[Libri] “Esche vive”, di Fabio Genovesi.

.“Esche vive” è la storia di un adolescente, Fiorenzo, con tutti i suoi entusiasmi, i suoi sogni, le sue paure, i suoi dubbi e le sue contraddizioni.Non è un ragazzo fortunato: ha perso la mano destra, pescando, per lo scoppio di un petardo, gli è morta da qualche anno la mamma e il padre lo trascura per seguire un ragazzino, Mirko, che è una grande promessa del ciclismo. Vive, praticamente da solo, in un paesino toscano. Ama la musica heavy metal e la pesca delle carpe. Incontrerà anche il suo primo amore: Tiziana, trent’anni, laureata, master a Berlino, che ha potuto ottenere in paese solo un incarico presso un fatiscente Informagiovani, frequentato da un gruppetto di anziani.

Il romanzo è assolutamente delizioso. Il linguaggio è fresco e semplice, tipico degli adolescenti. Un esempio?

“E invece.Invece la mamma è morta, l’anno scorso, così dal nulla. Stava in fila alla banca e dicono che ha detto qualcosa che però non aveva senso, poi è andata giù e addio. Era il quattordici marzo, ma per me è morta il diciotto, perché le persone che gli vuoi tanto bene ci mettono sempre un po’ a morire nella tua testa. Lì per lì fai fatica a realizzare, è una cosa così assurda, e non hai nemmeno il tempo di pensarci perché ti ritrovi a parlare con un tipo tutto serio vestito bene che ti chiede se la signora amava i colori tenui tipo pastello oppure un bel legno classico che non passa mai di moda, e ti fa vedere dei modelli su un catalogo di bare, giuro, e questa cosa l’ho dovuta fare io perché il babbo non voleva parlare con nessuno e stava di là in piedi a guardare la
mamma e basta. E poi ci sono parenti e amici e sconosciuti che vengono a farti vedere quanto gli dispiace, e ti dicono frasi profonde e di grande aiuto tipo E d’altronde, o È andata così, oppure Tocca a tutti, c’è poco da fare. Poi ci sono altre persone che devi avvertirle te. Quelle persone che la mamma la vedono solo per le feste e da sole non lo possono sapere che è morta. Però quella gente la DEVI avvertire assolutamente. E questo non per loro, ma per te. Perché se dici chissenefrega e non le chiami, fai l’errore che ho fatto io, e lo paghi a Natale o a Pasqua, quando suona il campanello e alla porta trovi una signora che non vedi da una vita, lei saluta con un pandoro in mano, ti guarda allegra e ti chiede Dov’è l’Antonia, e allora parte questa cosa terribile che devi dirle che la mamma è morta, e a dirlo ti fa male come se succedesse un’ altra volta, e la signora rimane di sasso e poi ti abbraccia e scoppia a piangere e la devi consolare, tu a lei. E mentre resti un’ ora sulla porta abbracciato a una sconosciuta che piange, ti chiedi perché non hai fatto due telefonate in più quel giorno maledetto. Sarebbero bastate due telefonate. E insomma, tutto questo per dire che quando muore una persona è un gran casino, e non te ne rendi subito conto. Infatti per me la mamma è morta quattro giorni dopo, il pomeriggio del diciotto marzo, quando ho deciso di scappare da tutto e tutti e sono venuto a fare un giro con lo scooter sul fosso, per controllare se le carpe erano in movimento. Però ho fatto una curva un po’ secca nello sterrato, mi è andata via la ruota dietro e sono cascato. Non mi sono fatto nulla, ma c’era un pezzo di ferro arrugginito che mi ha grattato via la pelle dalla gamba. Il ferro arrugginito può attaccare il tetano e io ho sempre avuto paura del tetano, perché da piccolo non volevo fare il vaccino e la signora che faceva le iniezioni mi disse che senza vaccino mi veniva il tetano, e se ti viene il tetano inizi a sanguinare dalle orecchie e dagli occhi e ti si bloccano le mascelle e dentro la gola ti comincia una pioggia di sangue e soffochi. Mi sono rialzato da terra e mi studiavo la gamba e non ero sicuro se il vaccino mi copriva ancora, se dovevo andare al pronto soccorso o se invece potevo stare tranquillo. Ma per stare tranquillo c’era un metodo semplicissimo: mi bastava dirlo alla mamma e sentire la sua solita frase Tranquillo Fiorenzo, che vuoi che sia? E allora quel giorno, diciotto marzo dell’anno scorso, io giuro che nonostante i dottori e i becchini e i cataloghi di bare e il funerale, giuro su Dio che ho preso il cellulare e ho fatto il numero della mamma. Sono rimasto lì, col cellulare all’orecchio e gli occhi a giro per la piana vuota, tuuu (siccome che per qualche motivo suonava libero), tuuu, poi al terzo tuuu ho realizzato. Una cosa gigantesca e dura mi è arrivata in gola dallo stomaco, è salita fino al cervello e mi ha spento la testa. Buio. Nero totale. E in quell’attimo mi sono reso conto che il telefono della mamma avrebbe suonato così per sempre, che lei non mi poteva più ascoltare e non poteva sapere nulla di nulla di
quello che mi succedeva. Il telefono chiamava e la mamma non avrebbe risposto mai più. La mamma era morta. Il diciotto marzo dello scorso anno. Più o meno qui, nei campi tagliati dal fosso, al terzo squillo del cellulare”.

