Tutta colpa del diavolo?


L’amica Tania, fervente cedente, mi invita a dar spazio sul mio blog a questo articolo apparso sul sito de L’Avvenire (link). Io non sono, purtroppo, altrettanto credente e mi sembra semplicistico incolpare il diavolo di tanta assurda ferocia, ma c’è veramente da chiedersi come mai accadano fatti come questi. Pura follia? Non lo credo e ve lo propongo.

“Il fiato del demonio e la nostra libertà”

di Martina Corradi.

E al trentacinquesimo minuto, gol! Tutti esultano davanti allo schermo, in un pub nel Pavese. Un bel ragazzo bruno tifa e urla come gli altri. Ed è qui che ci troviamo sull’orlo di un abisso. Come poteva Carlo Lissi guardare la partita, mentre a casa la moglie e i suoi due bambini giacevano nel sangue? La vicenda di Motta Visconti toglie il fiato. Nello stesso giorno in cui viene fermato, ci assicurano, l’assassino di Yara Gambirasio. Se è vero, anche a Brembate a uccidere è stato un padre di famiglia, con tre figli coetanei di quella bambina trovata morta in un campo, dopo mesi. 

È stato un padre, anche a Motta Visconti. E non nell’attimo di un raptus. C’è invece come il filo di una sostanza fredda, che percorre quest’ultima tragedia di provincia. Eppure Carlo Lissi – hanno raccontato i vicini – a Giulia, la figlia maggiore, 5 anni, voleva montare la piscinetta in giardino, e poche sere fa le insegnava a pattinare. E allora, chi, che cosa è stato?, ci chiediamo sgomenti. Perché fra esseri umani, normalmente, ci capiamo: possiamo arrivare a capire chi ruba, e perfino forse chi uccide, per vendetta, o per soldi. Ma uccidere due figli piccoli nel sonno, quando sono abbandonati e innocenti come agnelli, no, questo non riusciamo proprio a capirlo. Ci interroghiamo fra amici, fra colleghi: follia? Eppure perfino la scelta della sera della partita, con il suo baccano, sembra lucidamente pensata. E la finta rapina messa in scena? Ecco quel filo – freddo, calmo. Se non follia, allora che cosa? Ci mancano le parole, o forse non osiamo pronunciare quella che ci viene in mente. Il diavolo, probabilmente, dice infine qualcuno; con imbarazzo, perché di quella parola un po’ ci vergogniamo come fosse, il diavolo, una favola per bambini. Il diavolo, robabilmente, annuisce allora un altro; non sapendo, non potendo spiegare altrimenti quel gioire per l’Italia, con negli occhi la festa della morte, là a casa. 

Il diavolo: ma non lo diciamo forse con sgomento, eppure con una punta di sollievo? Così come nei delitti nei paesi la reazione istintiva degli abitanti è affermare che è stato qualcuno che veniva da fuori, così anche fra noi l’evocare il diavolo potrebbe in qualche modo sgravare la tragedia della sua umana drammaticità. Perché insomma, se quel padre sabato scorso, o quell’altro, in una notte di novembre, avevano il diavolo nel cuore, non erano in quel momento proprio uomini come noi: erano portati via come rami in una piena, erano trascinati da qualcosa di più grande e terribile di loro. Ma quel demonio che Papa Francesco nomina spesso e apertamente, passa attraverso la libertà degli uomini. Ci deve essere un consenso al male, perché lo spazio per quel male nel cuore si faccia così largo, perché un disegno di morte si stabilisca nel petto – come in un nido. Il padre di Motta Visconti ha spiegato la sua ‘logica’: la moglie e i figli, ha detto, gli erano ormai d’ostacolo, innamorato come era di un’altra. Ostacolo, quei figli amati fino a non molto tempo fa. Che accecamento: i tuoi bambini, una all’asilo, l’altro che barcolla nei primi passi, «ostacolo». Qualcuno, certamente un nemico, nel tempo deve avere sussurrato, sobillato nel cuore di quell’uomo; e non ha trovato, a resistergli, né fedeltà né memoria. Il nemico soffiava e l’io in quell’uomo si gonfiava, egocentrico, fino a sommergere e annichilire tutto, attorno a sé. Come, forse, è accaduto quella sera del 2010 nella Bergamasca. Quando un padre di famiglia non ha visto, in una bambina di 13 anni, una figlia uguale ai figli suoi, ma solo una inerme povera preda. 

Nel suo penultimo Angelus Benedetto XVI ci aveva parlato, come in un monito, proprio di questa eterna sfida, e del continuo dover scegliere, gli uomini, fra l’io, e Dio. In una tragedia come quella di Motta Visconti si vede di cosa può essere capace, se lo si asseconda, il nemico. Noi abitualmente non lo nominiamo; eppure lui lavora, tarla, disfa. Anche più forte, in un tempo che vuole ignorare il peccato, e che fa a meno del perdono di Dio. 
Quando fu, dunque, l’attimo in cui quel padre di tre figli si incapricciò di Yara, una bambina? E quando, quanto tempo fa è stato, in una villetta del Pavese, l’istante in cui una moglie e due figli, d’improvviso, sono apparsi «ostacolo»? L’attimo della scelta, magari in una sera come tante, è con la sua vertigine ciò che più dovrebbe spaventarci. La frazione di secondo in cui un uomo spalanca il cuore all’antico nemico. Poi, il resto, è assurdo come l’incubo di un ubriaco. Tre anni e mezzo di vita con una maschera in volto, il lavoro, le tasse, le vacanze, per l’assassino di Yara; oppure, come l’altra notte a Motta Visconti, il giovane padre che gridava ai gol dell’Italia come se niente fosse veramente accaduto

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14 risposte a Tutta colpa del diavolo?

