Da Flushing Meadow, tennis ma non solo


Volete sapere quali risultati stanno ottenendo i nostri tennisti agli US Open?

Qui: Tennis – US Open 25 Agosto – 8 Settembre

E se volete conoscere qualche storia di quel mondo,

Qui: Le favole belle di Flushing Meadows

  • Il nonno raccattapalle.
  • Quarantaquattro, ma non li dimostra.
  • Non è mai troppo tardi
  • Se insisti e persisti, raggiungi e conquisti.
  • Nasce una stella
  • E un augurio a Francesca
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I conti di Conte


Sotto il profilo sportivo non ho nulla da eccepire, Conte è bravo e merita la nazionale. Dal punto di vista economico, invece, mi sento preso per i fondelli.

Dicono che l’ingaggio di Conte si pagato per 1,5 milioni di euro netti dalla Federazione, cioè da noi, e per 2,5 milioni di euro, sempre netti dallo sponsor, la Puma. Al lordo le cifre, ovviamente raddoppiano.

Col cavolo la Puma!

Il ragionamento è semplice: se Conte a guida della Nazionale costituisce un plus per lo sponsor, questi lo avrebbe pagato anche alla Federazione maggiorando l’attuale contratto di sponsorizzazione. Con una differenza: che, via Conte in futuro, il maggior valore del contratto avrebbe costituito la base di negoziazione per il successivo rinnovo, mentre essendo diventato un rapporto tra Puma e Conte, di questo maggior valore non si terrà conto per di negoziazione di un successivo rinnovo.

Bravo Tavecchio! E chiamali fessi quelli della Puma.

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[Libri] “Un bel sogno d’amore” di Andrea Vitali – Garzanti (2013)

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Andrea Vitali è nato (5 febbraio 1956) e cresciuto a Bellano, sulla sponda orientale del lago di Como. Vive tuttora nel paese natio dove esercita la professione di medico. Esordisce in campo letterario nel 1990 con il romanzo breve Il procuratore (Premio Montblanc per il romanzo giovane) e ora ha all’attivo circa quaranta romanzi con molti premi e riconoscimenti tra cui un Premio Bancarella nel 2006 (“La figlia del podestà”) e la finale del Campiello nel 2009 (“Almeno il cappello”). 

Con “Un bel sogno d’amore” Vitali di diverte ad affrescare le immagini di vita quotidiana di un piccolo comune di provincia in un Italia d’altri tempi che non esiste più.

Siamo sul lago di Como, a Bellano, poco più di tremila abitanti, comune di nascita e residenza dello scrittore, nel 1973.

Adelaide è bella, cordiale, diretta e determinata.  Lei e Alfredo, l’eterno indeciso, si frequentano da poco più di un anno, dopo essersi conosciuti a una festa di fine d’anno presso il Circolo dei Lavoratori, aver ballato insieme e aver concordato di rivedersi. I primi tempi pareva fossero due carbonari. Anzi, nelle occasioni di quegli incontri –sul piazzale del cotonificio dove Adelaide lavorava o all’uscita dall’officina–, l’Alfredo sembrava più un ladro. Ladro di tempo, sottratto a sua madre.

Già, perché Benvenuta, la mamma di Alfredo, non lo molla proprio: gelosa, possessiva e bacchettona ha il vizio di ficcare il naso nella vita del figlio e di dirigerla.

Il giovanotto, di buon carattere, lascia fare ma la cosa è la causa della sua eterna indecisione di fronte a qualsiasi cosa che non siano le auto che ripara nell’officina meccanica in cui lavora.

Ernesto Tagliaferri detto il Taglia è la tentazione. Bello e spavaldo. Svelto, di lingua e di mano. Fare il cascamorto con le donne é la sua attività preferita. Adelaide non aveva resistito un pomeriggio a fine turno quando si erano trovati da soli nello spogliatoio, alla richiesta di un bacio. E il Taglia ne aveva subito approfittato per infilarle una mano sotto la gonna. L’aveva fermato appena in tempo.


