[Libri] “Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta”  di Andrea Camilleri – Sellerio Editore 2015, 308p.

Le vichinghe volanti e altre storie d'amore a Vigàta

“Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta” è l’ultima fatica di Andrea Camilleri “un cantastorie che nessuno come lui – recita la presentazione del libro – riesce ad ammaliare i lettori con i suoi racconti, narrazioni inesauribili come quelle delle Mille e una notte. Vigàta è il teatro dove abitano i suoi personaggi, borghesia benpensante, poveretti ingenui, uomini di rispetto. E soprattutto donne; in questa raccolta è infatti l’amore il tema dominante, declinato nelle sue innumerevoli varianti dalla passione all’erotismo, dal tradimento alle situazioni boccaccesche”.

Sono otto i racconti di questo libro, tutti scritti nel colorito linguaggio siculo-camillerese, tutti ambientati tra il 1910 e la metà del secolo scorso. Ne riporto qualche breve stralcio preso a caso,  per dare un’idea, ma solo un’idea, del contenuto.

“Il terremoto del 38” la cosa che fici nasciri il panico fu che le campane della chiesa si misiro a sonari a morto. Il campanaro non c’era, sonavano da sule per via dello scotimento della terra. E la cosa naturalmenti faciva cchiù ’mpressioni.

I cchiù lesti allura s’apprecipitaro fora dalle case accussì come s’attrovavano, i mascoli ’n mutanne, le fìmmine ’n fodetta e tutti s’addiriggero priganno, santianno, ammuttanno, cadenno, susennosi, verso il Piano Lanterna indove che non sorgivano case.
’N testa a tutti corriva come un lepro ’u parroco, a pedi nudi, ’n mutanne longhe di lana e maglia a girocollo, con un crocifisso ’n mano, che annava gridanno:
«Pintitivi! Pintitivi! È ghiunto ’u giudizzio niversali!».

Ne “Le somiglianze”  ha per protagonista “Umberto, ma per l’amici e soprattutto per l’amiche ’Mbembè”[..] Figlio unico del ricco sfunnato commendatori Arturo Brucato, possidenti, propietario di feudi e di ’na gran quantità di palazzi e negozi, già a quattordici anni aviva addimostrato qual era la sò vera e unica ’nclinazioni sia assicutanno casa casa alla cchiù picciotta delle cammarere per tastiarle il davanti e il darrè, sia tintanno di spogliari la cuscina sidicina Mariastella che gli si era apprisintata ’ncautamenti ’n càmmara di letto con la sula fodetta.

Umberto, per acquisire il diritto ad una grossa eredità, sposerà Michela che però “la sula idea che un omo… cerca di capirimi, la fa vommitari. La facenna la ripugna, le fa viniri la pelli d’oca. Non ha mai provato il minimo desiderio di… mi spiego? È fatta accussì, non ci pò fari nenti”.

Ma col tempo ……

“L’asta” ha per protagonista Caterina,  una povera timida bambina rimasta orfana che viene data in affido a zii poco scrupolosi. Un giorno “un canuscenti, che tiniva al mircato ’na bancarella di frutta e virdura indove che Caterina annava a fari la spisa, gli dissi(a zio Gaetano):
«Ma lo sapiti che vostra nipoti si sta facenno veramenti ’na gran beddra picciotta?».
Un pinsero accomenzò allura a firriarigli testa testa. E quanno Caterina fici sidici anni addicidì di fari ’n esperimento.[..]
La duminica a matino volli che si pittinassi bona e se la portò al cafè Castiglione.
Non ci fu un omo, granni o picciotto che fusse, che non ristò affatato a taliarla. Macari quelli che passiavano con la mogliere o la zita suttavrazzo si storcivano il collo per ammirarla facenno finta di nenti.

E il pensiero fu quello di bandire un’asta per darla in sposa. Ma ……

“Le vichinghe volanti” sono quattro belle svedesi che si esibiscono in un numero acrobatico con le motociclette, attizzando però anche la fantasia erotica dei vigatesi, a dispetto delle gelosissime mogli. Una di queste bellezze, un giorno, per una bruciatura deve farsi visitare dal dottore.

