[Libri] “La pietà dell’acqua” di Antonio Fusco – Giunti Editore, 224 pag.

la pietà dell'acqua

“La pietà dell’acqua” di Antonio Fusco (Napoli, 1964) è il nuovo episodio, il secondo dopo “Ogni giorno ha il suo male”, di quella che si preannuncia essere una nuova  serie dedicata al commissario Tommaso Casabona, e sta avendo un buon consenso da parte dei lettori e della critica.

È un ferragosto rovente e sulle colline toscane ai confini di Valdenza viene trovato il corpo di un uomo, ucciso con una revolverata alla nuca, sotto quello che in paese tutti chiamano “il castagno dell’impiccato”. Non un omicidio qualunque, ma una vera e propria esecuzione, come risulta subito evidente all’occhio esperto del commissario Casabona, costretto a rientrare in tutta fretta dalle ferie, dopo un’accesa discussione con la moglie. Casabona non fa in tempo a dare inizio alle indagini, però, che il caso gli viene sottratto dalla direzione antimafia. Strano, molto strano. Come l’atmosfera di quei luoghi: dopo lo svuotamento della diga costruita nel dopoguerra, dalle acque del lago è riemerso il vecchio borgo fantasma di Torre Ghibellina, con le sue casupole di pietra, l’antico campanile e il piccolo cimitero. E fra le centinaia di turisti accorsi per l’evento, Casabona si imbatte in Monique, un’affascinante e indomita giornalista francese. O almeno, questo è ciò che dice di essere. Perché in realtà la donna sta indagando su un misterioso dossier che denuncia una strage nazista avvenuta proprio nel paesino sommerso.

Un dossier scottante, passato di mano in mano come una sentenza di morte, portandosi dietro un’inspiegabile catena di omicidi. E tra una fuga a Parigi e un precipitoso rientro sui colli, Casabona sarà chiamato a scoprire che cosa nascondono da decenni le acque torbide del lago di Bali. Qual è il prezzo della verità? E può la giustizia aiutare a dimenticare?

E’ questa la presentazione del libro da parte dell’editore.

Dico subito che mi è piaciuto meno del precedente. La trama è di per sé interessante e il personaggio di Casabona è ben descritto dall’autore che, quale criminologo forense e funzionario della Polizia di Stato nella vita reale, conosce evidentemente molto bene l’ambiente di lavoro e la difficoltà di questo tipo d’indagini, dove spesso la ricerca della verità si scontra con l’interesse dei poteri forti precostituiti.

Tuttavia la narrazione su tre piani temporali diversi – la strage nazista, l’omicidio a Parigi 20 anni dopo, e ora l’esecuzione sotto il “castagno dell’impiccato” – mi è parsa piuttosto faticosa (troppa carne al fuoco?) così come le descrizioni della vicissitudini famliar-sentimentali di Casabona, mi sono parse prive di quella verve che aveva caratterizzato il romanzo precedente..

Ne segue che il mio gradimento è, questa volta,   un po’ controcorrente: tre sole stelline (***), appena sufficiente, sorry.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

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