Ma ahimè il “Taglia” ama il denaro e la vita facile e prende brutte strade dove in più occasioni si fa beccare con le mani nella marmellata dal maresciallo Pezzari, un bonario uomo i legge che invano tenterà di redimerlo.

Questi i personaggi principali di una storia che non è una storia d’amore ma il pretesto per rappresentarci, in un caleidoscopio di colori, una galleria di gustosi e simpatici personaggi di un’Italia non ancora contaminata dalla modernità del giorno d’oggi e dalla criminalità organizzata delle grosse città.

Non un libro dalla lettura impegnativa, ma il libro giusto per chi cerca nella lettura una pausa d’evasione, un momento di divertimento e un sano “relax”

Mio gradimento ***/****.

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Un buon motivo…

….. per essere eroi.

(Striscia da Il Post del 14 Agosto)

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Ma sì, dai, Buon Ferragosto!!!

E dai su, un po’ d’allegria almeno per oggi, anche quest’anno ad arrivarci ce l’abbiamo fatta. Buon Ferragosto a tutti.

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[Libri] “Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith – Salani (2013)

Con “Il richiamo del cuculo” siamo a Londra in pieno inverno quando una top model, Lula Landry, bella, celebre, ricca ma tormentata, precipita nella neve, dal balcone del suo attico a Mayfair. Nessuno dubita che si tratti di un suicidio e la polizia archivia il caso come tale.

L’unico a non crederci è il fratello adottivo della vittima, John Bristow, che decide di rivolgersi ad un investigatore privato, Cormoran Strike, per far luce sul caso.

Strike è un veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, fa l’investigatore ma i clienti scarseggiano e i debiti si accumulano. Inoltre, la sua volubile e ricchissima fidanzata l’ha appena lasciato, cacciandolo di casa, e lui è costretto a dormire in ufficio.

Il nuovo incarico gli consente di tirar avanti ancora per qualche tempo e di pagare qualche debito accumulato.

Verrà a capo del caso, ma il mondo complesso e spietato della modella non sarà facile da decifrare.

Questa in estrema sintesi la trama del romanzo d’esordio di una nuova serie a firma  Robert Galbraith, pseudonimo di J.K. Rowling, che è l’autrice della serie di Harry Potter e de “Il seggio vacante”.

Una scrittrice famosa, una trama stuzzicante, con un finale, lo dico subito, bello e imprevedibile, ma con qualche orpello, a mio avviso, di troppo. Primo fra tutti le quattrocentosessantaquattro pagine che, pur se di ottima penna, mi hanno un po’ fatto perdere il filo del discorso e reso faticosa la lettura nella prima parte, riprendendosi peraltro ampiamente nel finale. Non tutti i personaggi convincono, in particolare Charlotte,  la ex fidanzata. Gradevolissima è, invece, Robin, la segretaria “a settimane”.

Mio gradimento ***/**** (con un ringraziamento a Monica che l’ha segnalato).

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[Libri] “Una mutevole verità” di Gianrico Carofiglio – Einaudi (2014)

 


E’ da diverse settimane che questo “Una mutevole verità” di Gianrico Carofiglio, è al primo o ai primissimi posti nelle classifiche dei libri più venduti, ed è la prima volta nella quale l’autore si avventura nel mondo dei romanzi polizieschi, proponendoci un suo interessante personaggio: il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese di buoni radicati principi, direi quasi un classico bugia nen (che tradotto liberamente significa io ci vado con i piedi di piombo), trapiantato a Bari.

Il caso è apparentemente semplice e pare immediatamente risolubile:

Un tale dal passato piuttosto discutibile viene ritrovato cadavere, con la gola squarciata, nel suo appartamento. C’è un testimone, la portinaia, che afferma di aver visto, la sera precedente, un giovane scendere precipitosamente le scale con un pacchetto in mano, gettarlo in un cassonetto della spazzatura e quindi salire a bordo di un auto per allontanarsi velocemente.

