Tristezza: Torino capitale dei single

Un esercito di 186.432 single, per la prima volta nella storia della mia Torino,  batte il numero delle famiglie, con o senza figli, che sono 170.516.

A Milano era già successo nel 2009, ma per Torino, il dato è più eclatante perché  è poco abitata da «city users», quelli cioè che si trasferiscono in città per studiare o lavorare.

Alla base del fenomeno l’impennata di divorzi e gli ultrasessantenni rimasti single  dopo la morte del coniuge.

I matrimoni diminuiscono di anno in anno, soprattutto quelli civili, arrivando a scendere di quasi il 40 per cento dal 2000 a oggi. E poi c’è la crisi degli stessi, che, unita a una generale tendenza al disimpegno produce un fenomeno che negli Stati Uniti hanno ribattezzato «Lat», Living Apart Together, coppie che stanno insieme, magari da anni, ma scelgono di vivere in case diverse.

Che tristezza

Via: Torino si riscopre capitale dei single- LASTAMPA.it.

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Ma reverendo !!!!

Massì, per iniziare la settimana con un sorriso.

E non dimenticate:

Non vi è giorno più sprecato di quello in cui non abbiamo riso
(Charles Field)

Buona settimana a tutti!

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I Quiz della Domenica – nr. 28

Piove? Va beh, allora oggi provate a consolarvi con un po’ di Enigmistica classica

1. Indovinello

La nonna
Lavora d’ago fino a mezzanotte
per aggiustare le mutande rotte.

2. Indovinello (Turandot)

Il ‘Corriere della Sera’
E’ un noto quotidian di gran formato.

3. Indovinello (Il Valletto)

Il mese di maggio
Ratto trascorre e a noi rose dispensa.

4. Sciarada (7 / 3 = 10) (Il Nano Ligure)

Obiettori di coscienza
E’ uno spasso per lor farsi la naia
però è sempre un difetto, questo è il punto:
sarà pure un diritto e, mal che vada,
niente andrà storto a prender questa strada.

5. Sciarada ( 3 / 4 = 7) (Fan )

Le nonnine dell’ospizio
Queste vecchiette di una certa età
che vivon di ricordi leggendari
(la cosa assai grottesca vi parrà)
passan la vita a fare i solitari.

6. Sciarada incatenata (3 / 5 = 7) (Pindaro)

“A qualcuno piace caldo”
Si fè un nome pur fuori del comune
e, per quanto si cerchi fra le stelle,
nel campo dei brillanti, anche a mio avviso
è proprio questo un classico del riso.

7. Anagramma (10 = 5 5) (Buffalmacco)

Prostitute d’alto bordo
E’ da un pezzo che colpo fan sui maschi
con quelle bocche ardenti e rovinose
ed han movenze maestose, fiere
le mangiatrici d’uomini famose.

8. Anagramma (4 / 6 = 6 4) (Tiburto)

Un’alunna sfacciata
Quando c’è il greco s’alza e un po’ tremante
riesce la strada giusta a mantenere,
pur se in sostanza, ahimè, non vale niente.
Ma che faccia di bronzo deve avere!

9. Intarsio ( xyxxxyyx ) (Fan)

Tragica gara di pensionati
In campagna la “marcia longa” han fatto,
con spirito gagliardo, da “marines”;
ma li han trovati a pezzi ormai ridotti
e mi risulta sian crepati tutti!

10. Cambio di consonante. (7) (Radar)

Turisti contro la crisi
Han preso piede e poi, per certi versi,
s’intonano davvero con quest’aria
ché in effetti al momento del bisogno
è la calata loro necessaria.

11. Cambio di vocale (4) (Gigi d’Armenia)

Ha ‘dribblato’ la suocera
Avrà fatto la parte dello scemo
ma in fin dei conti questo non importa:
quando lei si presenta tutta tesa
è salutare prendere la porta.

