[Libri] “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo – Einaudi (2010)

Trascurabile felicità

Dopo  aver già parlato del più recente “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo, pubblicato da Einaudi nel 2015, non mi dilungherò più di  tanto nel presentare anche il precedente “Momenti di trascurabile felicità”, dello stesso autore, pubblicato nel 2010.

Il canovaccio dei due libri è identico:  una raccolta di  piccole storie, pensieri e riflessioni, aneddoti di fatti e situazioni che punteggiano la nostra vita quotidiana e che, ad essere anche un po’ bastardi dentro, ci regalano qualche piccola gioia di vivere.

Qualche esempio:

Quando mia moglie si fa la doccia, sta più di un’ora a regolare l’acqua, e arriva in un punto precisissimo in cui se sposta il regolatore di un millimetro a sinistra l’acqua diventa bollente, e se lo sposta di un millimetro a destra diventa gelata.

            In quel momento, quando ha compiuto uno sforzo sovrumano per avere la temperatura proprio al punto giusto, e il vapore annebbia gli specchi e fa della stanza da bagno un nido di tepore, finalmente si infila sotto la doccia.

            In quel preciso momento io, lo giuro, involontariamente, ma con una scansione dei tempi perfetta, giro la manopola di un lavabo, in cucina o nell’altro bagno o chissà dove, e sotto la doccia l’acqua diventa improvvisamente pochissima e ghiacciata. So che lei si sta schiacciando in un angolo del box perché non ha il coraggio di chiudere per poi ricominciare da capo la regolazione, e soprattutto perché pensa che durerà soltanto un attimo, sta tirando dentro tutti i muscoli senza riuscire a evitare gocce assassine, e urla, urla a squarciagola «chiudi i, chiudi i i ».

            Se sento – perché con due getti d’acqua e le porte chiuse potrei anche non sentire; ma se sento quelle urla, mi rendo immediatamente conto e chiudo tutto.

            Dopo, quando esce dalla doccia e avanza verso di me con gli occhi spiritati, io mi meraviglio, e la prima cosa che faccio è negare: giuro che non ricordo di aver aperto il rubinetto dell’acqua calda, lo giuro solennemente. Soltanto dopo un interrogatorio lungo e stressante, ammetto la colpa.

            Ma giuro che mi ero dimenticato che stava facendo la doccia, altrimenti non l’avrei mai fatto.

-.-

Entro in un negozio di scarpe, perché ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero.

            Poi aggiunge sempre: abbiamo il 41.

            E mi guarda, in silenzio, perché vuole una risposta.

            E io, una volta sola, vorrei dire: e va bene, mi dia il 41.

-.-

Poi ci sono alcune altre cose che non mi dovrebbero piacere ma mi piacciono.

            Mi piace comprare in estate tutti i giornali rosa per guardare le tette e i culi delle donne famose. Devo dire che mi piace guardare solo quelle che riconosco – così come mi succedeva quando leggevo Playboy, da ragazzino, e non avevo nessun interesse per la playmate del mese, nonostante fosse bellissima e audace e con un corpo perfetto; preferivo un po’ del seno di Iva Zanicchi, di Maria Rosaria Omaggio, le nudità anche pudiche di quelle che riconoscevo. Il resto mi sembra troppo generico.

            Mi piacciono le risse per strada, soprattutto quando sono due automobilisti che scendono dalle macchine insultandosi e poi si picchiano selvaggiamente. Mi piace se ci sono le mogli che si insultano.

            Mi piace sentire i clacson che suonano indispettiti, prima uno dopo l’altro poi tutti insieme, mentre ce ne stiamo imbottigliati nel traffico e il tempo se ne va via  senza poterci fare niente, e allora accendo la radio, fumo una sigaretta e penso ad alcune cose stupide della vita. E comincio a suonare il clacson anch’io.

            Mi piace annusare lo smog mentre corro zigzagando sul motorino e so che sto respirando l’irrespirabile e non ho nessuna voglia di cambiare le cose.

            Mi piace passeggiare la domenica mattina e non comprare mai né una mela, né le arance, né un bonsai, né un fiore, né le uova di Pasqua – niente che possa aiutare le ricerche per qualsiasi cosa, e niente che possa mettermi la coscienza a posto.

            Mi piace fermare la macchina in seconda fila per bere un caffè al bar, e se cominciano a suonare il clacson incazzati perché la devo spostare, finisco il caffè, mi pulisco con il tovagliolino di carta, pago alla cassa, poi esco e chiedo scusa alzando una mano; poi metto in moto e vado via.

            E poi, se sul ‘autostrada c’è un ingorgo a molti chilometri dal prossimo casello, dico con convinzione e senza rendermene conto questa frase, ogni volta: «Speriamo che sia un incidente», perché penso che se si tratta di un incidente, dopo un po’ si ricomincia a correre.

Centotrentaquattro pagine scritte in modo scorrevole, accattivante, per strappare qualche sorriso…… il ché di questi tempi non mi sembra comunque poco. Posso solo aggiungere che tra i “momenti di trascurabile felicità” e quelli di “trascurabile infelicità” ho preferito i secondi, ma forse solo perché li ho letti per primi.

Mio gradimento ***

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

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4 risposte a [Libri] “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo – Einaudi (2010)

  1. Diemme ha detto:

    Ma l’episodio della macchina in seconda fila ha provocato in me un momento di trascurabile incazzatura… 😉

  2. mariella1953 ha detto:

    che dire….io preferisco sempre un bel giallo o un romanzo a questi libri di…non so come definire..
    ora sto leggendo l’ultimo della lackberg,fantastico ,mi dispiace finirlo…
    invio…se non conosci non leggerlo prima ti invio i precedenti!

    • frz40 ha detto:

      Ho letto tutti i precedenti della Lackberg, tutti molto validi, e trovi i commenti sul blog. Leggerò senza dubbio anche questo. La Lackberg ha una marcia in più. Questo di Francesco piccolo è tutt’altra cosa. Fatto di brevi flash sulle cicende quotidiane, raccontate con garbo e ironia. Ho preferito il secondo, quello dei “Momenti di trascurabile infelicità”

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