In attesa che ingiustizia sia fatta

E’ prevista per domani la sentenza sul caso di Antonio Conte e altri tesserati. Nella poco fiduciosa attesa leggo questi pensieri di Giampaolo Pansa per il suo Bestiario che Libero ha pubblicato Domenica scorsa.

Ve li propongo, tralasciando alcune riflessioni su Palazzi e Abete che potete comunque trovare QUI nell’intero articolo.

Vogliono ingabbiare la Juve ma non è giustizia – Il tribunale del calcio è una corte marziale che calpesta i diritti”

“In tutti in paesi civili vale il principio che è l’accusa a dover provare la colpa di un cittadino, mentre non vale il principio opposto, ossia che tocca all’accusato dimostrare la propria innocenza. Tuttavia in Italia è così che si comporta la cosiddetta giustizia sportiva, per lo meno quella che si occupa dei reati commessi nel mondo del calcio.

Mi accorgo che in me sta prevalendo il medesimo scetticismo che riservo ai partiti politici. Tanto che mi domando sempre se Antonio Conte, il tecnico juventino, abbia o meno commesso il reato che un pentito gli attribuisce.

Però questo dubbio non cambia il mio giudizio sul tribunale che lo sta   giudicando. E che immagino si stia preparando a condannarlo.

Il mio giudizio è assolutamente negativo. Tutto l’insieme che ha portato sulla scena il super-procuratore Stefano Palazzi mi rammenta una corte marziale. Quelle che nel corso delle guerre decidono in modo sbrigativo la sorte dei soldati caduti sotto le loro unghie. [..] Facevano giustizia? No, decidevano sulla base di una ragion di stato e sulla rabbia dei generali che ritenevano i ragazzi in divisa soltanto carne da cannone.

Il lavoro del Palazzi grande accusatore e quello della Disciplinare che decide le condanne sarebbe piaciuto molto al generale Luigi Cadorna. A torto o a ragione, il numero uno dell’esercito italiano prima di Caporetto è passato alla storia come un infaticabile fucilatore.

La giustizia che Palazzi applica si fonda su criteri che, da semplice cittadino, non riesco a digerire. Non esiste soltanto il fatto inaccettabile che spetta all’accusato dimostrare la propria innocenza. Nel tribunale della Federcalcio si fa un uso eccessivo dei pentiti, presi quasi sempre per buoni e trattati con un’indulgenza davvero eccessiva. Dalle cronache di questi giorni, ho poi appreso un’altra stranezza. Se un organo come la Disciplinare viene ricusato dalle difese, tocca alla stessa Disciplinare decidere se accettare o no la ricusazione. E di solito la respinge, come è avvenuto nel caso della Juventus.

L’insieme della giustizia calcistica mi appare un sistema malato. Il processo che ne deriva è tutto tranne che garantista. Le difese hanno le mani legate. Non possono contro-interrogare i pentiti. Vedono considerate prive di valore le dichiarazioni giurate che li smentiscono. Scoprono che un patteggiamento concordato con il procuratore

Palazzi viene smentito poche ore dopo dallo stesso Palazzi. Il motivo? Si sostiene che la Disciplinare, ossia i giudici, lo abbia considerato troppo generoso nei confronti di un accusato.

Pare sia avvenuto così per il tecnico juventino.”  (E non solo per lui, aggiungo io -ndr)

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