[Libri] “Agatha Raisin e la turista terribile” di M.C. Beaton – Astoria (1997)


Marion Chesney (1936) è una scrittrice scozzese nota per aver scritto più di 100 romanzi storici, pubblicati sotto numerosi pseudonimi. Ha utilizzato quello M.C. Beaton per una serie di gialli, pubblicati in originale tra il 1992 e il 2013, che vedono protagonista Agatha Raisin,  un ex agente di pubbliche relazioni di mezza età, frustrata dalle pene d’amore, ma ancora piacente e interessante, che ha venduto la sua società di pubbliche relazioni di Mayfair per un precoce pensionamento e si trova a risolvere casi di omicidio.


“Agatha Raisin e la turista terribile”
 è il sesto di questa serie ed è stato pubblicato in originale nel 1997 col titolo: “
Agatha Raisin and the Terrible Tourist.

Devastata dal fallito matrimonio con James, - recita la presentazione – Agatha davvero non sa più cosa fare. E, come spesso le succede, decide per il peggio. Segue James a Cipro, dove il marito mancato è andato per cercare di riprendersi dalla vergogna e dallo smacco subito. Arrivata in albergo e non trovando James, Agatha si concede una gita in barca e lì conosce un gruppo mal assortito di turisti inglesi. “Tre, due uomini e una donna, erano tipici esponenti delle classi alte, con abiti costosi e voci raglianti. Appartenevano a quello strato sociale che ha adottato tutti i modi peggiori dell’aristocrazia, e nessuno di quelli migliori.” In modo assolutamente incomprensibile, il gruppetto fa amicizia con un altro trio, due uomini e una donna, che sono l’esatto opposto. Provenienti dalle classi popolari, si sono arricchiti durante gli anni della Thatcher, e potrebbero comprarsi in un boccone il trio che li guardava con tanto disprezzo. Agatha segue con un certo stupore l’evolversi dei rapporti tra questi personaggi così diversi tra loro e, non trovando James, li frequenta per un po’. Fino a quando una del gruppo non viene assassinata…

Si tratta, sostanzialmente di un giallo di tipo classico che ripropone linguaggio schemi e struttura tipici dei romanzi di Agatha Christie. Non devo essere stato probabilmente fortunato nel pescarlo tra i 24 romanzi della serie, ma non mi ha fatto una grande impressione. In particolare ho trovato poco efficace l’attività investigativa della protagonista (che risolve il caso grazie ad una confessione finale che capita lì quasi per caso) e poco appassionanti  le sue pene di cuore con un amato, James, in tutt’altre faccende (quali?) interessato.

Mio gradimento **/***

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[Libri] “Portami a ballare” di Giovanni Ricciardi – Fazi Editore (2012)


“Portami a ballare” di Giovanni Ricciardi è il quarto romanzo di una serie che ha come protagonista il riflessivo commissario all’italiana, romano, Ottavio Pozzetti.

I tre precedenti sono stati pubblicati in un unico volume “Le indagini del Commisario Ponzetti” che contiene I gatti lo sapranno, Ci saranno altre voci Il silenzio degli occhi.

Anche qui siamo a Roma ed è arrivato il momento di andare in vacanza. Le valigie sono pronte e la famiglia lo aspetta per la villeggiatura, ma ecco che l’omicidio di un giovane scrittore AndreaPerfetti, che sbarca il lunario facendo il ghost writer e collaborando con vari politici per i loro discorsi, lo trattiene in città.

Il delitto avviene nel quartiere san Giovanni e ne sono coinvolti un famoso ballerino di tango argentino, Marcelo Morin, di cui Perfetti, da ghost-writer, ha scritto un’autobiografia e una misteriosa donna dai capelli rossi e con l’accento anglosassone che sembra avere avuto contatti diretti con entrambi i personaggi.

Il commissario indagherà e per venire a capo della vicenda e gli darà una grossa mano il fido ispettore Iannotta, sua spalla ideale, che esprimendosi in romanesco con semplicità e immediatezza, ne interpreta i pensieri e lo supporta.

