La rivoluzione del bikini. Forse ma chissà quando.

Ho sempre pensato che ‘la rivoluzione del bikini‘ fosse la vera chiave di volta per l’integrazione delle popolazioni islamiche in Europa. Non in senso letterale, ovviamente, ma come simbolo della reazione delle donne alla triste condizione di sottomissione alla quale l’integralismo le sottopone.

Questo editoriale di Angelo Panebianco per Il Corriere del 21 ottobre me ne fa fortemente dubitare.

Ve lo sottopongo stralciando i passi che mi sembrano più più rilevanti.

“Nessuna delle due strade fin qui adottate, quella originariamente francese dell’assimilazionismo (chi arriva deve spogliarsi della precedente identità per abbracciare identità e cultura del Paese ospitante) e quella, originariamente anglosassone, del multiculturalismo, sembra funzionare. [..] Il multiculturalismo prevede infatti che le varie culture presenti sul territorio vengano preservate, anche con leggi apposite, e che le diverse comunità culturali si autogovernino per tutti gli aspetti che riguardano la tutela della propria identità. Una società multiculturale è una società segmentata, divisa in tante comunità culturali che, si suppone, non sentendosi minacciate nelle proprie tradizioni, siano in grado di coesistere pacificamente. Ma il punto è che una società siffatta è difficilmente compatibile con la democrazia. Salvo specialissime eccezioni, può essere tenuta insieme solo con un alto grado di coercizione, in modo non democratico. Per questo, il multiculturalismo non è una politica adatta per le democrazie europee. Gran Bretagna, Olanda, Germania avevano scelto quella strada e ne hanno verificato l’impraticabilità.
Ma se la via francese (l’assimilazionismo) è difficilissima e quella multiculturale impraticabile, che fare allora? Assistere passivamente al montare dei conflitti?

[..] Ci sono immigrati che, per la tradizione di provenienza, possono trovare un loro ruolo nei Paesi ospitanti (e col tempo, potranno forse anche essere assimilati nel senso francese del termine. E, se non loro, i loro figli) con relativa facilità. Episodi di intolleranza, anche gravi, ci sono e ci saranno. Ma nel complesso, molti immigrati, soprattutto dell’Est europeo, riusciranno ad inserirsi con successo nelle società europeo-occidentali.

C’è però il caso dell’islam.[..] La domanda di cui nessuno conosce la risposta è la seguente: cosa può succedere quando due grandi civiltà, altrettanto forti e orgogliose, come quella europea-cristiana (oggi anche liberale e democratica) e quella islamica, che si ispirano a principi e norme antitetiche, e che, anche per questo, si sono aspramente combattute attraverso i secoli, si trovano a condividere lo stesso territorio e lo stesso spazio politico? La risposta dipenderà in parte da noi europei, dagli atteggiamenti che assumeremo e dalle politiche che adotteremo. Ma, in larga parte dipenderà anche dalla evoluzione del mondo islamico. Se il ciclo fondamentalista (connesso al cosiddetto «risveglio islamico») che ha investito l’islam mondiale negli ultimi decenni non si esaurirà presto, dovremo attenderci aspri conflitti e fortissime tensioni anche in Europa (altro che pacifica convivenza multiculturale). Se invece quel ciclo, raggiunto un picco e punte di massima espansione, andrà ad esaurirsi, come è possibile che prima o poi accada, allora nasceranno forse esperimenti inediti e interessanti: la democrazia potrà misurare il proprio successo anche sulla sua capacità di favorire la piena adesione dei musulmani immigrati alle regole della società aperta e libera.

Oggi ciò non appare probabile – conclude – Ma è lecito, per lo meno, sperarlo.”

Ne dubito.

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La spazzatura di Napoli

Avrei una domanda: perchè se ne deve occupare il Governo?

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Il corpo delle cheerleaders non è delle donne?

Fatemi solo capire.

Premetto che a me le cheerleaders, le cosiddette ragazze pon-pon, piacciono.
Sono belle, fresche e festose.

Hanno una grande diffusione negli SU e ci sono vere e proprie scuole, con severe selezioni.
Trovo che possono anche essere utili per stemperare le tensioni di qualche ultras.
E sono un bel vedere.

Tuttavia di pura esibizione del corpo delle donne si tratta. E di cos’altro, sennò?

E “corpo delle donne” ad un certo colore politico fa orrore. Puro sfruttamento dell’immagine.

Vero Michela Murgia ? Vero Gad Lerner? Voi che del documentario di Lorella Zanardo ne avete fatto una bandiera, e contro il “vecchio bavoso sessista” Bruno Vespa avete inveito al recente Campiello (QUI), che ne dite dell’iniziativa del Comune di Bologna riportata da questo articolo de Il Messaggero secondo il quale quel Comune, il primo in Italia, ha organizzato un corso per cheerleaders, dedicato alle studentesse delle scuole medie?

