[Libri] “Ogni cosa è per te” di Ronald H. Balson – Garzanti (2016, 467 pag.)

Ogni cosa è per te

Bello. Letto tutto d’un fiato. La testa funziona ancora.

E‘ un thriller? Una spy story? Un libro storico? Una  love story? Un po’ di tutto questo, ma soprattutto è un libro coinvolgente che ti cattura dalla prima pagina e non ti molla più.

Ci sono gli 88 milioni di dollari di una transazione finanziaria che sembrano volatilizzarsi nel nulla e non mancheranno i cadaveri al contorno.

Ci sono Jack e Alina, i protagonisti di un amore impossibile. Lui ebreo, lei palestinese vivono negli Stati Uniti e dal loro sogno d’amore nasce Sophie. Ma quando tutto sembra andar per  il meglio Alina muore e Sophie, che ormai ha sei anni, viene rapita dal nonno, un facoltoso medico di Hebron con attività nei gruppi terroristici palestinesi.

Jack trova l’aiuto di un’amica di sempre, Mercy, di un investigatore privato sulle tracce degli 88 milioni di dollari, Liam con la sua  Catherine, e, infine, l’affascinante  di Kayla, un agente segreto della CIA.

Sullo sfondo la questione Mediorientale, riassunta in termini  essenziali dall’impero ottomano al presente.,

Non tutto è credibile e non mancano i punti deboli, ma la storia è appassionane e si legge con grande facilità.

Per me quattro stelline belle piene (****) e un grazie a Mariella per la segnalazione.

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Ronald H. Balson, avvocato e docente universitario a Chicago, è anche l’autore del bestseller Volevo solo averti accanto, Premio Selezione Bancarella 2014.

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[Libri] “La bestia nera” di Elda Lanza e “Il dubbio” di Maria Masella

Due letture con un inizio invitante che però, poi, non mi hanno entusiasmato. Brutti voti, dunque, ma con l’età e con gli acciacchi si diventa sempre più esigenti e intransigenti.

La bestia nera.jpg“La bestia nera” di Elda Lanza – Salani (2017, 230 pag.) – inizia con una ragazzina che accusa Dick, il cane di Max Gilardi, di aver azzannato e ucciso un ragazzo in un cortile adiacente ad una strada in cui Max sta passeggiando con il suo cane. Pochi giorni dopo  una bambina viene azzannata ed uccisa da un cane nel parco dove Max Gilardi è solito fare un po’ di jogging mattutino.

Dice la presentazione del libro: è casuale o proprio Gilardi è il fil rouge di una catena di omicidi che sembra collegare un losco faccendiere del porto di Napoli a una facoltosa e rispettabile famiglia borghese? Per smascherare il colpevole, gli toccherà riannodare vecchie vicende dei suoi primi processi, scartare false piste, affrontare i fantasmi della paura. Con Gilardi, anche noi restiamo impigliati nelle maglie di questo giallo, scritto da Elda Lanza con passione, eleganza e ironia.

Che devo dirvi? Io sono proprio rimasto impigliato nelle maglie troppo ingarbugliate di questo giallo. Leggo molte critiche positive da parte dei lettori ma io non riesco ad andare oltre le due stelline (**).  Sarà colpa dell’età che fa brutti scherzi?

 

Il dubbioNon è andata meglio con “Il dubbio” di Maria Masella – Frilli (2004, 216 pag.)

Anche qui l’inizio è intrigante: un uomo è stato ucciso sulle alture di Genova: è il primo di una serie di delitti. Il commissario Mariani indaga ma è turbato da una vicenda privata: tra le carte si un tale suicidatosi nella vasca da bagno ha  trovato una fotografia della moglie, Francesca. Ci possono essere infinite spiegazioni tranquillizzanti ma – dice – “riesco a pensare solo che lei, in qualche modo, sia coinvolta in una brutta storia”.

E, ovviamente non mancheranno i collegamenti fra le due storie, che, peraltro, si ingarbugliano e non poco. Molti hanno commentato: vicenda gialla complessa e intricata.

Io, lo confesso,  mi ci sono perso e non è stata certamente d’aiuto una narrazione in prima persona che richiede una certa attenzione per distinguere i momenti di riflessione da quelli di dialogo. Due sole stelline (**) il mio gradimento personale.