Pozzetti è, come dire, un commissario all’italiana e non aspettatevi, quindi, un poliziesco d’azione. Ma la vicenda è intrigante, una specie di gioco di specchi dove ruoli e identità si confondono e niente è come sembra. Il suspense non vi toglierà il fiato ma la lettura è piacevole e il colpo di scena finale non è niente male.

Mio gradimento ***

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Più chiaro di così…

Più chiaro di così: ecco quel che hanno in mente gli elettori e, per contro, i politici eletti.

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Da Flushing Meadow, tennis ma non solo


Volete sapere quali risultati stanno ottenendo i nostri tennisti agli US Open?

Qui: Tennis – US Open 25 Agosto – 8 Settembre

E se volete conoscere qualche storia di quel mondo,

Qui: Le favole belle di Flushing Meadows

  • Il nonno raccattapalle.
  • Quarantaquattro, ma non li dimostra.
  • Non è mai troppo tardi
  • Se insisti e persisti, raggiungi e conquisti.
  • Nasce una stella
  • E un augurio a Francesca

E qui: La favola bella di Sara

  • Non dire quattro se non ce l’hai nel sacco.
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I conti di Conte


Sotto il profilo sportivo non ho nulla da eccepire, Conte è bravo e merita la nazionale. Dal punto di vista economico, invece, mi sento preso per i fondelli.

Dicono che l’ingaggio di Conte si pagato per 1,5 milioni di euro netti dalla Federazione, cioè da noi, e per 2,5 milioni di euro, sempre netti dallo sponsor, la Puma. Al lordo le cifre, ovviamente raddoppiano.

Col cavolo la Puma!

Il ragionamento è semplice: se Conte a guida della Nazionale costituisce un plus per lo sponsor, questi lo avrebbe pagato anche alla Federazione maggiorando l’attuale contratto di sponsorizzazione. Con una differenza: che, via Conte in futuro, il maggior valore del contratto avrebbe costituito la base di negoziazione per il successivo rinnovo, mentre essendo diventato un rapporto tra Puma e Conte, di questo maggior valore non si terrà conto per di negoziazione di un successivo rinnovo.

Bravo Tavecchio! E chiamali fessi quelli della Puma.

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[Libri] “Un bel sogno d’amore” di Andrea Vitali – Garzanti (2013)

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Andrea Vitali è nato (5 febbraio 1956) e cresciuto a Bellano, sulla sponda orientale del lago di Como. Vive tuttora nel paese natio dove esercita la professione di medico. Esordisce in campo letterario nel 1990 con il romanzo breve Il procuratore (Premio Montblanc per il romanzo giovane) e ora ha all’attivo circa quaranta romanzi con molti premi e riconoscimenti tra cui un Premio Bancarella nel 2006 (“La figlia del podestà”) e la finale del Campiello nel 2009 (“Almeno il cappello”). 

Con “Un bel sogno d’amore” Vitali di diverte ad affrescare le immagini di vita quotidiana di un piccolo comune di provincia in un Italia d’altri tempi che non esiste più.

Siamo sul lago di Como, a Bellano, poco più di tremila abitanti, comune di nascita e residenza dello scrittore, nel 1973.

Adelaide è bella, cordiale, diretta e determinata.  Lei e Alfredo, l’eterno indeciso, si frequentano da poco più di un anno, dopo essersi conosciuti a una festa di fine d’anno presso il Circolo dei Lavoratori, aver ballato insieme e aver concordato di rivedersi. I primi tempi pareva fossero due carbonari. Anzi, nelle occasioni di quegli incontri –sul piazzale del cotonificio dove Adelaide lavorava o all’uscita dall’officina–, l’Alfredo sembrava più un ladro. Ladro di tempo, sottratto a sua madre.

Già, perché Benvenuta, la mamma di Alfredo, non lo molla proprio: gelosa, possessiva e bacchettona ha il vizio di ficcare il naso nella vita del figlio e di dirigerla.

