Il pubblico in TV nei dibattiti politici

Riporto queste parole di Sergio Romano scritte oggi nelle “Lettere al Corriere” a proposito del tema in oggetto.

“In un buon dibattito politico, invece, gli schizzi del pennino (quelli del pubblico che applaude) non dovrebbero esserci.

Dovrebbero esservi le tesi, le contestazioni, le contraddizioni, esposte con forza ma chiaramente e pacatamente di fronte a un arbitro invisibile, composto da milioni di persone chiamate a giudicare individualmente. Quando discutono in presenza di un pubblico visibile, invece, i partecipanti sono inevitabilmente indotti a comportarsi come nei comizi dove la battuta, l’insulto, la barzelletta, la provocazione conquistano gli applausi più di un argomento svolto razionalmente. Credo che questa politica-spettacolo, queste risse orchestrate da moderatori che sono spesso felici di attizzare il fuoco, siano una delle cause della
mediocrità e della volgarità del dibattito pubblico italiano.”

Condivido al 100%

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“Vieni via con me”. Post mortem.

Come anticipato non ho guardato, ieri sera, Vieni via con me.

Leggo però dai quotidiani che non è mancata nemmeno ieri sera la spocchia di Fabio Fazio che ha dichiarato «Chi non si è sentito rappresentato da questa trasmissione, può farne un’altra: e noi la guarderemo volentieri»

Che faccia !!!!

Poi ha detto: «Ho imparato che per molti televisione pubblica vuol dire che siccome è di tutti, allora non si può dire niente». Sarebbe stato molto più onesto dire “ e allora in una trasmissione politica si può dire tutto e agli altri non far dire niente

«Ho imparato che per molti altri televisione di Stato vuol dire televisione dei partiti». Questo lo sapevano benissimo, lui e tutta la cricca di RAI 3,

«Ho imparato che qualcuno si definisce pro-vita, come se qualcun altro potessi definirsi pro-morte». E non è così?

«Ho imparato che ai racconti si può replicare solo con altri racconti.» Ma ai racconti degli altri fa comodo mettere il bavaglio.

«Ho imparato che tutti quelli che vogliono spiegarti che cosa piace al pubblico per fortuna non lo sanno». Meno male che c’è lui.

«Ho imparato che tutti sapevano che al Nord c’è la ‘ndrangheta, ma se lo erano dimenticati». A noi, però ci ha tenuto ad insegnare che la Lega “interloquisce”.

«Ho imparato che nessuno sapeva che la spazzatura del Sud arriva anche dal Nord» e che è solo tutta colpa di Berlusconi se le strade di Napoli ne sono piene.

Ma mi faccia il piacere dott. Fazio!!!!

Amen.

 

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Vieni via con la Cricca

No, questa sera non più.

Se lo guardi qualcun altro.

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Piemônt, mé car vej Piemônt !!!


Piemonte, mio caro vecchio Piemonte.

Ogni tanto mi piace andare a rovistare in qualche cassetto dei ricordi e ritrovare le vecchie cose buone di un tempo che fu. Riscopro, allora, anche qualche grano di saggezza dei nostri nonni, nella loro lingua, il caro dialetto piemontese. Ve ne passo qualcuno, con qualche piccola chiosa d’attualità.

Mei caschè d la fnestra che da i cup.
Meglio cadere dalla finestra che dal tetto.
(nota: Ogni riferimento a fatti recenti è del tutto casuale)

La catìva lavandera treuva mai la bona pera
La cattiva lavandaia non trova mai la pietra buona per lavare i panni.
(nota:insomma, è sempre colpa di qualcun altro, magari anche della lavatrice moderna)

Tut ven a taj, anche j ungj aplè l’aj.
Tutto torna utile, anche le unghie per pelare l’aglio.
(nota: Per la serie: “IL risparmio, c’era una volta or non c’è più)

I pruverbi di veg a fan möri d’fam i giuu.
I proverbi dei vecchi fan morire di fame i giovani.
(nota: e oggi anche i vecchi, purtroppo)

Se ‘l Signur an perduna nen al pecà ‘d la brajetta, ‘d so bel Paradis a pol feni na sufjetta
Se il signore non ci perdona il peccato della braghetta del suo bel paradiso può farne una soffitta (perchè non ci andrà nessuno)
(nota: questo sembra essere ancora molto di moda)

S’bita nen la paja dausin al fô.
Non si mette la paglia vicino al fuoco. (non si lascia una ragazza vicino a suo maschietto….)
( nota: altri tempi! e proprio quelli mi son toccati!!!)