  1. Monique ha detto:

    Mi sembra davvero semplicistico e riduttivo incolpare il demonio in casi come questo e credo che ciò non abbia nulla a che vedere con l’essere o meno credente. Mi preoccupa, invece, la fragilità emotiva in cui stiamo sprofondando, il pensare di “risolvere” le cose ricorrendo come prima scelta alla violenza, questo volersi mettere al centro del mondo, senza considerare che le nostre scelte avranno un impatto su altri, altri che godono dei nostri stessi diritti e della nostra stessa libertà.

    • frz40 ha detto:

      Hai perfettamente ragione. C’è un escalation di violenza a tutti i livelli. Dalle situazioni personali a quelle di gruppo e collettiva. MI preoccupa moltissimo.

    • TANIASALERNI ha detto:

      CERTO MONIQUE, LA FEDE NON C’ENTRA , MA E ALTRETTANTO VERO CHE IL DIAVOLO STA PRENDENDO POSSESSO DELLE ANIME , CI VUOLE UNA FORZA DIVINA PER AIUTARE NOI STESSI X SCEGLIERE SEMPRE LE NOSTRE DECISIONI, IL BENE ESISTE , IL MALE IDEM, QUI STIAMO VIVENDO DELLE ATROCITA’ ,, IL MONDO SENZA DIO E TRISTE !!!!!!!!!!!!! , TUTTI INSIEME POSSIAMO COSTRUIRE UN UN MONDO IN CUI NON CI SIANO PIU GESTI DI VIOLENZA E DI GUERRE ATROCI DI CUI SONO PIENE LE CRONACHE E LE STORIE UMANE !LUNGO I GIORNI IN CUI CI SIA PIU’ DIALOGO TRA TUTTE LE COPPIE SCOPPIATTE , GESTI DI GIOIA ‘AMORE RISPETTO, E ATTENZIONI VERSO I PIU DEBOLI

      • frz40 ha detto:

        E’ molto difficile che questo avvenga, ma auguriamocelo.

      • Monique ha detto:

        Gentile Tania, mi trovi d’accordo sul fatto che esiste il bene e il male, non credo però che il male sia un’entità che prescinda dalla nostra volontà, ma penso si possa configurare come assenza di bene in seguito a consapevoli scelte di rifiuto della via del bene. Un mondo giusto, di gioia, amore e rispetto credo possa essere ricercato, voluto e condiviso da tutti a prescindere dal proprio credo religioso, un cristiano può eventualmente dare un valore aggiunto a questi principi, ma l’impegno è possibile per tutti, come per tutti dovrebbe valere l’impegno a vigilare su se stessi.

  2. unmateamargo ha detto:

    Sono credente e dun

  3. frz40 ha detto:

    manca qualcosa?

  4. unmateamargo ha detto:

    Scusa, mi è partito il commento per distrazione.
    Dunque, dicevo che sono credente e dunque credo anche all’esistenza del male in quanto tale, ma è troppo comodo scaricare sul diavolo ogni colpa, troppo facile e troppo comodo, buono per scaricare le coscienze e andare avanti tranquilli.
    No, il male esiste, è sempre esistito, ma l’essere umano ha voscienza e volontà, non è burattino.
    E poi diciamocelo chiaro: questa nostra società tanto “moderna” ed “evoluta” ha portato al convicimento (per me errato) che “contiamo solo noi” e dunque “tutto è lecito purchè io stia bene” e questa è purtroppo la mentalità imperante.
    Ci si meraviglia poi di fronte a certi crimini? Ma se la misura sono “io” e ciò che “io” voglio allora tutto è possibile perchè gli altri non sono che polvere o, al massimo, da usare per il “mio benessere”.
    Questo tipo di mentalità genera indifferenza e l’indifferenza genera, in chi la subisce, vuoto, solitudine, sofferenza, abbandono.
    No, le colpe sono nostre, abbiamo creato un mostro (la nostra società) e ne paghiamo le conseguenze.
    E qui termino anche se temo di essere stata capace di spiegarmi come vorrei, ma il tema è uno di quelli che andrebbero affrontati guardandosi e col tempo per parlarne a lungo e potercisi confrontare a fondo; difficile, purtroppo poterlo fare bene per via telmatica.

    • frz40 ha detto:

      Ti sei spiegata benissimo e condivo esattamente il tuo pensiero. Grazie per questo contributo.

    • Monique ha detto:

      Mi associo, la tua spiegazione è molto chiara e pienamente condivisibile. Fino a quando continueremo a credere di essere il centro del mondo pensando che l’unico parametro delle scelte sia il nostro benessere non andremo lontano. Forse sarebbe ora di fermarsi un attimo a riflettere e, se necessario, invertire la rotta.

  5. blogdibarbara ha detto:

    Cercare le cause fuori di noi mi sembra non solo semplicistico, ma anche, o soprattutto, un bel po’ vigliacco e un modo per scaricare le responsabilità (unmateamargo l’ha detto molto meglio di me, comunque il concetto è quello).

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