One page, please.

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Vorrei, se possibile, avere una risposta dalle insegnanti di italiano nelle scuole medie e/o superiori.

La domanda è naif, me ne scuso, ma non nasconde alcun fine polemico, se non quello di togliermi un sassolino dalla scarpa e sapere una cosa che non so.

Sento Luca Ricolfi dire: ‘ I ragazzi non hanno perso solo la capacità di esprimersi correttamente per iscritto. Hanno perso l’arte della parola, ovvero la capacità di fare un discorso articolato, comprensibile, che accresca le conoscenze di chi ascolta. Hanno perso la capacità di concentrarsi, di soffrire su un problema difficile. Fanno continuamente errori logici e semantici, perché credono che i concetti siano vaghi e intercambiabili, che un segmento sia un «bastoncino» (per usare un efficace esempio del matematico Lucio Russo). Banalizzano tutto quello che non riescono a capire. “

E allora chiedo: Chi, quando e con che metodo avrebbe dovuto insegnare a loro ad esprimersi?

Intendo dire in modo pratico, semplice e conciso.

Ad esempio. So che nelle scuole anglosassoni esistono le prove “One page please.” Ossia commenta questo fatto o questo pensiero con non più di 100 parole.

Viene fatto anche nelle nostre scuole. Con che metodologia viene insegnato? A quale età?

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7 risposte a One page, please.

  1. elisabetta ha detto:

    Caro frz, il tuo appello agli “addetti ai lavori” per conoscere come, quando e chi deve preparare i ragazzi a dialogare e scrivere esprimendosi con un linguaggio corretto, sciolto, ricco e personale avrà di certo il commento di molti professori preposti a questo scopo e senz’altro avrai da loro i chiarimenti e le risposte alle tue domande..

    Io sono oramai nella fase che viene definita “terza età” e non sono laureata, ma ricordo bene i miei anni scolastici e ricordo anche che i professori ci stimolavano alla scrittura invitandoci a leggere, osservare e commentare…. Un po’ come ora stiamo facendo noi nel tuo blog.

    Ricordo che ci si dava da fare per trovare letture, argomenti, racconti (a volte anche di fantasia), fatti avvenuti e esperienze personali: era una gara tra allieve per avere il componimento più originale e interessante e l’elogio migliore dal professore.

    Sono oramai passati tanti anni e questo insegnamento mi è rimasto cucito addosso: ancora oggi mi piace esprimere a voce o per iscritto le mie idee, i miei sentimenti, i miei disappunti e anche (e sono molte) le mie proteste e segnalazioni ad enti, vigili, sanità, comune, unione consumatori, azienda tranviaria, FFSS, ecc.

    Da quando uso il PC poi, (almeno 12 anni) mi è molto più facile con l’uso della posta elettronica, ciò mi aiuta a non rinunciare a questa passione che con gli anni e l’esperienza si è abbastanza corretta, arricchita ed è diventata più scorrevole e sicura di un tempo.

    Mi piace scrivere lunghe lettere (ora mail) agli amici oppure lettere che non spedirò mai: sono le lettere che ho scritto per coloro che mi hanno lasciato… è un modo per ricordarli e fissare questo ricordo sulla pagina che poi, stampata, diventerà testimonianza tangibile e concreta.

    Non ho più nulla di interessante da attendermi dal futuro perciò credetemi ragazzi, non trascurate l’opportunità di scrivere e raccontare, di dire, ascoltare, commentare, esprimere e soprattutto leggere….

    Sono ricchezze che, anche se ora sottovalutate, domani vi saranno compagne in quegli anni di vecchiezza, solitudine e introspezione che vi attendono.

    eli

  2. marisamoles ha detto:

    Io non so rispondere alle tue domande anche perché credo che le difficoltà siano maggiori alle medie e negli istituti tecnici e professionali. Insegnando al liceo i problemi sono minori e poi non dimentichiamo che chi sceglie un liceo è più disposto ad impegnarsi e a profondere energie per migliorarsi, o almeno dovrebbe esserlo.
    I ragazzi, è vero, sono sintetici, cercano di esprimere i concetti con poche parole (sarà l’uso degli sms o di internet ad averli abituati ad economizzare sul tempo!) e non si concentrano molto, gettando presto la spugna se qualche argomento è un po’ difficile. Vogliono risolvere al più presto ogni cosa, così come durante l’intervallo divorano pizzette e panini per tenersi un po’ di tempo da passare con gli amici. Ormai il tempo corre veloce e la nostra vita è essa stessa una corsa. In fondo anche gli adulti non danno un buon esempio con la loro frenesia.

    Se poi parliamo di lacune nella preparazione e di scarsa acquisizione di conoscenze, competenze e abilità, allora io credo che il problema stia a monte: dalle elementari, passando attraverso le medie, spesso i problemi sono sempre quelli, è come se nessuno sapesse dare ai ragazzi gli strumenti per risolverli: la famiglia non ce la fa e spera che ci pensi la scuola, gli insegnanti hanno classi numerose e allievi con potenzialità assai diverse, quindi sperano che la famiglia dia una mano. Così si crea un circolo vizioso e la situazione è destinata a peggiorare.

    I tipi di prove all’inglese ci sono già. Ma chissà perché quando, per fare un esempio, nella trattazione sintetica di argomenti devono rispettare il numero di righe assegnato, se sforano attribuiscono la colpa alla grafia che è grande!

    • frz40 ha detto:

      Eppure saper usare solo 100 parole per esprimere compiutamente un pensiero, anche complesso, è di un importanza straordinaria nel mondo del lavoro.

      Se non nasci scrittore, non diventi scrittore; è un dono come cantare, dipingere, scolpire etc. Ma parlare e scrivere correttamente, con poche parole, si può imparare. E si dovrebbe insegnarenelle scuole. Con metodo.

      Grazie comunque.

  3. Marins ha detto:

    La ONE PAGE per me è diventata, sia nella comunicazione sul lavoro che quella extra lavoro, la videata che si può leggere su un monitor a 17 o 19 pollici: il tempo vola via nella nostra epoca.

    Per approfondire un argomento occorrerebbe scrivere un libro e si può fare volendo ma si perde l’immediatezza del messaggio ed oggi già solo “svoltare pagina” informaticamente è noioso.

    Quante volte noi leggiamo in verticale ? Non capita anche a voi ?
    Dopo la lettura verticale se si viene colpiti, si riprende il tutto in orizzontale.

    E’ anche vero che l’estrema sintesi ti porta a banalizzare i concetti ma c’è un equilibrio, quelle “100 parole” del modello anglosassone.

    Marins

    • frz40 ha detto:

      Sì, diventiamo tutti sempre più impazienti e l’impazienza è certamente uno dei mali del nostro tempo. A volte, leggiamo “in verticale” anche un testo di sole 100 parole. Purtroppo.

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