Gli aquiloni di Gaza

Nel cielo di Gaza sono volati l’altro giorno 7.000 aquiloni colorati.

Li hano fatti volare settemila bambini palestinesi come simboli della pace, della gioia di vivere e della speranza in un mondo migliore.

Bellissimo.

Mi hanno fatto ricordare che gli aquiloni erano la passione del tenero Charlie Brown, anche se i suoi aquiloni finivano sempre su un albero “mangia aquiloni”, l’albero cannibale.

Tutti noi abbiamo un albero cannibale che ci aspetta dietro l’angolo, ma l’importante è che il nostro aquilone resti sempre bello e pieno di colori fino all’ultimo giorno.

Auguriamocelo e godiamoci questa piccola clip. (link)

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12 risposte a Gli aquiloni di Gaza

  1. lorettadalola ha detto:

    Bellissima iniziativa quella di colorare un cielo che da anni vede solo il colore rosso sangue…una breve pausa che consente agli occhi di guardare “in alto” e non solo dentro giù nell’odio umano, nella vendetta e negli interessi politici che sicuramente hanno altri colori…

  2. quarchedundepegi ha detto:

    Speriamo che l’albero killer debba ancora nascere e, nel caso sia già nato, speriamo cresca lentamente.

  3. vincenzo ha detto:

    Grazie Frz,
    avendo fin da ragazzino passato ore ed ore a costruire modellini di aereo che poi, con mio fratello che non ho più e amici mai dimenticati, si facevano volare con alterne fortune mi sono sempre chiesto cos’è quel desiderio “imperfetto”, perchè inappagabile, che spinge l’uomo a guardare il cielo ogni volta con voglia mai sopita.
    E’ il mito di Icaro che si ripropone … in forme sempre diverse ma di uguale anelito …il “più pesante dell’aria” che l’uomo riesce a far librare al di sopra del suo mondo … forse la spiegazione sta proprio in questo … i nostri intangibili pensieri …. quelli sì possono essere affidati al mezzo e, forse, sono proprio questi a sostenerlo ed insieme ad essi le nostre speranze.

    I bambini di Gaza provano certamente questo e noi con loro

    Grazie Frz … con questo tuo spunto per un pò sono tornato a sognare con i miei ricordi ed il tempo, inesorabile, si è fermato.

    Un abbraccio di cuore a tutti perchè parto per le mie vacanze, arrivederci.
    Vincenzo

  4. marisamoles ha detto:

    Caro frz,

    il tuo post mi ha fatto venire in mente una poesia dolcissima di Giovanni Pascoli, intitolata, appunto, “L’aquilone”. Eccone i versi iniziali:

    C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
    anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
    che sono intorno nate le viole.
    Son nate nella selva del convento
    dei cappuccini, tra le morte foglie
    che al ceppo delle quercie agita il vento.
    Si respira una dolce aria che scioglie
    le dure zolle, e visita le chiese
    di campagna, ch’erbose hanno le soglie:
    un’aria d’altro luogo e d’altro mese
    e d’altra vita: un’aria celestina
    che regga molte bianche ali sospese…
    sì, gli aquiloni! E’ questa una mattina
    che non c’è scuola. Siamo usciti a schiera
    tra le siepi di rovo e d’albaspina.
    Le siepi erano brulle, irte; ma c’era
    d’autunno ancora qualche mazzo rosso
    di bacche, e qualche fior di primavera
    bianco; e sui rami nudi il pettirosso
    saltava, e la lucertola il capino
    mostrava tra le foglie aspre del fosso.
    Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
    ventoso: ognuno manda da una balza
    la sua cometa per il ciel turchino.
    Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
    risale, prende il vento; ecco pian piano
    tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.
    S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
    come un fiore che fugga su lo stelo
    esile, e vada a rifiorir lontano.
    S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo
    petto del bimbo e l’avida pupilla
    e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.
    Più su, più su: già come un punto brilla
    lassù, lassù…

    La parte rimanente è molto triste peché parla della scomparsa di un compagno di collegio. Se vuoi leggere l’intera poesia, sempre che tu non la conosca, questo è il Link: http://www.blogaquiloni.cacozza.it/post/305311/L'Aquilone+-+Giovanni+Pascoli

    Bello il tuo post: davvero un messaggio di speranza. Spero che quei bambini tengano sempre ben stretto il filo dell’aquilone della loro vita, per non perdere mai la speranza di un futuro migliore, un futuro di pace e fratellanza. Sarebbe il minimo, se pensiamo che proprio in quella terra è nato Gesù. Sembra quasi che Pascoli avesse in mente questa “storia” mentre chiamava l’aquilone “cometa”. Ma, purtroppo, le “storie” degli uomini non sono “favole” e non sempre hanno il lieto fine.