Dal numero di targa, che la donna ha diligentemente annotato, è facile risalire al possessore dell’auto, che la donna riconosce essere il ragazzo della sera precedente.

Nel cassonetto viene altresì ritrovato il pacchetto che contiene un coltello con le tracce del sangue dell’uomo ucciso.

Il ragazzo, arrestato, si chiude nel mutismo più assoluto.

E’ il colpevole? Parrebbe proprio di sì ma manca un elemento fondamentale: il movente e al maresciallo Fenoglio non resta che indagare.

Dirà Fenoglio:

Per risolvere i casi complicati bisogna essere capaci di costruire una storia, partendo dagli indizi disponibili, che contenga una spiegazione plausibile di tutti gli elementi che abbiamo.

Una volta costruita questa storia, che è, in sostanza, un’ipotesi su come potrebbero essersi svolti i fatti, bisogna andare alla ricerca delle conferme. Se l’ipotesi sembra confermata dai nostri accertamenti, dobbiamo proseguire in maniera controintuitiva. Cioè cercare eventuali elementi che la contraddicano.

Il rischio di avere una buona ipotesi di spiegazione dei fatti è che questa ci piaccia troppo. Allora andiamo alla ricerca esclusivamente di quello che la conferma senza vedere quello che potrebbe smentirla. Un magistrato mi diceva che per essere investigatori migliori, più efficaci, dovevamo ragionare come se fossimo stati gli avvocati delle persone su cui stavamo indagando.

Significa che dobbiamo cercare i punti deboli delle nostre ipotesi. Una volta che li abbiamo trovati dobbiamo verificare se possono essere rinforzati. Se ci riusciamo, forse l’ipotesi che abbiamo è valida. Ma se non ci riusciamo, forse va abbandonata, perché non è davvero adatta a spiegare quello che è successo. La cosa peggiore che può fare un investigatore è innamorarsi della propria ipotesi, ignorandone le debolezze ed evitando deliberatamente di vedere gli elementi che la contraddicono.

Non mancano, dunque, i presupposti per un buon thriller (un assassinio apparentemente senza movente, un testimone al quale, forse, è sfuggito qualcosa, un ispettore attento e scrupoloso) al quale magari aggiungere qualche nota di colore (il piemontese trapiantato in una città, Bari, dalle mille sfaccettature), ma questi obiettivi mi paiono solo parzialmente raggiunti.

Il racconto, pur nel complesso comunque apprezzabile (mio gradimento ***), manca però un po’ di pathos e la conclusione è molto affrettata. 

Ha un pregio: è molto breve. Sarà forse che lo stesso autore dichiara, a fine romanzo, che “le date, i nomi, i luoghi indicati in questo romanzo sono di fantasia. I fatti sono realmente accaduti, altrove”, ma mi pare proprio che si potesse fare meglio e costruire una storia un po’ più romanzata, senza farla sapere troppo di cronaca.

Alla prossima avventura, caro maresciallo Fenoglio!

Nota: Non devo essere particolarmente fortunato con le letture di questo pluri premiato autore. Un paio d’anni fa mi era capitato di leggere “Il silenzio dell’onda” – Rizzoli 2011, finalista al Premio Strega (del quale riporto a pagina due la presentazione del risvolto di copertina) che pure mi aveva convinto poco: mio gradimento di allora ***.

-.-

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[Libri] “In fondo al tuo cuore – Inferno per il commissario Ricciardi” di Maurizio De Giovanni.- Einaudi (2014)


Gialli: tempo d’estate. Ne ho letti tre negli ultimi tempi: “Una mutevole verità”, di Gianrico Carofiglio, “Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith e “In fondo al tuo cuore – Inferno per il commissario Ricciardi” di Maurizio De Giovanni.

Vi parlo prima di quest’ultimo, rinviando a post successivi il commento degli altri due.

