Chiude oggi “l’Unità”


Leggo che oggi l’Unità sarà in edicola per l’ultima volta.

Anche se non ho mai creduto nell’ideologia comunista e non sono mai stato un lettore del quotidiano, sinceramente mi dispiace.

E’ un pezzo d’Italia che se ne va. Di quell’Italia che, giusto o sbagliato che fosse, credeva in un mondo migliore.

Ma quell’Italia, forse, se n’è andata già da molto tempo. Da quando l’Unità non è più apparsa, ostentatamente in bella vista, nelle tasche laterali delle giacche dei suoi sostenitori.

De profundis, e anche se risorgerà non sarà mai più la stessa cosa.

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Quello che un gatto non potrà darvi mai

 


Dovete sapere che la Kyra, come tutti i retriver, ha una vera e propria passione per i pezzetti di ramo che facilmente si trovano nei parchi ai piedi degli alberi. Il gioco principale consiste nel lancio del bastoncino, che il cane rincorre e riporta. Ma non solo. Lei ama anche accucciarsi, mangiucchiarli e romperli a pezzettini.

A casa ho un piccolo giardino dove il cane può liberamente praticare questa attività. Fin da cucciola, però, le abbiamo insegnato che i rametti non si portano in casa per spezzettarli sul tappeto e lei, obbediente, non li porta mai.

Qui al mare di parchi e di rametti abbandonati nemmeno l’ombra.

Questa mattina, però, eccone uno sulla strada dove facciamo la prima passeggiatina della giornata. Ovviamente se ne è subito impadronita e trionfante l’ha tenuto in bocca, scodinzolando, per tutta la via del ritorno.

Arrivati a casa, ho infilato le chiavi nella toppa del portoncino d’ingresso del condominio e lei, senza che io le dicessi alcunché, mi ha guardato con i suoi grandi occhioni e l’ha posato con cura a terra sul limitare della soglia d’ingresso.

Poi è entrata nell’androne docilmente, a testa bassa.

Non ho avuto il coraggio di lasciarlo e l’ho portato in casa.

Meritava o no questo piccolo premietto?

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Le trasmissioni estive della RAI TV

Giusto, bravo Giannino (fonte: ADUC).

E sono ferie che vanno da giugno a metà settembre.

(E’ vero, non vale solo per la Rai, ma per le altre reti, almeno, il canone non lo paghiamo).

 

 

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Perché sono felice che Nibali e le “cichi” abbiano vinto.


Perché ci rappresentano. O meglio, rappresentano quell’Italia di gente comune che ha voglia di fare e, pur non disponendo di doti naturali eccezionali, con l’abnegazione e il lavoro ci dimostrano che si possono raggiungere grandi risultati.

Vincenzo Nibali al Tour dominando da cima a fondo, dopo 16 anni di digiuno (era stato Pantani l’ultimo, nel 1998, a sua volta dopo altri 33 anni  senza vittorie, quella di Gimondi nel 1965)

Il doppio Errani-Vinci sull’erba di Wimbledon come nessun’altra italiana mai. Due ragazze, le nostre “cichi”  che mettendo insieme le loro forze la loro amicizia e le loro caratteristiche hanno raggiunto la vetta del mondo del tennis.

E non devo dimenticare le otto medaglie ai mondiali di scherma, prima nazione a pari merito con la Russia

Gente di poche parole e tanti fatti.

Al contrario di tanti politici che ci governano.

Mi ha fatto tenerezza quel Nibali di giallo vestito che sui Campi Elisi, nella cerimonia di premiazione, ha estratto il suo bigliettino con i nomi da ringraziare, per non dimenticarne nessuno.

E mi dispiace che ai mondiali juniores di atletica leggera, lo sport dei poveri, ma anche la regina e la madre di tutte le discipline sportive, non siamo andati al di là di un sesto posto senza nessuna presenza in un medagliere che con le sue 105 medaglie ha premiato ben trentasette nazioni e non la nostra.