E’ questo il primo libro che leggo di questa affermata scrittrice e “Il dubbio” è il secondo caso della lunga serie dedicata al commissario Mariani, ma evidentemente non sono stato fortunato. O, anche in questo caso è colpa dell’età?

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Maledetta dietrologia

Atletica, Usain Bolt sconfitto negli ultimi 100 m. della sua carriera: arriva terzo, ai mondiali di Londra vince Gatlin.

 

Un bella riflessione di Giulia Zonca per La Stampa del 12/08/2017 a margine della sconfitta di un campione, Usain Bolt, ai mondiali di Atletica Leggera in corso a Londra.

QUANDO IL COMPLOTTO CORRE SULLA PISTA DI ATLETICA.

 Ai Mondiali di Londra dalla sconfitta di Bolt imperversa la teoria dell’inganno.

 di GIULIA ZONCA.

Il sospetto striscia tra le corsie della pista di Londra dove i risultati a sorpresa destabilizzano chi corre e chi guarda. Nemmeno il cronometro placa il bisogno di dietrologia che droga il XXI secolo.

Siamo abituati agli irriducibili convinti di qualsiasi assurdità. Gli aerei non si sono schiantati sulle Torri Gemelle, Lady Diana è stata assassinata, i vaccini uccidono i bambini, Elvis è vivo e Trump è presidente grazie agli hacker. Ma se il dubbio supera un risultato che si può addirittura misurare, significa che il tarlo del complotto ci sta divorando il cervello.

L’atletica si calcola al millesimo, al millimetro. I finalisti scattano e la biomeccanica li insegue, purtroppo a volte la chimica li precede e allora tutti a chiederci quanto vale la gloria. Ogni prestazione straordinaria lascia una scia di perplessità: l’ombra del doping o anche solo l’ansia del tradimento. In questo Mondiale consegnano cataste di medaglie postume ed è lecito farsi delle domande. Però il disincanto ci ha intossicato.

Bolt ha perso e Gatlin lo ha battuto perché ha ancora in circolo l’ormone impazzito. Va bene, difficile digerire che un baro batta il campione che ha reso sexy la velocità.

Solo che il giamaicano è arrivato terzo, pure dietro a Coleman, un ragazzo del 1996 che non ha fatto nulla di male, fino a prova contraria, se non sprintare fino all’argento.

Ancora prima dello start serpeggiavano voci incontrollate su De Grasse, il rivale simpatico, forse tolto di mezzo dallo sponsor, lo stesso di Bolt. Lo avrebbero pagato fortune fin da junior proprio per costringerlo a fingere un infortunio e strapparlo alla gara della vita. Un piano diabolico a lunghissimo termine.

Il chiacchiericcio si sposta dal bar allo spogliatoio. Il povero Wayde van Niekerk, record del mondo dei 400 metri, ovvero uno che meriterebbe rispetto, regge sei turni, vince un oro e un argento e non basta.

Deve pure rispondere a un avversario debilitato dalla gastroenterite che gli rinfaccia il boicottaggio. La federazione internazionale avrebbe estromesso il temibile Makwala, un gigante del Botswana, per promuovere un altro come nuovo Bolt. E devono averla pensata malissimo visto che Van Niekerk è stato poi superato da un turco senza fama e già in debito di fiducia.

I 100 metri sono una truffa, i nuovi campioni, poster da appiccicare sopra uno sport in cerca di eroi. E tanto sono tutti drogati. Elvis è vivo e corre maratone come Forrest Gump.

Forse ci siamo raccontati troppe storie e non sappiamo più goderci nulla di vero. Mastichiamo i cronometri come fossero pop corn davanti a un video alterato dalla nostra stessa mente. A furia di ingoiare fake news siamo diventati allergici alle emozioni vere. Fossero pure di stupore davanti al vincitore sbagliato, al candidato eletto contro il nostro parere, al sindaco che non abbiamo scelto.

Sulla pista come in politica i risultati si possono contare e la storia si può provare. Quel che succede davvero emerge e resta anche se c’è chi insiste a scarabocchiare date e numeri.

