[Libri] Giampaolo Pansa: i suoi libri, le sue verità.

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Non posso negarlo. Apprezzo Giampaolo Pansa come giornalista, come saggista e come scrittore. Molti sono gli articoli del suo “Bestiario” che ho riportato in questo blog, ma è allo scrittore che voglio dedicare questo post.

Nove sono i suoi libri che ho letto in questi ultimi anni.

Di due ho già trattato in precedenti post, degli altri do qui qualche breve cenno.


Ne “I nostri giorni proibiti” (Premio Bancarella 1997), siamo in Italia, nel 1956. Marco è uno studente al quale hanno appena assassinato il padre, stimato medico di Casale Monferrato, con un passato di comandante partigiano. E’ nei giorni della guerra civile, di fuoco e di sangue, di eroismi e di massacri, che va ricercato il motivo di una fine così tragica. Marco inizia quindi la sua ricerca personale che lo porterà a conoscere ed innamorarsi di Carla, una ex “ragazza di Salò”, ora trentaduenne, insegnante a Pavia. E’ la storia di un amore difficile che deve superare mille ostacoli, dubbi e sospetti. Bellissimo, mi ha preso il cuore e mi ha riportato indietro nel tempo, tra le mie genti e le mie terre. Mio gradimento cinque stelline: ***** (questo è il link del mio post).


In Poco o niente. Eravamo poveri, torneremo poveri”, Pansa ci riporta agli anni di fine Ottocento, dei primi del Novecento, della prima guerra mondiale fino all’avvento del fascismo. La nonna Caterina e il babbo Ernesto sono le figure di riferimento: «una famiglia che ha incontrato le medesime sofferenze di tante altre, come accadeva alla grande maggioranza degli italiani, assediati da un’infinità di nemici come la povertà, la fame, le malattie, le epidemie, la sfortuna che insegue sempre i più miseri, la violenza privata e quella pubblica. C’è anche l’amore, spesso violento anche fra le mura domestiche. Non mancano gli incontri fra signori ricchi e ragazze povere, gli amori clandestini, i tradimenti, le punizioni, i delitti d’onore, le donne che campavano vendendo il proprio corpo». E’ un racconto spesso triste e amaro di una realtà d’altri tempi che ci auguriamo non ritorni mai più. Per me tre stelline, *** (e questo è link del mio post).


Anche “Il romanzo di un ingenuo” propone, nella prima parte, i temi dell’Italia dei nostri nonni. E in un racconto autobiografico nel quale, a condurci per mano è l’autore bambino che interroga il padre e la madre, per ricostruire il loro tempo e la loro storia d’amore, in un’epoca di sconvolgimenti sociali e di conflitti sanguinosi. Quindi il protagonista diventa lui: un ragazzo di provincia nell’Italia degli anni cinquanta, il suo incontro con i maestri accademici e professionali, la lunga carriera di giornalista, testimone delle nostre speranze civili, poi frantumate dalla mediocrità del ceto politico destinato a morire in Tangentopoli. Per me da tre a quattro stelline: ***/****.


Con “Carta Straccia” siamo ai giorni nostri. Carta straccia non è un pedante trattato sui media – dice Pansa – È un libro carogna, un racconto all’arma bianca, sornione e beffardo, pieno di ricordi. Mette in scena una quantità di personaggi, tutti attori di una recita alla quale ho partecipato anch’io: l’informazione stampata e televisiva, di volta in volta commedia o tragedia. Sono un signore che ha trascorso cinquant’anni nei giornali, lavorando in molte testate con incarichi diversi. Che cosa ho capito della mia professione? All’inizio pensavo che avesse la forza di un gigante, in grado di vincere su chiunque. Poi ho cambiato opinione: in realtà, il nostro è un potere inutile, serve a poco, non conta quasi nulla rispetto a quello politico, economico e giudiziario. E un libro che spara su tutti. Per me tre stelline: ***.


