[Libri] “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia – Mondadori (Ottobre 2014)

 

Solo per un’avvertenza:

Se avete presente “Bianca come il latte, rossa come il sangue” o anche solo “Cose che nessuno sa“, beh, scordateveli: qui è tutta un’altra musica. Un esempio? Queste le prime righe dell’introduzione:

Nella luce prima, un ragazzo la spia. È immersa nell’agguato ventoso e salato dell’alba che si leva ancora vergine dal mare, per tuffarsi poi nelle strade avvolte dalla penombra.

Lui abita in cima a un palazzo: da lì si vede il mare e si vede nelle case e nelle strade degli uomini. Lassù l’occhio spazia fino a perdersi, e dove si perde l’occhio anche il cuore resta invischiato. Troppo mare si spalanca davanti, specie la notte, quando il mare svanisce e si sente tutto il vuoto che c’è sotto le stelle.

Perché tutto quel nascere ogni mattina? Non ha risposta un ragazzo, a cui fanno più male i petali sfioriti della rosa che le spine e ogni mattina si guarda allo specchio come un naufrago. Si tocca il volto e cerca negli occhi, con il mare incastrato dentro, quel che vi resta di vivo. Di vivo c’è la luce di lei, smagliante nell’ultimo giorno di scuola. La studia come le mappe misteriose che da bambino amava contemplare per disincagliarne tesori e isole, navi e onde.

[….] Come una sirena, tutto quel mare e tutta quella luce lo incantano e senza remissione si lascia irretire dall’incantesimo. Guarda dall’alto, come amano fare i ragazzi a quell’età, quando cercano di decifrare il labirinto senza entrarci dentro. Non ha il filo da dipanare per non smarrirsi nei corridoi delle sue paure.

Che ne sanno i ragazzi di come si diventa uomini? Che ne sanno delle istruzioni per l’uso della notte, delle ombre, delle tenebre? I ragazzi si aspettano sempre gioia dalla vita, non sanno che è la vita ad aspettarsi gioia da loro. Lui vorrebbe una vita semplice, ma la vita semplice non è mai stata. Anche se tutti ne godono, ne soffrono, ne parlano, ne scrivono, se ne sa così poco della vita. Forse semplice potrebbe essere lui, e lasciare alla vita il suo labirinto di luce e lutto.

La luce sui tetti e il lutto nelle vie, come in un quadro di Caravaggio: è la paradossale estetica della città abitata dagli uomini, non adatta a ragazzi presi dall’incanto. Ignorano il dolore che ci vuole a diventare e quanto coraggio serve a perdere le illusioni. Il ragazzo lo ignora più degli altri: ha poca carne attorno ai sogni.

Per un istante lei smette di incantare e incatenare, ha occhi per fissarlo, gelosa, artigli per ghermirlo, vorace come ogni sirena, quasi a svelare la notte che cela incastrata nel cuore.

La sua città.

Palermo.

1993.

Leggo che questo romanzo è dedicato alla figura di Padre Pino Puglisi, un prete coraggioso dedito al recupero di giovani diseredati, di bambini abbandonati e adolescenti dediti al furto e alla prostituzione nel degradato quartiere di Brancaccio. D’Avenia per la prima volta parla di sé attraverso un alter ego, Federico, che quando don Puglisi verrà ucciso dalla mafia avrà diciassette anni e, sentirà – dice la quarta di copertina – affidate “alle sue mani di ragazzo, la bellezza e la speranza per Palermo, di cercare e difendere ciò che, in mezzo all’inferno, inferno non è”.

E’ una lettura impegnativa, non facile con una scrittura barocca, arzigogolata, lontana da quella dei due romanzi precedenti. Per il momento, dopo le prime 30 pagine, delle oltre 300, io l’ho interrotta. Chissà che non la riprenda, magari, in un momento migliore.

