Federica – Le foto della settimana

E’ dedicata a Federica Pellegrini la foto della settimana tratta da quelle del Los Angeles Times.

Mi fa particolarmente piacere che il quotiano USA abbia dedicato alla nostra portacolori un foto della famosa rubrica.

Se lo merita

Come sempre le foto sono tutte bellissime. Le trovate qui. The Week in Pictures – from the Los Angeles Times. Foto Daniele Badolato – AP

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I Quiz della Domenica – Nr. 33


Ecco a voi i quiz per questa nuova Domenica:

Le casette

Questo tipo di puzzle è certamente uno dei miei preferiti. Siccome è poco conosciuto mi dilungherò un po’ con le spiegazioni.
Lo schema individua un agglomerato cittadino, con 16 case disposte su quattro file orizzontali e quattro verticali.
Ogni fila orizzontale o verticale contiene una casa ad un piano (1), una a due piani (2), una a tre piani (3) e una a quattro piani (4). Non sono mai presenti sulla stessa fila case di uguale altezza.
I numeri a lato indicano quante case si vedono da quel punto d’osservazione, tenendo conto che le case più alte nascondono, ovviamente, la vista di quelle più basse.
Per aiutare chi non conosce il puzzle, Vi presento un primo schema, con qualche mio suggerimento per la soluzione.

Suggerimenti:

1. Iniziate dai punti d’osservazione che indicano il numero 1. Vuol dire che da quel punto d’osservazione è visibile una sola casa, che sarà la più alta, quella a 4 piani. Inserite dunque nello schema, nella casella a lato, il numero 4. Ne potete inserire ben tre.
2. Visto che avete localizzato tre casette di 4 piani, e che nella stessa fila orizzontale o verticale c’è una sola casetta di 4 piani, non vi sarà difficile localizzare dove si trova la quarta casetta
3. Guardate ora la freccia verde. Da quel punto d’osservazione sono vibili tutte le casette. Quindi:

Siete a questo punto ed ora proseguite da soli. La soluzione è a pag. 2

Se vi è piaciuto, eccovi altri due facili schemi.
Uno:

E due:

Il serpentello

Un serpentello scivola attraverso un foro cilindrico alla velocità di 4 centimetri al secondo. Il foro è lungo 5,52 metri e il serpentello impiega16 secondi per entrare interamente nel cilindro.
Qual è la lunghezza in centimetri del serpentello?

Il cuoricino sull’albero

Travolti da un grande amore incidete sulla corteccia di un albero (non fatelo mai !), ad un metro dal suolo, il classico cuoricino.
L’albero cresce di 50 cm. Ogni anno. Dopo 34 mesi a che altezza dal suolo si troverà il vostro cuoricino?

Buon divertimento. Le altre soluzioni roa sono tute a pag.2.

I precedenti Quiz della Domenica li trovate —> QUI

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Letta per caso su un facebook

“Le donne si innamorano di quello che sentono. Gli uomini si innamorano di quello che vedono”

Ch dire? A me pare che ci sia molto di vero.

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Libia: un po’ di storia, questa sconosciuta.

dalle Lettere al Corriere della Sera

SINISTRE E GUERRA DI LIBIA CHE COSA ACCADDE NEL 1911

La sinistra avversava la guerra in Libia nel 1911 perché riteneva che essa portasse benefici alla borghesia e miseria e lutti al proletariato e alla classe operaia. La sinistra di oggi è interventista. Cambierà atteggiamento davanti al primo caduto italiano in Libia del XXI secolo?

