Rimane una str…., ma qui almeno si capisce


Rimane una stronzata, ma almeno qui si capisce come cambia il testo della legge elettorale dopo l’intesa sulle modifiche

E’ un articolo di Marco Bresolin su LaStampa.it di oggi (link)

Alzata la soglia minima per ottenere il premio di maggioranza, ritoccata al ribasso quella di sbarramento per i partiti in coalizione. E ancora: la clausola salva-Lega e la possibilità di candidature plurime. Dopo l’intesa sugli aggiustamenti alla legge elettorale, queste dovrebbero essere le principali modifiche. Ecco quindi come si presenta il testo all’esame dell’Aula.

Prima domanda: è un sistema proporzionale o maggioritario?  

Il sistema proposto parte da una base proporzionale, anche se ci sarà un consistente premio di maggioranza che permetterà alla coalizione più votata di avere la maggioranza dei seggi.

E quindi non ci sarà più la necessità di larghe intese?  

Il doppio turno garantisce che, in ogni caso, una coalizione avrà il premio e quindi la maggioranza dei seggi. In questo modo potrà governare senza chiedere l’«appoggio» di altre coalizioni come è successo con le ultime elezioni. Con il Porcellum, il centrosinistra, infatti, aveva sì la maggioranza alla Camera, ma non al Senato.

Ma il premio non era stato bocciato dalla Corte Costituzionale in quanto “distorsivo”? 

Sì, ma perché con il Porcellum non era prevista una soglia oltre la quale scattava il premio. Al contrario, secondo il parere dei giudici un premio con soglia «ragionevole» non sarebbe incostituzionale.

E la soglia per il premio della nuova legge è “ragionevole”?  

Costituzionalmente sembrerebbe di sì, anche se c’è stato un lungo braccio di ferro perché in molti ritenevano la soglia iniziale troppo bassa: nella versione originale il premio veniva assegnato al partito o alla coalizione che avrebbe raggiunto il 35%.

E oggi?  

Oggi la soglia è stata alzata al 37%. Chi la raggiunge, prende un premio di maggioranza del 15%. Si tratta di un premio a scalare, che comunque non potrà assegnare più del 55% dei seggi.

E se nessuno dovesse arrivare al 37%?  

In quel caso bisognerà andare al ballottaggio tra le due coalizioni più votate, senza possibilità di “apparentarsi” con altri partiti. La vincente, si prenderà il premio e la maggioranza dei seggi, che in questo caso sarà del 53%.

Altra questione: le preferenze. Nella nuova legge non sono previste?  

No, gli elettori si troveranno una scheda con i simboli dei partiti raccolti nelle eventuali coalizioni. Accanto a ogni partito/coalizione ci sarà un mini-elenco di 3-6 candidati. Le schede saranno diverse da collegio a collegio.

Come funziona la divisione in collegi?  

Saranno sostanzialmente uno per provincia. Alcune province ne avranno due: ogni collegio eleggerà 3-6 deputati.

Chi definirà i collegi?  

In base all’accordo trovato, sarà il governo ad occuparsene. Ma avrà a disposizione soltanto 45 giorni.

Come si vota?  

Si sceglie il partito, ma non l’aspirante deputato.

Quindi l’elettore non potrà scegliere tra i candidati? Chi decide chi viene eletto?  

No, verranno eletti in base all’ordine di presentazione nella lista.

Ma così l’elettore viene privato del diritto di scegliere i suoi rappresentanti: questo non è incostituzionale?  

Secondo l’interpretazione prevalente, la Corte, bocciando il Porcellum, ha di fatto lasciato intendere che le liste bloccate possono essere accettate purché corte, in modo da consentire all’elettore di identificare il candidato.

Un candidato si può presentare in più collegi?  

Nel testo originale questa possibilità era vietata, ma l’ultima intesa sembra aprire alle pluricandidature in 3-4 collegi.

Sarà garantita la parità di genere?  

Tra i candidati, il numero dei candidati dovrà essere uguale a quello delle candidate. Ma all’interno di ogni singola lista non è prevista l’alternanza di genere, è solo richiesto che non ci siano più di due candidati consecutivi dello stesso genere. In pratica, in una lista con sei nomi, se ai primi due posti c’è un uomo, al terzo dovrà esserci una donna. Questo sistema, quindi, non garantisce la parità, perché nella maggioranza dei casi verranno eletti al massimo i primi due nomi in lista per ogni partito.

Veniamo agli aspetti pratici: come vengono ripartiti i seggi?  

La ripartizione è su base nazionale, vale a dire che – in base alla percentuale di voti presi da ogni coalizione – vengono assegnati i seggi in maniera proporzionale.

Questo non rischia di moltiplicare i partitini?  

No, perché sono previste soglie di sbarramento.

In cosa consistono?  

Per le liste che corrono da sole è prevista una soglia dell’8%: chi non la raggiunge, resta fuori dal Parlamento. Discorso identico per i partiti all’interno delle coalizioni: stando all’ultimo accordo, dovranno prendere almeno il 4,5% dei voti (questa soglia è stata abbassata, nella versione originale era il 5%). Ci sarà anche una soglia di sbarramento del 12% per le coalizioni.

E la norma salva-Lega?  

Assegna seggi a quei partiti che, pur non avendo superato la soglia di sbarramento a livello nazionale, hanno raggiunto una soglia minima in un determinato territorio. Si parla del 9% in almeno tre regioni.

Questo è il testo definitivo?  

In teoria sì, ma prima dell’approvazione definitiva in Aula potrebbero arrivare nuovi emendamenti.

(Questo il mio precedente post)

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3 risposte a Rimane una str…., ma qui almeno si capisce

  1. unmateamargo ha detto:

    Va beh ridiamo per non piagere

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