Siamo a Napoli nel 1932, nell’insopportabile caldo, quello vero, quello che si insinua attraverso i pori e va a maneggiare le stanze dell’anima dove si conservano i ricordi, e gli anziani sono quelli che ne hanno di piú. Si ritroveranno davanti agli occhi eventi di molte estati prima, volti sorridenti e canzoni d’amore dimenticate, passeggiate in riva a un altro mare ancora più blu. Vecchie sdentate e bavose ridiventeranno, con il caldo vero, danzatrici di tarantelle in feste lontane, che attendono di essere invitate dall’amato nella penombra di un portone, accogliente quanto un’alcova; e vecchi costretti da anni a una sedia saranno di nuovo giovani pescatori dalla pelle abbronzata, in barca di notte a parlare d’amore, in dolce compagnia, sotto una luna più cocente del sole. Il caldo, quello vero, sa essere vigliacco e subdolo, e se la prende coi più deboli sfruttando la malinconia. Sono pochi i giorni del caldo, quello vero. Ma in quei giorni l’atmosfera cambia, e la città diventa un altro posto. Ha il sapore del ghiaccio e l’odore del mare, ma può anche avere il nero colore della morte.

Ed è in una notte di caldo vero che un noto e affermato ginecologo, il professore Tullio Iovine del Castello titolare anche della cattedra universitaria, precipita dalla finestra del suo studio, sfracellandosi al suolo.

Suicidio, disgrazia o omicidio?

Sarà il commissario Ricciardi, e con lui il fido il brigadiere Raffaele Maione, a indagare e a dipanare le fila dell’intricata matassa nello scenario di una Napoli ricca di colori, di contrasti sociali, di umane passioni e di contraddizioni. una città dove non si possono fare le cose normali. Qua è tutto o più lento o più veloce, dove, per esempio, le notizie vanno come i fulmini. La città dove non si fa niente, niente che non si venga a sapere prima che succeda. E’ la Napoli anni trenta verace, vivace e drammatica delle opere di Eduardo che sarà ripresa da tanti autori e registi dei film neorealisti.

Il giallo di per sé è un ottimo giallo: intrigante, logico, con una soluzione imprevedibile.

Ma sono le descrizioni dei luoghi e dei personaggi che ne rendono particolarmente accattivante la lettura, rendendola piacevole, divertente e, nel finale, pure commovente.

Non solo la figura di Ricciardi ma quelle di:

. Maione, il burbero brigadiere dal cuore d’oro, qui in ambasce per la sospettata infedeltà della moglie Lucia

. Enrica, la giovane tenera romantica dirimpettaia del commissario del quale è, in segreto, profondamente innamorata e che vive nel dubbio di non essere corrisposta.

. Livia, una splendida donna del nord ammirata e desiderata da tutti i maschietti, meno che da quello che lei vorrebbe, il commissario, appunto.

. Rosa, la premurosa tata di famiglia che da sempre copre d’attenzioni il commissario, ma che ora viene colpita da una grave malattia e affida l’incarico a sua nipote Nelide, una scontrosa quanto efficace apprendista tata, che si esprime praticamente solo a suon di proverbi.Certo è giovane. Ma noi siamo una razza particolare, giovani e vecchie siamo uguali. Farà qualche errore, forse, chi non ne fa? Però è onesta e forte, piena di salute e senza grilli per la testa. Tiene questo vizio che parla poco e quando parla usa solo i proverbi: forse lo fa per sembrare piú saggia.

. Sisinella, la giovane amante del professore, Sisinella che ride nel vento, Sisinella che lo porta in uno speciale e personalissimo paradiso, dentro il letto di piume Sisinella che gli fa vivere una vita da ragazzo, lui che ragazzo non è mai stato. Sisinella dalle mani morbide, Sisinella dalle gambe lunghe, Sisinella dalla pelle di panna e fragola. Sisinella. che a diciott’anni già faceva la puttana lassù nei bordelli ma che ora, rimasta sola dopo la morte del professore, a quel mestiere non ci vuol più tornare. Perché la notizia, brigadie’, è che io là sopra, dove sapete voi, non ci torno. Una puttana non rimane una puttana per sempre, avete torto. Si può cambiare.

