[Libri] “La sposa giovane” di Alessandro Baricco – Feltrinelli (2015)

 La sposa giovane

E’ fresco di stampa, è già ai primissimi  posti delle classifiche di vendita, ma io non son riuscito a leggerlo tutto.

E’ “La sposa giovane” di Alessandro Baricco.

Avendone interrotto la lettura a pagina 60 (delle 183 totali) vi propongo, per una volta, una recensione non mia: quella di Lorenzo Mondo per Tuttolibri del 20 Marzo 2015.

Come definire il romanzo La Sposa giovane di Alessandro Baricco? Un apologo surreale, un resoconto tra filosofico e libertino, una capricciosa, audacissima storia d’amore? O, più semplicemente, il cimento di un Narratore (quello inventato da Baricco) che tende a esorcizzare con la scrittura le sue ossessioni?

Ci troviamo nel primo scorcio del Novecento, dentro il palazzo di una facoltosa, stravagante famiglia.

Il Padre si presenta cauto nei gesti e nei movimenti perché afflitto da una «inesattezza del cuore», la Madre conserva i tratti opulenti di una bellezza che ha trasmesso alla Figlia sciancata, lo Zio appare immerso in un sonno che tutto registra ma dal quale si riscuote soltanto per brevi intervalli. Buon ultimo il Figlio, che si trova in Inghilterra per accudire all’azienda tessile del casato. Sui suoi cerimoniali bizzarri vigila scrupolosamente il servitore Modesto, che ama esprimersi, ricorrendo «all’apparato laringeo», con variati colpetti di tosse.

In questo ambiente dall’aria vagamente britannica, fa la sua apparizione la Sposa giovane.

Proviene da una terra selvaggia e feroce, ed è stata promessa tanto tempo fa al Figlio assente.

Modesto si affretta a informarla sugli umori dei Signori: hanno paura della notte (perché in famiglia si muore abitualmente di notte); detestano l’infelicità (perché ruba tempo alla gioia); rifiutano i libri (perché la vita basta a se stessa). La Sposa giovane consuma il suo tempo nell’attesa del Figlio, prigioniera di un fascinoso e insieme crudo incantesimo.

E’ la Madre a istruirla con sfrontatezza sull’arte della seduzione e sui piaceri irrinunciabili del corpo.

Mentre sorprendiamo il Padre a rimuginare oscuri pensieri: vuole «rimettere in ordine il mondo», beninteso quello circoscritto della famiglia, e manifesta l’acuto desiderio di morire alla luce del sole. Non osta a queste aspirazioni, e forse aiuta a chiarirle, il fatto che un giorno porti la Sposa giovane a visitare un bordello: dove si è rivelato, in un intreccio di nascita e morte, il destino della famiglia.

Non diremo come si concluderà la lunga attesa della ragazza, dove incontrerà il suo promesso, liberandosi da sortilegio e follia. Indugiamo piuttosto sulla figura dello Zio, che acquista nella parte conclusiva del racconto una poetica rilevanza.

Si lascia strappare infatti dalla Sposa giovane il senso del suo ininterrotto torpore. Un giorno ha ricevuto in dono dalla donna amata un libriccino che, visibilmente usato, conservava una dedica struggente. Perduta quella donna, prese a riflettere  sul fatto che quel libriccino, passato in diverse mani, non conservasse traccia di tante sofferenze e passioni. L’indifferenza, la «neutralità» delle cose, lo fece sprofondare in una perenne stanchezza: «Nel comportamento delle cose si impara un fenomeno che vale un po’ per tutto. Mi creda, è lo stesso per i luoghi, le persone, perfino i sentimenti, addirittura le idee».

Il tratto più singolare di questo romanzo consiste nella voce narrante che lascia spazio, senza stacchi evidenti, a quella dei personaggi (passando ad esempio dalla terza alla prima persona) in un processo di immedesimazione e, nello stesso tempo, di psichica dissociazione. Come afferma il Narratore in una blanda dichiarazione di poetica, è un procedimento che non ubbidisce a motivazioni tecniche od estetiche: «…semplicemente io non riuscivo a sentire quelle frasi se non facendole scivolare in quel modo, come se il solido appoggio di una voce narrante chiara e distinta fosse qualcosa a cui non credevo più, o che era diventato per me impossibile apprezzare. Una finzione per cui avevo perso l’innocenza necessaria ». Qui vale più che mai la considerazione che il linguaggio e lo stile sono parte decisiva di una storia. E’ come se i personaggi, scappati di mano, sentissero l’urgenza di raccontarsi, e di raccontare indirettamente le pulsioni inconfessabili del loro autore. Dove l’artificio, che esige con le sue complicazioni lettori avvertiti e solerti, finisce per tradire una pena segreta.

Da parte mia aggiungo soltanto che in questa storia tutto mi è parso sforzato, artefatto, innaturale, appositamente studiato e, quindi, palloso. E anche quello scivolare tra la prima e la terza persona della voce narrante, per quanto apprezzabile, non sempre ha colto nel segno.

Non so se ne riprenderò la lettura.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

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7 risposte a [Libri] “La sposa giovane” di Alessandro Baricco – Feltrinelli (2015)

  1. marisamoles ha detto:

    Di Baricco ho letto solo “Oceano mare” e ho deciso che con me ha chiuso, anche se credo che, in tutta la sua produzione, “Novecento” si salvi. Già non mi piaceva prima, ho iniziato a detestarlo quando a scuola ho nominato l’ “Iliade” e un allievo ha esclamato: “Ah, quella di Baricco!”.😯

    Detto questo, non mi stupisco che questo romanzo non ti sia piaciuto.
    Buona domenica, caro Frz. Un abbraccio.

    • frz40 ha detto:

      Di Baricco “Seta” non era male. Questo mi sembra un esercizio letterario che proprio non è riuscito ad interessarmi.
      Buona serata e buona Primavera.

  2. mariella1953 ha detto:

    Ciao
    Di Baricco mi sono piaciuti solo seta e novecento
    Gli altri mi hanno deluso e non ho più preso niente!
    Buona giornata ☀️☀️☀️☀️☀️☀️

  3. luna ha detto:

    Mi è piaciuto, ma questo lo sapevi già ,-)
    Luna

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