E parliamo di doping

 

 

Piange il cuore a leggere di Alex Schwazer, uno dei nomi più illustri della nostra atletica: il campione olimpico della marcia nei 50 km a Pechino nel 2008.

Anche lui, il `fidanzato´ d’Italia, il ragazzo dalla faccia pulita, nato a Vipiteno 27 anni anni fa, passato alla ribalta delle cronache non solo per le imprese sportive ma anche per la storia d’amore con un’altra bella dello sport, la pattinatrice sul ghiaccio Carolina Kostner, è finito inghiottito dal buco nero del doping.

Era già così a Pechino? E quanti come lui? Non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo; ma che brutta cosa.

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17 risposte a E parliamo di doping

  1. uovadigatto ha detto:

    Cioè non mi piace.
    Ma perché??

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. E parliamo anche dell’altra faccia della medaglia, per tirarci un po’ su… Josefa Idem, 48 anni, prima in semifinale.
    Non sono d’accordo su “gli altri lo fanno” … la maggior parte non lo fa anche perché ormai i controlli sono così raffinati che vengono subito beccati. Non conosco le motivazioni di Schwazer, non voglio giudicarlo, mi dispiace solo che un ragazzo, uno sportivo abbia visto come unica via di uscita il doping.

    • frz40 ha detto:

      Josefa è un mito e, come tale, è unica. Francamente non so quanto il ricorso al doping sia diffuso e ho riportato quel “perché gli altri lo fanno” come un possibile pensiero di Schwazer per giustificare il proprio operato. C’è veramente da augurarsi che i controlli siano raffinati e, soprattutto, capillari per il bene dello sport.

  4. marisamoles ha detto:

    Io l’ho buttata sul ridere (nel commento al post dell’altra settimana sul mio blog) ma seriamente mi fa tanta tristezza. Ancora di più se una cosa è così inaspettata. Di uno come lui ti fidi, lo guardi in faccia e ti sembra onesto, limpido come l’acqua delle sorgenti di casa sua. E invece …

  5. Diemme ha detto:

    @Frz, concordo con la tua analisi (quella della tua risposta a uovadigatto intendo).

    Credo che l’uomo moderno – contemporaneo – non abbia imparato a fare i conti coi propri limiti, e non abbia imparato a perdere.

    Affrontare una sconfitta, risorgere dalle proprie ceneri, è forse un’impresa più difficile di una vittoria, vera o dopata che sia.

    • frz40 ha detto:

      Per il timore di arrivare immeritatamente secondi si va a cercare il modo di arrivare immeritatamente primi. Lo spettro di una sconfitta, spesso fa perdere la testa. La pressione dei media e la cattiveria di chi ti invidia fa il resto. Non per nulla ho scritto: “Non toccatemi Federica!!!” (QUI). Mi vien quasi voglia di scrivere “Non toccatemi Alex”. Credo che in questo momento abbia soprattutto bisogno di aiuto, anche se ha scritto una brutta pagina di sport.

  6. quarchedundepegi ha detto:

    @uovadigatto,
    Forse si fa perché lo sport è meno sport e un po’ più industria e commercio.
    Nel commercio bisogna vendere; nello sport bisogna primeggiare a tutti i costi… altrimenti non è possibile vendersi come si vorrebbe.
    Mi è venuta così di slancio e forse c’è qualcosa di buono.

  7. frz40 ha detto:

    @ tutti
    Sapete una cosa? Più penso a questa storia e più mi chiedo che cosa avrei fatto io al posto suo, in certi momenti della mia vita, se tutto fosse stato sul punto di crollarmi addosso.

  8. marisamoles ha detto:

    Il fatto è che siamo ben lontani dal famoso motto del barone Pierre De Coubertin: “L’importante non è vincere ma partecipare”. Come al solito ci sono di mezzo tanti interessi che nulla hanno a che fare con lo sport.
    Rinnovo il commento precedente: che tristezza!

  9. Ho appena finito di sentire e vedere la conferenza stampa. A pelle per me rimane lo stesso ragazzo pulito che ha fatto una cazzata… le vere motivazioni per cui l’ha fatta le dovrà chiarire con se stesso. Io ho avuto la sensazione che l’abbia fatto proprio per farsi scoprire affinché “tutto finisse e potessi tornare ad una vita normale” dice ad un certo punto. Spero solo che dopo aver giustamente punito l’atleta non si colpevolizzi a vita l’uomo, non voglio vedere un altro Pantani e i successivi ipocriti piagnistei.

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