Leggetelo. E’ uno dei migliori da me letti negli ultimi tempi.

Mio gradimento *****

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7 risposte a [Libri] “Esche vive”, di Fabio Genovesi.

  1. elisabetta ha detto:

    Grazie per la segnalazione, ne prendo nota… In questi giorni devo andare all’Euroclub a ritirare il libro del trimestre, prenderò “Esche vive”… poi ti dirò quanto mi è piaciuto….

    Grazie

    eli

  2. elisabetta ha detto:

    Ho terminato ora di leggere il libro che hai proposto “Esche vive” di Fabio Genovesi.

    Volevi sapere il mio parere?

    Ecco: avevi ragione è un libro scritto bene, ricco di sentimenti celati, non mancano in esso le contraddizioni, i falsi moralismi e le false convenzioni sociali.
    Qualcuna delle pagine mi ha un po’ disturbato, ma ho voluto andare avanti ed ho fatto bene, perché il proseguimento della lettura mi ha introdotto con più tolleranza alla storia narrata.
    Ho quasi l’impressione che in questo libro l’autore abbia voluto mettere in contrapposizione i due maggiori personaggi: Fiorenzo e Mirko.
    In effetti invece il personaggio secondo me è solo uno…. Mirko è la coscienza di Fiorenzo….
    Quella coscienza scomoda che lo fa riflettere, ma anche arrabbiare e se ne tiene lontano, tanto lontano da portare Mirko a rivolgersi a Fiorenzo con l’appellativo di “signore” e dargli del “lei”.

    Il finale non manca di rimettere tutto in ordine, gli anni che passano, gli eventi che fanno maturare sia i sentimenti che la coscienza della propria personalità e, la visione più realistica della vita riporta i personaggi di questo racconto in un clima più tranquillo, forse meno emozionante e provocatorio, ma è così che si pesca….
    Usando crudelmente “esche vive” per godere del piacere di stare sul bordo di un fiume lontano dagli schiamazzi della strada.

    eli

    • frz40 ha detto:

      Sì, condivido. Capisco anche che certi passaggi possano averti un po’ urtato. Il modo di pensare di Fiorenzo è quello tipico di un ragazzino di 18 anni, un po’ sfigato e un po’ provato dalle circostanze della sua vita, ed è lontano dal modo di pensare femminile. Però Fiorenzo è assolutamente vero e tenero ed è raccontato con un linguaggio fresco ed attuale che di lui descrive appieno, a mio avviso, gli aspetti interiori.

      Mirko, hai ragione, è un po’ la sua coscienza. Forse un po’ troppo remissiva e buonista.

      Il finale, forse, più che rimettere in ordine le cose, le rende “normali”. Probabilmente sin troppo, ma spesso così e la vita.

      Un bel parere, comunque, il tuo. Complimenti.

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