Sanità in Sicilia. I premi ai soliti furbetti.

Da sempre sostengo che anche nel settore pubblico dovrebbe essere attuato un sistema che permetta di premiare il merito di chi ha ben lavorato.

Ne ho parlato più volte per la scuola, ma il discorso vale per molti settori di attività.

La condizione di un sistema di questo tipo è però che il merito si premia con i risultati ottenuti e che i risultati ottenuti devono essere misurabili.

I dati prima di tutto e solo in secondo piano gli elementi qualitativi.

Pare che invece che in Italia anche il premio al merito diventi uno strumento per i soliti furbetti per fregare  le casse dello Stato.

E’ quel che sembrerebbe leggendo l’ articolo ”Miracolo sanità in Sicilia. Premi a quasi tutti i medici”.  A firma  Sergio Rizzo per Il Corriere di oggi. Sottotitolo: “L’86% dei promossi nella regione del record dei decessi”

Dice: “Avevamo sbagliato tutto. Ma proprio tutto. Condizionati evidentemente dal pregiudizio, eravamo convinti che la sanità siciliana non fosse messa proprio benissimo. Un errore nel quale doveva essere scivolata anche una delle due Commissioni parlamentari d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale, quella della Camera presieduta da Leoluca Orlando. La quale, a ottobre di quest’anno, aveva tracciato un quadro sconcertante, secondo il quale in 503 giorni si sarebbero verificati nel nostro Paese ben 242 casi di malasanità. E indovinate quali Regioni ne avrebbero il poco invidiabile primato? La Calabria e la Sicilia, che avrebbero assommato da sole quasi metà dei casi di malasanità con il 54% dei morti. Rispettivamente 64 episodi con 50 decessi in Calabria e 52 episodi con 38 decessi in Sicilia- Dati che hanno fatto letteralmente imbestialire l’assessore siciliano alla sanità, l’ex pubblico ministero Massimo Russo, autore di una smentita categorica «I casi sentinella non sono 52 ma 31 e i decessi non 38 ma 8!». E adesso un’altra implicita smentita arriva dai risultati della sperimentazione prevista dalla legge del ministro dell’Innovazione Renato Brunetta per verificare la qualità professionale del personale sanitario. Si tratta della qualità «individuale», in base alla quale ripartire i premi destinati a chi si dimostra più bravo dei suoi colleghi. Un meccanismo che dovrebbe far penetrare la meritocrazia fino in profondità in un sistema tradizionale preda degli artigli della politica. Anche se gli esperti del ramo lo giudicano un po’ approssimativo, visto che si dovrebbe procedere per quote stabilite a priori: metà al 25%, ovvero a quelli considerati i più bravi e l’altra metà al 50%, ovvero a quelli giudicati così-così. Al restante 25%, vale a dire le schiappe, zero carbonella. E il fatto che a essere premiati dovrebbero essere soltanto i tre quarti della platea, già pone un bel problema. Perché la sperimentazione Brunetta, condotta in 22 aziende sanitarie siciliane con 4 mila addetti, ci dice che non il 75% del personale sanitario avrebbe diritto alla gratifica per la qualità individuale, bensì 1’86%. E che i bravissimi che dovrebbero avere la supergratifica non sono il 25%, ma addirittura il 46%.”

Ma è mai possibile che in questo Paese non si riesca mai a far le cose con un minimo di serietà?

 

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