[Libri] “Io speriamo che me la cavo” di Marcello D’Orta – Mondadori (1990)


Lo avrete già letto e non ha certo bisogno di una mia presentazione. E’ “Io speriamo che me la cavo”, sessanta temi di bambini napoletani raccolti da Marcello D’Orta, maestro elementare.

 Dice la prefazione:

 Quanti temi avrò letto nei miei dieci e più anni come maestro elementare in un sobborgo napoletano? Non lo so, ne ho perso il conto. Ma non il ricordo perché ordinati o disordinati, tristi, giocosi e persino polemici, tutti mi hanno sempre detto e a volte dato qualcosa. Tanto che alcuni li ho conservati e ora ho voluto raccoglierne una sessantina tra i più ameni e sorprendenti. Credo che valga la pena di conoscerli. Colorati, vitalissimi, spesso prodigiosamente sgrammaticati e scoppiettanti di humour involontario, di primo acchito possono far pensare a una travolgente antologia di «perle». Ma, per chi sa guardare, sotto c’è qualcosa di diverso e di più. Una saggezza e una rassegnazione antica, un’allegria scanzonata e struggente nel suo candore sottoproletario, una cronaca quotidiana ilare e spietata che sfocia in uno spaccato inquietante delle condizioni del nostro Sud. […].

Il libro è del 1990, ma mi sembra sempre di attualità, forse ora più di allora.

Due chicche? Eccole:

Fai la presentazione di tuo padre

 Mio padre fa il cartunaio, va a prendere i cartoni alla notte. Qualche volta l’accompagno anch’io, e andiamo col furgoncino.

Mio padre non so quanti hanni ha, però non è troppo vecchio: un poco è anche giovane!

Lui di mattina fa un altro mestiere, e poi si anitira il pomeriggio; dorme un po’, magnia, e poi esce la notte a fare i cartoni.

Mio padre non è tanto vecchio, però è zelluso, tiene il mellone in testa.1 La domenica ci porta alla messa, e ci vuole bene. Noi nella piazza

giochiamo cogli altri bambini, poi lui compra il cartoccio delle paste.

Mio padre è molto povero, i cartoni non bastano, perciò si appiccica sempre con mia madre.

A Pasqua lui porta a casa il piecoro per scannarlo, ma esso ci fa sempre pena, e alla fine lo regaliamo sempre. E così lui si appiccica un’altra volta con mia madre che gli dice: «Ma che cazzo o puort a fa ogn’anno stu piecoro comm a te, si pò nun tien mai o curaggio do scanna?! Io t’scannass’io atei».

 1 E’ calvo, non ha un pelo in testa.

 Tra una settimana ricorrerà la festa della mamma.Parla in generale delle mamme e della tua in particolare.

Io lo so come nascono i figli: nascono dalla mamma e non dalla cicogna. La cicogna è una specie di gru, dico gru l’animale, non quella delle costruzioni.

Mimmo si crede ancora che nasciamo dalle cicogne! Lui crede pure alla Befana! Mi fa un ridere, Mimmo!

La mamma è una cosa seria. Essa si sacrifica da quando noi nasciamo. Essa produce il latte per noi. Quando siamo piccoli produce il latte, perché è un mammifero: per ciò si chiama mamma.

Quando diventiamo grandi smette di produrre. Però se nasce un’altro figlio, produce subbilo di nuovo.

La mamma si sacrificia fino alla morte per noi. Ci porta a scuola, ci lava, ci veste, ci dà da mangiare, firma la paggella. Una vera mamma soffre, e se non ci sono soldi in casa fa finta di niente.

Se non si può mangiare perché il marito è disoccupato, la mamma fa lei il mestiere.

E ora devo parlare della MIA mamma. Mia mamma non produce latte.

Essa non si trucca, non va dal barbiere, i capelli se li fa in casa: viene la signora affianco affarglieli.

Qualche volta che le prendono i cinque minuti con mio padre, vince lei.

Io alla festa della mamma non so ancora che la regalerò, forse una sorpresa.

 Strepitoso. Nel suo genere  quattro/cinque stelline ****/*****!

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

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6 risposte a [Libri] “Io speriamo che me la cavo” di Marcello D’Orta – Mondadori (1990)

  1. Monique ha detto:

    Letto tanto tempo fa! Sorrisi a parte, credo possa suscitare anche riflessioni serie e urgenti…sulla scuola, sul modo di fare scuola e magari sul perchè degli abbandoni scolastici.

    • frz40 ha detto:

      Non c’è dubbio che meriti qualche riflessione e a suo tempo ha destato più di una polemica. Ma credo che la vena umoristica possa essere considerata prevalente e goduta in serenità.

  2. marisamoles ha detto:

    L’ho letto quando uscì e posso dire di essermi divertita molto perchè la spontaneità dei bambini è a volte spiazzante ma anche molto divertente. Bellissimo il film della Wertmüller con un Paolo Villaggio insolitamente serio, lontano dai suoi soliti personaggi – macchiette insopportabili. E dire che non sopporto lei come regista e lui come attore … ma quel film è stupendo, l’ho visto cinque o sei volte con i miei bambini.

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