Si dice, tra l’altro, che il costo dell’operazione per ora sia sconosciuto perché ”dipende dal numero di adesioni”. Una specie di pozzo di San Patrizio, come per certe trasmissioni RAI?

Fatemi capire: il comune di Bologna ha cambiato bandiera? O per Bologna si fa un’eccezione?

Un po’ di coerenza, per favore.

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I professori col catarifrangente e la maestrina troppo bella

Mi hanno colpito recentemente due articoli di cronaca locale, assurti a cronaca nazionale.

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Il primo titola:

Lauree nel seminterrato e prof vestiti da operai. «Inutile pagliacciata»La rabbia delle famiglie. Il preside: non sapevoLo firma Giovanni Viafora per Il Coriere de Veneto del 9 Ottobre (link)

 

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Il secondo titola:

Una maestra troppo sexy sconvolge scuola chic di Milano

Genitori in rivolta. Una mamma ritira la figlia dalla classe. Il preside la difende. Lei, ex miss Abruzzo: “Non me ne vado”.Lo firma Gabriele Villa per Il Giornale del 20 Ottobre (link)

Il primo ha avuto ampia risonanza soprattutto sul web e  riferisce di un caso occorso a Padova; dice

“Lauree all’aperto nel cortile interrato della Facoltà e professori con addosso pettorine fosforescenti come fossero operai di strada. L’ultima trovata di docenti e ricercatori del Bo, in agitazione contro il ddl Gelmini, è andata in scena ieri pomeriggio a Matematica, in occasione della discussione delle tesi di una ventina di nuovi dottori. Questa volta, però la (stravagante) dimostrazione di protesta degli accademici non è piaciuta a tutti. Dopo il discorso iniziale del presidente della commissione di laurea, il professor Giovanni Sambin, che di fronte alla folta platea di parenti e amici dei laureandi ha elencato le ragioni del dissenso nei confronti della riforma, una donna si è fatta largo dicendo a chiara voce: «Questa è una pagliacciata che non serve a niente».E altre tre signore (tre su circa quattrocento persone, pare) hanno applaudito”.

Il secondo, oltre a quelle del Web è assurto anche all’onor delle cronache del TG5 ed è stato ripreso da molti quotidiani di primo piano; riferisce di un caso occorso a Milano.

“La maestra che semina il panico con la sua bellezza fiammeggiante si chiama Ileana Tacconelli, e insegna da quest’anno al Collegio San Carlo . È arrivata accompagnata da un ottimo curriculum professionale, ma [.. ] è stata anche miss Abruzzo, ha partecipato alle selezioni di miss Italia, […] poi ha girato, e qui sta la molla che ha fatto scattare il mormorio delle mamme, alcuni filmini. Filmini porno? Macchè, spot pubblicitari e brevi video satirici con il comico Maccio Capatonda, trasmessi da Mediaset in prima serata (quindi in fascia protetta)e proposti anche in programmi scanzonati tipo «Mai dire gol».[..] una mamma è andata a reclamare serietà e correttezza al San Carlo in più di un’assemblea di classe. «Ma loro, dal rettore in giù, puntualizza al telefono mi hanno trattata sempre con arroganza. Per loro ero soltanto una seccatrice. Io non sono bigotta, glielo assicuro. Ma ho deciso di portar via mia figlia dal San Carlo perché mi sono sentita tradita».”

Cos’hanno in comune? La piazzata.

In un caso quella dei prof. Mi spiace, sono un tradizionalista. Non discuto se i prof avessero o meno delle valide ragioni per manifestare il loro dissenso ma ci sono modi e luoghi opportuni per far valere le proprie ragioni. Hanno ragione quella mamma che ha avuto il coraggio di protestare e quelle tre mamme che hanno applaudito. Paragono l’atto di quei prof a quello di un prete che si mette a dir messa in mutande, magari pure lui per manifestare una qualsiasi ottima ragione.

Nell’ altro caso quella di chi ha avuto interesse a far diventare un caso una storia qualunque. La mamma della bambina che a pieno, ancorché discutibile, diritto fa cambiar scuola alla bambina in prima elementare perché non hanno voluto licenziare la bellla maestrina? O, forse, la maestrina stessa perché forse ancora più attratta dai riflettori che dai quaderni? Chi lo sa, non lo sapremo mai. Comunque sia, sempre piazzata è.

E le piazzate le detesto.

E qui mi taccio su chi alle piazzate ha dato, dà e continuerà a dare, ampio spazio.

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La Cappella Sistina: che emozione!

Non tutti hanno o avranno avuto modo di visitarla.

