L’esame di maturità: risparmiamocelo

Da qualche tempo leggo gli articoli di Marisa Moles e ho appena conosciuto il blog de lo Scorfano.

Entrambi trattano il tema dell’esame di maturità. Questi i links agli articoli più recenti di Marisa e de lo Scorfano

Della prima credo di avere un’idea ben precisa, del secondo ho letto troppo poco e non posso dire altrettanto.

Mi pare, tuttavia, che i due prof abbiano vissuto questa “matura” con spirito ben diverso e, quindi, con sensazioni finali opposte. Marisa, oltre ad essere profondamente innamorata del suo mestiere, era profondamente innamorata della sua quinta. Come tale ha certamente speso tutta se stessa per far andar bene le cose all’interno della commissione. Alla fine ne parla bene, anche se, forse, con gli occhi del padrone di casa che ha fatto di tutto per i propri ospiti. Alcuni “esterni” e quindi anche sconosciuti.

Lo scorfano dica lui. Io non so valutarlo e, comunque, spesso avviene che la qualità degli ospiti, interni ed esterni, non sia proprio quella desiderata. Comunque sia, le cose qui sembrano essere andate in modo diverso.

Anche da Marisa peraltro non sono mancate le sorprese. Quelle buone lasceranno per sempre l’illusione del “come sono stato bravo/a (?), furbo (?), fortunato (?) …” Quelle negative lasceranno per sempre l’amarezza della grossa ingiustizia. In pochi casi, pare, che gli allievi abbiano avuto quel che si sarebbero meritato.

Ma qui viene il punto. Che siano pochi o tanti quelli che hanno avuto il giusto giudizio, poco importa. Sono le ingiustizie, positive o negative che siano, che non dovrebbero esistere. Alla “matura” come nella vita.

E le probabilità d’ingiustizia sono tanto maggiori, quanto più il sistema è lacunoso e imperfetto. E di lacune e imperfezioni mi pare che sia piena l’attuale “matura”, dove l’unico ostacolo con seri rischi mi sembra essere la seconda prova. Il resto è legato al caso, alla domandina sfigata, alla diversa severità della commissione, all’umore del giorno dei commissari e chi più ne ha più ne metta.

Non era poi molto diverso ai miei tempi, quando le materie si portavano tutte e su tutte c’erano interrogazione e voto. Sebbene l’esame fosse più a 360 gradi, l’alea, anche allora, giocava un ruolo importante, tale da stravolgere in positivo o in negativo, in pochi minuti, i risultati di cinque anni di scuola.

E poiché quel voto, quello della “matura”resta come un marchio indelebile nella vita di ognuno di noi, a partire, tanto per fare un esempio, dai colloqui per un posto di lavoro, non vedo proprio perché lo si debba far dipendere da fattori aleatori tipici di ogni “esame”.

E’ vero: essere messi alla prova, anche di fronte a persone sconosciute, è una tappa obbligata del percorso di crescita, ma non è una giustificazione sufficiente per un quel tipo di marchio.

Con questo un voto finale agli studi ci vuole e il meno imperfetto è forse quello della media dei voti degli ultimi tre/cinque anni, senza alcun esame finale. Perché, ad esempio, non dare valore al voto dell’esame per l’ammissione ai corsi di laurea o per le abilitazioni professionali?

Oltre a tutto gli esami di “matura” hanno un costo non indifferente. Risparmiamocelo.

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9 risposte a L’esame di maturità: risparmiamocelo

  1. marisamoles ha detto:

    Caro frz,

    intanto grazie per l’attenzione che presti sempre ai miei scritti. Mi fa piacere che tu abbia notato la differenza tra me e “lo scorfano” nel commentare l’esame di stato; soprattutto quando afferma che i commissari cercano di fare alla svelta e glissano se i ragazzi non rispondono correttamente, non sono d’accordo con lui. Che poi i commissari esterni colgano l’occasione per criticare l’operato dei colleghi e cerchino di mettere in difficoltà gli allievi, a me non è sembrato. Ma forse ho avuto solo fortuna.

    È giusto che tu dica che io sono innamorata del mio mestiere, ma che “ami” i miei allievi non è del tutto vero. Nel senso che posso provare dell’affetto, posso sentirmi orgogliosa di molti di loro, posso aver costruito nel tempo un buon rapporto, ma ciò non significa “amarli”. Se poi rifletto sui quattro anni passati assieme, posso affermare che il rapporto che si è instaurato tra noi è stato simile all’ossimoro catulliano: odio e amore. Solo un anno e mezzo fa mi ero ripromessa di non portarli in quinta. Avevano tradito la mia fiducia, nonostante io abbia sempre detto che il rapporto docente-classe si deve basare sulla reciproca correttezza. Ad altri colleghi ciò sarebbe bastato per cambiare atteggiamento, per odiarli fino all’ultimo giorno di scuola, per vendicarsi all’esame con domande assurde … non a me, perché io non avrei mai potuto proseguire il percorso con loro in un continuo stato di guerra. E non perché non so essere cattiva, semplicemente perché in un clima ostile si fa più fatica ad imparare, ovvero s’impara lo stesso perché si diviene vittima di una vera e propria persecuzione che si concretizza in una sfilza di due e tre, quindi conviene studiare. Ho tuttavia pensato che sarebbe stato puerile fargliela pagare e ho atteso che le acque si calmassero per poter ricominciare da capo. Questo, secondo me, non significa “amare” i propri allievi ma adottare la strategia migliore finalizzata ad ottenere il massimo risultato. È per questo, forse, che all’orale quasi nessuno si è dimostrato impreparato o incerto. Diciamo che hanno fatto il loro dovere come io ho fatto il mio.