Buon divertimento e, per le soluzioni, a pag. 2

I precedenti Quiz della Domenica li trovate —> Qui

Nota: tutti i quiz son tratti da:“GUIDA RAPIDA ALL’ENIGMISTICA CLASSICA”
per chi vuole dilettarsi nel risolvere e/o comporre giochi enigmistici
a cura di PIPPO (Giuseppe Riva))

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Un bel sito dedicato al nostro Risorgimento

Ai 150 anni del’Unità d’Italia il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha dedicato “Il Portale Del Risorgimento Italiano“.

E’ una bella iniziativa dedicata alle scuole ma è ricca di spunti interessanti. Lo trovate QUI.

Frz

PS. Un grazie a Marisa per la segnalazione

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Olimpiadi di matematica: che bravi questi ragazzi.

Li critichiamo spesso, ma l’immagine che da qualcuno di loro non è quella vera.

Credo di più all’immagine che danno questi ragazzi che, numerosi, hanno partecipato ieri,, qui a Torino, all’ottava edizione della Festa della Matematica.

Erano studenti delle scuole superiori piemontesi e hanno affrontato la gara a squadre, in vista della qualificazione per le Olimpiadi nazionali di Cesenatico.

Tra loro anche molte ragazze. Che piacere!

Ha vinto la squadra del liceo Newton di Chivasso (TO). Complimenti a loro e ai loro prof.

Ecco, in un video de La Stampa,  le voci e le immagini dei protagonisti della giornata. (LINK)

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E brava Tania !!!!

Ancora oro europeo per Tania Cagnotto, prima dal trampolino da 1 metro, ieri a Torino.

È la dodicesima medaglia europea, la settima d’ oro per la formidabile Tania.

Complimenti a lei.

Aggiornamento del 12 marzo

E oggi medaglia di bronzo dal trampolino di tre metri!

Un brava di cuore, però, anche a Maria Marconi, quarta ieri e quarta oggi.

Aggiornamento del 13 marzo

Ed è arrivato anche l’oro nel sincronizzato da 3 metri, in coppia con Francesca Dellapé

Bravissime !!!

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L’orgoglio e la forza di un popolo: il Giappone

Le dimensioni del disastro che ha colpito il Giappone, non sono ancora note e, probabilmente, non sono ancora tutte.

Il Los Angeles Times pubblica un servizio fotografico impressionante, dal quale ho tratto la foto che potete vedere.

L’ho scelta per sottolineare la forza, al serietà e la compostezza di quel popolo.

Sì, perché non è facile capire come sia possibile che quella gente sia riuscita a non farsi prendere dal panico e a lasciarsi andare alla disperazione più totale a fronte della morte e della distruzione che hanno seminato le scosse di forza 8,9 gradi della scala Richter e l’onda anomala che correndo a 700 km./h ha sradicato dal terreno 1500 case, per farle galleggiare come fuscelli.

Si dirà: si erano preparati, dopo il terremoto del 1˚settembre 1923 che fece 100 mila morti a Yokohama e distrusse buona parte di Tokio. Sì, ma non basta.

Scrive Massimo Gaggi sul Corriere di oggi che, dopo Yokohama, il Giappone allora “scelse di reagire, di ricostruire tutto dandosi severi criteri antisismici, ma senza rinunciare a ponti, grattacieli, autostrade, treni-pallottola e reattori nucleari (il Paese ne ha 55). Non una sfida alla sorte, ma la ferrea volontà di non rinunciare alla crescita, pur preparandosi al peggio. [..] Città interamente ricostruite applicando (senza truffe o furbizie) regole più severe. Il primo giorno di scuola dedicato all’addestramento antisismico. Il 1˚settembre, l’anniversario della tragedia di Yokohama, diventato festa nazionale: un Paese che quel giorno celebra il suo riscatto e al tempo stesso effettua compatto — primo ministro in testa — una prova di evacuazione. Uno sforzo enorme che ha assorbito una fetta notevole della ricchezza prodotta dal Paese. E che ieri ha dato i suoi frutti.

