La lite è un ponte.

Vi propongo un’estratto di un post dell’amica diemme:

Ebbene, cari amici, secondo me la lite è un ponte, o può essere un ponte, dipende da come si gestisce.

Tanto per incominciare è importante la chiarezza: niente musi da interpretare, nessuno di noi ha doti di telepatia. Bisogna essere chiari, mi sono offeso per questo motivo, mi hai ferito con queste parole, questo comportamento.

L’altro dovrebbe rispondere a queste parole, non ad altre. “E tu allora…” non chiarisce, ma fa precipitare in una spirale di rinfacci senza fine.

Facciamola banale:

“Ho faticato a lavare il pavimento e tu sei rientrato con i piedi inzaccherati e hai sporcato tutto!”

Risposte possibili:

1) “Scusami, non me ne sono reso conto, ora ripulisco”.  Atteggiamento costruttivo, l’accusa non degenera in lite (che poi magari l’altro si smonta e ti risponde pure “Va beh, non fa niente, tanto ho ancora lo straccio in mano”).

2) “E tu allora ieri hai mangiato le nocciolne nella mia macchina che avevo appena portato a lavare”. Polemica. Che c’entra? Glielo poteva dire il giorno prima, e chiederle di smettere di mangiarle! Si gira intorno al problema, lui rimane con le briciole in macchina e lei rimane coi pavimenti sporchi. Tutti e due sono arrabbiati, scintille nell’aria, si andrà per accumulo e prima o poi la situazione degenererà. In ogni lite si ricomincerà a rinfacciarsi da Adamo ed Eva fino all’esasperazione.

3) “Non rompere i coglioni!”, e si chiude in camera sbattendo la porta. Muro. L’altro o deve abbozzare, oppure entra in camera sua e continua la discussione (io farei così, minimo gli rovescerei il secchio della spazzatura sulle sue carte, tanto perché capisca cosa vuol dire).

Insomma, la lite, se gestita civilmente e intelligentemente potrebbe essere un momento di crescita, di chiarimento, un’occasione per conoscersi un po’ di più.

Altro fattore comune durante le liti è l’offesa, pesante, perché l’intenzione, con la rabbia in corpo, non è quella di chiarire, ma di ferire. Quindi che l’offesa sia “Sporco negro/ebreo/nanerottolo!” o “Fallito di merda” o “Morto/a di fame, ti ho raccolto dalla strada”, o qualunque altra espressione di pari delicatezza, si sappia che, le ferite che queste parole causano, non guariranno praticamente mai più.

Io credo che la capacità (e la volontà)  di chiarire sia anche maturità, sia anche saper vivere in un contesto sociale, sapersi rapportare: andare sempre d’accordo è impossibile, bisogna avere la capacità di chiarirsi, altrimenti qual è l’alternativa? Continuare a cambiare frequentazioni, fino alla prossima lite anche con i nuovi.

Tempo fa trovai su fb un’immagine di una coppia anziana con una scritta che diceva all’incirca: “Tot anni insieme (mi sembra parlasse di 65 anni)? E come avete fatto?” E la risposta era “Noi siamo vissuti ai tempi in cui le cose che non funzionavano non si gettavano via, ma si riaggiustavano”.

Sì, la lite può essere un ponte e le cose che non funzionano si riaggiustano. O, almeno, bisogna provarci.

 

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9 risposte a La lite è un ponte.

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. elinepal ha detto:

    Solo un estratto? Qua c’è da studiare!

  3. elinepal ha detto:

    carta e penna e ci passo. 🙂

  4. smoothsolidade ha detto:

    provo un po’ di confusione sulle offese in lite ..da sempre … o mi rassegno che sono stati detti da dietro il cuore e quindi non sono davvero fatti con intenzione o attenzione … o mi convinco che questa e’ la verita’ che rimane nascosta e la rabbia la fa uscire … tra i due sassi rimango sempre schiacciata … perciò condivido la conlcusione con bisogna provarci ..ma aggiustare e’ gia’ un po ‘ difficile. :-/

    • frz40 ha detto:

      Hai ragione. Quando si arriva alle offese è difficile capire se si tratta di una verità nascosta per tanto tempo, che la rabbia fa emergere, o se è un desiderio di ferire in qualche modo. Non bisognerebbe comunque mai arrivare a quel punto della discussione e chi ha più buon senso lo metta per tempo. Si può sempre ritornare con calma a discutere sul casus belli, che molto spesso è anche una cosa da poco.

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