    Vorrei replicare a queste tue affermazioni: “Che siano pochi o tanti quelli che hanno avuto il giusto giudizio, poco importa. Sono le ingiustizie, positive o negative che siano, che non dovrebbero esistere”. Qui forse hai un po’ travisato quello che volevo dire. Non si tratta di “ingiustizie”, nel senso che nessuno è stato danneggiato o avvantaggiato dagli insegnanti o dalle loro domande. È il sistema di valutazione in sé che ha prodotto le discrepanze di cui parlavo. Se ci fossimo messi a correggere i compiti calcolando a priori quanto ciascuno si meritasse come punteggio, rimanendo in linea con i risultati ottenuti nel corso dell’’anno, la valutazione non sarebbe stata oggettiva. Tieni conto, poi,del fatto che il credito scolastico di fatto rappresenta la valutazione dei tre ultimi anni; quindi, l’impegno profuso è stato riconosciuto, nel bene e nel male. Qualcuno si è impegnato poco qualcun altro molto, ma all’esame orale le cose sono andate diversamente per alcuni. Questo è un risultato che non si fonda sulla giustizia o ingiustizia, è semplicemente fondato sul “sapere” che hanno dimostrato di possedere negli scritti e nell’orale, indipendentemente dal credito ottenuto.

    Sul fatto che gli esami siano uno spreco di denaro sono d’accordissimo. Ma, come ho scritto nel mio post, non li abolirei solo per risparmiare. Di questi tempi, con la Gelmini, non si sa mai. 😦

  2. frz40 ha detto:

    Non conosco, ovviamente, l’episodio per il quale dici che hanno tradito la tua fiducia, ma hai fatto bene, comunque, a non legartelo al dito più di tanto.

    Dici che non ne eri innamorata. Forse è troppo ma “La cena di matura” non l’ho scritta io. 🙂

    Quanto alle ingiustizie, sono proprio quelle del sisteme alle quali mi irferivo, non ad eventuali favoritismi o ripicche dei commissari. Trovo ingiusto che un voto come quello della maturità, che ti lascia il segno per tutta la vita, che è unico e che non è rimediabile, sia influenzato da un esame che, anche nel migliore dei casi, ha ampi margini di aleatorietà.

  3. marisamoles ha detto:

    L’episodio è questo: la traduzione di una versione di Cicerone scaricata da Internet con il cellulare e poi passata in giro. Risultato: 17 compiti quasi uguali. Allora la sorveglianza la facevo ma non come un cane da guardia, quindi non li ho colti sul fatto. Ma, a campione, ne ho interrogati alcuni e, manco a dirlo, non sapevano giustificare le traduzioni fatte. Per qualche tempo ho imposto che lasciassero sulla cattedra i cellulari ma quando mi sono accorta che alcuni modelli erano particolarmente obsoleti, ho capito che quelli nuovi rimanevano nelle tasche. Alla fine ho lasciato perdere e ho sorvegliato con molta più attenzione, anche se so che in ogni caso i suggerimenti sono arrivati. Non hai idea di quanto possano essere solidali gli allievi fra di loro in alcune circostanze. 😦

    Quanto alla “Cena di matura”, certo che l’ho scirtta io e non rinnego le mie parole. Ma, come dice Catullo, “amare” e “bene velle” sono due cose distinte. In poche parole, il “voler bene” è un sentimento che si fonda sulla stima reciproca e su un “patto” che entrambe le parti devono rispettare. Alla fine, nonostante lo spiacevole episodio sopra descritto, il “patto” è stato rispettato e la stima reciproca si è rafforzata nel tempo. Almeno, questo è il mio punto di vista; bisognerebbe chiederne conferma ai ragazzi, ma purtroppo non commentano i miei post, quindi credo proprio che non lasceranno commenti qui.

    Buona giornata. 😀

  4. frz40 ha detto:

    La “pergamena” di Valentina, accompagnata dalla fascia, tipo quella del sindaco o di miss Italia, con la scritta: “Simply the best poeta vate” non ti son bastate?

    Non lasceranno commenti quì, certo, li hanno già lasciati tutti nel tuo cuore.

  5. marisamoles ha detto:

    Forse sono solo stufi di scrivere per me. 😦

    Però hanno cominciato a commentare qui

    … e adesso non dire che li “amo”!

    Ciao. 🙂

  6. frz40 ha detto:

    Non lo dico, ma lo penso !!

    Un abbraccio 🙂

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