A j’é nen na bela rôsa c’à finissa nen gratacù.
Non c’è una bella rosa che non diventi un grattaculo (è il frutto della rosa ,rossarto e aspro)
(nota:a proposito, avete visto le foto che Martina Colombari si è scattata da sola?)

Chi nass bela a mor nen ‘dla fam.
Chi nasce bella non muore di fame.
(nota: come dire che le veline non sono nate oggi!)

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I tettaioli della Casta hanno perso la testa.

La sinistra scherza col morto

di Giampaolo Pansa per “Il Riformista” del 27 Novembre

“Sembra un film. Un pessimo film di fantapolitica. C’è una dittatura da far cadere. È sufficiente sconfiggerla in Parlamento? Assolutamente no. Bisogna batterla anche nelle piazze. Detto fatto, esplode la rivolta popolare. Giovani e anziani si scontrano con le guardie armate del Tiranno. Corteo dopo corteo, ci scappa il morto. Ucciso dalle guardie, naturalmente. Il morto viene sollevato da terra e portato, in alto sulle braccia, sino alla dimora del Tiranno. La folla glielo mostra e urla: è colpa tua! In preda al terrore, il Tiranno fugge. E la libertà ritorna.

Ho detto che è un filmaccio. E spero di non vederlo mai. Me l’hanno fatto venire in mente gli infiniti cortei di questi giorni contro la riforma dell’università progettata dal ministro Mariastella Gelmini. Brutta storia, davvero brutta.

Ci ha indignato, e spaventato, l’assalto al Senato, che ha visto una squadra di incappucciati superare il primo ingresso. Il Senato, come la Camera, è di tutti gli italiani. E mi dà sgomento la domanda della Jena apparsa giovedì sulla Stampa. Diceva: «Bisogna rispettare il Senato. Anche se c’è Schifani?». Basta un dettaglio, ben poco ironico, per intuire che la sinistra non sta più scherzando con il fuoco, bensì con il morto.

Troppi politici di opposizione hanno perso la testa. Credono che salire sui tetti possa ridargli i voti che hanno perso. Si sbagliano: quando saremo chiamati alle urne, quei voti andranno tutti al moribondo Berlusconi. È inutile che Bersani entri alla Camera indossando l’eskimo, come testimonia su Libero un deputato di centrodestra, Riccardo Mazzoni. Allo stesso modo, non serve a nulla che il leader del Pd dia dell’arrogante alla Gelmini. E che Di Pietro la descriva «chiusa nel bunker come Mussolini» (Tonino, impara la storia: nel bunker ci stava Hitler, non Benito).

Anche il parallelo con i cortei degli anni Settanta non serve. Se i capi della sinistra di allora fossero saliti sul tetto del Duomo di Milano, i katanga del Movimento studentesco e degli altri gruppi extraparlamentari li avrebbero fatti volare di sotto. Oggi, invece, i politici di opposizione sono diventati tutti scalatori. Persino il futurista Fabio Granata, un signore sovrappeso, inciccionito dalle troppe sedute nei ristoranti vicini a Montecitorio.

Perché i tettaioli della Casta di sinistra e affini si sentono sicuri? Un motivo esiste. L’odierno movimento di piazza non è per niente roba di studenti. È la sommossa di un’altra Casta: quella dei baroni e dei ricercatori universitari. Non vogliono perdere i loro privilegi, tanti per i primi e pochi per i secondi. È questo che gli importa, non lo stato comatoso dell’università italiana. E rifiutano di ascoltare quanto dicono alcuni rettori di buonsenso, non certo di destra, né al servizio del Caimano.