    P.S. BUONE VACANZE, VINCENZO! Di certo mancherai a frz, ma un po’ anche a me. 🙂

  5. elisabetta ha detto:

    “Gli Aquiloni”…. Quanto romanticismo e quanta fantastica nostalgia ci ispirano.

    Ricordo, in uno dei miei lunghi viaggi, ero nello Sry Lanka e nella capitale Colombo nel grande parco sul mare, il Cinnamon Garden, ho visto volare diecine di aquiloni.
    Questa abitudine dei cingalesi è diventata oramai una attrattiva di costume tradizionale.

    Come non ricordare poi la bellissima poesia di Giovanni Pascoli… intitolata appunto “Gli aquiloni”?
    Se permetti voglio ricordarne le strofe:
    C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
    che sono intorno nate le viole.
    Son nate nella selva del convento dei cappuccini, tra le morte foglie
    che al ceppo delle quercie agita il vento.
    Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle, e visita le chiese
    di campagna, ch’erbose hanno le soglie:
    un’aria d’altro luogo e d’altro mese e d’altra vita: un’aria celestina
    che regga molte bianche ali sospese.
    Si, gli aquiloni!
    E’ questa una mattina che non c’è scuola. Siamo usciti a chiera
    tra le siepi di rovo e d’albaspina.
    Le siepi erano brulle, irte, ma c’era d’autunno
    ancora qualche mazzo rosso di bacche e qualche fior di primavera bianco
    e sui rami nudi il pettirosso saltava,
    e la lucertola il capino mostrava tra le foglie aspre del fosso.
    Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino ventoso:
    ognuno manda da una balza la sua cometa per il ciel turchino.
    Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento;
    ecco pian piano tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.
    S’inalza; e ruba il filo dalla mano, come un fiore che fugga su lo stelo
    esile, e vada a rifiorir lontano.
    S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo petto del bimbo e l’avida pupilla
    e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.
    Più su, più su: già come un punto brilla
    lassù lassù… Ma ecco una ventata
    di sbieco, ecco uno strillo alto… – Chi strilla?
    Sono le voci della camerata mia
    le conosco tutte all’improvviso, una dolce, una acuta, una velata…
    A uno a uno tutti vi ravviso o miei compagni!
    E te, sì, che abbandoni su l’omero il pallor muto del viso.
    Sì: dissi sopra te l’orazïoni, e piansi: eppur felice te che al vento
    non vedesti cader che gli aquiloni!
    Tu eri tutto bianco, io mi rammento. solo avevi del rosso nei ginocchi,
    per quel nostro pregar sul pavimento.
    Oh! te felice che chiudesti gli occhi
    persuaso, stringendoti sul cuore il più caro dei tuoi cari balocchi!
    Oh! dolcemente, so ben io, si muore la sua stringendo fanciullezza al petto,
    come i candidi suoi pètali un fiore ancora in boccia!
    O morto giovinetto, anch’io presto verrò sotto le zolle
    là dove dormi placido e soletto…
    Meglio venirci ansante, roseo, molle di sudor, come dopo una gioconda
    corsa di gara per salire un colle!
    Meglio venirci con la testa bionda, che poi che fredda giacque sul guanciale,
    ti pettinò co’ bei capelli a onda tua madre… adagio, per non farti male.

    L’aquilone mi ricorda inoltre il famoso romanzo di Khaled Hosseini dal quale poi è stato ricavato anche il film di Marc Forster
    “Il cacciatore di aquiloni”
    E’ il racconto di amicizia attraverso trent’anni di storia afgana nel tempo quando Kabul era una città in cui volavano gli aquiloni e in cui i bambini davano loro la caccia.
    Narra l’amicizia di Amir e Hassan che hanno trascorso lì la loro infanzia felice e formavano una coppia eccezionale nei tornei cittadini di combattimenti tra aquiloni.

    La storia degli aquiloni è iniziata già 3000 anni fa in Cina e attraverso i secoli trascorsi, di essi se ne sono fatti molti usi e anche Marco Polo nel suo “Milione” ne parla raccontando l’utilizzo dell’aquilone per lo studio atmosferico a beneficio della navigazione.

    Gli aquiloni hanno sempre affascinato grandi e piccini, e numerose sono le leggende e le favole ad esso dedicate.

    Un omaggio quindi all’aquilone….. quel qualcosa che ancora riesce a innalzarsi e a volare in cielo con leggerezza, spinto solamente dalla forza della natura….

    eli

  6. frz40 ha detto:

    Oltre che telepatiche, sempre attente e carine coi miei post.

    Grazie ragazze !!! 🙂 🙂 🙂

  7. patrizia ha detto:

    le stesse cose di elisabetta mi ha preceduto ma con questo non è che non leggo anzi sei sempre interessante in tutto quello che proponi. grazie franz buone vacanze , io mi godo un po il mare delle eolie splendide sempre

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