Tanti considerano i racconti avvelenati un punto di vista brillante. È solo doping: altera la realtà, non la cambia.

 

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[Libri] “Le molliche del commissario” e “Il paradosso di Napoleone” di Carlo F. De Filippis

 

Sono rispettivamente il primo e il secondo volume di una serie che ha come protagonista Salvatore Vivacqua, un commissario fuori dalle regole “burbero e schivo ma dotato di una mente affilata, di un istinto infallibile e di una empatia unica nei confronti delle vittime”.

Una serie che si preannuncia non male, con qualche limatura da apportare. Ad esempio li ho trovati entrambi un po’ incasinati e non mi piacciono molto, perché poco credibili, gli scontri fisici all’americana.

Contrariamente alla gran parte delle recensioni che ho letto, ho preferito il “le molliche”, più leggero, da tre a quattro stelline  (***/****), rispetto al “paradosso”, un po’ più confusionario, tre stelline (***).

Queste le presentazioni dell’editore:


“Le molliche del commissario” – Giunti (luglio 2015, 336 pag.)

«C’è sempre una mollica, anche piccola, basta avere occhi buoni per trovarla»: è questa la frase che il commissario Vivacqua ripete come un mantra ogni volta che si trova alle prese con un nuovo caso.

Siciliano trapiantato a Torino, con più cicatrici che capelli e un carattere quadrato come la sua stazza, Salvatore Vivacqua – Totò per gli amici – sa bene che dove c’è un delitto c’è sempre anche una traccia che il colpevole si è lasciato dietro. Ma quando viene chiamato d’urgenza nella chiesa della Santissima Trinità, capisce subito che questa indagine gli darà del filo da torcere. Vicino al confessionale è stato rinvenuto il corpo di don Riccardo in una pozza di sangue, il viso sfigurato, una mano quasi staccata. Ma chi può aver massacrato con tanta ferocia un uomo anziano, che a detta di tutti viveva solo per aiutare gli altri e non aveva nemici? Davvero si è trattato del gesto di un folle, come sostiene monsignor Acutis? Dopo una serie di interrogatori serrati, Vivacqua intuisce che quel delitto è solo il tassello di un mosaico molto più oscuro e complesso. Non a caso, nelle stesse ore, il suo vice Santandrea, detto il Giraffone, è alle prese con un secondo omicidio: una ricca musicista morta per soffocamento durante un gioco erotico finito male, o almeno così sembra… Due delitti a breve distanza negli ambienti più insospettabili della Torino bene. E non è finita qui. Per Totò e la sua squadra sarà una settimana di fuoco. Un commissario carismatico e tenace, dai metodi poco ortodossi e dalla grande intelligenza. Un’incursione negli abissi dell’animo umano con quella nota di ironia che è l’unico modo per uscirne vivi.

 

“Il paradosso di Napoleone” – Mondadori (maggio 2017, 308 pag.)

Il commissario Salvatore Vivacqua – Totò per pochi intimi – ama Torino. Per un siciliano come lui non è stato facile il trasferimento, ma presto ha ceduto al fascino della sua città di adozione, “per quel tono di serietà che Torino mette nelle cose, quel senso di dignità, di eleganza, di storia che solo se sei nato nel Sud riesci a capire”. Ma ora sta piovendo da giorni e il capo della Direzione Investigativa non riesce più a sopportare il maltempo non immagina che presto avrà motivi di contrarietà ben più gravi.

Il telefono squilla, all’altro capo del filo c’è il questore, detto il Doge: un omicidio feroce a Carmagnola. La vittima è Pierluigi Paternostro, artista affermato, proprietario di una maestosa tenuta in campagna, ex hippie tutto genio e sregolatezza, ma alla fine un tipo pacifico. Chi poteva odiarlo al punto da massacrarlo in casa sua? Perché lo hanno ucciso? Il medico legale dice che è morto da quattro giorni, un ritardo investigativo pesantissimo.

Il commissario si trova così protagonista di una disperata caccia all’uomo, mentre il numero delle vittime continua a crescere e la pressione delle alte sfere diventa asfissiante. Minacciano di togliergli il caso, poi l’ultimatum: tre giorni per snidare la belva, dopodiché arriveranno altri investigatori. Un’umiliazione insopportabile per Vivacqua.