Aggiornamento (20 Novembre)

Mi fa piacere segnalare questo commento dell’amica Marisa Moles:

“L’ho iniziato a leggere stamattina. Confesso che ho affrontato la lettura delle prime 30 pagine con un po’ di apprensione … pensando a questo tuo post. In effetti concordo sulla scrittura un po’ troppo ampollosa, ricca di retorica, talvolta decisamente inutile perché ridondante. Ma poi tutto cambia perché è inevitabile, a parer mio, essere catturati dalla storia, bellissima nella sua crudezza. In circa 1 ora e mezza ho superato le 100 pagine. Non desistere perché merita davvero”.

Lo riprenderò.

Secondo aggiornamento (27 Novembre)

Leggo che l’amica Marisa l’ha ultimato e ne è rimasta entusiasta (questo il suo post). Come il suo la grande maggioranza dei commenti  sul web. Io, che vi devo dire? L’ho ripreso, sono arrivato a circa un terzo del libro, non riesco ad entrarne in sintonia e a farmi coinvolgere dal racconto e, per la seconda volta, ne ho interrotto la lettura. Non voglio influenzare nessuno con giudizi specifici, che comunque non avrebbero altro che un valore strettamente personale: leggetelo e fatevi una vostra opinione, ma il libro è tutta un’altra cosa rispetto ai due precedenti.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline


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11 risposte a [Libri] “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia – Mondadori (Ottobre 2014)

  1. marisamoles ha detto:

    L’ho acquistato per dedicarmici in questo periodo di riposo forzato. La libraia me l’aveva sconsigliato, mi ha detto che è una lettura impegnativa per il momento presente – mio, intendo. Che avesse ragione?

    • frz40 ha detto:

      Ho amato i due precedenti libri di D’Avenia. Con questo mi sembra che abbia voluto strafare e ha abbandonato quella semplicità e freschezza che lo contraddistinguevano.
      Comunque, quando lo leggerai, fammi sapere.
      Un abbraccio, buona Domenica.

  2. Elena ha detto:

    I precedenti mi sono piaciuti perché la lettura era fluida ma densa di riflessioni possibili. Se la freschezza e la fluidità sono venuti meno, mi sa che questa volta passo. Buona settimana carissimo!

  3. Lou ha detto:

    In effetti, da queste righe si vede che non assomiglia per niente ai primi due, che anch’io avevo apprezzato per la semplicità di scrittura e di lettura…chissà, se riesci a leggerlo, mi dirai😉
    Un bacio, Lou

  4. marisamoles ha detto:

    L’ho iniziato a leggere stamattina. Confesso che ho affrontato la lettura delle prime 30 pagine con un po’ di apprensione … pensando a questo tuo post. In effetti concordo sulla scrittura un po’ troppo ampollosa, ricca di retorica, talvolta decisamente inutile perché ridondante. Ma poi tutto cambia perché è inevitabile, a parer mio, essere catturati dalla storia, bellissima nella sua crudezza. In circa 1 ora e mezza ho superato le 100 pagine. Non desistere perché merita davvero.🙂

    Mi permetto, se non hai letto il mio ultimo post, di segnalarti “Marta nella corrente” di Elena Rausa. Se ho capito un po’ i tuoi gusti, dovrebbe piacerti.

    • frz40 ha detto:

      Pubblico questo tuo commento anche come aggiornamento del post.
      Ho letto il tuo su”Marta nella corrente” ed effettivamente mi pare interessante.
      Da parte mia ti raccomando “Niente è come te di Sara Rattaro.
      Un abbraccio, buona serata

  5. frz40 ha detto:

    Leggo che l’amica Marisa l’ha ultimato e ne è rimasta entusiasta (questo il suo post). Come il suo la grande maggioranza dei commenti  sul web. Io, che vi devo dire? L’ho ripreso, sono arrivato a circa un terzo del libro, non riesco ad entrarne in sintonia e a farmi coinvolgere dal racconto e, per la seconda volta, ne ho interrotto la lettura. Non voglio influenzare nessuno con giudizi specifici, che comunque non avrebbero altro che un valore strettamente personale: leggetelo e fatevi una vostra opinione, ma il libro è tutta un’altra cosa rispetto ai due precedenti.

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