Van bene le beffe, ma pure il danno…


Evidentemente ci è difficile accettare la sconfitta (con brutta figura) dell’Italia ai mondiali di calcio in Brasile e ho letto di tutto, ma riesce ancora a sorprendermi quest’articolo di Aldo Grasso, che pure stimo, sul Corriere di ieri.

“La fuga verso il Bosforo dell’ex salvatore della Patria”

La nave stava ancora affondando e il primo a scendere è stato il comandante. Cesare Prandelli ricorda qualcuno. La delusione più grande della deludente spedizione degli azzurri ai Mondiali brasiliani ha un nome e un cognome.

L’ex ct della Nazionale se n’è andato, insalutato ospite, con un contratto plurimilionario con il Galatasaray.

Nemmeno il tempo di «elaborare il lutto», nemmeno la cortesia di spiegare perché le cose sono andate storte (la preparazione? la scelta degli azzurri? la formazione? la tattica?) che già Prandelli è in Turchia. Prenderà il posto di Roberto Mancini, casa a Istanbul con veduta sul Bosforo, tanti soldi, poche tasse. E chi s’è visto s’è visto.

A noi le rogne, le presunte colpe di Mario Balotelli, la figuraccia indegna, le liti nello spogliatoio, l’inutile convocazione di Antonio Cassano, i clan, le divisioni e tutto il resto.

D’un tratto, l’immagine dell’uomo che per mesi ci era stato descritto come una sorta di salvatore della patria, di interprete ideale dei sogni renziani, di baluardo contro il razzismo (con il premier aveva mangiato una banana per sfruttare l’onda mediatica del gesto di Dani Alves), crolla miseramente. Eppure il processo di beatificazione era stato imponente: Prandelli buono, gentile, persino pretesco. Prandelli da copertina, sempre accompagnato dalla bella fidanzata Novella Benini. Prandelli dialogante con i calciatori (così pareva). Prandelli sempre a disposizione dei giornalisti (specie di quelli portati all’agiografia), Prandelli tutore in Nazionale del codice etico (con interpretazioni molto disinvolte, secondo le opportunità).

Quello che va riconosciuto a Prandelli è di essere riuscito a personificare, nel contempo, sia l’astuzia di Odisseo che l’autostima di Telemaco, di aver messo in piedi una straordinaria operazione di marketing, di aver usato l’etica come carro di Tespi. Da allenatore, Prandelli non ha vinto nulla, il suo palmarès è vuoto, come quello di tanti altri allenatori. Eppure sui media si strillava al «santo subito». Così, per non farsi sotterrare da una montagna di critiche (l’apologeta tradito non perdona), si è inventato la fuga alla turca, forse preparata in anticipo.

Prandelli d’Italia, l’Italia s’è desta?

Perché mi sorprende”? Perché è la classica rappresentazione dell’ italico pensiero secondo il quale, quando le cose vanno male, si deve trovare a tutti costi “il colpevole”, il capro espiatorio da esporre al pubblico ludibrio per la buona pace di ognuno.

Ora, non è che il buon Prandelli non abbia avuto colpe nell’occasione (e probabilmente più di altri) e va bene chiedere che si cosparga il capo di cenere e magari indossi il classico cilicio, ma pretendere che resti pure disoccupato, magari a vita, mi pare troppo. Van bene le beffe, ma pure il danno, senza che in tasca nostra ci torni un bel nulla, non è decisamente eccessivo?

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8 risposte a Van bene le beffe, ma pure il danno…

  1. unmateamargo ha detto:

    Più che eccessivo direi, ma come ben dici il brutto vizio di voler trovare a tutti i costi un colpevole porta, purtroppo a questi estermi.
    Che poi un colpevole unico non esiste e l’allenatore non è che uno degli “eventuali” colpevoli, in campo scendono in 11 e se quando son li sembrano occupati ad andare a farfalle invece che a cercare di mettere goal la colpa (se di colpa si può parlare) è da spartire tra tutti.
    L’allenatore in campo non scende, l’allenatore può dare tutti gli ordini di gioco che vuole, ma se i giocatori, come dicevo, vanno a farfalle che fa? Li tira fuori? Va bene, un paio di cambi può farli, ma gli altri 9 comunque restano, non può sostituirli tutti, non può giocare al loro posto.
    E poi basta dai, è comodo buttargli la croce addosso, comodo, facile e scarica gli altri dalle responsabilità.
    Ma intanto prima tutti a lodarlo ed ora “dagli all’untore”.
    Apprezzo di più la Federazione spagnola che ha respinto le dimissioni di Del Bosque… e non è che la Spagna habbia fatto meglio dell’Italia.