I lettori del Riformista hanno visto ieri quel che ha scritto Guido Fabiani, il rettore di Roma Tre. Giovedì 25 novembre, seminascosto da Repubblica, il giornalone pro-rivolta, aveva parlato Enrico Decleva, rettore della Statale di Milano e presidente della Crui, la Conferenza dei rettori italiani. Intervistato da Laura Montanari, ha spiegato che l’università ha bisogno della riforma Gelmini e ha aggiunto: «Davanti ai cambiamenti esistono sempre resistenze. In questo caso, c’è un freno conservatore anche se viene da sinistra».

Decleva ha smontato all’istante lo slogan più diffuso, gridato in tutti i cortei: la Gelmini privatizza l’università, il capitalismo berlusconiano si sta mangiando i nostri atenei, orrore! Infatti il rettore di Milano spiega: «Pensano che introdurre tre esterni in un consiglio di amministrazione significhi consegnare l’università ai privati».

Il presidente dei rettori ha ragione. Tuttavia non esistono ragioni che tengano di fronte a un caos che ha un chiarissimo obiettivo politico: far cadere il governo Berlusconi. Forse non sarà un’impresa difficile, visto lo stato comatoso dell’esecutivo. Ma l’eventuale successo non cancellerà l’ipocrisia di troppi media. Giornali e tivù stanno per lo più dalla parte dei cortei. Nell’illusione di conquistare nuovi lettori e di strappare qualche frazione di audience in più.

Per portare a casa questo miserando bottino, tradiscono un’altra volta la loro missione primaria: informare in modo corretto sullo stato del paese. Di alcune testate, Repubblica per prima, nessuno si sorprende più. È da anni che il super-giornale di Ezio Mauro e di Carlo De Benedetti è diventato il nemico giurato del Caimano. Siamo di fronte a un foglio guerrigliero che ogni giorno scende in battaglia per distruggere Berlusconi. E forse vincerà perché il Cavaliere è in agonia e non appare più in grado di difendersi.

A meravigliarmi sono altri media. È il caso del telegiornale di Sky. Lo vedo quattro o cinque volte, dalla mattina presto alla sera tardi. E devo registrare la sua stupefacente deriva verso sinistra. Sin dagli inizi lo guida Emilio Carelli, cinquantotto anni, ritenuto da tutti un moderato, nato nella Mediaset del Berlusca, il volto principale del Tg5 per parecchio tempo. E dal 2003 direttore di tutte le edizioni giornaliere del tigì a pagamento.
Ma oggi il suo Skytg24 non lo riconosco più. È malato di settarismo anti-Cav. Mi sembra diventato la Telekabul di Murdoch. Un gemello del Tg3, il telegiornale rosso della Rai. Strano? Mica tanto. Il proprietario di Sky, l’australiano Rupert Murdoch, lo Squalo, non ama per niente Berlusconi. E da che mondo è mondo, l’asino va sempre legato dove vuole il padrone. Soprattutto se è un asino televisivo.

I grassetti sono miei, per il resto è l’articolo originale di ieri. (Link) E non ditemi che Giampaolo Pansa e “Il Riformistra” non sono di sinistra. Ma ogni tanto unpo’ di buon senso….

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Il giorno più bello della mia vita

Il giorno più bello della mia vita dev’essere stato proprio quell’11 Aprile 1954.

E non me ne sono neppure accorto.

Ma che cosa è successo in quel giorno?

Niente, proprio niente, in tutto il mondo, almeno stando ad una ricerca della Cambridge University, che lo definisce come il giorno più noioso del XX secolo“.

Ecco, vorrei che i prossimi 365 giorni fossero tutti noiosi così.

 

della notizia: ANSA

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I Quiz della Domenica nr.14

Tre quiz, oggi per Voi, tutti e tre tosti, per farvi occupare un po’ di tempo in questa Domenica imbiancata dalla neve.

Il primo: I cappelli al buio

Hai vinto la sfida dei pallini rossi della scorsa settimana, ma i tuoi due amici non son convinti; hanno il dubbio che io in qualche modo ti abbia favorito e vogliono la rivincita.