E mi dispiace che ai mondiali di calcio in Brasile, lo sport dei ricchi, la nostra nazionale abbia fatto una meschina figura. Non me ne importa nulla del fatto che in caso di vittoria i politici sarebbero saltati sul carrozzone per gridar vittoria e non sono di quelli che ce l’hanno con i guadagni dei nostri calciatori e urlano “ben gli sta”. Quelli che hanno vinto, tra l’altro, guadagnano più dei nostri e, pur tuttavia, sono amati e ammirati in patria e all’estero senza alcuna riserva.

Non stiamo attraversando un buon momento storico e chissà quando la nostra economia si riprenderà. Abbiamo poche cose di cui andare orgogliosi e abbiamo un gran bisogno di esempi che ci facciano recuperar fiducia per sentirci forti e vincenti.

Dio sa quanto ne abbiamo bisogno.

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Sul mio blog dedicato allo sport:

Trionfo !!!

Wimbledon 2014: … e sono nostre le reginette

Scherma Mondiali Kazan 2014

Mondiali Juniores 2014 di Atletica Leggera

Basta con quello stramaledetto PAREGGIO 

 


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Quando la scuola perde di credibilità

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Sempre più 100 e lode. Sempre meno bocciati. Liceali in media più «bravi» di chi studia nelle scuole d’arte, negli istituti tecnici e professionali”.

E’ questo l’incipit dell’articolo a pagina 17 del Corriere di oggi (da cui è tratto anche il grafico) che titola:

Quei 3.450 con la lode alla maturità“.

Mi pareva interessante e ho letto:

“Il ministero dell’Istruzione ha pubblicato ieri i dati relativi all’ultima Maturità confermando una tendenza in atto da qualche anno: i diplomati con lode crescono sessione dopo sessione. Se nel 2011/2012 erano 2.581 e nel 2012/2013 2.949, quest’anno hanno sfondato quota tremila, toccando 3.450. Quasi uno su cento.”

Bene mi son detto, miglioriamo, ma proseguendo, ahimè, ho letto:

“E’ una regione, la Puglia, che consolida un primato nazionale: è il pezzo d’Italia con il più alto numero di diplomati con il massimo dei voti. La Lombardia, invece, si conferma l’area dove è più difficile prendere la lode”.

Questa la classifica:

Prima la Puglia (con 2 super-bravi ogni 100 diplomati), poi l’Umbria (1,5%) il Molise (1,3%) la Calabria e le Marche (1,2%).

Ultima la Lombardia : 147 (0,3 %), preceduta dal Triveneto (0,4%), dalla Liguria (0,5%), dalla Toscana e dal Piemonte (0,6%).

Ma chi ci crede che questa sia la realtà dell’istruzione nel nostro Paese?

Fanculo la scuola e i suoi voti.

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Aspetta e spera….


Così Giannelli sul Corriere di oggi.

Se bastasse un anno, dico io …

E così Antonio Polito, sempre sul Corriere di oggi:

CRESCONO SOLO LE PROMESSE

di ANTONIO POLITO

Matteo Renzi è davvero unico.

Nessun altro primo mi n i s t ro avrebbe mai detto la frase riportata da Alan Friedman nell’intervista al Corriere di venerdì scorso: «Che la crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5%, non cambia niente dal punto di vista della vita quotidiana delle persone».

In realtà la differenza di un punto di crescita è la differenza tra la vita e la morte per l’economia italiana, e dunque anche per le famiglie.

Un punto di crescita è 16 miliardi di ricchezza in più, posti di lavoro in più, più entrate fiscali, meno deficit e rientro dal debito, quindi meno spread e più credito. E così via. Avete presente l’effetto palla di neve? Ecco, un punto in più di Pil metterebbe l’economia italiana in un circolo virtuoso dal quale ogni sfida ci apparirebbe finalmente possibile.

Un punto in meno, un altro anno a danzare intorno allo zero, e siamo nei guai neri: in autunno tutti i mostri del videogioco (deficit, fiscal compact, disoccupazione) ricomincerebbero a mangiarsi la speranza che il governo Renzi ha acceso negli italiani e in Europa.

Dunque speriamo che il presidente del Consiglio scherzasse con Friedman, contando sulla sua innegabile simpatia. Però speriamo anche che da ora in poi si faccia sul serio. Si ha infatti l’impressione di essere giunti a un tornante cruciale della vita di questo governo.