E’ l’orgoglio di appartenere ad una grande Nazione che li ha salvati e chissà che, da loro, non abbiamo qualcosa da imparare.

Le foto: Japan hit by magnitude 8.9 earthquake from the Los Angeles Times.

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Auguri all’Italia per questi suoi 150 anni

Questa clip me la segnala Elisabetta, val la pena di essere vista.

Cliccate —-> QUI

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La scuola ha la febbre? Buttiamo via il termometro!

E questo è il terzo post sulla scuola, come avevo promesso:

–        I test Pisa-Invalsi: le competenze dei nostri quindicenni a confronto (link)
–        Perché le femmine vanno meglio a scuola (link)
–        La scuola ha la febbre? Buttiamo via il termometro

Ho più volte trattato su questo blog dei test PISA e/o INVALSI, utilizzati nelle nostre scuole, per ora in modo abbastanza estemporaneo, nonché della loro utilità come strumento di confronto nel tempo e  tra realtà scolastiche diverse.

Da ultimo, nel primo dei tre post che costituiscono il trittico di queste mie riflessioni sulla scuola, ho messo in evidenza i principali indicatori, che vedono uscire piuttosto male la nostra scuola nei confronti internazionali, e ancor peggio certe nostre realtà territoriali.

Che cosa mi sarei aspettato? Una reazione tesa a capire dove intervenire per ridurre i gap e far migliorare i risultati che, ad esempio, dicono:

-Che la nostra scuola è lontana dalle performaces di molte realtà internazionali, sia in Europa, che nei Paesi asiatici, che in Canada

– Che in certe aree, del Nord in particolare, i risultati sono di buon livello Europeo, mentre in certe altre zone ne sono disastrosi.

– Che le competenze in lettura degli studenti Italiani sono mediamente più vicine a quelle degli studenti europei, ma che sono influenzate negativamente dalla presenza di immigrati.

– Che le competenze in matematica dei nostri studenti sono largamente inferiori rispetto a quelle degli studenti degli altri Paesi Europei e lontanissime da quelle degli asiatici.

– Che le competenze dei ragazzi iscritti ai licei classici e scientifici sono di gran lunga superiori a quelle degli iscritti a Istituti tecnici e professionali.

E’ una diagnosi sbagliata? Certamente no. Avrà forse delle imprecisioni, sarà da perfezionare e rodare meglio, sarà  da interpretare e correggere, ma non varrebbe forse la pena utilizzarle per verificare dove intervenire e con quali strumenti? Magari anche premiando le aree di eccellenza e prendendo seri provvedimenti per quelle di carenza?

Invece no. Insorgono i Cobas della scuola e contestano il metodo, quello dei test, e sentite cosa dicono:

• i test sono uno strumento solo apparentemente oggettivo (se decontestualizzati non possono che rilevare parzialità inficianti);
• veicolano una cultura frantumata e nozionistica (tutto il contrario di quanto si è andato affermando nella scuola: approfondimento, collaborazione, progettazione, verifiche mirate e articolate);
• provocano ansia e agevolano solo alcuni, tagliando fuori i più abituati a contestualizzare, chiarire e approfondire;
• non tengono conto delle varie e diverse intelligenze;
• risultano avulsi rispetto alle progettazioni interne alle varie scuole (il modello uguale per tutto il territorio nazionale non può prevedere percorsi particolari);
• sono del tutto estranei alla nostra cultura e vengono, senza alcuna mediazione né contesto, importati dai paesi anglosassoni (che stanno cercando di liberarsene) e implementati forzosamente;
• diventano motivo discriminante tra classi e insegnanti;
• rischiano di fornire un quadro distorto della realtà “scuola”, nel momento in cui vanno ad influire sulla carriera e sulla dignità professionale degli insegnanti e mirano a valutare il merito degli studenti;
• il sistema nazionale di valutazione spinge a standardizzare l’insegnamento, uniformando le scelte didattiche alle richieste dei test, senza più tener conto delle caratteristiche del territorio, delle singole classi e dei singoli alunni, riducendo drasticamente il pluralismo nella scuola;
• Spingono i docenti a modificare la propria programmazione, elaborata sulla realtà concreta della classe, piegandola invece all’addestramento ai quiz

Per giungere alla conclusione della “NON ADESIONE alla rilevazione degli apprendimenti INVALSI per l’anno scolastico 2010/2011”.