Mi chiedono allora di sottoporvi un nuovo test che sia il più equo possibile e Vi mostro cinque cappelli da uomo, due bianchi e tre neri. Poi spengo la luce, metto in testa ad ognuno di voi tre un cappello e nascondo i due che mi rimangono. Spiego: ” Bene, ora tutti potete  rispondere alla mia domanda: di che colore è il cappello che ho in testa!”

Ma prima che io abbia il tempo di riaccendere la luce tu hai già risposto. Bravo  !  Ma come hai fatto?

Il secondo: Che fatica povero Rex !

Tre pericolosi rapinatori sono evasi. Interviene immediatamente la polizia organizzando l’inseguimento dei fuggitivi nei dintorni e sguinzagliando Rex, veloce e abile pastore tedesco, che subito si getta sulle tracce dei fuggiaschi. Gli evasi hanno mezz’ora di vantaggio sui loro inseguitori, ma indeboliti dalla lunga detenzione procedono penosamente a 4 km/ora; i poliziotti, giovani e allenati, coprono senza sforzo 6 km/ora, mentre il cane corre a 12 km/ora. Rex raggiunge gli evasi e immediatamente si volta e torna dai suoi padroni; quando li ritrova, si volta di nuovo e riprende a inseguire i fuggitivi, effettuando quindi una serie di corse e di dietro-front, finché i poliziotti raggiungono e catturano gli evasi. Quanti chilometri ha percorso Rex a questo punto?

Il terzo: Il quiz di Einstein

Questo è un quiz scritto da Einstein lo scorso secolo. Lui ha detto che il 98% della popolazione mondiale non è in grado di risolverlo. Sei nell’altro 2% ?

Ci sono 5 case di 5 colori differenti. In ogni casa vive una persona di diversa nazionalità. Queste 5 persone bevono una certa bibita, fumano una certa marca di sigarette e hanno un tipo di animale. Nessuno ha lo stesso animale, fuma le stesse sigarette o beve la stessa bibita

INDIZI:
L’inglese vive nella casa rossa.
Lo svedese ha cani.
Il danese beve tè.
La casa verde è a sinistra della bianca.
L’abitante della casa verde beve caffè.
La persona che fuma Marlboro alleva uccelli.
L’abitante della casa gialla fuma Dunhill.
L’abitante della casa al centro beve latte.
Il Norvegese vive nella prima casa.
La persona che fuma Blend vive accanto a quella ha i gatti.
La persona che ha cavalli vive accanto a quella fuma Dunhill.
La persona che fuma Camel beve birra.
Il tedesco fuma Pall Mall.
Il Norvegese vive accanto alla casa blu.
La persona che fuma Blend ha un vicino che beve acqua

LA DOMANDA E’:
Chi ha i pesci?!

Le soluzioni a pag. 2

Qui trovate i quiz della scorsa settimana

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Amici 10 – Sabato 27 novembre

Come ho detto nel post della settimana precedente, i professori hanno scelto i loro allievi, a loro dedicheranno un extra time, pur continuando a lavorare con gli altri, cosa piuttosto importante per i ballerini

Queste le scelte:

CANTO :
– Jurman seguirà Antonella Lafortezza, Giorgia Urrico e Antonio Mungari.
– Zerbi : Virginio Simonelli e Annalisa Scarrone.
– Parisini: Gabriella Culletta.
– la Fontana: Francesca Nicolì e Diana Del Bufalo.
– e la Di Michele: Arnaldo Santoro.

BALLO:
– la Celentano seguirà Debora Di Giovanni.
–  Garrison: Giulia Pauselli.
– Cannito: Riccardo Riccio Vito Conversano.
– Portal: Andrea Condorelli

Ospite di oggi Valerio Scanu. Sempre gradevole e, massì, non è neanche male col nuovo look che lo invecchia un po’, togliendogli quell’espressione da ragazzino

Poi si passa ai ragazzi di quest’anno

GiorgiaAnnalisa a confronto. Iniziano subito le polemiche per il pezzo assegnato da Jurman per questa prova: You May Need Somebody. Il pezzo è certamente più nelle corde di Giorgia, ma Annalisa se la cava più che bene.