Per fortuna accanto a lui c’è la sua rodatissima squadra: il mite e analitico Sergio Santandrea, detto il Giraffone, l’atletico Migliorino, il più apprezzato nel lavoro sul campo, e poi Carbone, Patanè… e un ospite speciale, il dottor Meucci, funzionario del Ministero in visita, un romano fanatico di Napoleone, argomento su cui ama intrattenersi con dovizia di aneddoti e interpretazioni storiche.

Chi è l’assassino? Un serial killer, un folle? O un feroce pianificatore che agisce ispirandosi alle raffinate strategie di Sun Tzu? E perché uccide? Che cosa cerca?

Nel frattempo un piccolo dramma si consuma tra le mura domestiche del commissario: Tommy, il setter amatissimo, scompare e tutta la famiglia si mette sulle sue tracce, reclamando la partecipazione del capofamiglia, sempre più ossessionato dall’indagine.

In un succedersi incalzante di rivelazioni e colpi di scena, Vivacqua e il killer si troveranno faccia a faccia e, più che l’intelligenza o l’intraprendenza, a decidere la partita sarà l’imponderabile, capace di capovolgere le sorti di ogni battaglia, come il paradosso di Napoleone insegna

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[Libri] “Le otto montagne” di Paolo Cognetti – Einaudi (2016, 208 pag)

 

Bello. Per chi ama la montagna e crede nell’amicizia. Ha vinto l’ultimo Premio Strega ed è ai vertici delle classifiche settimanali.

Dalla presentazione:

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa».

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti (Milano, 1978), che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo.

Una storia di amicizia tra due ragazzi – e poi due uomini – così diversi da assomigliarsi, un viaggio avventuroso e spirituale fatto di fughe e tentativi di ritorno, alla continua ricerca di una strada per riconoscersi.

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto:

Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

E’ un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo.

Bello, ripeto, anche se non eccezionalissimo, e scritto molto bene. Per me da tre a quattro stelline (***/****) e, comunque, ma da non perdere.

 

 

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[Libri] “Le sorelle” e “La migliore amica” di Claire Douglas – Ed. NORD (2016 -2017)

 

Due tormentoni psicologici dalla trama – dite quel che volete – criticabile e poco probabile, che però se inizi a leggerli sei fatto fino alla fine. Al centro, in entrambi,  due figure femminili dalla personalità complessa e contraddittoria, in un mare di segreti coperti  da bugie, fraintendimenti, frasi non dette e verità nascoste che si dissolvono in finali a sorpresa.

Per me da tre a quattro stelline (***/****) per entrambi, con una preferenza per “Le sorelle”, che è anche il romanzo d’esordio di questa scrittrice. De “La migliore amica” mi pare un po’ troppo artefatto lo sviluppo che porta al finale.

Le sorelle“Le sorelle” (Giugno 2016, 336 pag.)

La vede ovunque: al tavolino di un bar, alla fermata dell’autobus, al supermercato. Ogni volta, per un istante Abi dimentica l’incidente, dimentica che sua sorella Lucy è morta, dimentica il dolore che la consuma da oltre un anno. E, ogni volta, Abi rimane inevitabilmente delusa. Ha tagliato i ponti con la famiglia, si è isolata dagli amici e si è trasferita in un’altra città, nella speranza di cominciare una nuova vita, però è stato inutile: nessuno dovrebbe mai sopravvivere alla propria gemella. Eppure, quando incontra Bea, Abi ha l’impressione che il destino le stia finalmente dando una seconda occasione. Perché quella ragazza non solo è fisicamente identica a Lucy, ma le assomiglia pure nel modo di parlare e di vestirsi. Inoltre anche lei ha un gemello, Ben, perciò più di chiunque altro comprende il vuoto che sente Abi. E si propone di colmarlo, accogliendola nella grande casa che divide col fratello. Se con Bea è stata un’affinità istantanea, con Ben è amore a prima vista. Tuttavia, più tempo passa insieme con loro, più Abi si convince che ci sia qualcosa che non vada. All’inizio era solo una sensazione, ma poi sono arrivate le fotografie strappate e gli oggetti spariti dalla sua camera. Sono opera di Bea, gelosa per la relazione del fratello? Abi quasi spera che sia così. Altrimenti vorrebbe dire che qualcuno ha scoperto il suo segreto …

 

La migliore amica“La migliore amica” (Maggio 2017, 368 pag.)

