L’Italia inaffidabile e cialtrona.

Dal Corriere di oggi:

La destra, la sinistra e il patriottismo

di Piero Ostellino

Fino all’altro ieri, chi parlava di Patria, per non dire di Nazione, esponeva il tricolore, cantava l’Inno di Mameli, esaltava il Risorgimento—cui si contrapponeva  ’interpretazione (sbagliata) di Gramsci come rivoluzione agraria (sociale) mancata—era tacciato, dalla sinistra, di fascismo. Da quando la Lega ha manifestato l’intenzione di disertare le celebrazioni per i 150 anni dell’Unita, la sinistra e patriottica. Accusa chi non li festeggia di tradimento della Patria e di ignorare la Nazione italiana (contrapposta alla Padania), si fascia nel tricolore, canta Mameli, rinnega Gramsci e elogia Cavour, quello liberale della biografia di Rosario Romeo,  uno dei capolavori della storiografia italiana del Novecento; che si dice Laterza non ristampi—attendo smentite dall’editore di Croce! —per subalternità culturale alla sinistra.

Quando le truppe americane ponevano fine al regime di Saddam Hussein — non meno sanguinario di quello di Gheddafi —dai balconi di mezza Italia pendevano le ≪bandiere della pace ≫; di disapprovazione, da sinistra, dell’attacco all’Iraq. Oggi  che gli aerei di una parte della coalizione internazionale — legittimata da una ambigua risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, come furono quelle per l’Iraq—bombardano le truppe del ≪tiranno≫ non c’e una sola bandiera della pace sui balconi italiani. L’attacco alla Libia e legittimo, perche voluto dall’Onu ancorché, più che dalle Nazioni Unite, dalla Francia — e giusto perche imbarazza Berlusconi, già tentennante da par suo, ricordandogli la sua ≪amicizia≫ con Gheddafi.

Neppure sull’altro fronte, quello della destra, pare che la coerenza sia di casa. Quella stessa destra che, fino all’altro ieri, si commuoveva alla parola Patria, esponeva il tricolore anche quando non era festa nazionale, cantava l’Inno di Mameli anche davanti  al televisore per le partite della nazionale, ha messo la sordina alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unita per non spiacere alla Lega e non perdere voti fra i nostalgici dei Borboni e fra i cattolici ancora legati al non expedit pontificio dopo Porta Pia. Oggi, che si prospetta un possibile collasso del regime di Gheddafi, sempre la destra non nasconde la sua contrarietà di fronte all’attacco, in nome della ≪stabilita≫ della Libia, delle sue forniture di petrolio e del contenimento della sua emigrazione verso l’Italia, garantiti dal Colonnello. Ma l’altro ieri aveva plaudito all’attacco al ≪tiranno≫ iracheno, non preoccupandosi degli eventuali effetti, per la stabilita della regione e la sicurezza di Israele, della caduta del regime di Saddam ritenuto, fino a quel momento, un bastione nei confronti dell’Iran fondamentalista e integralista e delle sue ambizioni strategiche.

Che dire, se non che sinistra e destra sono le due facce della stessa medaglia, dell’Italia inaffidabile e cialtrona, persino incapace di sapere  quale sia il suo interesse nazionale? L’ultima volta che, da noi, si e avuta una politica estera e stato col Piemonte cavouriano.

 

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Sarko de Funès.

Avete visto come ha reagito Nicolas Sarkozy ad una domanda del giornalista Frediano Finucci di La7, al termine della conferenza stampa del Consiglio Europeo incentrato sulla  questione libica?

E’ vero la domanda era forse un po’ fuori tema ma era certamente d’attualità: ≪Signor Presidente, qual e la sua opinione sulle misure del governo Berlusconi contro Lactalis a proposito dell’affare Parmalat?≫.

Sarkozy non se l’aspettava e forse non era preparato. Ma per non rispondere ha inscenato un teatrino degno del miglior Luis de Funès: ≪Mi piacerebbe avere un’opinione. Lei mi ha fatto una domanda difficile. Non me ne voglia ma non mi sono preparato. Se vuole ripassare alla prossima puntata… Anzi, telefoni a mia moglie, magari in italiano≫.