Marco Preioni 

Caro Preioni, Nel 1911 la sinistra si divise. Vi furonomanifestazioni, scioperi e qualche tentativo d’interrompere le comunicazioni, come a Forlì, dove un giovane militante repubblicano (era Pietro Nenni) si mise alla testa di 3.000 persone e le guidò alla conquista della stazione ferroviaria per impedire l’affluenza ai distretti di coloro che erano stati richiamati alle armi. Nella stessa città, qualche ora prima, un giovane militante socialista (era Benito Mussolini) aveva pronunciato un infuocato discorso contro la guerra. I due tribuni (erano entrambi avvincenti oratori politici) furono arrestati, processati a Forlì in novembre e condannati a un anno di prigione. Si incontrarono e fraternizzarono nel carcere di Bologna da cui uscirono in febbraio quando la pena, in appello, fu ridotta a cinque mesi. Ma queste turbolenze ed effervescenze non disturbarono il presidente del Consiglio. Giovanni Giolitti era convinto che il Paese avrebbe plaudito alla guerra e scrisse al re il 25 settembre: «Movimento socialista non credo abbia importanza. Parecchi socialisti sono favorevoli all’impresa e stamane Barzilai venne a dirmi che repubblicani non approvano contegno socialisti e non creeranno imbarazzi». Aveva ragione. Al congresso socialista di Modena, due settimane dopo, la maggioranza prese posizione contro la guerra, ma Ivanoe Bonomi, leader dell’ala moderata, pronunciò un discorso in cui sostenne che «tutte le civiltà industriali, ad un certo momento del loro sviluppo, hanno bisogno di cercare mercati nuovi, terre nuove, campi ed attività nuovi. Ora, una nazione giovane come l’Italia è ad uno dei punti salienti della sua storia, non può rinunciare alla tentazione di affermarsi nel mondo». Quanto ai repubblicani, riuniti a congresso il 29 ottobre, la mozione di Barzilai ebbe soltanto 4.300 voti contro i 22.000 di coloro che erano contrari alla guerra. Ma l’assicurazione data a Giolitti (non creeremo imbarazzi) fu confermata dai fatti. Il consenso più interessante e sorprendente venne da un gruppo di sindacalisti rivoluzionari, un movimento della sinistra radicale che si ispirava alle teorie di Georges Sorel, autore di «Riflessioni sulla violenza» e teorico dello sciopero rivoluzionario. Uno dei suoi maggiori esponenti, Arturo Labriola, sostenne che non era possibile separare il concetto di classe sociale da quello di nazione e che i socialisti, quando avessero conquistato il potere nelle grandi potenze, avrebbero finito per ereditarne la cultura politica. Ma «se il trionfo del socialismo dovesse accompagnarsi alla conservazione della egemonia militare ed economica da parte di due o tre popoli, esso si risolverebbe in una colossale mistificazione (…). Non avremmo più classi superiori, ma avremmo popoli minori ». E per meglio sostenere l’utilità della guerra di Libia aggiunse che il conflitto avrebbe preparato il popolo italiano alla rivoluzione: «Il proletariato dell’Italia non è buono a fare la rivoluzione perché non è nemmeno buono a fare la guerra». Sono concetti non troppo diversi da quelli dell’interventismo di Mussolini alla vigilia della Grande guerra

Sergio Romano

Via Lettere al Corriere della Sera.

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Eh sì, le donne !!!!

Me la manda Luisa. La trovo bellissima.

Nella coppia le donne fanno la differenza.

Si racconta che una volta il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, andò a cena fuori con la moglie Michelle e, volendo fare qualcosa di diverso e fuori dalla routine, decise di andare in un normale ristorante e non, come al solito, in uno di lusso.
Seduti al tavolo, il proprietario si avvicinò e chiese alle guardie del corpo di permettergli di andare a salutare la moglie del presidente. E così fece.
Una volta andato via il proprietario, Obama chiese a Michelle:
“Perché quell’uomo aveva tanto interesse a salutarti?”
La moglie rispose:
“In gioventù quest’uomo è stato per lungo tempo innamorato di me.”
Il presidente disse:
“Ah, questo significa che se lo avessi sposato, oggi saresti la proprietaria di questo ristorante!
Michelle rispose:
“No, tesoro … Se avessi sposato quell’uomo, lui sarebbe l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America!”

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Solo Ferrara si accorge di Asor Rosa?


Trovo quantomeno singolare che la Repubblica, La Stampa e Il Corriere oggi non abbiano commentato la denuncia di Giuliano Ferrara di ieri sera a Radio Londra. Lo faranno certamente domani. Ma ancor più singolare trovo il fatto che non siano stati loro a commentare per primi le parole di Asor Rosa, prima ancora che lo facesse Ferrara.

Questo l’intervento di Ferrara.

C’è chi propone di fare un colpo di Stato contro il governo eletto, il governo eletto da gli italiani, il governo Berlusconi.

Si chiama Alberto Asor Rosa, è stato deputato della sinistra e professore universitario. Negli anni Settanta militava, diciamo, in quelle tendenze di pensiero alla Toni Negri contigue culturalmente al terrorismo italiano. Ecco che cosa ha scritto sul quotidiano comunista il manifesto di oggi, , perché non vorrei che poi si dicesse che io mi invento le cose che dico: «Ciò cui io penso è una prova di forza che, con l’autorevolezza e le ragioni… eccetera, scenda dal l’alto, instaura quello che io definirei un normale “stato di emergenza”, si avvale più che di manifestanti generosi, dei carabinieri e della polizia di Stato, congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari…» eccetera eccetera eccetera. Insomma, un colpo di Stato in piena regola contro il governo eletto dagli italiani.