Dopo la misteriosa scomparsa della sua migliore amica Sophie, Francesca aveva sentito il bisogno di lasciare Oldcliffe, la cittadina in cui era nata e cresciuta, e di scappare a Londra, dove si è costruita una nuova vita. Sono passati vent’anni da allora, eppure Francesca ha l’impressione di non essere mai riuscita a colmare il vuoto lasciato da Sophie. E ne ha la conferma non appena Daniel, il fratello di Sophie, la informa che sono stati rinvenuti dei resti umani vicino al vecchio molo, proprio nel luogo in cui la ragazza era stata vista per l’ultima volta. Francesca non ha dubbi: deve tornare a casa. Solo così potrà chiudere i conti col passato. Tuttavia, più tempo passa a Oldcliffe, più Francesca ha l’impressione di essere spiata. E il sospetto diventa certezza nel momento in cui inizia a ricevere messaggi minatori e telefonate anonime. Come se qualcuno stesse facendo di tutto per impedirle di scoprire cosa sia successo davvero quella terribile notte di vent’anni prima. E, ben presto, Francesca si renderà conto che la ricerca della verità potrebbe costarle molto caro. Perché potrebbe portare alla luce anche il segreto che lei e Sophie hanno giurato di proteggere a ogni costo…

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Claire Douglas è una giornalista inglese che scrive da quindici anni sia su quotidiani sia su riviste femminili. Tuttavia ha sempre coltivato la passione per la narrativa e il suo sogno di diventare scrittrice è divenuto realtà con Le sorelle, con cui si è aggiudicata il Marie Claire Debut Novel Award. Attualmente vive a Bath col marito e i due figli.

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[Libri] “La Sconosciuta” di Camilla Grebe – Einaudi (2017 – 372 pag.)

La sconosciuta

Il libro:

Il lato oscuro della passione in un romanzo dove la violenza dei sentimenti e l’intrigo poliziesco non lasciano scampo.

Jesper Orre, capo di una grande catena di abbigliamento, è il classico uomo dei sogni: torbido, affascinante, di classe. Emma Bohman, commessa in uno dei negozi del marchio, è innamorata di lui. La sua relazione con il ricco manager, però, si interrompe presto, ed Emma comincia anche a sentirsi minacciata. Pochi giorni prima di Natale, nell’elegante villa di Orre viene ritrovato il cadavere senza nome di una ragazza; del padrone di casa non c’è traccia. Dove è finito? Ma soprattutto, chi è la vittima?

Del caso si occupano l’agente Peter Lindgren e la psicologa criminale Hanne Lagerlind-Schön; i due, che hanno già lavorato insieme, non avevano nessuna voglia di incontrarsi di nuovo.

Con La sconosciuta Camilla Grebe mette a punto un congegno perfetto che si addentra nelle stanze piú inquietanti della psiche umana, genera tensione e sconvolge.

Da leggere. Da tre a quattro stelline (****)

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Camilla Grebe è nata nel 1968 a Älvsjö, nei pressi di Stoccolma. Dopo i romanzi scritti a quattro mani con la sorella Åsa Träff e con Paul Leander-Engström, grazie a La sconosciuta, venduto in 20 paesi, ha raggiunto il successo internazionale

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[Libri] “La rete di protezione” di Andrea Camilleri – Sellerio (25 Maggio 2017 – 304 pag.)

 La rete di protexzione 

Questa la recensione di Thriller Café:

Andrea Camilleri non si ferma e, dopo aver festeggiato il suo centesimo libro con L’altro capo del filo, ecco che pubblica, sempre per Sellerio, La rete di protezione, un romanzo che offre al commissario Montalbano l’occasione di misurarsi con il mondo della Rete, dimostrando di sapersi destreggiare nella selva dei social network anche senza l’aiuto dell’esperto di informatica del commissariato di Vigata, Agatino Catarella.

