[Libri] “Uva Noir” e “Gioco pericoloso” di Gabriella Genisi – Sonzogno (2012 e 2014)


Uva noir.

Dopo “La circonferenza delle arance” e “Giallo ciliegia”, “Uva Noir”è il terzo romanzo di Gabriella Genisi che ha come protagonista Lolì, l’improbabile commissaria di polizia Lolita Lobosco, femmina verace, impulsiva, passionale, sensuale del nostro Sud.

Siamo a Bari, un bambino scompare, e qualche giorno dopo viene ritrovato senza vita nel giardino della villa di famiglia. Tra i sospettati c’è, Lorena Depalma, di anni ventotto, bellezza statuaria e mamma del bimbo, molto chiacchierata soprattutto in certi ambienti poco raccomandabili, dove è nota con il nome di Uva ‘gnura, uva nera. Sposata e separata dal marito, un noto e ricco farmacista accalappiato solo per interesse, la donna risulta essere invischiata in affari loschi e frequentazioni malavitose. Ma sospettati sono anche due loschi figuri, i fratelli Labranca, i due omaccioni di scorta alla Depalma, il padre del bimbo, Lorenzo Milone, frustrato dal matrimonio fallito, e la sua precedente fidanzata, Caterina Cinquepalmi, l’insipida biondina che dava una mano in farmacia.

Delle indagini si fa carico la nostra esuberante Lolita che se la dovrà sbrogliare tra le investigazioni, i pericoli del mestiere e la variopinta vita privata, fatta di cenette al lume di candela, manicaretti afrodisiaci, amicizie non sempre innocenti e maldicenze a tutto spiano.

Non mi dilungo oltre nella descrizione del romanzo che ripropone, come nei due precedenti, dei quali ho parlato qui e qui, i temi di un giallo più rosa che giallo, mescolandoli con una riuscita combinazione di umorismo, di sensualità e di sapori nostrani.

Il tutto condito dalla simpatia di Lolita, che qui trova anche l’amore suo.

E’ questo terzo episodio, forse, il migliore dei tre: la lettura è piacevole, a tratti spassosa, e la trama del giallo è un po’ più consistente, anche se la conclusione appare un po’ affrettata.

Mio gradimento ***/****
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Gioco Pericoloso

Vittorio Lamuraglia, noto commercialista barese quarantaquattrenne, viene travolto dal camion della spazzatura insieme a Polpetta, la sua cagnolina. Pochi mesi prima un malore mortale aveva colpito, allo stadio, il capitano del Bari calcio Scatucci, al termine di una partita giocata e vinta contro il Lecce per la permanenza in serie A.

Due casi apparentemente accidentali e, come tali, frettolosamente archiviati dal P.M., che, però colpiscono la fantasia della nostra Lolita che si mette ad indagare e viene a capo di un vorticoso giro internazionale di calcio scommesse e di una mano comune nel commettere i due assassini.

E questo il quarto e più recente episodio della serie dedicata da Gabriella Genisi alla sua Lolì ed è forse questo il meno riuscito dei quattro. Fa male, a mio avviso, la scrittrice ad alzare troppo il tiro della vicenda, rendendo poco credibile il tutto e, quindi, un po’ noiosetta una trama, che , pur trattandosi di un giallo più rosa che giallo, resta pur sempre il filo conduttore del romanzo. Anche la storia con Giovannino amoremio di Lolì, fa un po’ acqua e non chiarisce del tutto in che cosa si sia sostanziato, alla fine, il comportamento di Giovanni.

Resta comunque una lettura piacevole con tanti gradevoli quadretti di vita quotidiana e spassosi personaggi.

Mio gradimento ***

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Sport e pene d’amore


 

E facciamo un po’ di gossip, val bene un sorriso.

Lei è la bella Caroline Wozniacki, danese, 24 anni, ex numero uno del mondo di tennis, fisico da modella è alta 1,77 per 63 Kg.

Lui è Rory McIlroy, nordirlandese, 25 anni, numero 1 del mondo del golf nel 2012, attuale numero 2.

