Quel mostro politico che ci divora


“L’odio tra Pdl e Pd a questo punto non si fermerà più.”

Di Giampaolo Pansa

(da: Libero del 1/o Settembre 2013)

Sulle prime sembrava di essere tornati all’8 settembre 1943, ma senza la Wehrmacht di Hitler che scendeva dal Brennero a occupare l’Italia.

Tra il Pdl e il Pd soffiava l’aria dolce di un armistizio fra gentiluomini.

Irrobustita da una tregua convinta a sostegno del governo Letta. Ossigeno per le larghe intese.

Riconciliazione.

Pacificazione. Condivisione.

Poi la speranza è svanita di colpo. Archiviata la discordia sull’Imu, si è subito aperto il conflitto sull’aumento dell’Iva, in attesa di una nuova guerra sulla Service Tax del 2014.

L’Italia dei palazzi politici sta scoprendo ogni giorno di più un cancro che rischia di ucciderla: senza l’odio non funziona. Non siamo l’unica democrazia parlamentare dove l’avversione tra i partiti sia una costante impossibile da annullare. Ma noi esageriamo. Stiamo ancora immersi in una crisi economica e sociale che non si riesce a debellare. È vero che s’intravedono piccoli segnali di ripresa.

Però si tratta di piantine appena nate che avrebbero bisogno di un giardiniere costante e sollecito. Invece il sistema dei partiti fa di tutto affinché le speranze di tanti muoiano prima di aver preso corpo.

Esiste una verità inconfessabile perché ci fa paura. L’Italia ha in casa un nemico che fingiamo di non vedere. Questo avversario è il nostro sistema dei partiti.

Risorto dopo la caduta del fascismo, per decenni ha avuto una funzione positiva nella crescita del paese. Ma da Tangentopoli in poi ha subito una mutazione infernale, simile a quelle che si vedono nei film di fantascienza del genere horror.

L’insieme dei partiti è diventato un mostro, una creatura aliena gigantesca e cattiva. Capace di insinuarsi nelle nostre vite di italiani qualunque per intossicarle, devastarle, ucciderle. Mi rendo conto di formulare un’accusa che non avevo mai osato esprimere. Però sto soltanto descrivendo quanto si vede nell’Italia del 2013. Una nuova realtà, orrenda eppure contraddittoria.

Il Mostro partitico è strapotente.

Condiziona le nostre vite in modo totale, anche negli aspetti minimi. Oggi trovare un posto di lavoro qualsiasi è impossibile se non hai un padrino politico anche di taglia minima. Senza l’appoggio di un parlamentare, di un assessore regionale, di un sindaco, di un dirigente di partito, l’unico destino che ti aspetta è fare il disoccupato a vita. I partiti hanno creato un sistema simile a quello di Cosa nostra: devi inchinarti davanti a un padrino, altrimenti non avrai nulla.

Dove sta la contraddizione? Sta nel fatto che il Mostro presenta anche un lato debole. L’insieme dei partiti italiani di questo 2013 rivela una fragilità estrema.

Lo dimostra l’incapacità di resistere alla pressione della guerra civile che loro stessi hanno scatenato. Qualunque problema, disaccordo, questione, per banale che sia, li manda in tilt, li scaraventa nel marasma, li getta nel terrore.

Non sto immaginando una condizione irreale. È sufficiente leggere un quotidiano o vedere un telegiornale per rendersi conto della verità che descrivo.

Il Mostro abita una fortezza debole, facile da abbattere o da occupare. Qualunque forza estranea potrebbe distruggerla in un amen. Non sto pensando a una guerra scatenata da uno Stato nemico. Penso a qualcosa di molto più subdolo. Per esempio a una escalation improvvisa di un terrorismo nazionale o esterno.

Non riusciamo a ristabilire un minimo di ordine in Val di Susa. Non intorno a una centrale atomica, bensì in difesa di un cantiere dell’alta velocità ferroviaria.

Di fronte a un assalto ben più grande, il nostro sistema politico non reggerebbe ventiquattro ore. Per non parlare di situazioni eversive che nei decenni passati non abbiamo mai conosciuto. Ad esempio, un intervento illegale di un corpo militare che abbia deciso di ribellarsi alla Costituzione.

In questo caos lo spettacolo offerto dai partiti maggiori è grottesco e insieme tragico.

Il Pdl sta aggrappato a un signore, Silvio Berlusconi, che ha una sorte segnata.

Prima o poi verrà espulso dal Senato, un ritardo di qualche mese, ottenuto grazie a legittime strategie difensive, non lo salverà. Poi dovrà farsi un anno di arresti domiciliari o di servizi sociali. Da novembre non godrà più dei diritti civili.

Il Cavaliere potrà pure concionare tutte le sere da una delle sue tivù. Ma come leader politico è finito. Per non parlare degli altri processi che lo aspettano in una sede giudiziaria, Milano, che non è mai stata tenera con lui.

