Maledetta dietrologia

Atletica, Usain Bolt sconfitto negli ultimi 100 m. della sua carriera: arriva terzo, ai mondiali di Londra vince Gatlin.

 

Un bella riflessione di Giulia Zonca per La Stampa del 12/08/2017 a margine della sconfitta di un campione, Usain Bolt, ai mondiali di Atletica Leggera in corso a Londra.

QUANDO IL COMPLOTTO CORRE SULLA PISTA DI ATLETICA.

 Ai Mondiali di Londra dalla sconfitta di Bolt imperversa la teoria dell’inganno.

 di GIULIA ZONCA.

Il sospetto striscia tra le corsie della pista di Londra dove i risultati a sorpresa destabilizzano chi corre e chi guarda. Nemmeno il cronometro placa il bisogno di dietrologia che droga il XXI secolo.

Siamo abituati agli irriducibili convinti di qualsiasi assurdità. Gli aerei non si sono schiantati sulle Torri Gemelle, Lady Diana è stata assassinata, i vaccini uccidono i bambini, Elvis è vivo e Trump è presidente grazie agli hacker. Ma se il dubbio supera un risultato che si può addirittura misurare, significa che il tarlo del complotto ci sta divorando il cervello.

L’atletica si calcola al millesimo, al millimetro. I finalisti scattano e la biomeccanica li insegue, purtroppo a volte la chimica li precede e allora tutti a chiederci quanto vale la gloria. Ogni prestazione straordinaria lascia una scia di perplessità: l’ombra del doping o anche solo l’ansia del tradimento. In questo Mondiale consegnano cataste di medaglie postume ed è lecito farsi delle domande. Però il disincanto ci ha intossicato.

Bolt ha perso e Gatlin lo ha battuto perché ha ancora in circolo l’ormone impazzito. Va bene, difficile digerire che un baro batta il campione che ha reso sexy la velocità.

Solo che il giamaicano è arrivato terzo, pure dietro a Coleman, un ragazzo del 1996 che non ha fatto nulla di male, fino a prova contraria, se non sprintare fino all’argento.

Ancora prima dello start serpeggiavano voci incontrollate su De Grasse, il rivale simpatico, forse tolto di mezzo dallo sponsor, lo stesso di Bolt. Lo avrebbero pagato fortune fin da junior proprio per costringerlo a fingere un infortunio e strapparlo alla gara della vita. Un piano diabolico a lunghissimo termine.

Il chiacchiericcio si sposta dal bar allo spogliatoio. Il povero Wayde van Niekerk, record del mondo dei 400 metri, ovvero uno che meriterebbe rispetto, regge sei turni, vince un oro e un argento e non basta.

Deve pure rispondere a un avversario debilitato dalla gastroenterite che gli rinfaccia il boicottaggio. La federazione internazionale avrebbe estromesso il temibile Makwala, un gigante del Botswana, per promuovere un altro come nuovo Bolt. E devono averla pensata malissimo visto che Van Niekerk è stato poi superato da un turco senza fama e già in debito di fiducia.

I 100 metri sono una truffa, i nuovi campioni, poster da appiccicare sopra uno sport in cerca di eroi. E tanto sono tutti drogati. Elvis è vivo e corre maratone come Forrest Gump.

Forse ci siamo raccontati troppe storie e non sappiamo più goderci nulla di vero. Mastichiamo i cronometri come fossero pop corn davanti a un video alterato dalla nostra stessa mente. A furia di ingoiare fake news siamo diventati allergici alle emozioni vere. Fossero pure di stupore davanti al vincitore sbagliato, al candidato eletto contro il nostro parere, al sindaco che non abbiamo scelto.

Sulla pista come in politica i risultati si possono contare e la storia si può provare. Quel che succede davvero emerge e resta anche se c’è chi insiste a scarabocchiare date e numeri.

Tanti considerano i racconti avvelenati un punto di vista brillante. È solo doping: altera la realtà, non la cambia.

 

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