Ne La rete di protezione lo spunto per avviare la narrazione è dato dall’arrivo di una troupe che vuole girare una fiction ambientata nel 1950 e ben presto, accanto ai consueti protagonisti dell’universo di Camilleri, è evidente che in questo caso diventino importanti anche i media vecchi e nuovi.
Spazio quindi a Internet e computer e vale la pena citare almeno un passo, affascinante quanto efficace, dalla nuova fatica letteraria dell’autore di Porto Empedocle:

Salvuzzo si misi alla scrivania, addrumò lo schermo del PC e con ’na vilocità ’mpressionanti per Montalbano che l’osservava ’nfatato, raprì icone come finestre, le chiuì, scrissi, arrispunnì, addimannò, mentri che liggiva i messaggini sul tilefono e ne componiva la risposta, arrivaro soni, rumori, parole mentre che smanettava sui tanti apparecchi diversi che tiniva sul tavolo. Faceva cento cose tutte ’nzemmula, adoperando le dita con la stissa liggirizza delle gamme di un ballerino”.

Ma perché si arriva a questo punto? Cosa spinge le forze dell’ordine di Vigata a salpare nel mare elettronico in cerca di indizi e prove? Cerchiamo di scoprirlo dando un’occhiata alla sinossi de La rete di protezione.

Vigata sta vivendo un momento molto particolare che interrompe la tranquillità della cittadina: una troupe sta girando una fiction ambientata negli anni Cinquanta e, al fine di arrivare alla maggiore verosimiglianza possibile, la produzione italo-svedese ha pensato di chiedere l’aiuto dei cittadini, invitando gli abitanti a cercare vecchie foto e filmini d’epoca.

Sollecitato dalla richiesta, l’ingegnere Ernesto Sabatello recupera delle pellicole che suo padre ha girato con un metodo particolare: l’uomo ha scelto di riprende un muro, all’apparenza appartenente a qualche casa di campagna, ogni 27 marzo, dal 1958 al 1963. Il risultato non sembra essere molto interessante, non appaiono persone e non accade, a prima vista, nulla.

L’ingegnere, non sapendo bene cosa fare di quella serie di filmati, consegna il tutto a Montalbano che, affascinato, comincia a indagare e, pian piano, scopre alcune crepe nel muro e svela una storia di sangue appartenente a molti anni fa. Ma proprio mentre il commissario comincia ad avvicinarsi alla verità, ecco che Vigata è scossa da un fatto inaudito.

Alcuni uomini armati penetrano nella scuola media, per la precisione nella classe III B e, dopo aver minacciato i presenti, scappano esplodendo alcuni colpi di pistola. C’è chi pensa immediatamente a un atto di terrorismo, ma Montalbano comincia subito a guardare molto più vicino, nella scuola stessa e, per cercare di far luce sul fatto, si immergerà in quel mondo per lui alieno composto da Facebook, Twitter, blog e varie altre realtà che animano la Rete.

Aggiungo solo una considerazione: è sorprendente come Camilleri riesca sempre a trattare con garbo situazioni e personaggi. Mi è piaciuto molto. Quattro stellline (****) belle piene.

Aggiornamento

Ed è con piacere che riporto quest bella “pagella” di Antonio D’Orrico per La Lettura del Corriere della sera del 23 luglio.

La pagella:  Andrea Camilleri – La rete di protezione –  Sellerio.

voto: Il solito.