«Si levi la gonna e si stenda sul lettino» dissi il dottori.
Appena che quella ebbi bidito, il dottori, alla vista di quella grazia di Dio mai viduta prima, e diri che di fìmmine beddre ne aviva visitate tante, non ce la fici a reggiri.
«Mi scusi un momento» dissi.
E corrì ’n bagno a ’nfilarisi la facci sutta al rubinetto. Gli era parso che dintra alla testa era successa ’na speci di eruzioni dell’Etna”

Ne “I cacciatori”.  Vincenzo Scocciari, cacciator esolitario perché dalla mira pericolosa, un giorno

  “Arrivò davanti alla casa di ligno che era jorno. ’Ngilina era alla finestra con la cammisa cilestri del marito.
Lo stava aspittanno.
Maria quant’era bello vidiri a lei che l’aspittava addisidirannolo!
Cinco minuti doppo s’arrutuliavano supra al letto.
Erano tanto pigliati di foco che non arriniscivano a scangiarisi paroli, ma sulo murmuriamenti, sclamazioni, lamenti di piaciri.
Dù ure appresso la picciotta dissi:
«Amuri mè, vidi che verso l’una ti nni devi ghiri».
«E pirchì?».
«Pirchì mè marito mi dissi che nel primo doppopranzo veni con uno che devi fari un travaglio alla casa. Quanno torni ccà nni mia?»

E qui le cose si complicarono……

Con “I fantasmi”, che improvvisamente sembrano apparire di notte nelle strade di Vigata, entra in ballo anche la politica.

«Di ’sta facenna dei fantasmi meno si nni parla e meglio è» fici don Sciaverio Ficarra ch’era il sinnaco di Vigàta.
«E pirchì?».
«Pirchì se lo venno a sapiri i giornali, il turismo ne risenti».
«Ma mi faccia il piaciri!» ’ntirvinni il giomitra Attanasio che era l’avvirsario del sinnaco essenno il capo dell’opposizioni. «Anche in questo si vidi la miopia della vostra politica!».

 “In odore di santità”

Padre Lino, un giovane prete se la deve vedere con il profumo di giglio che emana la pelle di una giovane picciotta, Matirda.

L’aviva sintuto per un attimo, ma era stato come ’na speci di marchiatura a foco.
E la cosa tirribili era che quel sciauro di giglio ’nveci di provocarigli pinseri di purizza e di castità, gli addrumava il foco granni di mali pinseri carnali che mai gli erano prima passati per la menti.
Anzi no, per la virità nni aviva avuti di ’sti pinseri, ma quann’era picciotto, ai tempi del siminario, ma lui, a forza di prighere e di digiuni, senza cediri mai, facenno appello alla sò volontà e alla sò fidi, era arrinisciuto a libbirarisinni”

“Il boccone del povero”, infine, è il nome di un’iniziativa benefica delle donne di Vigata per  per la ginirosità dell’associazioni «Patria & Famiglia», che raccogliva le pie signure della bona società, nascì macari a Vigàta, come già ci nni erano in autri paìsi, un «bocconi del poviro» allocato in un ecchisi magazzino di lignami che, per rinnirlo cchiù accoglienti, vinni addicorato da bannere tricolori, da ’na granni riproduzioni del bullittino della vittoria firmato Diaz, da ritratti della famiglia riali e del Papa, da crocifissi e da madonni.
Ccà, ogni duminica matina all’una e mezza spaccate, si dava da mangiari a gratis ai tanti povireddri che s’apprisintavano doppo che avivano addimannato la limosina strate strate.
Ora abbisogna sapiri che tra le pie donne che sirvivano a tavola i povireddri ci nni erano dù, Angelica Lomascolo e Tana Siroti, che dalla prima vota che l’avivano viduto avivano ghittato l’occhi supra a Luicino, ma si erano addunate presto che la cosa non era tanto facili, vuoi pirchì sò matre gli tiniva la catina troppo curta e non lo pirdiva di vista un momento, vuoi pirchì il picciotto non pariva ’ntirissato.
Erano tutte e dù trentine appitibili, maritate con dù òmini chiuttosto babbasuna che scarsamenti rispittavano il doviri coniugali epperciò disidirose di rifarisi fora casa.”

Molto gradevole, garbato, stuzzichino ma mai volgare. Da non perdere: mio gradimento **** (quattro stelline, più che meritate)

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

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