Insieme da due anni, si erano fidanzati ufficialmente a Capodanno con una sontuosa festa, avevano fissato le nozze per questo mese d’Agosto, e spedito tutte le partecipazioni.

A Maggio, però, tutto si è rotto e lui l’ha lasciata, dichiarando pubblicamente di non sentirsi pronto al matrimonio.

Dramma umano con riflessi sulla carriera sportiva? Parrebbe proprio di no.

Lui si era consolato in fretta: già quattro giorni dopo l’annuncio della fine della relazione, aveva vinto il prestigioso Bmw Pga Championship a Virginia Water, in Inghilterra e ieri ha conquistato l’ancor più prestigioso Liverpool Open Championship 2014, terzo major stagionale, incassando 200 mila sterline.

Lei, sempre ieri ha vinto, purtroppo a spese della nostra Roberta Vinci, il torneo WTA 250 di Istanbul dopo un digiuno che durava dallo scorso autunno. Ha incassato meno, solo 37 mila euro ma si è tolta anche il piacere di pubblicare su Twitter questa foto:


Con la dedica (lui è alto 4 centimetri meno di lei): “Fuori ad Istanbul. Sono tre anni dall’ultima volta che ho indossato tacchi alti per una normale giornata fuori”.

Che dire? Al di là di questa perfidia delle donne….., se è pur vero che, secondo un vecchio slogan, “far bene l’amore fa bene all’amore”, parrebbe proprio vero anche che le pene d’amore fan bene allo sport.


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La testa sul collo

Un bell’articolo di Vincenzo Cito per la Gazzetta dello Sport del 19 Luglio:

“La lezione della famiglia Scuffet agli esaltati che rovinano i figli”

Lo trovate qui, sul mio blog dedicato allo sport

 

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Che carino questo pensiero


Dal “Buongiorno” di oggi:

La felicità è come una farfalla: se l’insegui non riesci mai a prenderla, ma se ti metti tranquillo può anche posarsi su di te.

(Nathaniel Hawthorne)

E che siano mille farfalle per tutti voi.

 

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Non li capisco

Sul mio blog dedicato allo sport (LINK)

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Una domanda sugli esuberi Alitalia


 

Sono 2.251 su 12.628, mal contatti 1 su 5, più precisamente il 17,82%.

La domanda: chi li messi lì?

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Andiamo male, altro che balle !!!


 

Sale senza freni il nostro debito pubblico; così lo illustra il Corriere di oggi, 15 Luglio 2014.

Ancora un record per il debito pubblico, che è un primatista eccezionale. Recede raramente e va sempre avanti: in maggio, secondo i dati della Banca d’Italia, è cresciuto di 20 miliardi arrivando a toccare i 2.166,3 miliardi. Una cifra altissima. Toccò la cifra di un miliardo di lire nel 1948 e dieci anni fa, a maggio del 2004, era a 1.471,804 miliardi di euro.

Fatte le riflessioni sulla pesantezza dei numeri, si deve osservare che i record, mese dopo mese, non devono sorprendere perché nella sostanza il debito si accresce perché le entrate dello Stato continuano ad essere inferiori alle sue spese facendo emergere un fabbisogno da finanziare. I titoli che lo Stato emette per raccogliere le risorse di cui ha bisogno rappresentano circa l’83% del debito e producono a loro volta interessi da pagare a chi li ha comprati che incidono sul bilancio e quindi finiscono per produrre altro debito.

In secondo luogo il dato più significativo per capire quanto il debito limiti l’azione di uno Stato è il suo rapporto con il Prodotto interno lordo che in Italia, vista la stagnazione seguita all’uscita dalla recessione, è molto alto, superiore al 132%. È questa percentuale, non il valore in assoluto, che fa dell’Italia, agli occhi degli investitori, un Paese a rischio, perché il reddito che produce non sarebbe in grado di far fronte ai debiti.