Eccellenza italiana (garantisce Clinton). Andrea Camilleri è uno scrittore professionista amato dai lettori (in Italia e all’estero) e primatista delle classifiche. Ispiratore, con Montalbano, di una serie tv che registra il boom di audience in prima visione e in replica. Il birraio di Preston, il più felice, teatrale e musicale dei suoi romanzi storici, è uno dei libri preferiti da Bill Clinton. L’ex presidente americano lo disse, a cena, all’allora presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e chiese di poterlo incontrare. Cosa mai successa a nessun vincitore dello Strega (nemmeno quando c’era Nixon). La rete di protezione è, in ordine di tempo (2015), la prima inchiesta di Montalbano dettata dall’autore a causa dei suoi problemi agli occhi, ma niente è cambiato rispetto alle inchieste «scritte». Anzi. Per l’originalità dello spassoso e metalinguistico— come direbbero i critici laureati—spunto iniziale; per gli sviluppi inattesi del personaggio di Mimì Augello; per il delicato trattamento del segreto (a volte tragico) patto che lega spesso i fratelli gemelli, questo romanzo, scritto nell’ombra, sta serenamente accanto alle sue massime e luminose imprese narrative. Andrea Camilleri, per usare il linguaggio di moda, è un’eccellenza del Paese. Ha sfatato una maledizione nazionale. Quella descritta da Umberto Saba con sette parole pesanti come macigni: «La letteratura italiana sono secoli di noia». E Clinton, che non è proprio il tipo da annoiarsi, deve averlo capito meglio di tutti. Eppure c’è chi muove a Camilleri accuse destituite di ogni fondamento (che nicchia sulla mafia, che fa politica). È un tipico comportamento italiano. Allora faccio anche io l’italiano e ritiro le dimissioni irrevocabili dalla rubrica (che avevo dato la puntata scorsa per protesta contro la pochezza dei testi presenti in classifica), per assegnare il solito 10 (di cui ha qui l’esclusiva) ad Andrea Camilleri, maestro, scrittore, gentiluomo di 91 anni e senza mai uno sbadiglio (record mondiale?).

 

 

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[Libri] “Un investigatore dal fiuto infallibile” di Stefania Molinari – Editrice La Scuola (1995 – 192 pag.)

Un investigatore infallibile

 

E un giallo, per ragazzi e l’autore lo presenta così:

“Il protagonista di questi cinque racconti gialli sono io, Oreste, un giovane e brillante investigatore privato, alle prese con casi complicatissimi e misteriosissimi. Sono certo che li leggerai d’un fiato, anche se, modestamente, non credo che arriverai alla soluzione prima di me…”

Sono cinque, tutti incruenti,  gli episodi nei quali Oreste si trova ad emulare i suoi idoli: il tenente Colombo  e Sherlock Olmes:

  1. Hanno rapito poldo! (n.d.r. Poldo è un pesce rosso!)
  2. Il teatro delle muse è in pericolo!
  3. Grosso guaio al «drago d’oro»
  4. Chi ha rubato il «cypripedium maculato»? ((n.d.r. un’orchidea)
  5. Aggiudicato!

Ma si legge proprio volentieri: tre stelline (***)

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[Libri] “Il respiro della Laguna” di Alberto Ongaro – Piemme (2016 – 203 pag.)

Il respiro della laguna

Il libro:

Damiano Zaguri, capo della squadra Anticrimine di Venezia, viene svegliato in piena notte: in fondamenta San Trovaso un uomo è stato ucciso, un neonato – suo figlio – rapito dalla culla. All’apparenza non vi è alcun movente: la famiglia è abbiente ma non ricca, impensabile un riscatto, né si può immaginare un regolamento di conti. Il padre del bambino è stato ammazzato per sbaglio: se non avesse sorpreso il rapitore, ne sarebbe uscito incolume. Indagando fra gli informatori della malavita nella Baia del Re, Zaguri segue le tracce del criminale e dei suoi mandanti: è una corsa contro il tempo, e una personalissima sfida con un suo lontano antenato, Signore di Notte nella Venezia del Seicento, che si lasciò sfuggire i colpevoli della sparizione del piccolo erede di una contessa. A mettere Zaguri sulla giusta strada sarà un talismano, non unico elemento magico in una Venezia nebbiosa e palpitante, la cui laguna, secondo un’antica leggenda, sembra in grado di esprimere funesti presagi ingrossando le sue acque.

Un buon giallo in una Venezia insolita. Da tre a quattro stelline (***/****) e un grazie a Mariella per la segnalazione.

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Alberto Ongaro vive a Venezia, la sua città da sempre. Ma nella sua vita avventurosa, che l’ha visto per molti anni inviato speciale per L’Europeo, ha viaggiato in tutto il mondo e soggiornato a lungo in America del Sud e in Inghilterra. Narratore, giornalista, sceneggiatore di fumetti (a lungo collaboratore e intimo amico di Hugo Pratt), è autore di diversi romanzi, tra cui La taverna del Doge Loredan e La partita, premiato con il Super Campiello nel 1986.

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