E poi, dovrei citarne molti altri, ma chiudo con Bambinella, lo spassoso e ironico femminiello confidente del brigadiere Maione Io vi faccio delle confidenze perché siete amico mio, mica vi passo informazioni! Sono una ragazza seria, io! Comunque stavolta ho dovuto correre per forza il rischio, perché secondo me le informazioni che vi devo dare sono urgenti, urgenti assai: e non potevo aspettare che voi venivate da me. E allora ho preso il vestito buono, mi sono tolta questi sfaccimm’ di peli che continuano a crescere una continuazione sulle cosce, che se non fosse per questo, parlando con rispetto, io terrei le meglio cosce di tutta la città, ho detto a Egisto, che sarebbe il cameriere cliente mio, di tenermi la saletta chiusa, ed eccomi qua.

Se vi ho incuriosito, non perdetevelo. E’ da qualche settimana ai primi posti nelle classifiche di vendita.


Mio gradimento ****, quattro stelline abbondanti.

Nota: E’ il primo romano che leggo di questo autore, nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora, che però ha già pubblicato numerosi altri romanzi incentrati sulla figura del commissario Ricciardi e ambientati nella Napoli degli anni Trenta : Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia e Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore).

Con Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Premio Scerbanenco), nel 2013, inaugura una nuova serie ambientata nella Napoli contemporanea con protagonista l’ispettore Lojacono a cui fanno seguito I Bastardi di Pizzofalcone e Buio per i bastardi di Pizzofalcone.

Da tener presente.

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Chiude oggi “l’Unità”


Leggo che oggi l’Unità sarà in edicola per l’ultima volta.

Anche se non ho mai creduto nell’ideologia comunista e non sono mai stato un lettore del quotidiano, sinceramente mi dispiace.

E’ un pezzo d’Italia che se ne va. Di quell’Italia che, giusto o sbagliato che fosse, credeva in un mondo migliore.

Ma quell’Italia, forse, se n’è andata già da molto tempo. Da quando l’Unità non è più apparsa, ostentatamente in bella vista, nelle tasche laterali delle giacche dei suoi sostenitori.

De profundis, e anche se risorgerà non sarà mai più la stessa cosa.

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Quello che un gatto non potrà darvi mai

 


Dovete sapere che la Kyra, come tutti i retriver, ha una vera e propria passione per i pezzetti di ramo che facilmente si trovano nei parchi ai piedi degli alberi. Il gioco principale consiste nel lancio del bastoncino, che il cane rincorre e riporta. Ma non solo. Lei ama anche accucciarsi, mangiucchiarli e romperli a pezzettini.

A casa ho un piccolo giardino dove il cane può liberamente praticare questa attività. Fin da cucciola, però, le abbiamo insegnato che i rametti non si portano in casa per spezzettarli sul tappeto e lei, obbediente, non li porta mai.

Qui al mare di parchi e di rametti abbandonati nemmeno l’ombra.

Questa mattina, però, eccone uno sulla strada dove facciamo la prima passeggiatina della giornata. Ovviamente se ne è subito impadronita e trionfante l’ha tenuto in bocca, scodinzolando, per tutta la via del ritorno.

Arrivati a casa, ho infilato le chiavi nella toppa del portoncino d’ingresso del condominio e lei, senza che io le dicessi alcunché, mi ha guardato con i suoi grandi occhioni e l’ha posato con cura a terra sul limitare della soglia d’ingresso.

Poi è entrata nell’androne docilmente, a testa bassa.

Non ho avuto il coraggio di lasciarlo e l’ho portato in casa.

Meritava o no questo piccolo premietto?

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