Però che mimica, Messiuer le Président !!!!

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Ma allora è vero: al CNR credono agli angeli!

Mi sembra di sognare.

Flavia Amabile criticava molto giustamente, ieri, l’uscita di vicepresidente del CNR, il più grande ente di ricerca italiano, Roberto De Mattei, il quale, intervistato da Radio Maria aveva parlato del terremoto in Giappone “in modo piuttosto anomalo per il suo ruolo” e aveva detto che il sisma “è stato un modo per purificare“, che le catastrofi possono “essere, e sono, esigenza della giustizia divina“, che il terremoto è un “battesimo di sofferenza” e che “Dio si serve delle grandi catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia“.

Dichiarazioni incredibili per un uomo che dovrebbe essere di scienza e così commentava  Flavia Amabile:”Il suo è un punto di vista non particolarmente basato sulla scienza. E’abbastanza comprensibile: se si legge il suo curriculum si nota che non è uno scienziato ma uno storico con evidenti radici cattoliche e da tre anni il vicepresidente del Cnr”, e concludeva con un sarcastico: “ Sarebbe interessante sapere se anche gli altri vertici del Cnr la pensano allo stesso modo.”

Tutto giusto, nulla da obiettare, brava Favia.

Ma volete strabuzzare gli occhi? Il CNR, ha ritenuto di dover rispondere all’invito e lo ha fatto con una nota del presidente Luciano Maiani che dice:”Ferma restando la libertà di espressione quale bene garantito dalla nostra Costituzione, si precisa che i contenuti dell’intervento del prof. de Mattei non coinvolgono in alcun modo il CNR, che l’intervento non è stato reso nella sua veste di vicepresidente dell’Ente e che il contesto in cui esso è stato reso è estraneo alle attività e alle finalità del CNR.

Non posso crederlo. Qualcuno ne dubitava? Forse lo stesso CNR prima di ogni altro, allora, se ritiene di doversi giustificare!!!

I due articoli de La Stampa: Uno e Due

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Risvegliarsi col sole alla finestra.

Un po’ perché con l’età ci si si sveglia prima, un po’ per il lungo inverno e il brutto tempo, un po’ per gli acciacchi, erano mesi che mi svegliavo col buio intorno.

Questa mattina erano le 7,30 e c’era un bel sole alla finestra.

Che meraviglia. Basta così poco per iniziare bene una nuova giornata.

NB. A proposito, questa notte ricordatevi dell’ora legale e spostate di un’ora avanti gli orologi.

 

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God Preserve The Queen!

L’ultima idea di marketing che ruota intorno al prossimo matrimonio tra Kate e Williams?

Eccolo: dopo tazze, francobolli, sottobicchieri. piatti, matite, tappetini per il mouse, gratta e vinci e articoli vari, la bella Kate è finita pure sui preseservativi. Li commercializza la «Crown Jewels – I Condoms che fanno distinzione». al modico prezzo di £ 5 per tre pezzi (oppure £13.5, con lo sconto, per 9 pezzi). E dice: «Unendo la forza di un principe con la sensibilità di una futura principessa con la promessa di una unione reale di piacere».

Altro che il classico auguri e figli maschi !

“God preserve the queen” (LINK), recitava il poema di Martin Farquhar Tupper (1810-1889), ma quelli erano altri tempi e, soprattutto, altri modi di “preservala” la  povera Queen. !!!

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Un’incredibile Fotogallery

Bellissime !

Sono sculture di fuoco e fiammiferi realizzate da un artista di cui non conosco il nome.

Le pubblica l’Adnkronos, non perdetevele.

Le trovate qui: Adnkronos Fotogallery.

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Folle banderuola


Folle banderuola. Non è l’amore, come una volta ci cantava Mina: è la nostra politica.

