La Francia dei furbetti

Prendo spunto da quanto è successo nella partita di calcio tra Francia ed Eire per fare alcune considerazioni.

Per coloro che non avessero seguito l’avvenimento, lo riassumo.

Si tratta di una partita di calcio importante in quanto è in gioco, senza ulteriore possibilità si appello, la partecipazione ai Campionati Mondiali dell’anno prossimo, e , come sempre nel calcio, sono coinvolti interessi economici notevoli.

La Francia aveva vinto la partita d’andata per 1 a 0. Questa è la partita di ritorno e, al termine dei 90 minuti regolamentari, l’Eire, più debole sulla carta, è in vantaggio con lo stesso punteggio di 1 a 0.

Occorre quindi disputare i due tempi supplementari e verso la fine del primo tempo la Francia va in gol con Gallas. Il gol è assolutamente irregolare perché un altro giocatore francese, Thierry Henry si è aggiustato la palla con una mano, evitando che la stessa uscisse a fondo campo, e l’ha passata a Gallas che ha segnato.

L’arbitro non vede il fallo di mano e convalida, nonostante le vivaci proteste degli irlandesi.

Con questo gol la Francia si qualifica e ‘Eire è eliminata.

Mero comportamento “opportunistico” della squadra francese, dunque, e lealtà sportiva zero.

Scoppiano le polemiche.

L’allenatore francese, Raymond Domenech, dichiara:”Je ne comprends pas pourquoi nous sommes présentés comme coupables” (non capisco perché ci si presenti come colpevoli di aver commesso un reato)

Sarkozy, che se ne lava le mani: “Sulla partita – dice – sono le istanze preposte in sede europea e internazionale a doversi esprimere”. Sì, certo, ma lui che ne pensa?

I giornali commentano “non è il giocatore che deve andare dall’arbitro a confessare, ma è l’arbitro che avrebbe dovuto chiedere al giocatore”,

Insomma, quando ci sono gli interessi di mezzo, l’onore viene dopo. E pensare che, col chiedere, ad esempio, di ripetere la partita, ci avrebbero fatto un figurone a rischio quasi zero. L’Eire è nettamente più debole.

Ma anche la Francia non è più quella di una volta.

Si ripetono ormai troppo frequentemente le situazioni in cui un po’ tutti ci perdono la faccia. Sarkozy che va ad abbattere il muro di Berlino una settimana dopo, la Renault che, stando alle cronache, addossa tutte le colpe a Briatore per salvarsi il culo, due grandi Presidenti, Chirac e Mitterand sulle prime pagine dei giornali

C’era una volta la Francia dei grandi ideali, una Francia che ha sempre preteso di essere d’esempio per il resto del mondo.

La Francia della grandeur, insomma.

La Francia che noi, esterofili come siamo, abbiamo sempre ammirato, la Francia che noi piemontesi abbiamo sempre sentito più vicina di “Roma ladrona”

La Francia di monsieur De Coubertin che diceva:“ Nello sport l’importante non è vincere, ma partecipare”.

Ma quella Francia c’è stata davvero?

E’ la Francia che ha spesso scritto la storia, quella scritta, però, con la penna dei vincitori, quella abbellita dalle gesta dei suoi eroi, quella che dimentica il valore degli sconfitti, quella che nasconde sotto lo zerbino le proprie malefatte.

Forse faremmo meglio a rivedere qualche pagina e a rileggerla anche dalla parte degli sconfitti. E forse scopriremmo anche qualche rovescio della medaglia.

Guardate, ad esempio che ci dice Antonio Lombardo, Professore Ordinario di Storia dello Sport e Presidente del corso di laurea in Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata in un pezzo dal titolo”Pierre de Coubertin e quella frase mai detta”:“La consultazione delle carte di Coubertin, depositate presso l’Archivio del C.I.O. (Comitato Olimpico Internazionale) a Losanna, mi permette di affermare con assoluta sicurezza che quella frase è stata pronunciata per la prima volta dal vescovo anglicano Ethelbert Talbot della diocesi di Pennsylvania nel corso della cerimonia tenuta nella cattedrale di Saint Paul di Londra in onore dei partecipanti ai Giochi Olimpici del 1908.”

Frase rubata dunque, ma ben conservata. ” Une belle mise en place”, direbbero i francesi.

Insomma questa Francia forse è sempre stata più normale di quel che la crediamo e non aveva tutti i torti Jean Cocteau nel dire : “Les français sont des italiens de mauvaise humeur” (“I francesi sono come gli italiani di cattivo umore”)

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2 risposte a La Francia dei furbetti

  1. elisabetta ha detto:

    Per parlare di sport (soprattutto di calcio) non sono la più adatta, e non lo faccio: ma se dobbiamo parlare di comportamenti, in generale (quindi anche dello sport) non c’è più niente di completamente pulito: dalla politica, allo sport, ai giornali, allo spettacolo, alla giustizia e anche purtroppo alla sanità…. Tutto inquinato…. Come sono inquinati i mari, i fiumi, l’aria e l’agricoltura ….

    Niente è più genuino….

    Viviamo oramai consapevoli di tutto ciò e sembra quasi che non ce ne importi più… l’abitudine ci ha resi apatici e menefreghisti…

    Cantiamo gli inni nazionali ma siamo traditori del nostro paese, sbandieriamo la bandiera, ma non abbiamo abbastanza coraggio di difenderla, ci proclamiamo umanità ma siamo peggio delle bestie…

    Quando a volte, sentiamo o leggiamo di qualche atto eroico ci sembra di trovarci davanti a un caso di fantascienza: l’agire umanamente è diventato invece che un comportamento generoso naturale, un gesto da mostri a 5 teste….

    Mah….. forse i Maya hanno ragione…. Quel 2012 tanto vicino, forse sarà davvero la fine che meritiamo

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