“La bambina con le mani sporche” è un romanzo che ci riporta ai tempi di tangentopoli. I personaggi sono Giulio, giornalista serio e scrupoloso, testimone e cronista degli eventi; Wanda, responsabile della segreteria politica di un importante ministro; Gloria, grande amica di quest’ultima e funzionaria di partito. E’ una bella storia d’amore. Per me da tre a quattro stelline: ***/****.


“Il sangue dei vinti” è il libro più famoso, ma anche il più contestato di Giampaolo Pansa: un clamoroso successo editoriale che ha scatenato polemiche, dibattiti e riflessioni su un tema ancor oggi scottante: la resa dei conti imposta dai partigiani ai fascisti sconfitti. Un argomento proibito per la gran parte della storiografia dei vincitori. Non ci voleva molto a pensare che le guerre civili generassero atrocità da ambo i lati. Il libro è una carrellata di fatti occorsi dopo il 25 Aprile 1945 e segna un punto di rottura rispetto alla prassi che la storia la raccontano sempre solo i vincitori. Per me tre stelline: ***.


Con “Ma l’amore no” siamo tra romanzo e autobiografia nei tre anni di guerra che vanno dal febbraio 1943 al dicembre 1945. Storia e finzione narrativa sono affidati ai ricordi di Giovanni, un bambino di sette anni e mezzo. Giovanni guarda il mondo con gli occhi dei suoi grandi di riferimento: la nonna, la madre, le zie. È con loro che Giovanni si affaccia sugli anni terribili di una guerra tra italiani, dentro la stessa città, nello stesso caseggiato. La franchezza antiretorica della rievocazione è garantita da queste donne fiere e passionali, coraggiose e schiette, nemiche della menzogna e della violenza, indifferenti, incredule quasi, davanti a ogni oltranza ideologica. Per me quattro stelline: ****.


Anche con Il bambino che guardava le donne “ siamo si mescolano verità storiche e finzione letteraria. E’ ancora un bambino, Giuseppe, il protagonista. Sulle prime sembra il racconto di un triangolo amoroso piuttosto speciale. Giuseppe è un bambino di undici anni, molto precoce e con una gran curiosità per le donne. Lei, Carmen, è una ragazza di ventidue anni che sul finire del 1947 arriva nel palazzo di Giuseppe segnata da un marchio infamante: è stata una repubblichina cattiva, ausiliaria nell’esercito di Salò. Tra loro un ragazzo ebreo, Attilio, che dopo aver fatto il partigiano è stato deportato ad Auschwitz ed è sopravvissuto. Sullo sfondo la distruzione di una comunità ebraica importante, quella di Casale Monferrato. Un buon documento di storia, ma non un grande romanzo. Solo tre stelline: ***.


Last in ordine dei lettura, l’ho appena terminato, but not least: “Siamo stati così felici”. Siamo negli anni 1947/48 ancora a Casale Monferrato. Sono gli anni dei grandi scontri politici, dei conflitti sociali tra comunismo e democrazia, delle elezioni politiche dell’aprile 1948, dell’attentato a Togliatti, e, infine delle foibe jugoslave. Il romanzo è una storia d’amore tra Anna e Paolo. Lei 20enne comunista doc, lui 18enne che sogna di fare il giornalista. Tra loro un grande segreto, che la ragazza cova nel cuore. Mio gradimento da tre a quattro stelline ***/****.


Pansa non è un romanziere in senso stretto, ma scrive bene con un linguaggio semplice e diretto e leggerlo è sempre un piacere, in particolare per chi, come me, ha le penne grigie e ha vissuto parte di quegli anni. Racconta le sue verità e ci aiuta a capire la storia del nostro Paese e la dura realtà vissuta dai nostri genitori e da coloro che li hanno preceduti lottando per un domani migliore.

Memo:
I links del mio blog per i libri letti:
– I precedenti commenti
– La tabella di riepilogo.
– Le cinque stelline


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