Monti nel pallone

Che con la vicenda del calcio scommesse e delle partite truccate il mondo del calcio non ci stia facendo una gran bella figura è fuor di dubbio. Tutti vorremmo che il mondo dello sport, almeno quello, fosse pervaso esclusivamente da quei sentimenti di lealtà e correttezza che sembrano spariti da ogni altro settore di attività. Ma non è così, non può essere così e, aggiungo non è mai stato così. Dobbiamo capire le dimensioni, ma quando entrano in ballo i quattrini e gli interessi economici, pochi o tanti che siano, il sistema non può non inquinarsi e risentire del mondo che lo circonda.

Più volte mi sono scagliato contro “il sistema dei furbetti”, che ci vien insegnato persino nelle scuole dalla prima età. Pensate ad esempio ai prof che suggeriscono agli allievi le risposte ai test Invalsi per non essere loro classificati nelle liste dei peggiori insegnanti. Ce ne libereremo mai? Penso proprio di no, ma questo non vuol dire che li dobbiamo accettare. Nella scuola, nello sport ed in ogni altra attività.

Tuttavia est modus in rebus e, in questo contesto, devo dire che mi ha enormemente sorpreso l’uscita di Mario Monti che ha lanciato l’idea di «una totale sospensione del calcio per due o tre anni, che gioverebbe alla maturazione di questo Paese».

Scrive Pierluigi Battista oggi sul Corriere:

Sospendere il calcio, prendere come paradigma quel pugno di partite sporcate per cancellare a tempo con atto di imperio tutto il resto, questo sì sarebbe un modo di fare irrealistico, superproibizionistico, punitivo. In una parola, come si sarebbe detto una volta: antipopolare. Se la magistratura riuscirà a trovare prove circostanziate e precise di reati commessi, allora i colpevoli (accertati) dovranno subirne le conseguenze. Se qualcuno ruba, non sono tutti ladri. Se qualcuno imbroglia, non sono tutti imbroglioni. Dire «è tutto marcio», non è «tecnico»: è demagogico, qualunquista, giustizialista. Spande una nube di sospetto su tutto e su tutti. Salva i veri mascalzoni che deturpano lo sport, immergendo le loro specifiche (e presunte) malefatte in una nebbia indistinta che non conosce più il confine tra il lecito e l’illecito, il leale e lo sleale. Dunque no, bisogna continuare. Trovare le prove e non alzare polveroni. Continuare con il calcio, e vincere il disgusto. Non è vero che «così fan tutti». E dunque non è necessario abolire o sospendere una competizione sportiva, criminalizzandola in blocco. Essere severi con chi ha violato un codice penale e un codice morale, ma non dissolvere le differenze. Prove e non  proclami: non c’è bisogno di sospendere la logica e il buonsenso.

Ma ancor più, data la  figura del Premier mi ha sorpreso l’assenza di sensibilità economica. Quanto costerebbe in termini di PIL un provvedimento di quel tipo? Quanti sono i calciatori professionisti interessati? Gli allenatori, i preparatori atletici, i medici, gli operatori sanitari, gli arbitri ed assistenti, i dipendenti delle società di calcio, quelli dei media che vivono di quel settore (Sky, Rai, Mediaset, giornali sportivi etc..), quelli delle società di merchandising che vivono intorno al mondo del calcio? Etc. etc.Tutti falliti, tutti disoccupati?

Mi auguro che sia stato solo un momento di delusione e di sconforto, perché se così non fosse ci sarebbe davvero da preoccuparsi.

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2 risposte a Monti nel pallone

  1. Pippo F. ha detto:

    Scusa ti seguo da una vita perchè trovo i tuoi commenti sempre efficaci e diverterenti, ma questa volta non sono d’accordo. Seguivo il calcio con grande passione ma ora non più. Perchè sono più di dieci anni che il calcio è tutto marcio. Ogni anno esce fuori un nuovo scandalo con partite comprate, arbitri corrotti e cupole varie (vedi Moggi & Co.) che tirano le fila di questo spettacolo indegno. E per questo (sembra un paradosso) che sono in teoria d’accordo con il Professor Monti.
    Il calcio è un movimento che va rifondato fin dalle sue radici. Il movimento economico che ruota attorno a loro (allenatori, i preparatori atletici, i medici, gli operatori sanitari, gli arbitri ed assistenti, i dipendenti delle società di calcio, quelli dei media che vivono di quel settore (Sky, Rai, Mediaset, giornali sportivi etc..) fa parte integrante del sistema ed ha fatto isuoi interessi sulla buona fede degli spettatori, degli scommettitori e di tutti coloro che continuano a credere in questo circo. Ciao e complementi di nuovo per il tuo blog. Pippo

    • frz40 ha detto:

      Caro Pippo,

      Mi fa piacere leggere che mi segui da una vita e mi auguro di avere presto altri tuoi commenti, anche se, come in questo caso, non concordano col il mio post.

      Vedi, piacerebbe anche a me svegliarmi una mattina col mondo riformato, nello sport, così come, ad esempio, nella politica, ma penso che ce lo ritroveremmo tale e quale a quello di prima. Diceva una vecchia battuta dei miei tempi: ««Possibile che non esistano giornalisti incorruttibili?» «Sì, ma quelli costano di più». Vale per tutti, credimi: in ogni momento ci sarà sempre qualcuno pronto a fare una proposta indecente e qualcuno pronto ad accettarla.

      Questo però non vuol dire che il mondo sia tutto marcio. Molti, i più, lavorano ed operano con passione e coscienza ed è ingiusto penalizzarli con le rivoluzioni facendo pagare a loro le colpe altrui. Gli strumenti per punire i colpevoli ci sono: facciamoli funzionare.

      A presto.

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