Stereotipi (a proposito del Concordia).

Leggo dalla rubrica “Lettere rubate” de Il Foglio questa lettera e la relativa risposta di Annalena.

Viva l’ironia !!!

Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce a immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso? Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare. E’ un uomo dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla. In linea di massima si dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari pesanti. Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste nel dare una buona impressione di sé. Anche Francesco Schettino voleva fare bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio. D’accordo, questa era una mossa davvero scorretta. Abbiamo da tempo perso l’abitudine di mobilitare stereotipi culturali nei giudizi espressi nei confronti dei nostri vicini. E’ considerato un modo retrogrado o, peggio ancora, razzista (anche se, tanto per rimanere in tema, non è del tutto chiaro fino a che punto l’italianità possa già di per sé costituire una razza). (…) 
    Jan Fleischhauer, sullo Spiegel

I tedeschi sono davvero simpatici, e non ho alcuna intenzione di scomodare stereotipi culturali per ripicca. Sul serio, non ho niente contro la moquette dentro le automobili, come rivestimento dei sedili, anzi la trovo un’idea deliziosa per riscaldare l’ambiente. Nel secolo scorso, quando ero al liceo e studiavo tedesco, andai per qualche tempo a Bamberg, cittadina che loro chiamano Klein-Venedig, piccola Venezia (nessuno, vedendo Bamberg, potrà mai più negare che i tedeschi abbiano un grande senso dell’autoironia): la famiglia che mi ospitava possedeva questo genere di automobile, una Mercedes a pelo lungo color marrone sudato e, benché fosse estate e facesse molto caldo, ne ho un ottimo ricordo, anzi ne portai un ciuffetto a casa perché al telefono nessuno mi credeva. Anche le teste di animali impagliati appese ai muri della casa erano di grande interesse zoologico, e il capofamiglia un signore molto gioviale, che indossava il costume tipico del luogo: canottiera, pancia, bermuda con sandali e calzini bianchi di spugna, e si infuriava soltanto quando la mattina, all’ora della prima colazione, il boccale di birra non era ancora sul tavolo. Ma bastava che la moglie gli sbattesse sul piatto un numero a due cifre di salsicce perché lui si placasse e cominciasse a masticare. Non sono mai ingrassata tanto in così poco tempo, anzi la verità è, e chiedo perdono allo Spiegel e agli stereotipi, che covo da allora un sordo e indifferenziato rancore per l’intera nazione tedesca, basato non sui luoghi comuni descritti da Umberto Eco nel “Cimitero di Praga” (il protagonista del romanzo, personaggio odioso, considera i tedeschi “il più basso livello di umanità concepibile”), ma su un fatto personale: ho la assoluta convinzione che quelle salsicce di maiale con patate alle otto del mattino del millenovecentonovantuno abbiano manomesso il mio metabolismo per sempre. Negli anni successivi sono tornata in Germania con terrore, portandomi il cibo da casa. Eppure Jerome K. Jerome racconta in “Tre uomini a zonzo” di un bellissimo viaggio in Germania. Dovendo impedire alle mogli di partire con loro, decidono di scegliere “un posto in cui nessuna donna o nessun bambino delicato possa vivere: un paese in cui si trovino soltanto pessimi alberghi e in cui sia scomodissimo viaggiare; in cui dovremo soffrire mille privazioni, lavorare duramente e forse morir di fame…”. Per questo vanno nella Foresta Nera. Ma la cosa più importante, nell’elogio dei tedeschi atto a dimostrare che noi non siamo affatto permalosi, è il rispetto delle regole. Già all’epoca di Jerome, lui notò che nessun cane con sangue tedesco nelle vene avrebbe mai osato entrare in un’aiuola su cui fosse scritto “verboten” per i cani. Nemmeno in preda a un improvviso imbarazzo intestinale. Anche se, in un impeto di italianità, il padrone del cane gli avesse detto: vai, che non ti vede nessuno, il cane avrebbe scosso il muso con decisione e avrebbe percorso chilometri alla ricerca dell’apposita zona escrementi canini (ognuna con un cartello, per i quali i tedeschi hanno una vera passione). Un’altra caratteristica lodevole è la bontà d’animo: “Sono sicuro che la maggioranza dei tedeschi vada in Paradiso, ma non so capire come ci arrivano. Non posso credere che l’anima di ogni singolo tedesco abbia sufficiente iniziativa per volarsene su da sola a bussare alla porta di san Pietro. La mia idea è che vi siano condotti in piccoli gruppi sotto la custodia di un poliziotto defunto”. A scanso di equivoci, Jerome era inglese.

Annalena

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11 risposte a Stereotipi (a proposito del Concordia).

  1. Drilly ha detto:

    Appena letto l’articolo ho pensato subito di inviarlo a mia figlia ( subito fatto) che pur vivendo a Barcellona convive con un tedesco di Norimberga. Voglio proprio vedere che cosa ne pensa! Inoltre la Merkel (detta anche big bottom) ha fatto comunella con Sarkosy, bella coppia! Si sono proprio incontrati, lei donna fiasco aveva bisogno di un tappo!