L’inizio era stata una scommessa basata sul «tocco magico » del premier. L’idea era di accendere una scintilla di ottimismo in un Paese troppo depresso, che lo spingesse a ricominciare a investire e a consumare: una crescita autogenerata. Si trattava di una strategia possibile, le aspettative contano molto in economia; ma non sembra aver funzionato. Ne era parte integrante, al netto dei suoi vantaggi elettorali, lo sconto Irpef degli 80 euro. I dati sui consumi per ora dicono che il rimbalzo sulla domanda interna non c’è stato. E, nel frattempo, anche l’altro grande salvagente dell’economia italiana, l’export e la domanda esterna, sembra sgonfiarsi. Se questa fosse una corsa ciclistica, diremmo che ci siamo piantati sui pedali, e che non ci rimane che sperare in una spinta della Bce a settembre.

Ora ci sono due strade percorribili. La prima è rimettere la testa sulle carte e ripartire dal rompicapo di sempre: le riforme di struttura.

La Spagna le ha fatte e ha ripreso a crescere e a creare occupazione. Ha messo a posto le sue banche e soprattutto ha fatto una vera riforma del mercato del lavoro, più facile licenziare e più facile assumere. Noi del Jobs Act sentiamo parlare da quando Renzi faceva la Leopolda e ancora non sappiamo se affronterà finalmente il nodo fatidico dell’articolo 18.

L’altra strada, inutile girarci intorno, sono le elezioni.

Di fronte alle difficoltà dell’economia Renzi può decidere di sfruttare la riforma elettorale e costituzionale che riuscirà a portare a casa per rinviare la resa dei conti pubblici con l’Europa, rilanciandosi con una fase 2.0 e con un Parlamento più fedele.

La prima strada porta a fare un discorso di verità al Paese, la seconda ad annunciare sempre nuovi traguardi e cronoprogrammi che poi non possono essere rispettati.

Per quanto entrambe legittime, la prima strada ci sembra quella più diritta.

 


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Tre anni

I love la mia Kyra

Oggi è il suo compleanno.

Buona, affettuosa, allegra, giocherellona, sempre disponibile, sempre al mio fianco. Ma cosa posso chiedere di più?

Una grattatina speciale, allora, tutta per lei. Si accontenta di così poco. Poi la passeggiatina.

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[Libri] “Uva Noir” e “Gioco pericoloso” di Gabriella Genisi – Sonzogno (2012 e 2014)


Uva noir.

Dopo “La circonferenza delle arance” e “Giallo ciliegia”, “Uva Noir”è il terzo romanzo di Gabriella Genisi che ha come protagonista Lolì, l’improbabile commissaria di polizia Lolita Lobosco, femmina verace, impulsiva, passionale, sensuale del nostro Sud.

Siamo a Bari, un bambino scompare, e qualche giorno dopo viene ritrovato senza vita nel giardino della villa di famiglia. Tra i sospettati c’è, Lorena Depalma, di anni ventotto, bellezza statuaria e mamma del bimbo, molto chiacchierata soprattutto in certi ambienti poco raccomandabili, dove è nota con il nome di Uva ‘gnura, uva nera. Sposata e separata dal marito, un noto e ricco farmacista accalappiato solo per interesse, la donna risulta essere invischiata in affari loschi e frequentazioni malavitose. Ma sospettati sono anche due loschi figuri, i fratelli Labranca, i due omaccioni di scorta alla Depalma, il padre del bimbo, Lorenzo Milone, frustrato dal matrimonio fallito, e la sua precedente fidanzata, Caterina Cinquepalmi, l’insipida biondina che dava una mano in farmacia.

Delle indagini si fa carico la nostra esuberante Lolita che se la dovrà sbrogliare tra le investigazioni, i pericoli del mestiere e la variopinta vita privata, fatta di cenette al lume di candela, manicaretti afrodisiaci, amicizie non sempre innocenti e maldicenze a tutto spiano.