Voti: Vessicchio 7 per Giorgia e 8 per Annalisa; Brando 7 e 8 rispettivamente; Balestra 7,8; Menci 8,9; Massara 7,8; Giordano 7,9; Laffranchi 8,8; Dondoni 7,7. C’è troppo buonismo, a mio avviso, per Annalisa.

AndreaGiulia a confronto. Giulia con fuori il pancino, woow !!, ma se abbassava ancora un po’ i leggings… Balla con José ed Amilcar una coreografia di Garrison . Andrea esegue una coreografia di Portal con una ballerina un po’ più alla sua portata rispetto alle stangone Eleonora e Martina.

Voti: Merola 7 per Giulia e 8 per Andrea; Prina 7 e 8 rispettivamente; Salas 7 e 6. Bravo Andrea, ma ha ragione Salas a dire che Andrea ha avuto qualche problema nel sostenere la ballerina; Garrison stravede per Giulia e contesta i voti dati a Giulia. Stravedo anch’io.

Tocca a Diana. Canta Hurt, non male, per la verità, dopo i primi giorni di cura con la Fontana.

Voti: 7 da tutti, con un 8 da Dondoni. Un po’ troppo, forse, ma la simpatia è anche giusto che sia premiata.

Danny Lodi è un nuovo ballerino che entra ad Amici. E’ un’acciuga, magra magra, lunga lunga, ma proprio bravo. Lo ha voluto e lo seguirà la Celentano. Lo stringe a sé Giulia: lo invidiooooooooo !!!

Si finisce con Virginio che canta Hallelujah, pezzo piuttosto difficile, molto ben cantato.

I voti lo premiano anche per l’aver sopportato le angherie di Zerbi. Bene così: Dondoni 8, Laffranchi 7, Giordano 8, Massara 8, Menci 8, Balestra 8 , Brando 8 e Vessicchio 7.


Si chiude con la classifica settimanale del televoto e l’indicazione delle insufficienze della settimana: toccano ad ArnaldoAntonio, che continua ad esserne immune perché sempre primo in classifica. Ma chi lo vota che, oltre a tutto, non lo si vede mai? Boh! Nonè giusto.

Le novità di lunedì 29

Francesca supera l’esame per conservare il banco. E’ un regalino.

Un breve spazio è stato dedicato a Riccardo per il forte stress che gli procurerebbero le lezioni della Celentano.

Quindi si son visti due nuovi ragazzi, che entrano di diritto nella scuola:

Costantino Imperatore, ballerino, pupillo di Garrison, non mi piace né per gli atteggiamenti strafottenti né come ballerino;

Andrea Vigentini, cantautore, 25 anni, milanese,  fighissimo. Come voce non un granché, almeno per quel che ho sentito oggi.

Dopo il Cele-golpe dell’ingresso, a ridosso del serale di Danny Lodi, ballerino già fatto, con un buon curriculum alle spalle che, quindi, avrà poco da imparare ma  che sfrutterà Amici, a scapito di qualcun altro, per aggiudicarsi un contratto con una compagnia importante (come aveva fatto l’anno scorso Rodrigo), si completa il quadro dei ragazzi che lotteranno per l’ingresso al serale.

E  il pongo regolamento di Amici 10 ha tirato fuori dal cappello un nuovo meccanismo di svolgimento della trasmissione. A ciascuno dei ragazzi in gara sono state assegnate delle “stelline” in base ai voti delle precedenti esibizioni. A chi è appena entrato o è entrato da poco saranno concesse alcune esibizioni addizionali, da 1 a 3,  per mettersi un po’ più alla pari con chi è nel programma dall’inizio.

La classifica attuale delle stelline è la seguente:

Non chiedetemi come l’hanno fatta; non capisco ad esempio le 23 stelline di Antonella che mi pare che si sia esibita una sola volta.

Di qui al serale i ragazzi potranno guadagnare altre stelline in tre modi:

–  chiedendo di esibirsi davanti alle commissioni esterne: il sette vale 1 stellina, l’otto ne vale 2, il nove regala 3 stelle e il dieci ne dà 4.