Il giovanotto, di buon carattere, lascia fare ma la cosa è la causa della sua eterna indecisione di fronte a qualsiasi cosa che non siano le auto che ripara nell’officina meccanica in cui lavora.

Ernesto Tagliaferri detto il Taglia è la tentazione. Bello e spavaldo. Svelto, di lingua e di mano. Fare il cascamorto con le donne é la sua attività preferita. Adelaide non aveva resistito un pomeriggio a fine turno quando si erano trovati da soli nello spogliatoio, alla richiesta di un bacio. E il Taglia ne aveva subito approfittato per infilarle una mano sotto la gonna. L’aveva fermato appena in tempo.


Ma ahimè il “Taglia” ama il denaro e la vita facile e prende brutte strade dove in più occasioni si fa beccare con le mani nella marmellata dal maresciallo Pezzari, un bonario uomo i legge che invano tenterà di redimerlo.

Questi i personaggi principali di una storia che non è una storia d’amore ma il pretesto per rappresentarci, in un caleidoscopio di colori, una galleria di gustosi e simpatici personaggi di un’Italia non ancora contaminata dalla modernità del giorno d’oggi e dalla criminalità organizzata delle grosse città.

Non un libro dalla lettura impegnativa, ma il libro giusto per chi cerca nella lettura una pausa d’evasione, un momento di divertimento e un sano “relax”

Mio gradimento ***/****.

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Un buon motivo…

….. per essere eroi.

(Striscia da Il Post del 14 Agosto)

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Ma sì, dai, Buon Ferragosto!!!

E dai su, un po’ d’allegria almeno per oggi, anche quest’anno ad arrivarci ce l’abbiamo fatta. Buon Ferragosto a tutti.

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[Libri] “Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith – Salani (2013)

Con “Il richiamo del cuculo” siamo a Londra in pieno inverno quando una top model, Lula Landry, bella, celebre, ricca ma tormentata, precipita nella neve, dal balcone del suo attico a Mayfair. Nessuno dubita che si tratti di un suicidio e la polizia archivia il caso come tale.

L’unico a non crederci è il fratello adottivo della vittima, John Bristow, che decide di rivolgersi ad un investigatore privato, Cormoran Strike, per far luce sul caso.

Strike è un veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, fa l’investigatore ma i clienti scarseggiano e i debiti si accumulano. Inoltre, la sua volubile e ricchissima fidanzata l’ha appena lasciato, cacciandolo di casa, e lui è costretto a dormire in ufficio.

Il nuovo incarico gli consente di tirar avanti ancora per qualche tempo e di pagare qualche debito accumulato.

Verrà a capo del caso, ma il mondo complesso e spietato della modella non sarà facile da decifrare.

Questa in estrema sintesi la trama del romanzo d’esordio di una nuova serie a firma  Robert Galbraith, pseudonimo di J.K. Rowling, che è l’autrice della serie di Harry Potter e de “Il seggio vacante”.

Una scrittrice famosa, una trama stuzzicante, con un finale, lo dico subito, bello e imprevedibile, ma con qualche orpello, a mio avviso, di troppo. Primo fra tutti le quattrocentosessantaquattro pagine che, pur se di ottima penna, mi hanno un po’ fatto perdere il filo del discorso e reso faticosa la lettura nella prima parte, riprendendosi peraltro ampiamente nel finale. Non tutti i personaggi convincono, in particolare Charlotte,  la ex fidanzata. Gradevolissima è, invece, Robin, la segretaria “a settimane”.

Mio gradimento ***/**** (con un ringraziamento a Monica che l’ha segnalato).

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[Libri] “Una mutevole verità” di Gianrico Carofiglio – Einaudi (2014)

 


E’ da diverse settimane che questo “Una mutevole verità” di Gianrico Carofiglio, è al primo o ai primissimi posti nelle classifiche dei libri più venduti, ed è la prima volta nella quale l’autore si avventura nel mondo dei romanzi polizieschi, proponendoci un suo interessante personaggio: il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese di buoni radicati principi, direi quasi un classico bugia nen (che tradotto liberamente significa io ci vado con i piedi di piombo), trapiantato a Bari.