Il suo partito, ossia il pilone che regge il centrodestra, è un’armata in sfacelo. Anch’io penso che esistano ancora milioni di italiani pronti a votare per Berlusconi.

Ma rischia di mancare l’apparato politico e morale, dai colonnelli ai sottufficiali, in grado di trasformare un sentimento in una strategia.

L’unica che il Pdl sembra avere è il ricorso immediato a elezioni anticipate nella speranza di vincerle. E se invece le perdesse? La nuova Forza Italia si dissolverebbe all’istante. Il solo a restare in campo sarebbe un ex leader di 77 anni, chiuso nel villone di Arcore, intento a spedire ogni sera videomessaggi che nessuno guarderà più.

Il Partito democratico non sta meglio del suo avversario. Dal 2008 in poi si è mangiato tre segretari: Veltroni, Franceschini e Bersani.

Il quarto, Epifani, attende di essere divorato da un Renzi che ha già iniziato il suo sbarco in Normandia. E prima o poi entrerà nel bunker di carta del Nazareno, pronto a rottamare cani e porci, per dire vecchi capi e giovani comparse.

Tuttavia nel Pd resiste un’anomalia che stride con le velleità del rottamatore fiorentino. I vecchi ras non vogliono saperne di gettare la spugna. D’Alema è tornato in prima fila e sponsorizza un candidato segretario che sembra un suo figlio segreto: Gianni Cuperlo, un cinquantenne di Trieste, perfettino nel vestire e nel parlare, l’aspetto di un collegiale appena uscito da un convitto viennese.

A rappresentare gli anziani padroni del partito c’è anche la badessa Rosy Bindi.

Ma lei verrà ricordata per una strepitosa battuta carica di veleno: «Il Partito democratico è il più grande gruppo misto della storia».

L’unico vero segno di vitalità del Pd è il duello tra Enrico Letta e Renzi. Al presidente del Consiglio dobbiamo un grande risultato: offre al mondo un ritratto dell’Italia che ci aiuta ad andare a testa alta.

Anche il confronto tra lui e il sindaco di Firenze mi dice che non tutto è perduto.

E il Mostro non sempre vince. Infine non chiedetemi di censurare il presidente della Repubblica per aver nominato quattro senatori a vita che avrebbero simpatie di sinistra.

In Italia tutti i capi di Stato si sono sempre regolati come gli piaceva e pareva.

Anche Giorgio Napolitano l’ha fatto nella speranza di consentire che un governo Letta, questo primo o il secondo, possa tenere in piedi la baracca nazionale? Il Bestiario non ci vede niente di male. Del resto avremo Rubbia al posto di Andreotti.

E la signora Cattaneo al posto di Emilio Colombo. Da collaudato democristiano, lui votò la fiducia al secondo governo Prodi. Quando l’opposizione lo attaccò, li mandò a quel paese, alla bella età di 86 anni.

Ci attardiamo su queste inezie, senza vedere che il Mostro della faziosità si è insinuato in tanti di noi. L’odio fra il Pdl e il Pd non si fermerà più. Penso che gioverà soprattutto ai democratici. Dovrebbero tifare per l’eternità di Berlusconi. È il loro amuleto portafortuna. Se mai Renzi diventerà il segretario del Pd, dovrebbe far cantare ai militanti, tutte le sere, la canzoncina ideata dal centrodestra: «Per fortuna che Silvio c’è!»

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9 risposte a Quel mostro politico che ci divora

  1. liù ha detto:

    Ma credi che tra PD e PDL ci sia vero odio ??
    Non ci credo neanche un po’,stanno recitando al solito a nostro uso e consumo!
    Ciao,buona domenica ! 😀
    liù

  2. lella ha detto:

    termine esatto…un mostro, un mostro che ci sta divorando dentro e sembra di avere mani e piedi legati…di non poterlo sopraffare, debellare, combattere…

    serena domenica
    lella

  3. marisamoles ha detto:

    Volevo cliccare su “Mi piace” ma sarebbe una bugia, non mi piace per niente. Ma è tutto terribilmente vero.

    Buona domenica, caro frz.

  4. Tania ha detto:

    Sai Fraaaaa ieri pomeriggio sono stata in centro , per una commissione, di proposito sono passata davanti a Palazzo. Chigi, e. Il Parlamento, con la voglia d’incontrare , sti. Grandi Papponi. Come li chiamano. a Roma , bheeee per urlare la mia Rabbiaaaa la mia delusione e mandorli davvero affffffffxxxxxxxxxxx. Beh ne avessi incontrato uno, , era tutto chiuso, Ovviamente stanno ancora in vacanza. Alle nostre spallee, eNoiiiiiii Come tutti Scemi. PaghiamooooooE ancora Paghiamooo, beh molto amareggiata ti saluto, ma stingeranno tornò alla carica. Un bacio. Fraaa

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