–  oppure, lanciando una sfida ad un altro conorrente, di fronte a un giudice esterno.     Ogni alunno vale un “tot” di stelline a seconda della sua posizione in classifica. Così, in questo momento e per quanto riguarda il canto, sfidare Annalisa eAntonella regala a a chivunce 10 stelle, mentre sfidare Diana, Francesca, Giorgia, Virginio e Gabriella farà vincere 5 stelline; se si sfideranno Arnaldo e Antonio si potranno accumulare 3 stelline. Per il ballo, chi sfiderà Debora guadagnerà 10 stelline; chi sfiderà Giulia, Vito, Andrea e Riccardo invece ne potrà vincere 5. Preciso che ci vince la sfida, sia esso lo sfidante che lo sfidato si aggiudica le stelline in palio..

– oppure, essendo primi di categoria nel televoto settimanale, 10 stelline. Insomma Antonio pare che non riusciremo proprio a togliercelo di torno.

Maria, alla fine,  ha detto: «Tutto chiaro?». Hanno detto tutti di sì, ma a me non pare; ad esempio: tutti potranno chiedere di esibirsi n volte e di sfidare qualcuno n volte o qualcuno li autorizzerà o non li autorizzerà?

Dei diciassette ragazzi attuali, immagino che al serale ne passeranno una dozzina, sulla base delle stelline guadagnate. La pace, dunque, è finita.

Staremo a vedere. Auguri a tutti.

Mercoledì 1

Prima sfida: Riccardo viene sfidato da Costantino, vince e si aggiudica le 5 stelline in palio e sale a 13.

Giovedì 2

Giorgia non digerisce che Antonella abbia 23 stelline e lei solo 9. La sfida, ma perde e cosi Antonella sale a 33 e Giorgia resta a 9.

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I burattinai sui tetti.

Quando nel nostro Paese vedo qualche clamorosa manifestazione di piazza, istintivamente mi vien da schierarmi dalla parte opposta e penso che siano solo frutto di spaventose e pretestuose strumentalizzazioni dirette ed organizzate da burattinai che hanno tutt’altri interessi.

Ciò nonostante, cerco di capire quali possano essere le motivazioni di fondo di chi sta protestando.

Parlo, in questo caso, della protesta contro la legge per la riforma universitaria, vedo gli studenti in piazza e mi chiedo in che cosa siano toccati i loro diritti ed interessi.

Così ieri sera ho ascoltato con attenzione le risposte del Sen. Nicola La Torre (PD) a  precise domande che, a Porta a Porta,  gli poneva Bruno Vespa. La domande erano queste: “Perché pensate che questa riforma sia una rovina per i giovani? Che cosa perdono i ragazzi rispetto ad oggi? Cosa cambia per loro?” Le domande sono state poste per ben tre volte ed alle stesse non è stata data alcuna specifica risposta al di là di un generico: “ I giovani non vedono un futuro e da questa riforma percepiscono il messaggio che la classe dirigente non intende investire su di loro, nell’università e nella ricerca”. (le trovate qui)

Troppo poco, mi son detto, per scatenare una contestazione di questo tipo. Che la nostra università sia una schifezza, non c’è dubbio e tutti i confronti internazionali lo dimostrano, lo  sanno tutti. Che sia urgente ed indispensabile una riforma profonda nell’interesse degli studenti, mi par chiaro.

Cerco allora cerco di capire e questa mattina sfoglio i giornali. Lo confesso: a quelle domande di Bruno Vespa, non ho trovato alcuna risposta seria.

Ho letto che la riforma non è il risultato di un sogno di mezza estate ma che è stata formulata ascoltando le indicazioni che provenivano dal mondo universitario,  e che la Crui (la conferenza dei rettori) l’appoggia.

Poi ho letto da questo blog, Il Predellino, un post a firma di Antonio Martino dal titolo “La sinistra difende l’Università degli asini” che dice:

Avendo passato nell’università la gran parte della mia vita – vi sono entrato da studente nel 1964 e ne sono uscito nel 2002 da preside della facoltà di scienze politiche -, credo di conoscere abbastanza bene il processo di deterioramento che ha colpito i nostri atenei.