Il caso è apparentemente semplice e pare immediatamente risolubile:

Un tale dal passato piuttosto discutibile viene ritrovato cadavere, con la gola squarciata, nel suo appartamento. C’è un testimone, la portinaia, che afferma di aver visto, la sera precedente, un giovane scendere precipitosamente le scale con un pacchetto in mano, gettarlo in un cassonetto della spazzatura e quindi salire a bordo di un auto per allontanarsi velocemente.

Dal numero di targa, che la donna ha diligentemente annotato, è facile risalire al possessore dell’auto, che la donna riconosce essere il ragazzo della sera precedente.

Nel cassonetto viene altresì ritrovato il pacchetto che contiene un coltello con le tracce del sangue dell’uomo ucciso.

Il ragazzo, arrestato, si chiude nel mutismo più assoluto.

E’ il colpevole? Parrebbe proprio di sì ma manca un elemento fondamentale: il movente e al maresciallo Fenoglio non resta che indagare.

Dirà Fenoglio:

Per risolvere i casi complicati bisogna essere capaci di costruire una storia, partendo dagli indizi disponibili, che contenga una spiegazione plausibile di tutti gli elementi che abbiamo.

Una volta costruita questa storia, che è, in sostanza, un’ipotesi su come potrebbero essersi svolti i fatti, bisogna andare alla ricerca delle conferme. Se l’ipotesi sembra confermata dai nostri accertamenti, dobbiamo proseguire in maniera controintuitiva. Cioè cercare eventuali elementi che la contraddicano.

Il rischio di avere una buona ipotesi di spiegazione dei fatti è che questa ci piaccia troppo. Allora andiamo alla ricerca esclusivamente di quello che la conferma senza vedere quello che potrebbe smentirla. Un magistrato mi diceva che per essere investigatori migliori, più efficaci, dovevamo ragionare come se fossimo stati gli avvocati delle persone su cui stavamo indagando.

Significa che dobbiamo cercare i punti deboli delle nostre ipotesi. Una volta che li abbiamo trovati dobbiamo verificare se possono essere rinforzati. Se ci riusciamo, forse l’ipotesi che abbiamo è valida. Ma se non ci riusciamo, forse va abbandonata, perché non è davvero adatta a spiegare quello che è successo. La cosa peggiore che può fare un investigatore è innamorarsi della propria ipotesi, ignorandone le debolezze ed evitando deliberatamente di vedere gli elementi che la contraddicono.

Non mancano, dunque, i presupposti per un buon thriller (un assassinio apparentemente senza movente, un testimone al quale, forse, è sfuggito qualcosa, un ispettore attento e scrupoloso) al quale magari aggiungere qualche nota di colore (il piemontese trapiantato in una città, Bari, dalle mille sfaccettature), ma questi obiettivi mi paiono solo parzialmente raggiunti.

Il racconto, pur nel complesso comunque apprezzabile (mio gradimento ***), manca però un po’ di pathos e la conclusione è molto affrettata. 

Ha un pregio: è molto breve. Sarà forse che lo stesso autore dichiara, a fine romanzo, che “le date, i nomi, i luoghi indicati in questo romanzo sono di fantasia. I fatti sono realmente accaduti, altrove”, ma mi pare proprio che si potesse fare meglio e costruire una storia un po’ più romanzata, senza farla sapere troppo di cronaca.

Alla prossima avventura, caro maresciallo Fenoglio!

Nota: Non devo essere particolarmente fortunato con le letture di questo pluri premiato autore. Un paio d’anni fa mi era capitato di leggere “Il silenzio dell’onda” – Rizzoli 2011, finalista al Premio Strega (del quale riporto a pagina due la presentazione del risvolto di copertina) che pure mi aveva convinto poco: mio gradimento di allora ***.

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