Una mia lettrice, Angela, mi segnala un sito che ne propone una presentazione eccezionalmente bella.

Collegatevi con questo link e vi troverete al’interno della cappella. Aspettate che l’immagine si apra completamente e Vi potete muovere col mouse in tutte le direzioni, ingrandendo a piacere le parti che più vi interessano. Tenete premuto il tasto sinistro per spostarvi e utilizzate la rotellina per ingrandire.

E’ un’emozione; non perdetevela

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I bavagli in RAI? Che palle !!!


Merita un commento?

Fonte: Libero 20 ottobre

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Ma che cos’hanno per la testa quei ministri?

Chissà che cosane penserebbe Sigmund Freud.

Mi riferisco ai recenti lapsus di due ministri del governo francese.

Il ministro dell’interno Brice Hortefeux, in una recente intervista a RTL-LCI-Le Figaro, ha involontariamente trasformato le impronte digitali in «impronte genitali». .

Prima di lui Rachida Dati, ex ministro della Giustizia, parlando della crisi economica, ha detto ‘fellation‘ invece di ‘inflation’.

Che in Francia gli manchi qualcosa?

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I 33 minatori

Me la manda Luisa, la rovo perfetta (o quasi)

“Se fosse successo in una miniera italiana, le cose sarebbero andate così:
1° giorno: tutti uniti per salvare i minatori, diretta tv 24h, Bertolaso sul posto.
2° giorno: da Bruno Vespa plastico della miniera, con Barbara Palombelli, Belen e Lele Mora.
3° giorno: prime… difficoltà, ricerca dei colpevoli e delle responsabilità: BERLUSCONI: colpa dei comunisti; DI PIETRO: colpa di Berlusconi ; VENDOLA: colpa del PD; BERSANI: io l’avevo detto ma nessuno mi ascolta); BOSSI: sono tutti terroni, lasciateli la’; CAPEZZONE: non è una tragedia è una grande opportunità ed è merito di questo governo e di questo premier; FINI: mio cognato non c’entra.
4° giorno: TOTTI: dedicherò un gol a tutti i minatori.
5° giorno IL PAPA: faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono vicini al tiavolo!!
6° giorno: cala l’audience, una finestra in Chi l’ha visto e da Barbara d’urso che intervista i figli dei minatori: “dimmi, ti manca papà?'”
7° all 30esimo giorno : falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che viene nominato così capo mondiale della protezione civile. Dopo un mese, i minatori escono per fatti loro dalla miniera, scavando con le mani.
Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati, vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario.

Ma è successo in Cile…. ci siamo salvati!!!”

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L’utero in affitto. Quanti problemi!

Sono rimasto basito nel leggere le realtà di cui tratta questo articolo, di Nicoletta Tiliacos per Il Foglio. Lo riporto per comodità in seconda pagina.

L’argomento è estremamente delicato, quello delle gravidanze eterologhe; in termini più espliciti quello dell’ utero in affitto.

Vi pongo alcune domande:
– E’ giusto che, dopo aver fatto ricorso all’utero in affitto per avere un figlio, una coppia pretenda che la “madre surrogata” abortisca, se scopre con l’amniocentesi che il bambino atteso è affetto da sindrome di Down,?

– E’ giusto che un accordo privato concluso in precedenza, garantisca ai committenti la possibilità di rifiutare un figlio malato.

– E’ giusto che se il bambino fosse nato i committenti non avrebbero assunto nei suoi confronti nessuna responsabilità.

– E’ giusto che tutto questo debba obbedire alla logica commerciale per la quale c’è una coppia di committenti, c’è una prestatrice d’opera (ufficialmente a titolo di solidarietà, perché le regole canadesi lo richiedono, ma un pagamento c’è: lo chiamano “rimborso spese”), e se il prodotto è difettoso, il committente recede, e con lo stesso diritto con cui si noleggia una donna per una gestazione, le si intima di interromperla.

– E cosa accadrebbe se le coppie committenti divorziassero mentre le gestazioni sono in corso?

– E’ etico pagare i poveri del mondo per far loro partorire i bambini?

– E che accade di Jonas e Philip, due bambini nati in India, frutto di una fornitura di ovociti e di utero in affitto da parte di due diverse donne indiane, al modico prezzo di seimila euro? Loro vivono ancora a Jaipur con il padre, perché non hanno passaporto. Sono tedeschi, dicono le autorità indiane, che consentono ormai tutte le pratiche eterologhe, per coppie e per single, ma non intendono dare la cittadinanza alle centinaia di bambini che ogni anno nascono nel paese grazie a quelle pratiche. Sono indiani, replicano i tedeschi, per i quali vale la nazionalità della donna che ha partorito i gemelli.

Sono argomenti che mi fanno riflettere e non so bene che risposte dare.

