Toh! Voglio darne notizia anch’io.

 

Qualche giorno fa, l’8 ottobre, per la precisione, è morto all’età di 70 anni, Dennis MacAlistair Ritchie, anche lui di cancro.

Di lui vi do qualche informazione, per lo più tratta da un articolo, questo, del New York Times.

«Dennis M. Ritchie – dice il quotidiano – ha contribuito in modo determinante a plasmare l’epoca moderna digitale con la creazione di strumenti software determinati per moltissime applicazioni che vanno dai motori di ricerca come Google agli smartphone»

E’ stato trovato morto dal fratello Bill, nella sua casa di Berkeley Heights, dove viveva da solo.

E ‘stato il progettista principale del linguaggio di programmazione C e co-sviluppatore del sistema operativo Unix, lavorando a stretto contatto con Ken Thompson, il suo collaboratore di lunga data di Bell Labs.

Il linguaggio di programmazione C, è ancora ampiamente usato oggi, e i suoi successori come C ++ e Java, si basano sulle idee, sulle regole e sulla grammatica che Ritchie progettato. Il sistema operativo Unix ha avuto un impatto altrettanto ricco e duraturo. La sua tecnologia serve come base di sistemi operativi, come gli  i-OS della Apple, Linux e molti dispositivi informatici di consumo.

Per  la sua opra, il 21 aprile 1999, Ritchie, congiuntamente a Thompson,  ricevette la National Medal of Technology del 1998 dal presidente Bill Clinton

Ora, non sono un esperto del ramo, ma, leggendo ci vuol poco a capire che il suo contributo al mondo dell’informatica sia stato di gran lunga superiore a quello di molti altri, tra i quali, in paricolare, Steve Jobs, morto tre giorni prima.

A Steve, che pure  ho detto di apprezzare (ne ho parlato qui), i nostri giornali hanno dedicato editoriali e titoloni a tutta pagina: il Corriere della Sera gli ha riservato ben otto pagine. Più o meno altrettante La Stampa e  Il Messaggero. Non da meno Repubblica e gli altri giornali di sinistra, incuranti del fatto che Steve Jobs, fosse un simbolo del grande capitalismo. Stessa cosa anche per i giornali di destra. Ma si sa: piatto ricco mi ci ficco.

Ora, però una domandsa: della morte di Dennis MacAlistair Ritchie  qualcuno ha letto qualcosa sui nostri quotidiani?

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6 risposte a Toh! Voglio darne notizia anch’io.

  1. Parsifal ha detto:

    Caro Frz, in verità non capisco le classifiche di merito. Vanno certamente ricordati tutti quelli che “hanno dato” contribuendo ognuno, passo dopo passo, ad avanzare verso il progresso per quanto hanno saputo e potuto.
    Perchè ricordarli? Perchè il loro ricordo serva da esempio ai vivi (Foscolo, “I Sepolcri”), a loro certamente “nun glie ne può fregà de meno!”

    • frz40 ha detto:

      E’ un tema sul quale vedo che non riesco a spiegarmi. Non ho nulla in contrario a che si ricordino tutti quelli che hanno contribuito al progresso. Al contrario. E detesto anche le mitizzazioni e le classifiche di merito. Questo, però, è esattamente ciò che, di fatto, fanno i nostri mediai, ricordando (o non ricordando affatto, come in questo caso) in modo assai diverso i vari personaggi. E’ con questo comportamento di comodo dei media che ce l’ho su.

  2. Parsifal ha detto:

    Si, sono d’accordo ma, come sempre, le scelte giornalistiche, magari criticabili, credo che siano legate alla moda, alla sensibilità, alla superficiale conoscenza della materia, e alla congestione delle informazioni.
    Per mia esperienza relativamente recente, il lavoro della maggior parte dei giornalisti non è quello di scovare le notizie, come si potrebbe immaginare da chi non addetto ai lavori, ma di scartare quelle che vengono considerate meno “attrattive”.
    In effetti le loro scrivanie sono letteralmente sommerse da vere e proprie valanghe di notizie che si succedono senza soluzione di continuità 24 ore su 24.
    Da qui i possibili errori di valutazione critica nelle scelte.

  3. Parsifal ha detto:

    I veri giornalisti, mi riferisco alle cronache d’attualità, sono quelli delle inchieste, sono quelli che le notizie vanno a cercarle ed approfondirle, sono gli inviati, sono quelli che anche affrontando grossi rischi, magari in incognito, si mettono in gioco vivendo le vicissitudini in prima persona … qualche volta a costo della vita.
    I più, dalla loro scrivania, imbottiscono i giornali commentando appunto quelle notizie che gli piovono a valanga dalle agenzie … da internet o quant’altro.
    Al giorno d’oggi l’informazione viaggia da tutte le parti e non ci vuole grande abilità ad arrivare, magari un pò in ritardo, su quasi tutto.

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