  2. Turi ha detto:

    È ormai di publico dominio che molti Tedeschi riservano antipatia verso gli Italiani, in modo particolare dopo che abbiamo vinto il Campionato Mondiale a casa Loro, però credo che noi dovremmo in effetti badare allimmagine che presentiamo e chiederci dove possiamo fare meglio.
    Il bisogno è urgente

  3. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Pierluigi Peettorosso ha detto:

    Nel tramonto (reiterato ad infinitum) dell ‘Occidente bisogna assistere alla jean fille, tra famigli e prestanomi e “presta-sè”, che certamente si sposa, come ogni jean fille (“una cosa l’ho fatta”, ipse dixit), tra servi disastrati e non liberi ma proni, sempre, di più, affinchè tutto finisca peggio, sempre peggio (tra <Pessoa e BEckeet rimaneggio un pastiche improvvisato come la scrittura che scorrete hic et nunc), meglio ancora se senza fine.
    Una fine lunghissima, comunque, il linguaggio "basic idiot", prevedibile come il Meteo (del resto lei se ne occupava, e non umilmente, pare, ma fraintenderà), e una fine tutta girata con debita mise en scène della corte del servo di scena, da LInea rovente a "Il Foglio" ; peccato le donne,però… in gran parte, la crème de la crème ovviaente sto considerando qui (il resto, invero, è già tabe in stato avanzato di post-putrescenza, se la tabe subisce mai una tale miserrima corruzione che sembrerebbe pleonastica)…attenti, peccato,. accidenti, esse debbano finire lentamente così. UNa carrieruccia ci si deve pura arrangiare di ritorno dall'Uk.
    Saranno, un giorno, o tardi o presto fa nulla, sempre pronte a dire non era così, non erano loro, non era mai stata loro responsabilità. Si sono assunte, inconsapevol,mente azzardo credere, una responsabilità immane. NEmmeno di proporzioni sadiane, no,. soltanto immane…e cocstantemente perinde ac cadaver.
    Peccato, le Annalena Belini come le Minetti o le Carfagna o le Santanchè, le Belini qualsiasi (erano nate per esser altro, ma lo rifiutarono, si imnnamorarno di "a man in a crowd"), i-d-e-n-t-i-c-a-m-e-n-t-e differenti e uniche. Feroci, narciNistiche, soprattutto dimentiche di sè, ove il quid fosse presente, un po' fanèes forse, forse….ma blaisèes per convenienza, non certo una versione altra del flaneur. No. E ci dispiace, beh, la destinazione talora surrogato evènèmential del destino.
    Bon courage, anche alle Annalene, tornando al res de qua agitur, e vi stupirete che viene dal cuore il moto umano, … ché poi sono simpatiche e umane se fossero nate a sè stesse (anche se parlano, o rumorreggiano, di L.Castellina -non possonmo farsi mancare prorpio nulla, come il loro padrone illiberale- e qusto idealtipo della jean fille è molto utile ancora, persino per la "generazione Re lanterna" & sgherri del suo ben nutrito cotè)
    Grazie dell'attenzione, senza tensione però…per cortesia, tensione morale intendo…no, mi raccomando, magari vine escambiata conùl moralismo, che pertiene intrinsecamente all olgettismo, ma è tutta un'atlra storia. Passerà alla Storia, del resto. Buon proseguimento.
    Pierluigi Pettorosso

  5. Pierluigi Pettorosso ha detto:

    Annalena era/è l’objectum – mai assurto a Soggetto- ça va sans dire, vedi per chi piega la schiena, atto altrove virtuosissimo, vedi Marziale, ma “a parte” femminmile intendo riferendomi all’epigramma noto, amo le donne surtout. Annalena e il suo nihil insuperabile.Come il tonno. Datra la costanza della (mancata) sostanza, latente o latitante a voi verificarlo puntualmente, ogni suo scritto è prevedibile con ipoteticamente infinito tempo di anticipo. Sa (non sa, ma lo fa) cosa deve , non può, deve scrivere (ticchettare, con interessanti movimenti e rivelatrici modalità, day by day varianti, sulla tastiera di una protetica macchina peculiarmente congeniale alla sua generazione assente.

    Cordialmente, e ringraziando davvero e assai per la tua apertura mentale del dare ospitalità, ad Annalena sfugge (no…altyro è il verbo) anche questa qualità dell Essere, sai …Nancy o Dèrrida, per intenderci, ma (non) è Annalena Belini. Il viso suo tradisce più di quanto mai confeesserebbe, in qualsivoglia ridotto a conduzione familiare a mò di PMI, ai suoi patronizers.
    Grazie ancora, e buona giornata a Frz40.

    Pierluigi PEttorosso

    • frz40 ha detto:

      Non so perché Lei ce l’abbia tanto con Annalena Belini e, francamente, non mi interessa. Mi dissocio in ogni caso dalle Sue considerazioni che, peraltro, nulla hanno a ché vedere con lo spirito di questo post. La saluto altrettanto cordialmente e le auguro buona giornata, ma mi spiace dirLe che non darò spazio ad ulteriori commenti di questo tipo.

      • Pierluigi Pettorosso ha detto:

        Carissimo Frz,
        cortese nel voler ancora dare accesso, benchè solo a quello, alla mia disputatio in merito alla Sig.ra Belini, assai simpatica per altri motivi, ma verso ciu non nutro nulla possa identificarsi come negtivo. Del resto, i nemici me li scelgo del mio livello, Benini non è up to that.
        Non interverrò più, lo prometto, la Beneni è un fenomeno degenaritvo, solo epifonemonale, ovvio ,di una vita e un’esisteza di unPaese marcio. Tutto qua. Ci sono elementi a josa, non avremo modo di confrontarli. ;Ma, ripeto, la ringrazio di cuore per la sua liberalità, la sua generosità e onestà nel pubblicvare e mantenere il mio “post”. E’ sul piatto della dialogica possibilitàò dl confronto, non mi nutro di affermazioni apodittiche, tantomeno ne propino. Grazie per la sua onestà ripeto, nel non aver censurato ilmio, parzialissimo, e di cui mi assumo la responsabilità, punto di vista. Con estrema cordialità e augurio per il suo sito,

        Pierluigi Pettorosso

      • frz40 ha detto:

        Ogni commento ai miei post è sempre gradito. Apprezzo poco, però, e non do spazio a quelli che attaccano altri miei lettori o terze persone.
        Le auguro un buon weekend.

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