    • frz40 ha detto:

      Certo. L’allenatore in campo non può scendere e se i giocatori battono la fiacca non può farci nulla. Ma credo che non sia nemmeno questa la causa della brutta figura. E’ che per essere una grande squadra al momento ci mancano troppe cose. Meglio, allora, ammettere che è andata come doveva andare.e che erano eccessive le attese. Ma quel che non sopporto è questo “crucifige” che riempie tanto la bocca ma non dice nulla di cosa fare.

  2. unmateamargo ha detto:

    Scusa, scordavo: da un po’ di tempo in qua Aldo Grasso mi fa sempre più l’effetto di quello che critica per il gusto di farlo, per “far colpo” e questo si che non è un bel comportamento.
    Ma forse è un’impressione solo mia.

  3. marisamoles ha detto:

    A me piace Grasso e so che spesso ironizza, come in questo caso. A mio parere – ma è solo una sensazione – Prandelli aveva già il contratto coi turchi, prima dei mondiali. Altrimenti chi se lo prende uno la cui squadra è sbattuta fuori subito, facendo una figuraccia? Concordo sul fatto che le colpe non le ha solo l’allenatore (è come se nella scuola avessimo sempre e solo noi la colpa per le bocciature e gli abbandoni … insomma, una corresponsabilità la vogliamo prendere in considerazione?) ma sembra strano comunque che si sia parlato di questo contratto plurimilionario (vergognoso, considerando come vive la gente in Turchia!) quando nemmeno gli azzurri erano tornati a casa. Mah …

    Per concludere con una battuta : sembra che Prendelli sia degno della turca … non la squadra. 😉

    • frz40 ha detto:

      Non escluderei che Prandelli avesse già un accordo prima dei mondiali, anche se il suo contratto con la Federazione era stato rinnovato per altri due anni da pochissimo tempo, ma non mi sento nemmeno di escludere che si sia concluso solo dopo. I turchi, tra l’altro, sono tutt’altro che poveri sprovveduti e sono negoziatori levantini abilissimi. Questo mi porta a contestare quel tuo “vergognoso”, che non ritengo affatto tale. Quel contratto, così come in generale quelli di tutti i calciatori, risponde alle leggi della domanda e dell’offerta di un libero mercato e se quel mercato esiste è perché se lo può permettere e ritiene pure di poterci guadagnare. Non trovo affatto vergognosi i contratti plurimilionari di calciatori e allenatori, così come quelli degli campioni dello sport, degli attori, o degli artisti in genere. Beati loro che hanno saputo trovare la strada giusta e chi li paga, senza abusare di denaro pubblico e pagandoci pure le tasse. Provo un po’ d’invidia, questo sì, ma neppure molta.

      • marisamoles ha detto:

        So come la pensi e comunque nell’inciso ho spiegato perché ritengo “vergognoso” un tale contratto (ma anche tutti gli altri) considerando la vita che la gente conduce lì. E’ vero che i calciatori e i loro club non portano via risorse pubbliche ma l’ostentazione di chi ha tanto la vedo come uno schiaffo morale nei confronti di chi ha poco o nulla. Credo
        che più che invidia susciti rabbia. Ma è solo una mia opinione, non ho riscontri, ovviamente.

      • frz40 ha detto:

        Se parli di “vergognosa ostentazione”, quando questa si manifesta, hai tutte le ragioni. Ma qui non vedo ostentazione.
        Buona giornata, Marisa, amica mia.

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