Le università oggi obbediscono a quella che ormai è diventata una regola generale in questo Paese; cioè, non vengono studiate e progettate nell’interesse dei loro utenti, cioè degli studenti, ma per la comodità e l’interesse di coloro che vi trovano lavoro. Servono a dare occupazione a persone altrimenti inoccupabili perché incapaci e semianalfabeti.

Sono recentemente tornato nella mia Alma Mater, la facoltà di giurisprudenza dell’università di Messina, e degli aspiranti ricercatori che volevano diventare stabilizzati non riuscivano a comporre una frase in italiano che avesse senso compiuto. E noi sforniamo migliaia di giovani che sono condannati alla disoccupazione perché inoccupabili.

L’università insegna cose che non servono a nessuno e, in più, inculca nelle loro menti l’idea bizzarra che lo Stato debba dar loro un’occupazione degna del titolo di studio. Ho letto sui giornali che ci sono state mille domande per tre posti di operatore ecologico: molti di questi erano dei laureati.

Non si vergogna la sinistra di difendere l’esistente, il proliferare di università inutili, di facoltà inutili, di professori incapaci?”

Mi son detto: è di parte

Allora ho letto su Il Giornale, un intervista a Alessandro Orsini, 35 anni, ricercatore di Sociologia politica all’Università di Roma Tor Vergata, elettore di centrosinistra «da sempre» e a lungo membro del comitato di redazione della rivista Mondo Operaio. Lui dice che trova assurdo fare le barricate contro «una riforma che contiene aspetti che vanno assolutamente incoraggiati, principalmente il tentativo di introdurre il principio del merito. “Oggi – dice – professori che non hanno pubblicato nulla di importante e che non hanno voglia di lavorare sono trattati allo stesso modo di colleghi che si sono distinti all’estero, che dedicano la propria vita agli studi. [..] i mali attuali dell’università italiana non sono colpa della Gelmini. […]In Italia non esiste niente di più privato dell’università pubblica. Per cui i concorsi sono considerati proprietà personale di chi li ha banditi, in alcuni casi i primi a trovare spazio sono i figli, gli amanti e i parenti vari dei rettori e dei professori ordinari. Per non parlare di alcuni gruppi di potere che selezionano non in base al merito ma in base alla disponibilità nel rendersi complici di futuri imbrogli e di future truffe.[..]Io in Italia ho insegnato in sette università e posso affermare che, con alcune eccezioni importanti, l’università italiana è una realtà profondamente corrotta.[..] Sono da sempre di sinistra, ma quando si parla di università mi devo vergognare perché, in alcuni casi, la sinistra non difende i più deboli, i precari, ma i figli e le amanti dei rettori, dei presidi, dei direttori di dipartimento».

Ma allora mi chiedo: quei burattinai sui tetti, che cosa ci sono andati a fare? Ad usare la pelle dei giovani per abbattere il Governo?

E’ probabile. Ma se qualcuno mi sa dare una risposta diversa, faccia pure.

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Fa sesso e telefona alla radio

Chicago Bulls Dennis Rodman 1995 - 1996 Season

Image via Wikipedia

Massì, facciamo anche un po’ di gossip stuzzichino, non ci sta male in questo momento di tensione.

Me ne  dà lo spunto un articolo del Corriere.it

Dennis Rodman è una nota stella del NBA, del famoso basket professionistico americano.

Cosa gli sarà mai venuto in mente non si sa, ma sta di fatto che, nel bel mezzo di un rapporto di sesso orale,  ha preso in mano la cornetta del telefono ed è intervenuto in diretta in una trasmissione radiofonica per parlare di basket.

Non sono mancati gli urletti ed i sospiri di Therese, la sua partner, e lui stesso non riusciva più a seguir bene il filo del discorso.

Immaginate l’imbarazzo del conduttore ed il picco d’ascolti della trasmissione.

Mi chiedo cosa sarebbe successo da noi se quegli urletti avessero fatto da sottofondo alla telefonata del Cavaliere a Ballarò.

Come li invidio, telefonate a parte. !!!!

Vabbé, dai, sto scherzando ma, se vi interessa, l’articolo del Corriere e la telefonata di Dennis Rodman li  trovate qui.

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