[Libri] “Avevano spento anche la luna” di Ruta Sepetys – Garzanti (2011)

“Non devi concedergli niente, Lina, nemmeno la tua paura.”

“Mi portarono via in camicia da notte.

14 giugno 1941.

Non fu un bussare. Fu un rimbombo cupo e insistente che mi fece sobbalzare sulla sedia. Dei pugni battevano sulla nostra porta d’ingresso. Dentro casa, nessuno si mosse. Io mi alzai dalla scrivania e sbirciai in corridoio. Mia madre era appiattita contro la parete, di fronte alla carta della Lituania incorniciata, con gli occhi chiusi e il viso tirato da un’angoscia che non vi avevo mai visto prima. Stava pregando.

Dal pianerottolo tuonarono voci imperiose. Tre agenti dell’NKVD avevano circondato la mamma.

Portavano berretti blu con un bordo rosso, su cui spiccava una stella dorata. Un agente alto aveva in mano i nostri passaporti.

«Ci serve più tempo. Saremo pronti domattina», disse la mamma.

«Venti minuti… o non vivrete abbastanza da arrivare a domattina», minacciò l’agente.

«Per favore, abbassate la voce. Ho dei figli», sussurrò la mamma.

«Venti minuti», gridò l’agente. Buttò la sigaretta accesa sul pavimento pulito del nostro soggiorno e la schiacciò sul legno con lo stivale.

Stavamo per diventare sigarette.

“Avevano spento anche la luna” di Ruta Sepetys è’ il romanzo di Lina Vilkas, una ragazzina di quindici anni, e della sua famiglia,  deportata dai soldati russi dell’NKVD in Siberia, unitamente alla madre, Elena, e al fratellino, Jonas.

Sono centinaia le persone che vengono ammassate sul treno merci e iniziano un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete su un carro bestiame dove la latrina è un buco nel pavimento e dove il pranzo è costituito da un secchio d’acqua e uno di brodaglia da condividere tra tutti. Quindi l’arrivo in Siberia, prima in un campo di lavoro dove donne e bambini stremati e malati lavorano, per un solo tozzo di pane, nella aziende agricole collettivizzate dal regime, coltivano barbabietole, tagliano la legna da ardere e scavano con le mani le fosse comuni in cui verranno sotterrati i loro morti. Poi a a Trofimovsk sulle sponde del Mar Glaciale Artico, ai confini del Polo Nord, dove freddo e neve mietono le ultime vittime.

E’ un romanzo commovente dove l’odio e il disprezzo dell’uomo sull’uomo prendono alla gola e lasciano senza fiato. Ma non mancano pagine d’amore e grande altruismo.

Commenta l’autore:.

I personaggi di questa storia siano inventati ma molti dei fatti e delle situazioni che descrivo nel romanzo sono esperienze che mi hanno raccontato i sopravvissuti e i loro familiari. [..] Gli orrori che dovettero sopportare i deportati furono indicibili. Nel frattempo i sovietici devastarono i loro paesi, bruciando biblioteche e distruggendo chiese. Intrappolati fra l’impero sovietico e quello nazista, dimenticati dal mondo, gli stati baltici scomparvero semplicemente dalle carte geografiche. Coloro che sopravvissero trascorsero da dieci a quindici anni in Siberia. Al ritorno in patria, alla metà degli anni Cinquanta, i lituani scoprirono che i sovietici avevano occupato le loro case, si stavano godendo tutti i loro beni e avevano persino adottato i loro nomi. Avevano perso tutto. I deportati che tornavano venivano trattati come criminali. Erano costretti a vivere in zone riservate, sotto la costante sorveglianza del KGB, l’ex NKVD. Parlare della propria esperienza significava incarcerazione immediata o una nuova deportazione in Siberia [..] Anime coraggiose, temendo che la verità potesse andare persa per sempre, seppellirono diari e disegni in terra baltica, rischiando la morte se le loro capsule di memoria fossero state scoperte dal KGB. [..] Si calcola che Iosif Stalin abbia fatto uccidere più di venti milioni di persone durante il suo regno del terrore. I paesi baltici di Lituania, Lettonia ed Estonia persero più di un terzo della loro popolazione durante la persecuzione sovietica.

Il libro spalanca dunque la finestra su una pagina di storia che conosciamo poco ma che non può continuare ad essere sottaciuta.

Conclude l’autore:

Nel 1991, dopo cinquant’anni di brutale occupazione, i tre paesi baltici hanno riconquistato l’indipendenza, in maniera pacifica e con dignità. Hanno scelto la speranza e non l’odio e hanno dimostrato al mondo che anche alla fine della notte più buia c’è la luce. Per favore, fate ricerche sull’argomento.

Parlatene. Queste tre minuscole nazioni ci hanno insegnato che l’amore è l’esercito più potente. Che sia amore per un amico, amore per la patria, amore per Dio o anche amore per il nemico, in ogni caso l’amore ci rivela la natura davvero miracolosa dello spirito umano.

Da non perdere. Mio gradimento ****/*****

Memo:
I links del mio blog per i libri letti:
– I precedenti commenti
– La tabella di riepilogo.
– Le cinque stelline

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4 risposte a [Libri] “Avevano spento anche la luna” di Ruta Sepetys – Garzanti (2011)

  1. liù ha detto:

    Almeno ogni tanto si legge dei crimini Comunisti e non solo di quelli delle SS,
    Non so se lo leggerò,mi commuovo facilmente e altrettanto facilmente piango.

  2. Monique ha detto:

    Ce l’ho in lista. Qui da te trovo spesso ottimi suggerimenti! 🙂

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