Ancora sull’ RU486

ru486

Ho già trattato il tema dell’IGV (Interruzione Volontaria della Gravidanza) in un precedente articolo, con particolare riferimento alla pillola abortiva RU486. (questo il link)

Molto si è discusso di questo tema e, da ultimo, vedo sul Corriere un articolo del grande Umberto Veronesi “La forza delle donne in dieci punti – Ora serve un nuovo femminismo” (questo il link) che tratta, nella prima parte, di questo argomento, lasciandomi alquanto perplesso.

Dice Veronesi:

“La questione dell’ aborto, intorno alla quale ruota la recente polemica sull’ approvazione della Ru486, è la tipica situazione in cui la società si trova a dover scegliere «il male minore», come direbbe Paul Ricoeur. Tutti siamo contrari all’ idea dell’ interruzione di gravidanza, perché è un atto contro natura (nel senso che va contro l’ imperativo del Dna alla riproduzione) e che comporta conseguenze traumatiche dal punto di vista psicologico. Tuttavia condannare l’ aborto legalmente non impedisce che gli aborti avvengano. Se una donna è talmente disperata da non volere un bambino, troverà comunque un modo per non averlo e se un medico e un ospedale non la accoglierà, finirà pericolosamente in mani incompetenti. L’ aborto è un fatto serio, ma l’ aborto clandestino è una vera tragedia e per questo la legalizzazione corrisponde alla scelta del «male minore». ”

OK, è il “male minore” e, “se una donna è talmente disperata…..!”, è bene che abbia a disposizione, legalmente, lo strumento migliore per interrompere quella gravidanza indesiderata.

Ci sarebbe da discutere sul termine “disperata”nel senso che a monte dovrebbe esserci una storia tale da giustificare una oggettiva disperazione, ad esempio un caso di violenza. Personalmente dubito che i casi di giustificata disperazione siano effettivamente la maggioranza: un quarto delle interruzioni volontarie di gravidanza è di donne che hanno già avuto una precedente esperienza abortiva; i tassi di abortività non sono particolarmente alti per le donne di più giovane età che potrebbero essere quelle soggette a maggiori violenze; il 50 % circa delle IGV riguarda donne coniugate.

Prosegue Veronesi:

“E la modalità della pillola RU486 rende questa scelta meno dolorosa per la donna.”

Sì, ma anche più “facile”

E dice ancora:

“La finalità della legge 194 era quella di ridurre gli aborti clandestini e non di promuovere il principio che interrompere una gravidanza è giusto. Si trattava semplicemente di spostare l’ obiettivo da una cultura punitiva a una cultura preventiva. I fatti ci hanno dato ragione: il numero di aborti è drasticamente diminuito e il «mercato nero», tradizionalmente legato alla criminalità, è scomparso.”

E qui mi permetto di dissentire. Non è certo la legalizzazione dell’aborto che ha ridotto le IGV. Semmai è il diffondersi della pillola e del preservativo che può aver avuto un impatto determinante. Ha certamente ridotto il numero degli aborti clandestini, questo è vero, che tuttavia pare sia ancora diben 15.000 l’anno.

E conclude:

“Si è confermato così il modello che si applica ad ogni forma di proibizionismo: il vietare non ha alcun valore educativo, non riduce il fenomeno che si proibisce e rafforza il potere criminale. È inoltre una posizione che offre il massimo di libertà: chi ha convinzioni religiose non farà una scelta che non ritiene accettabile solo per il fatto che è legale. Va detto che la 194 non è stata pienamente applicata: le azioni di informazione ed educazione andrebbero molto sviluppate nel rispetto della multiconfessionalità e multietnicità della nostra comunità.”

E qui mi trova di nuovo d’accordo. E’ sull’educazione che occorre lavorare. Sul prima, non sul dopo.

E bisogna lavorarci il doppio e, poiché la pillola tenderà ad aumentare inevitabilmente il numero di interruzioni, bisognerà lavorarci sempre più seriamente, se vorremo continuare ad essere uno dei Paesi occidentali con il minor numero di aborti.

L’aborto è e rimane un fatto altamente traumatico per la donna; non bisogna arrivarci se non in casi eccezionali.

Gli aborti sono già oggi un numero comunque troppo elevato: oltre 120.000 l’anno. Riflettiamo su questo numero: considerando che la vita fertile di una donna è di circa 30 anni si potrebbe affermare che l’aborto toccherà in questo tempo i 3,5-4 milioni di bambini non nati, pari al 25% circa (una su quattro) delle donne nel corso della loro vita.

E’ troppo, non deve crescere ancora!

E, lo ripeto: lavoriamoci su seriamente, sul PRIMA, non sul DOPO.

Educhiamo prima di tutto i nostri figli, sarà già un grande passo avanti.