Siamo finalmente alla piena, diciamo dispiegata chiarezza di un progetto politico che molti altri editorialisti, questa volta di Repubblica, avevano già definito anche nella famosa assemblea del Palasharp, dove un ragazzino di tredici anni fu convocato a recitare la litania dell’odio contro l’arcinemico. Che cosa dicono costoro? Dicono che siccome lui, Berlusconi, ha rimbecillito gli italiani con le televisioni, siccome con i voti non credono di essere in grado di batterlo alle elezioni, siccome in Parlamento non c’è una maggioranza alternativa e invece di lavorare per trovare una maggioranza alternativa nel Paese e nel Parlamento e varare un governo come sono stati i due governi Prodi – Prodi ha battuto due volte Berlusconi, no? – , bisogna fare qualcosa di extra istituzionale. E Asor Rosa, il professor Asor Rosa, quest’uomo con questi baffi sicuri di sé e questa prosa non proprio elegantissima, dice che cosa bisogna fare: un golpe con i carabinieri e la polizia di Stato,che venga dall’alto contro il basso popolo incapace di capire come stanno le cose.

Un golpe delle élite , un golpe favorito dagli intellettuali e dalle loro idee. Un golpe che, diciamo, sarebbe un esproprio di sovranità ai danni del popolo italiano. Guardate che non sto scherzando, Asor Rosa non è un passante, ripeto, è stato un dirigente politico della sinistra, fa parte diciamo di quella che potremmo definire la cricca Scalfari, cioè il gruppo di potere editoriale e, se posso consentirmi, lobbistico che in simbiosi con i magistrati cerca, non di portare Berlusconi ai processi, ma di abbattere Berlusconi in quanto capo politico del governo. L’Italia è una democrazia regolare, tra poco vedremo una partita e vogliamo stare tutti tranquilli e andare a dormire tranquilli, però c’è chi lavora per un colpo di Stato.

Le parole di Asor Rosa non sono un fatto irrilevante. Se Ferrara non avesse alzato il polverone, tutto sarebbe passato sotto silenzio?

Aggiornamento del giorno dopo.

Incredibilemente né La Stampa, né Repubblica si sentono neppure oggi in dovere si controbattere le golpiste affermazioni del prof. Asor Rosa. Nemmeno un rigo sull’argomento. C’è da pensare che per loro vada bene così.

Due parole le spende invece Il Corriere con un editoriale di Pierluigi Battista che più che condannare, spiega lo sproloquio di Asor Rosa. Titola:

“La sottile seduzione del golpe democratico”

L’elogio del golpe democratico stilato  da Alberto Asor Rosa sul Manifesto è l’ultima figura di un sentimento apocalittico che alberga in un’opposizione drammaticamente incapace di diventare maggioranza.

Ve lo allego: La sottile seduzione del golpe democratico

Pensatela un po’ voi come vi pare!

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Fatti per sognare

Un sorriso non dura che un istante, ma nel ricordo può essere eterno.
(Friedrich von Schiller)

Non so se capita anche a Voi, ma penso di sì. Parlo dei ricordi ed in particolare dell’immagine fotografica che la nostra mente conserva delle persone che abbiamo conosciuto.

A volte è solo un particolare del suo volto, gli occhi, lo sguardo, la bocca, il sorriso. Altre volte l’immagine è più nitida e più completa: ne ricordiamo un atteggiamento, un’azione.

Ma fateci caso: non è mai l’ultima immagine; spesso è un’immagine molto lontana nel tempo.

Mi è capitato l’altro giorno di rivedere una persona cara. “Come sei anche tu invecchiata” – ho pensato – anche se  la sua immagine del momento era più che piacevole e graziosa.

La mente è corsa a cercar di ricordare com’era in passato e immediatamente l’ho rivista bambina, al tempo di tanti anni fa, quando spesso giocavamo insieme.

Non saprei dire com’era un anno fa, o due anni fa, o dieci anni fa. Eppure nel frattempo ci siamo visti diverse volte.

E’ la nostra mente che seleziona i ricordi e nell’album personale delle persone che abbiamo conosciuto, l’ immagine che ricordiamo quasi sempre  non è mai l’ultima, la più recente.

E raramente è un’immagine sgradita, anche quella delle persone che ci hanno fatto del male. Quelle le cancelliamo.

Siamo fatti per sognare e, come dice Lamartine, per ricordare le cose belle, che il rimpianto abbellirà quando i capelli saranno ormai bianchi.

Mon front est blanchi par le temps ;
[..]

Mais ta jeune et brillante image,
Que le regret vient embellir,
Dans mon sein ne saurait vieillir
Comme l’âme, elle n’a point d’âge.

(A pag. 2 l’intera poesia: “SOUVENIR”)

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Pillole di saggezza

Life isn’t a matter of milestones, but of moments.
(Rose Kennedy)

La vita non è un problema di grandi cose, ma di piccoli momenti.

A prima vista verrebbe proprio da rispondere: sì, una piccola villa, un piccolo yacht…. E invece, no. E’ proprio fatta di piccole cose, quelle che spesso non sappiamo vedere.

Non perdiamocele.

 

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Corri, Cinquecento, corri.

