[Libri] “Le molliche del commissario” e “Il paradosso di Napoleone” di Carlo F. De Filippis

 

Sono rispettivamente il primo e il secondo volume di una serie che ha come protagonista Salvatore Vivacqua, un commissario fuori dalle regole “burbero e schivo ma dotato di una mente affilata, di un istinto infallibile e di una empatia unica nei confronti delle vittime”.

Una serie che si preannuncia non male, con qualche limatura da apportare. Ad esempio li ho trovati entrambi un po’ incasinati e non mi piacciono molto, perché poco credibili, gli scontri fisici all’americana.

Contrariamente alla gran parte delle recensioni che ho letto, ho preferito il “le molliche”, più leggero, da tre a quattro stelline  (***/****), rispetto al “paradosso”, un po’ più confusionario, tre stelline (***).

Queste le presentazioni dell’editore:


“Le molliche del commissario” – Giunti (luglio 2015, 336 pag.)

«C’è sempre una mollica, anche piccola, basta avere occhi buoni per trovarla»: è questa la frase che il commissario Vivacqua ripete come un mantra ogni volta che si trova alle prese con un nuovo caso.

Siciliano trapiantato a Torino, con più cicatrici che capelli e un carattere quadrato come la sua stazza, Salvatore Vivacqua – Totò per gli amici – sa bene che dove c’è un delitto c’è sempre anche una traccia che il colpevole si è lasciato dietro. Ma quando viene chiamato d’urgenza nella chiesa della Santissima Trinità, capisce subito che questa indagine gli darà del filo da torcere. Vicino al confessionale è stato rinvenuto il corpo di don Riccardo in una pozza di sangue, il viso sfigurato, una mano quasi staccata. Ma chi può aver massacrato con tanta ferocia un uomo anziano, che a detta di tutti viveva solo per aiutare gli altri e non aveva nemici? Davvero si è trattato del gesto di un folle, come sostiene monsignor Acutis? Dopo una serie di interrogatori serrati, Vivacqua intuisce che quel delitto è solo il tassello di un mosaico molto più oscuro e complesso. Non a caso, nelle stesse ore, il suo vice Santandrea, detto il Giraffone, è alle prese con un secondo omicidio: una ricca musicista morta per soffocamento durante un gioco erotico finito male, o almeno così sembra… Due delitti a breve distanza negli ambienti più insospettabili della Torino bene. E non è finita qui. Per Totò e la sua squadra sarà una settimana di fuoco. Un commissario carismatico e tenace, dai metodi poco ortodossi e dalla grande intelligenza. Un’incursione negli abissi dell’animo umano con quella nota di ironia che è l’unico modo per uscirne vivi.

 

“Il paradosso di Napoleone” – Mondadori (maggio 2017, 308 pag.)

Il commissario Salvatore Vivacqua – Totò per pochi intimi – ama Torino. Per un siciliano come lui non è stato facile il trasferimento, ma presto ha ceduto al fascino della sua città di adozione, “per quel tono di serietà che Torino mette nelle cose, quel senso di dignità, di eleganza, di storia che solo se sei nato nel Sud riesci a capire”. Ma ora sta piovendo da giorni e il capo della Direzione Investigativa non riesce più a sopportare il maltempo non immagina che presto avrà motivi di contrarietà ben più gravi.

Il telefono squilla, all’altro capo del filo c’è il questore, detto il Doge: un omicidio feroce a Carmagnola. La vittima è Pierluigi Paternostro, artista affermato, proprietario di una maestosa tenuta in campagna, ex hippie tutto genio e sregolatezza, ma alla fine un tipo pacifico. Chi poteva odiarlo al punto da massacrarlo in casa sua? Perché lo hanno ucciso? Il medico legale dice che è morto da quattro giorni, un ritardo investigativo pesantissimo.

Il commissario si trova così protagonista di una disperata caccia all’uomo, mentre il numero delle vittime continua a crescere e la pressione delle alte sfere diventa asfissiante. Minacciano di togliergli il caso, poi l’ultimatum: tre giorni per snidare la belva, dopodiché arriveranno altri investigatori. Un’umiliazione insopportabile per Vivacqua.

Per fortuna accanto a lui c’è la sua rodatissima squadra: il mite e analitico Sergio Santandrea, detto il Giraffone, l’atletico Migliorino, il più apprezzato nel lavoro sul campo, e poi Carbone, Patanè… e un ospite speciale, il dottor Meucci, funzionario del Ministero in visita, un romano fanatico di Napoleone, argomento su cui ama intrattenersi con dovizia di aneddoti e interpretazioni storiche.

Chi è l’assassino? Un serial killer, un folle? O un feroce pianificatore che agisce ispirandosi alle raffinate strategie di Sun Tzu? E perché uccide? Che cosa cerca?

Nel frattempo un piccolo dramma si consuma tra le mura domestiche del commissario: Tommy, il setter amatissimo, scompare e tutta la famiglia si mette sulle sue tracce, reclamando la partecipazione del capofamiglia, sempre più ossessionato dall’indagine.

In un succedersi incalzante di rivelazioni e colpi di scena, Vivacqua e il killer si troveranno faccia a faccia e, più che l’intelligenza o l’intraprendenza, a decidere la partita sarà l’imponderabile, capace di capovolgere le sorti di ogni battaglia, come il paradosso di Napoleone insegna

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3 risposte a [Libri] “Le molliche del commissario” e “Il paradosso di Napoleone” di Carlo F. De Filippis

  1. quarchedundepegi ha detto:

    Ciao Frz,
    Come stai? Un grande saluto.
    Quarc

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