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7 risposte a Ancora sull’ RU486

  1. marisamoles ha detto:

    Caro Frz,

    a una donna che, come me, ha rischiato di perdere il suo bambino, l’aborto volontario fa decisamente orrore. Ma mi rendo conto che ci siano situazioni tali da non poter agire diversamente. Oggi stesso una mia amica, non più giovanissima, mi ha chiesto il parere sull’interruzione di una gravidanza che avrebbe fortemente voluto duo o tre anni fa ma che ora la spaventa. Che dire? Ho trovato le uniche parole adatte in una situazione simile: fai i conti con te stessa e se decidi di abortire, fallo senza rimpianti, non voltarti indietro mai.
    Confesso che non avrei mai voluto essere interpellata su una questione così delicata, anche se mi ha fatto un gran piacere questa confidenza perché così la mia amica ha dimostrato di volermi davvero bene.

    In ogni caso, se è vero che una gravidanza non voluta si può benissimo evitare, non vedo che differenza possa fare una pillola abortiva (i cui effetti, a livello fisico, posso immaginare) e un raschiamento. Certo, si evita un’anestesia che di per sé è un rischio, ma il trauma psicologico rimane. In altre parole, cambia la forma ma non la sostanza. E non credo affatto che prendere una pillola invece che sottoporsi ad un intervento in sala operatoria possa favorire l’aumento degli aborti. Inoltre, visto che l’IVG è legale, mi stupisco che vengano praticati degli aborti clandestini; posso solo immaginare che vittime di questi siano le donne extracomunitarie non in regola che temono, rivolgendosi ad una struttura pubblica, di essere scoperte e denunciate. Anche questo è, secondo me, un problema non indifferente tenendo conto dei rischi che interventi illegali e talvolta praticati in modo maldestro mettono a rischio la vita delle donne.

    L’educazione sessuale, specialmente a scuola, è molto importante. Ma non hai idea della resistenza che alcuni genitori fanno in tal senso. Insomma, che i ragazzi siano educati a scuola o a casa non importa, basta che li si educhi e non li si lasci da soli di fronte al computer. Il problema più grave è questo.

    A presto. 😀

  2. frz40 ha detto:

    Prima di tutto, bentornataaaaaaaaaaa !!!!!!!!!!!

    Secondo le statistiche le IGV da parte di donne giovani e giovanissime sono molto più frequenti proprio nei Paesi dove la pillola abortiva è consentita da anni.

    Ti do i dati relativi al tasso di abortività:

    Italia 7.5 per mille delle ragazze fino 19 anni e 15,3 per mille da 20 a 24 anni
    Francia 16,4 e 27,1 rispettivamente
    Inghilterra e Galles 25.0 e 33,0 rispettivamente
    Usa 20,5 e 39,9 rispettivamente

    Non ti fa pensare che il “tanto se la cava (o me la cavo) con una pillola abbia un certo peso?

    L’educazione sessuale, non credere, è ben poco praticata ovunque e l’aborto con una semplice pillola è visto molto meno traumatico che quello sotto i ferri, giusto o sbagliato che sia.

    Hai ragione invece per le straniere. Sono nettamente sopra la media, più ignoranti in materia, più indifese e nelle mani di criminali senza scrupoli. Personalmente penso che i 15,000 aborti clandestini siano molto sottostimati.

    Grazie per il commento e a presto.

  3. marisamoles ha detto:

    Grazie per il bentornata!

    Quando ho detto che non vedo che differenza possa fare l’assunzione della pillola abortiva rispetto al raschiamento, non mi riferivo al “tanto me la cavo con la pillola” ma agli effetti che il farmaco provoca; io sinceramente, non vedo i vantaggi. Probabilmente chi decide di assumerla non se ne rende conto ma, provocando la dilatazione del collo dell’utero e l’espulsione del feto anche a distanza di due o tre giorni, ti posso assicurare che non è affatto una passeggiata. Praticamente un travaglio di due o tre giorni, anche se certamente meno doloroso.
    La descrizione di modalità ed effetti la trovi su wikipedia.

    Non so dove tu abbia trovato i dati che riporti,ma leggendo questo articolo http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=370998 non pare che l’assunzione della RU486 abbia aumentato in altri paesi il numero degli aborti. Comunque, finché non la si prova, non si può capire che un raschiamento è di certo preferibile. Insomma, provare per credere.

    • frz40 ha detto:

      Vorrei tanto sbagliarmi ma l’RU486 è o no sbandierato come “scelta meno dolorosa”?

      E che ne dici di questo articolo sul sole 24 ore? Non è che uno dei tanti.

      Credi proprio che il messaggio che arriva ai giovani sia “è terribile e doloroso come e anche più di prima?

      Vorrei darti ragione, ma non posso

    • frz40 ha detto:

      Quanto ai dati qesta è la fonte :

      Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (link)

  4. marisamoles ha detto:

    Certamente l’assunzione del farmaco all’inizio della gravidanza provoca meno problemi e comunque la reazione è soggettiva e conta molto anche il fattore psicologico.
    In ogni caso rimango convinta che l’IVG in ospedale sia più sicura e meno dolorosa. Ma questo nessuno lo dice anche per favorire l’industria farmaceutica che produce l’RU486.

    • frz40 ha detto:

      A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

      Non credo che questa volta sia così, almeno stando alle mie informazioni, e, comunque, saranno i medici a decidere caso per caso.

      Il problema resta comunque quello: se passa il messaggio che “basta una pillola” l’attenzione alle conseguenze non potrà che diminuire.

      Spero tanto di sbagliarmi

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