[Libri] “La collega tatuata” di Margherita Oggero – Mondadori (2003)

La collega tatuata

Questo, se vi è sfuggito in passato, non perdetevelo una seconda volta. E’ “La collega tatuata”, il primo della serie di romanzi di Margherita Oggero (Torino, 18 Marzo 1940) che hanno come protagonista e voce narrante la simpatica “profia” di lettere Camilla Baudino, un’ironica e brillante quarantenne, colta, informata, curiosa, leggermente frustrata, con il vezzo delle indagini poliziesche che, peraltro, riesce a condurre con grande spirito d’osservazione, intuito, capacità deduttive e, non ultimi, con una serie di pettegolezzi delle amiche.

Camilla ama i cani, il suo è Potti, un bassotto che adora. I cani ti scodinzolano anche se te ne sbatti del politically correct, se giudichi una scemata il new age, se rifiuti di frequentare chi chiama i bidelli operatori scolastici, i secondini agenti di polizia carceraria, gli ospedali strutture sanitarie eccetera. I cani non parlano non scrivono non rilasciano interviste alla tivù – non ancora – e in questo sta oggi la loro affidabilità..

Ha un marito, Renzo, utile per portare e andare a prendere la bambina a scuola, quando non la dimentica,  che odia le verdure lesse al punto da chiamarle “merdure” e la “fettina alla professoressa”, quella schiaffata nella padella antiaderente con un rametto di rosmarino, niente condimento e una gran puzza per tutta la casa, nonostante la cappa aspirante a due velocità.

La figlia, Livietta, di otto anni, è una bambina super cinica e super spassosa in grado di tenere testa a tutti:  «Lo sai mamma cos’ha fatto oggi Alice?» attaccò Livietta alla prima cucchiaiata di minestrina.
«Cos’ha fatto?»
«Ha fatto due palline dal naso e le ha appiccicate sul mio banco.»
«Si chiamano caccole. E tu?»
«Io ne ho fatte tre e le ho appiccicate sul suo.[..] Io non le trovo schifose, le fanno tutti. Quando sono in macchina da soli gli uomini le fanno sempre. Le donne no, come mai?»
«Le donne sono meno sozzone e visto che sei una donna potresti smettere di farle anche tu.»
«Io non sono una donna ma una bambina e le faccio solo quando nessuno mi vede. Meno stamattina ma non avevo cominciato io.»
Con Livietta era difficile aver l’ultima parola.

Lo scenario è quello della Torino “portieria” cara a Cesare Pavese, dove è facile venir a saper tutto di tutti, e il palcoscenico è quello di un istituto tecnico, il  Fibonacci, con tutte le sue incongruenze e contraddizioni, a partire dalla preside, madama Buonpeso o più concisamente Bipi ,che già dall’anno prima la preside  che era stata avvertita che nella scuola c’era un discreto giro di droga, hascisc marijuana ed ecstasy come in tutte, ma probabilmente anche eroina – e lei non ci aveva creduto. Madama era una geniale filosofa napoletana e in qualità di erede di Spaventa e di Croce aveva elaborato una personale teoria della conoscenza, in base alla quale la realtà non è che la proiezione sensibile dello schema interpretativo dell’osservatore e pertanto se nel suo schema mentale la droga nell’istituto non era contemplata, nell’istituto la droga non c’era punto e basta. Vedi don Ferrante con la peste.

«Io» diceva orgogliosa sporgendo il davanzale delle tette «conosco i miei studenti uno per uno (una balla, erano quasi mille) e passo il mio tempo a osservarli giorno dopo giorno dentro e fuori della scuola (doppia balla: se ne stava perlopiù sprangata nel suo ufficio – la luce rossa fuori della porta a scoraggiare i postulanti – a giocare a campo minato sul computer o a consultare siti di araldica su Internet) e so con certezza ASSOLUTA che nell’istituto Fibonacci la droga non è mai entrata e non entrerà mai, dico MAI.»

Infatti.

I carabinieri erano arrivati poco dopo le nove con tanto di sirena e lampeggianti, avevano dribblato le proteste presidenziali espresse in vibrato stampatello maiuscolo e avevano dato inizio a una perquisizione capillare, con i loro bellissimi cani antidroga [..]e la roba era saltata fuori: quello che si pensava e quello che si temeva più qualche dose imprevista di coca.

Cocaina addirittura, roba da figli di papà, da fighetti e squinzie collinari, inaspettata nelle tasche di questi smandrappati che piangono miseria e si strappano i capelli ogni volta che gli consigli un libro da diecimila lire.

E poi, ah già dimenticavo,  c’è anche una discreta trama gialla, con tanto di bel commissario affascinante e tentatore, dove la vittima è Bianca De Lenchantin, una ricca, bellissima e un po’ snob professoressa di inglese che odia i cani, e per questo è una “stronza”,  sposata con un uomo più vecchio, più brutto ma anche molto più benestante di lei .che non aveva certo sposato per passione, perché Eros è bendato ma non deficiente e le frecce non le scocca alla cazzo di cane.

A voi, buon divertimento.

Mio gradimento ****

Margherita Oggero (Torino, 22 marzo 1940) è una scrittrice e insegnante italiana.

Il suo primo romanzo, pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 2002, è La collega tatuata (da cui è stato tratto il film Se devo essere sincera, di Davide Ferrario, con Luciana Littizzetto).

L’anno successivo esce, sempre per Mondadori, Una piccola bestia ferita, seguito da L’amica americana (ancora Mondadori) e Così parlò il nano da giardino, edito da Einaudi.

Nel 2007 esce nelle librerie Qualcosa da tenere per sé, a cui nel 2008 seguono Orgoglio di classe. Piccolo manuale di autostima per la scuola italiana e chi la frequenta, Il rosso attira lo sguardo. Quattro stagioni di relazioni pericolose Torino, l’ora blu edito da Gribaudo e Risveglio a Parigi Arnoldo Mondadori Editore.

Nel 2011 è uscito il suo primo giallo per bambini L’amico di Mizù, edito da Notes edizioni.

Nel 2012 pubblica Un colpo all’altezza del cuore, proseguendo le vicende della professoressa Camilla Baudino dopo cinque anni dall’ultimo libro della serie.

È la creatrice dei racconti che hanno ispirato la serie televisiva Provaci ancora prof con Veronica Pivetti. (da Wikipedia)

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

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7 risposte a [Libri] “La collega tatuata” di Margherita Oggero – Mondadori (2003)

  1. Elena ha detto:

    Non ci crederai ma sistemando la libreria la scorsa settimana, l ho ritrovato e mi sono accorta di non averlo letto ma ho proprio pensato che avrei dovuto farlo! Ora dopo il tuo post direi che è proprio il caso!

  2. mariella1953 ha detto:

    Li ho letti tutti un po’ di tempo fa e mi erano piaciuti molto!
    Buona serata 🍧

  3. Pingback: [Libri] “Una piccola bestia ferita” e “L’amica americana” di Margherita Oggero – Mondadori (2004-2005) | Frz40's Blog

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