occupano di questi casi che hanno un’attenzione mediatica fuori dal comune (Taormina per la Franzoni, la Bongiorno per Sollecito ecc. ) rinuncino ad ogni compenso vista la pubblicità che ne ottengono.

    P.S. Ben ritrovata! 🙂

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