E dicevan che la pazienza è la virtù dei forti.

Ricordo una vecchia storiella che, sorridendo, mi raccontava spesso mio padre per insegnarmi ad essere più tollerante e meno intransigente nei confronti del prossimo.

Era quella di un vecchio parroco di campagna che, al momento di concludere la messa, vide ancora arrivare, tutta trafelata, una sua vecchia parrocchiana, anziché pronunciare il tradizionale “ite missa est”, in buon dialetto piemontese disse: “C’è ancora uno che vuol ascoltare la messa? E allora la messa ricomincia da capo”.

Non doveva evidentemente pensarla allo stesso modo padre Maurizio De Sanctis, giovane parroco rampante della chiesa di Santa Rosa da Viterbo, a Livorno, che, incurante dell’assenza della sposa, alle 11.20 ha dato inizio alla funzione religiosa tra l’imbarazzo del futuro marito e lo stupore di  invitati e fedeli.

Lei è arrivata alle 11.22, prima dell’inizio delle letture,  e ha raggiunto alla chetichella lo sposo, mentre il prete continuava a dire messa. Poi tutto è filato liscio, con lo scambio degli anelli, il giuramento solenne di fedeltà e il bacio finale con applauso.

«Non era una cerimonia privata per uno sposalizio – ha detto il prete – ma una messa parrocchiale all’interno della quale due persone si univano in matrimonio. I bambini, che erano in chiesa dalle 10 per il catechismo, erano stanchi e nervosi, non potevo aspettare di più».

“Va beh – dirà una mia cara lettrice -non ci son più i preti di una volta”, ma almeno la marcia nunziale all’ingresso della sposa, poteva lasciarla suonare.

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6 risposte a E dicevan che la pazienza è la virtù dei forti.

  1. marisamoles ha detto:

    Avevo letto la notizia pensando al mio arrivo in chiesa con un ritardo superiore ai trenta minuti. Non per colpa mia (io sono sempre in anticipo!) ma perché il bouquet non arrivava. Il prete mi ha aspettato nonostante avesse un battesimo subito dopo. Se i bambini del catechismo erano stanchi e nervosi, figuriamoci quel povero neonato!

    E’ vero che il ritardo è un segnale di poco rispetto però credo che la sposa sia sempre e comunque giustificata. Quei bambini, se tanto volevano assistere alla messa, potevano evitare di stare in chiesa tutto il tempo e andare sul sagrato a giocare nell’attesa. Naturalmente qualcuno avrebbe dovuto dirglielo. Ma come al solito la logica dei preti non si sposa con quella di noi comuni mortali … e peccatori. 🙂

    • frz40 ha detto:

      Sono anch’io poco disponibile nei confronti dei ritardatari, ma con la sposina un po’ di comprensione l’avrei avuta. E l’avrei avuta ancor di più con quei bambini, non fissando l’ora del matrimonio alle 11 dopo aver fissato quella del catechismo alle 10. Con un po’ di buon senso si prevengono molti guai.

      Mi chiedo poi che senso abbia avuto non permettere all’organista di suonare la marcia nunziale, all’arrivo della sposa in chiesa. Solo vendetta, tremenda vendetta!!!

  2. elisabetta ha detto:

    Sono stata chiamata in causa, e allora: eccomi!!!!

    Si è vero “non ci sono più i preti di una volta”, quelli che molto spesso, insieme agli invitati e allo sposo attendavano la sposa davanti alla porta della chiesa….
    C’è anche un detto sul tema, quando qualcuno si fa attendere….. “… ti sei fatto attendere come una sposa….” Ciò significa che di solito le spose si fanno “sempre” attendere, quindi il loro ritardo è scontato.

    Ma credo che questo episodio sarà il classico e divertente argomento per quegli sposi che ne faranno menzione con amici e parenti, ogni volta che parleranno del loro matrimonio….
    Un episodio che ogni volta racconteranno e arricchiranno di particolari facendolo diventare, più della stessa cerimonia, del rinfresco, dell’abito, dei fiori e dei regali, il particolare più “particolare”.

    eli

  3. grazia ha detto:

    Il mio matrimonio è stato fissato alle 12,55 ed io, alle ore 12,50, ero già davanti alla chiesa che aspettavo di veder uscire la decima sposa del giorno! Questo succedeva 37 anni fa al Santuario di Pompei!

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