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La scuola. Luoghi comuni.

Il Foglio pubblica settimanalmente una rubrica dal titolo auto esplicativo:

Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice.

La firma è di Andrea Ballarini.

Tratta dei luoghi comuni più abusati e Vi riporto, con qualche mia piccola chiosa, quelli di questa settimana sul tema:

La scuola e l’università

– Con il liceo classico hai tutte le porte aperte.

– Con il liceo classico avevi tutte le porte aperte, poi l’istruzione di massa ha cambiato tutto.

– Il latino ti dà un metodo di studio. Non spiegare che cosa voglia dire. (C’è qualcuno che lo saprebbe?)

– La laurea è per le menti prive di fantasia. E’ molto avanti essere giunti a uno o due esami dalla laurea e non averla mai conseguita.

– La laurea sarà anche dequalificata, ma il pezzo di carta è pur sempre il pezzo di carta. (Questa è # 1, in assoluto)

– Un paese che non investe nella scuola ha abdicato al proprio futuro. Contestualmente parlare della carta igienica mancante nelle toilette. (e di cos’altro, sennò?)

– Sostenere che se si potesse rinascere non si farebbe più l’università a favore di un’attività artigianale, perché il vostro idraulico è più ricco di Onassis. Scuotendo il capo aggiungere pensierosamente, per quanto, tutto il giorno con le mani nella merda… (e già…!!!)

– Gli stipendi dei professori italiani sono i più bassi d’Europa. Se qualcuno lo afferma chiedere polemicamente se, però, esista un’altra professione con tre mesi di vacanze pagate. (Ahi, ahi, qui me le sento da Marisa)

– Se un professore è bravo è comunque in grado di farti amare la sua materia. (Così dicono i prof, ma c’è del vero)

– Quando uno non sa cosa fare nella vita, fa il professore; e pensare che l’insegnamento è una vocazione. (eggià!)

– Gli universitari di oggi non sanno nemmeno l’italiano delle scuole medie, per di più se glielo fai notare ti guardano con sufficienza e sostengono che non è importante. Concludere autoironicamente che quando si fanno discorsi di questo genere è segno che si sta cominciando a invecchiare. (questa è per me, grrrrrrrr !)

– Il problema è che oggi tutti vogliono fare i manager e non c’è più nessuno che voglia tirare la lima. Annuire. (Annuisco!)

– Una volta quando non si aveva nessuna vocazione particolare ci si iscriveva a Scienze Politiche, adesso fanno Scienze della Comunicazione. Avanzare ipotesi sulla prossima facoltà materasso.

– Un testo accademico anglosassone ha come primo obiettivo quello di essere comprensibile, un testo accademico italiano ha come primo obiettivo quello di essere pubblicato e se si capisce, pazienza. (ma se non si capisce, fa tanto fino)

– Raccontare come esperienze personali arcinoti aneddoti universitari. Se qualcuno osserva che sono storie che circolano da trent’anni può essere utile avere studi di Scienze Politiche alle spalle e citare Disraeli: “Se la versione è più divertente del fatto, si racconti la versione.”

– E’ impensabile dare a tutti una preparazione ad alto livello: l’università di massa è un’utopia ideologica. Ribattere che ci si accontenterebbe anche di una preparazione ad alto livello almeno per qualcuno. (eggià !)

– Se dei genitori dei compagni di scuola dei vostri figli avanzano dubbi sull’utilità delle lingue morte, evitare di impegnarsi nella discussione: la sfiducia nei confronti della cultura è out. (evito, evito…!)

– Rammentare con un misto di nostalgia e indignazione quando il 18 a Diritto Privato veniva gratificato del lancio del libretto dalla finestra. Altri aneddoti universitari: evitare.

– Altro che gli immigrati che ci porterebbero via il lavoro, il vero problema sono gli indiani e i cinesi che si laureano tutti in materie scientifiche con delle votazioni pazzesche. Chiosare che da loro la laurea è ancora un mezzo di avanzamento sociale denota conoscenza delle realtà economiche emergenti.

– Al liceo tutte le professoresse piacenti hanno avuto una storia con dei loro studenti: lo sanno tutti, anche se non si può dire. Del resto, gli studenti sono dei bidoni di ormoni e le docenti dovranno pur avere le loro forme di compensazione, visto gli stipendi ridicoli che prendono. (Che ne pensi Marisa?, Ti lamenti sempre tanto…. Eh, eh..)

– Nel caso fosse evidente la mancanza di vocazione per lo studio di uno dei vostri figli, non avreste alcuna difficoltà a consigliargli un lavoro manuale. Da dire solo nel caso abbiate figli dalle brillanti carriere universitarie.

Ne manca una. Posso? E’ tanto intelligente, ma non si applica!
Troppo forti!

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