Di positivo c’è il fatto che l’Italia è un ottimo pagatore e che, se si esclude il periodo nero a cavallo tra il 2011 e il 2012, ha sempre goduto della fiducia degli investitori istituzionali e non ha problemi a collocare i suoi titoli sul mercato a costi che negli anni sono comunque diminuiti. (Sì, ma fino a quando? – ndr)

Come dice il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, «la via maestra per ridurre il debito è solo una crescita sostenuta ». Per il resto, a meno di operazioni straordinarie finora solo immaginate, la strada per farlo calare passa necessariamente per avanzi primari di bilancio crescenti e quindi con una riduzione del fabbisogno e delle spese correnti, visto che le entrate — vedi le tasse — sono ai massimi e a loro volta frenano la crescita.

Ma quanto è credibile “una crescita sostenuta”? E quanto è credibile una vera “riduzione delle spese”? La vedo sempre più dura. E mi spaventa.

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[Libri] “Giallo ciliegia” di Gabriella Genisi – Sonzogno (2011)

“Giallo ciliegia” è la seconda improbabile avventura dell’altrettanto improbabile Commissaria di Polizia, Lolita Lobosco, Lolì per gli amici, il simpaticissimo personaggio ideato da Gabriella Genisi già protagonista de “La circonferenza delle arance” del quale avevo parlato in questo post.

Qui la nostra bella Lolì s’è lasciata con Stefano e in ufficio non le mancano le punzecchiature:

Da quando è cosa risaputa che sto di nuovo sola, e ad ogni mia sfuriata nei corridoi è tutto un fiorire di battutine a doppio senso, del tipo che «Lolita sta di nuovo nervosa perché qualcosa gli è venuto a mancare, e sappiamo tutti che cosa» oppure «…con la quinta che si ritrova, i fianchi a chitarra, i capelli lunghi, e gli occhi ardenti, tenere una femmina così, sola sola, è un peccato brutt’assai. E se ha bisogno di qualcuno disponibile per una suonata di una mezz’ora buona, un volontario tra i presenti lo troviamo eccome.»

D’altra parte la vita con Stefano si era subito dimostrata impossibile:

Colpa sua colpa mia, non lo so dire, fatto sta che dopo quattro giorni di convivenza io già non lo sopportavo più. Gli è che dopo quattro anni e passa di zitellaggine si diventa come gatte inselvatichite e un uomo che si aggira per casa da un giorno all’altro non è facile da tollerare. Lui poi grazieaddio ce la metteva tutta per essere insopportabile e per fare cose assurde .

Per esempio? Be’, cose del tipo avere i piedi più freddi dei miei, lavarsi e vestirsi di tutto punto prima ancora di fare colazione, lasciare il tappino del dentifricio sul lavandino, fare la pipì in piedi e non seduto, con tutto quello che ne consegue. Arrivava perfino a perdere i calzini. Mi riferisco cioè a quel fenomeno ai limiti del paranormale, noto ai più, che consiste nel mettere i calzini ben appaiati in lavatrice per poi a lavaggio finito ritrovarne uno soltanto. Vabbè, magari di questo Stefano non aveva colpa, però l’ingenuo si spingeva addirittura ad aprire i quotidiani prima di me, e a rivolgermi la parola prima ancora di far passare una mezz’ora buona dal caffè .

E allora? Sarà questa nuova avventura a farle ritrovare l’amore e a condurci per mano in quella Bari vecchia dove Sabino Lavermicocca, un bel giovane pescatore con il vizio delle fujtine amorose, è scomparso nel nulla. Lo stanno cercando da due mesi la madre, Gesuina, e la sorella, Ninnetta, e verrà a galla una storia di amori, amanti, corna, figli illegittimi e grosse eredità che sarebbero gli ingredienti giusti per un giallo classico .

Tuttavia non è così: qui siamo in Italia, in pieno meridione, e l’indagine non è nulla più che il pretesto per descriverci in modo simpatico, anche un po’ caricaturale quei luoghi e quelle genti.

Lolì è simpatica, carnale, generosa, erotica, scaramantica, intelligente, una classica figura mediterranea e le descrizioni dei luoghi e costumi sono accattivanti:

Scendo i tre gradini che portano al sottano. Quelle abitazioni cioè, tipiche di certi quartieri del Sud, poste al livello, o poco più sotto, della strada.La stanza è piccolissima, ma così in ordine e pulita che si potrebbe mangiare per terra. Su una parete corre una larga mensola di marmo grigio, con i barattoli delle conserve tutti allineati. Melanzane, carciofini, pomodori spaccati e peperoni a cornetto. C’è anche qualche vasetto di marmellata, di quelli con il fazzoletto a quadretti messo sopra.