Non mi dilungo oltre nella descrizione del romanzo che ripropone, come nei due precedenti, dei quali ho parlato qui e qui, i temi di un giallo più rosa che giallo, mescolandoli con una riuscita combinazione di umorismo, di sensualità e di sapori nostrani.

Il tutto condito dalla simpatia di Lolita, che qui trova anche l’amore suo.

E’ questo terzo episodio, forse, il migliore dei tre: la lettura è piacevole, a tratti spassosa, e la trama del giallo è un po’ più consistente, anche se la conclusione appare un po’ affrettata.

Mio gradimento ***/****
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Gioco Pericoloso

Vittorio Lamuraglia, noto commercialista barese quarantaquattrenne, viene travolto dal camion della spazzatura insieme a Polpetta, la sua cagnolina. Pochi mesi prima un malore mortale aveva colpito, allo stadio, il capitano del Bari calcio Scatucci, al termine di una partita giocata e vinta contro il Lecce per la permanenza in serie A.

Due casi apparentemente accidentali e, come tali, frettolosamente archiviati dal P.M., che, però colpiscono la fantasia della nostra Lolita che si mette ad indagare e viene a capo di un vorticoso giro internazionale di calcio scommesse e di una mano comune nel commettere i due assassini.

E questo il quarto e più recente episodio della serie dedicata da Gabriella Genisi alla sua Lolì ed è forse questo il meno riuscito dei quattro. Fa male, a mio avviso, la scrittrice ad alzare troppo il tiro della vicenda, rendendo poco credibile il tutto e, quindi, un po’ noiosetta una trama, che , pur trattandosi di un giallo più rosa che giallo, resta pur sempre il filo conduttore del romanzo. Anche la storia con Giovannino amoremio di Lolì, fa un po’ acqua e non chiarisce del tutto in che cosa si sia sostanziato, alla fine, il comportamento di Giovanni.

Resta comunque una lettura piacevole con tanti gradevoli quadretti di vita quotidiana e spassosi personaggi.

Mio gradimento ***

-.-

Memo: nella categoria Libri :
– I miei precedenti commenti
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

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Sport e pene d’amore


 

E facciamo un po’ di gossip, val bene un sorriso.

Lei è la bella Caroline Wozniacki, danese, 24 anni, ex numero uno del mondo di tennis, fisico da modella è alta 1,77 per 63 Kg.

Lui è Rory McIlroy, nordirlandese, 25 anni, numero 1 del mondo del golf nel 2012, attuale numero 2.

Insieme da due anni, si erano fidanzati ufficialmente a Capodanno con una sontuosa festa, avevano fissato le nozze per questo mese d’Agosto, e spedito tutte le partecipazioni.

A Maggio, però, tutto si è rotto e lui l’ha lasciata, dichiarando pubblicamente di non sentirsi pronto al matrimonio.

Dramma umano con riflessi sulla carriera sportiva? Parrebbe proprio di no.

Lui si era consolato in fretta: già quattro giorni dopo l’annuncio della fine della relazione, aveva vinto il prestigioso Bmw Pga Championship a Virginia Water, in Inghilterra e ieri ha conquistato l’ancor più prestigioso Liverpool Open Championship 2014, terzo major stagionale, incassando 200 mila sterline.

Lei, sempre ieri ha vinto, purtroppo a spese della nostra Roberta Vinci, il torneo WTA 250 di Istanbul dopo un digiuno che durava dallo scorso autunno. Ha incassato meno, solo 37 mila euro ma si è tolta anche il piacere di pubblicare su Twitter questa foto:


Con la dedica (lui è alto 4 centimetri meno di lei): “Fuori ad Istanbul. Sono tre anni dall’ultima volta che ho indossato tacchi alti per una normale giornata fuori”.

Che dire? Al di là di questa perfidia delle donne….., se è pur vero che, secondo un vecchio slogan, “far bene l’amore fa bene all’amore”, parrebbe proprio vero anche che le pene d’amore fan bene allo sport.


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La testa sul collo

Un bell’articolo di Vincenzo Cito per la Gazzetta dello Sport del 19 Luglio:

“La lezione della famiglia Scuffet agli esaltati che rovinano i figli”

Lo trovate qui, sul mio blog dedicato allo sport

 

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