Fantastico. Se c’è un malato, buttiamo via il termometro: lo strumento non ci piace e ci da ansia. Ovviamente senza proporre nulla in sua vece. Né di meglio, né di peggio.

Perché? Lo dico a chiare lettere ancora una volta: la nostra scuola non vuol farsi giudicare. Da niente e da nessuno.

Sono tutte scuse. Quelle dell’ansia in particolare rasenta il ridicolo e quella secondo la quale gli insegnanti sarebbero spinti a modificare la propria programmazione piegandola invece all’addestramento ai quiz mi sembra addirittura offensiva per la professione. Ed è tipica del classico pensiero dei furbetti all’italiana:”studiamo meno, ma vediamo come fregare il prossimo preparando i quiz”. Complimenti ai Cobas!!!

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Perché le femmine vanno meglio a scuola

E’ questo il secondo dei tre post che desidero pubblicare, per parlare un po’ di questa benedetta nostra scuola:

–        I test Pisa-Invalsi: le competenze dei nostri quindicenni a confronto (link)
–        Perché le femmine vanno meglio a scuola
–        La scuola ha la febbre? Buttiamo via il termometro (in preparazione)

Vi propongo questo articolo a firma Richard Newbury per La Stampa del 9 luglio 2009:

“La laurea è una cosa per donne”

I ragazzi a scuola non vanno bene come le ragazze. Si sa. Quello che non si sa è che questo andazzo continua anche all’università». Lo scrive Bahram Bekhradnia, direttore dell’Higher Education Policy Institute di Oxford, che ha appena pubblicato un rapporto basato sui test di rendimento. «Qualcuno», osserva, «pensa che sia un fatto irrilevante. A una recente conferenza sull’impatto del femminismo sull’istruzione superiore, un accademico ha detto che gli scarsi risultati dei ragazzi “sono visti come una minaccia alla mascolinità. Sono un panico morale”».

Io», dice Bekhradnia, «non sono d’accordo. Non serve liquidare la preoccupazione come “panico morale”. Dobbiamo adeguarci alla nuova realtà. Se non lo faremo, ci saranno serie conseguenze per tutti coloro che sono coinvolti e per l’intera società».

In Gran Bretagna le donne hanno quasi raggiunto, con il 49,2%, l’obiettivo fissato dal governo del 50% di istruzione superiore, mentre i ragazzi languiscono al 37%. E tutte le statistiche mostrano come questo sia un fenomeno mondiale, con Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti grosso modo allo stesso livello, mentre in Scandinavia, nei Paesi Baltici e nell’Australasia la quota femminile è ancora più alta. E questo indipendentemente dalla classe sociale, dalla razza e dal numero chiuso.

La spiegazione – a parte il diverso modello di sviluppo fisico tra i sessi (alla pubertà le ragazze sono due anni avanti ai maschi) – sta nel cambiamento dei criteri di valutazione nella scuola secondaria (test GCSE), dove la maggior parte degli insegnanti sono donne. Trent’anni fa sono stati introdotti metodi di insegnamento e di esame con l’intenzione esplicita di discriminare positivamente le ragazze. Così è stato, ma a spese di un’intera generazione di maschi svantaggiati ed espropriati, con pesanti conseguenze sociali e educative. Risultati modesti al liceo portano a minori possibilità di ottenere un posto all’università, dove peraltro le nuove modalità di valutazione – verifiche continue anziché un impietoso esame finale – hanno di nuovo favorito le donne sugli uomini – così com’era il proposito.