Duecento pagine e poco più, come per “La circonferenza delle arance” , che per la verità avevo un po’ preferito, forse per la novità, che scorrono veloci e ci fanno passare qualche ora lontani dai crucci della via quotidiana.

Mio gradimento ***/****

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La resistibile ascesa di Matteo da Fì.

La vignetta di Giannelli per il Corriere dell’8 Luglio 2014

 

Eh sì, solo Silvio poté tanto.

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Van bene le beffe, ma pure il danno…


Evidentemente ci è difficile accettare la sconfitta (con brutta figura) dell’Italia ai mondiali di calcio in Brasile e ho letto di tutto, ma riesce ancora a sorprendermi quest’articolo di Aldo Grasso, che pure stimo, sul Corriere di ieri.

“La fuga verso il Bosforo dell’ex salvatore della Patria”

La nave stava ancora affondando e il primo a scendere è stato il comandante. Cesare Prandelli ricorda qualcuno. La delusione più grande della deludente spedizione degli azzurri ai Mondiali brasiliani ha un nome e un cognome.

L’ex ct della Nazionale se n’è andato, insalutato ospite, con un contratto plurimilionario con il Galatasaray.

Nemmeno il tempo di «elaborare il lutto», nemmeno la cortesia di spiegare perché le cose sono andate storte (la preparazione? la scelta degli azzurri? la formazione? la tattica?) che già Prandelli è in Turchia. Prenderà il posto di Roberto Mancini, casa a Istanbul con veduta sul Bosforo, tanti soldi, poche tasse. E chi s’è visto s’è visto.

A noi le rogne, le presunte colpe di Mario Balotelli, la figuraccia indegna, le liti nello spogliatoio, l’inutile convocazione di Antonio Cassano, i clan, le divisioni e tutto il resto.

D’un tratto, l’immagine dell’uomo che per mesi ci era stato descritto come una sorta di salvatore della patria, di interprete ideale dei sogni renziani, di baluardo contro il razzismo (con il premier aveva mangiato una banana per sfruttare l’onda mediatica del gesto di Dani Alves), crolla miseramente. Eppure il processo di beatificazione era stato imponente: Prandelli buono, gentile, persino pretesco. Prandelli da copertina, sempre accompagnato dalla bella fidanzata Novella Benini. Prandelli dialogante con i calciatori (così pareva). Prandelli sempre a disposizione dei giornalisti (specie di quelli portati all’agiografia), Prandelli tutore in Nazionale del codice etico (con interpretazioni molto disinvolte, secondo le opportunità).

Quello che va riconosciuto a Prandelli è di essere riuscito a personificare, nel contempo, sia l’astuzia di Odisseo che l’autostima di Telemaco, di aver messo in piedi una straordinaria operazione di marketing, di aver usato l’etica come carro di Tespi. Da allenatore, Prandelli non ha vinto nulla, il suo palmarès è vuoto, come quello di tanti altri allenatori. Eppure sui media si strillava al «santo subito». Così, per non farsi sotterrare da una montagna di critiche (l’apologeta tradito non perdona), si è inventato la fuga alla turca, forse preparata in anticipo.

Prandelli d’Italia, l’Italia s’è desta?

Perché mi sorprende”? Perché è la classica rappresentazione dell’ italico pensiero secondo il quale, quando le cose vanno male, si deve trovare a tutti costi “il colpevole”, il capro espiatorio da esporre al pubblico ludibrio per la buona pace di ognuno.

Ora, non è che il buon Prandelli non abbia avuto colpe nell’occasione (e probabilmente più di altri) e va bene chiedere che si cosparga il capo di cenere e magari indossi il classico cilicio, ma pretendere che resti pure disoccupato, magari a vita, mi pare troppo. Van bene le beffe, ma pure il danno, senza che in tasca nostra ci torni un bel nulla, non è decisamente eccessivo?

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