Ce lo illustra Pierluigi Battista dalle colonne del Corriere di oggi, parlando del nostro intervento in Libia. Dice:

“Destra e sinistra si scambiano i ruoli”

Il governo va alla guerra di Libia controvoglia, malvolentieri,obtorto collo: e si vede. L’opposizione versa invece il carburante ideologico dell’interventismo armato: diritti umani, odio per il tiranno di Tripoli, simpatia per il popolo vessato e massacrato.

La destra è ostile alla guerra perché considera l’umanitarismo un orpello che serve a nascondere corposi interessi. La sinistra, invece, si libra sul cielo dei valori.

Tutto il contrario di ciò che accadde per l’Iraq.

Saddam Hussein non massacrava forse il suo popolo e forse ancora peggio di Gheddafi, non gasava i curdi, non sterminava gli sciiti del Sud? Eppure la sinistra non sentì il dovere morale di intervenire militarmente per fermare la mano del boia.

Ma è soltanto uno degli esempi.

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E’ Primavera ! “Madonne e fiori, trionfi eterni di gioventù”

E’ primavera… svegliatevi bambine!” cantavano, ogni 21 marzo, Odoardo Spadaro, negli anni trenta, e Alberto Rabagliati, dagli anni quaranta in poi, con la loro Mattinata Fiorentina  (che trovate a pagina.2).

Non un gran pezzo, per la verità,  ma un motivetto che, negli anni, a noi maschietti dai capelli bianchi, è rimasto nel cuore, oltre che nelle orecchie.

Altri tempi, quelli della RAI di allora, l’EIAR, l’acronimo che stava per Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. Rabagliati imperversava con i suoi pezzi più famosi, come Mattinata fiorentina, appunto,  Ma l’amore no,  Ba-ba-baciami piccina, Silenzioso slow, Bambina innamorata, etc.

Li ricordate? Forse no.

Oggi le “bambine” sono fin troppo sveglie e non c’è certo più bisogno della primavera per trovare le “forcine, delle Madonne fiorentine sui prati in fior delle Cascine”.

Però la Primavera è rimasta sempre la stessa. Un grande scoppio di colori, un grande inno al ritorno alla vita.

Benvenuta, ancora una volta, Primavera. E un bacio a tutte le madonne, fiorentine e non.

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Una speranza in un triste elenco. Le Foto della Settimana.

 

 

Dalle bellissime e, purtroppo, ancora una volta tristissime foto di questa settimana del Los Angeles Times, lo scelto quella di queste dita che scorrono la lista degli evacuati nel centro di Rikuzentakata, in Giappone.

Con l’augurio che abbiano saputo rintracciare la persona cara.

Via: The Week in Pictures from the Los Angeles Times.
Fotografo: KIM KYUNG-HOON / REUETERS

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La triste favola bella di Knut.

Ci aveva inteneriti tutti con la sua nascita, ci intenerisce ancora una volta, oggi con la sua morte.

Lui è Knut, l’orsetto bianco dello zoo di Berlino.

Era nato il 5 dicembre 2006 ma la mamma, Tosca, per una di quelle crudeli ragioni che non conosciamo bene ma che regolano il mondo degli animali, si era rifiutata di prendersi cura di lui. E così lo zoo lo affidò al veterinario Thomas Dörflein, che lo crebbe a suon di biberon.

Era un batufolo di pelo bianco di soli 810 grammi e divenne presto il simbolo e la principale attrazione dello zoo di Berlino.

Nel 2008, però, Dörflein morì, stroncato a 44 anni da un infarto, e Knut non ebbe fortuna nemmeno con Gianna, la bella orsacchiotta che sarebbe dovuta diventare la sua compagna ma che, vista la non affinità sessuale, venne rispedita allo zoo di Monaco.

Knut, ormai grande, era rimasto solo nella gabbia con sua madre Tosca e altre due orse, Nancy e Katjuscha, ma anche con loro non andava troppo d’accordo e litigava spesso.

Ieri pomeriggio se n’è andato all’improvviso, a soli quattro anni. Si è piegato su un fianco ed è caduto nella vasca d’acqua del recinto degli orsi, concludendo così la sua triste favola bella.

Vittima dello solitudine e dello stress da cattività di uno zoo? Forse.

Ma per molto tempo ci ha regalato un sogno.

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