Dal Corriere del 10 aprile (LINK) leggo:

“MILANO – Il Wall Street Journal promuove la Cinquecento, convinto che l’utilitaria che segna il ritorno della Fiat sul mercato statunitense, in quanto elemento di stile destinato soprattutto ad un pubblico femminile, «troverà una audience negli Stati Uniti». È questa la conclusione cui giunge Dan Neil, il columnist auto del quotidiano finanziario della Grande Mela, che lo scrive nell’edizione week-end del Wsj.”

Ho lavorato tanti anni per questo Gruppo. Ho combattuto nei momenti difficili, ho sofferto di fronte a certe critiche faziose, da anni non sono più in attività piena, ma m’inorgoglisce leggere ora questo parere del Wall Street Journal sulla “500”.

Questi i miei precedenti pos t su Fiat

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Gheddafi, sull’Europa, ha già vinto

Su questa strana guerra dai falsi scopi umanitari si è raccontato di tutto e la disinformazione faziosa è stata la regina assoluta. Ci hanno raccontato dei diecimila morti inventati e delle foto fasulle dei cimiteri improvvisati per la loro sepoltura. Ci hanno fatto credere ad un’insurrezione di tutto il popolo quando, invece,  è la lotta di alcuni clan. Le bombe degli aerei della coalizione hanno sbagliato qualche bersaglio e ammazzato qualche dozzina di civili alla volta: la Nato se ne è dispiaciuta, ma non se ne è scusata. Intanto l’Unione Africana, sull’ipotesi di una spartizione del territorio libico, sta cercando una mediazione che non sembra per ora aver successo, ma che non sembra inaccettabile se si vogliono davvero salvare le vite umane,  e qualche dubbio, forse, incomincia a venire persino a Sarkozy.

Non so come finirà questa brutta storia, ma è certo che nei confronti dell’Europa, Gheddafi ha già vinto.

E’ di Domenica scorsa questo pezzo del “Bestiario” di Gianpaolo Pansa:

“Soldi, armi pesanti e avversari penosi. Gheddafi sta vincendo, ma nessuno lo dice”.

Inizia così:

Da quanti giorni l’Occidente è in guerra contro Muammar Gheddafi, il raìs libico? Da almeno ventidue, contati alla data di oggi, domenica 10 aprile 2011. Un tempo abbastanza lungo per un conflitto tra un piccolo paese, la Libia, e la sensazionale coalizione dei Volonterosi. Un’alleanza strapotente, guidata da due paesi convinti di essere i big europei: Francia e Gran Bretagna. Vista la enorme disparità di forze in campo, Gheddafi avrebbe dovuto essere morto e sepolto da quel dì. Invece è vivo e per ora vince. Anche se nessuno dei Volonterosi è disposto a riconoscerlo. “

E dopo alcune valutazioni sulla situazione in campo, Gianpaolo Pansa conclude:

Ma sino a oggi, la vittoria più clamorosa di Gheddafi è quella conseguita sul terreno politico.

Diciamola giusta: il raìs sta mettendo l’Europa alla berlina. Facendola apparire un gigante di carta, in preda a contrasti laceranti. Ha coperto di ridicolo le manie di grandezza della Francia e della Gran Bretagna. Ha fatto litigare l’Italia con la Francia e adesso anche con la Germania, già refrattaria alla guerra. L’Unione europea è un colabrodo. La mitica Nato non sa che pesci prendere. Gli aerei supersonici dell’Occidente non sanno più chi bombardare e dove.

Infine Gheddafi ha messo in atto la sua minaccia più astuta. Aveva detto: vi manderò addosso barconi su barconi di clandestini, così vi renderete conto di quanto siete deboli. Ha mantenuto la promessa. Nelle scorse settimane a Lampedusa sono già sbarcati migliaia di disgraziati arrivati dalla Tunisia. Adesso cominciano gli arrivi che partono dalla Libia. Sono stock robusti, di cinquecento e più poveracci, comprese donne con i loro bambini. Vengono dall’Africa più interna o da altre aree povere. Sono somali, eritrei, pachistani. La mano che li guida e li aiuta a partire, non controllando le coste, è quella di Gheddafi.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che non sanno un tubo di strategia militare. Una settimana fa, i telegiornali ci regalavano una parola che suonava tetra: stallo. Le operazioni militari stavano in stallo. Lo stallo era in agguato. Adesso dallo stallo si rischia di passare al pantano, alla palude, all’immobilità più assoluta. Prima o poi, Gheddafi apparirà in tivù e farà una proposta ai Volenterosi: i capi dell’Occidente vengano in delegazione a Tripoli, mi chiedano perdono e mi offrano di fare la pace.”

Non sarà così: i Capi dell’Occidente non andranno a Tripoli ad offrir la pace, ma si son messi in un bel casino e politicamente l’Europa ne esce proprio con le ossa rotte.

Ammesso che esistesse prima.

Questo l’articolo completo

 

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