Un esempio di quanto è successo è l’indagine internazionale PISA (Programme for International Pupil Assessment Exam) sui quindicenni: in Inghilterra i maschi erano più bravi delle compagne nelle materie scientifiche con un margine più alto che in ogni altro Paese, e facevano almeno bene come loro in matematica; eppure, quando gli stessi studenti facevano gli stessi test secondo il metodo GCSE, le ragazze li sorpassavano sui medesimi argomenti. Gli alti voti dei maschi nei PISA erano nei test di «spiegazione scientifica dei fenomeni», il modo più tradizionale di studiare ed essere valutati nelle materie scientifiche.
Nuove recenti scoperte sulla fisiologia del cervello e sulla genetica aiutano a spiegare le ragioni di tutto questo e a trovare una soluzione. Il professor Simon Baron Cohen, capo del Dipartimento di Fisiopatologia dell’Università di Cambridge e direttore del Centro di ricerca sull’autismo, indagando sul perché la maggior parte dei suoi pazienti fossero maschi, ha appurato che l’autismo era una forma estrema del cervello «maschile». E ha fatto una scoperta rivoluzionaria: il cervello femminile è cablato in modo dominante per l’empatia, quello maschile per la comprensione e la costruzione di sistemi. Il cervello maschile si forma nell’utero a tre mesi, quando una immissione di testosterone elimina alcuni – o nel caso dell’autismo – tutti i sentimenti di empatia. Dunque i maschi saranno per lo più sistemici e le femmine empatiche. L’autismo ha un’intenzione genetica: ci ha dato Leonardo, Newton, Einstein, Bill Gates.

Insegnare alla maggior parte dei ragazzi a identificarsi negli altri piuttosto che a sistematizzare è chiedere loro di usare una parte del cervello nella quale – per ragioni evolutive, biologiche e culturali – sono (grazie a Dio) insufficienti. Gli uomini hanno la fobia delle emozioni, ma adorano le macchine e i film di guerra. Insegnare alla maggior parte delle ragazze a leggere una mappa è un compito ingrato, ma non lo è chiedere loro di mappare la complessità dei rapporti in un romanzo di Jane Austen. Gli uomini vogliono essere rispettati dal sistema sociale intorno a loro; le donne vogliono essere ascoltate.
Questo maschio sistematizzante nota ciò che anche le femministe hanno notato, e cioè che gli uomini lasciano alle donne un settore quando l’offerta è superiore alla domanda. Il numero di maggio della rivista americana Chronicle of Higher Education pronosticava che, dopo la bolla Internet e quella immobiliare, la prossima che scoppierà potrebbe essere l’istruzione superiore. Le grandi università di ricerca negli Stati Uniti e nel mondo sopravviveranno, ma l’analisi costi/benefici comincia a far sembrare una laurea cosa sorpassata in un mondo digitale dove l’informazione – e i corsi di laurea – sono in rete. Dopotutto Bill Gates si ritirò da Harvard.

Gli uomini vogliono diffondere i loro geni e le donne vogliono qualcuno che protegga i loro figli. Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding (che si rifà a Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen) descrive una donna manager di 33 anni, occupata nel mondo dei media, dove già il 70% dei manager sono donne laureate. Statisticamente un uomo sposa una donna che ha la metà dei suoi anni più nove. Come farà Bridget a trovare un uomo di 48 anni che non sia gay, non sia già sposato o divorziato con figli e pesanti alimenti da pagare? In altre parole, dove troverà il Mr Darcy di Jane Austen, quel marito ideale più alto, più vecchio, più intelligente e più ricco di lei?
Questa è la conseguenza non intenzionale dell’istruzione femminile e la forza di mercato che ri-equilibrerà i sistemi scolastici del mondo.

Che ve ne pare? A me non sembra che abbia tutti i torti.

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