L’Afghanistan e il “Fatto Quotidiano”

L’Afghanistan.

Molte volte se ne è discusso, a nessuno fa piacere che questo problema esista e che ci veda coinvolti.

Personalmente penso pure che sia una guerra persa e proprio ieri mattina mi chiedevo se fossero proprio valide le ragioni che ci hanno spinto a partecipare a quell’avventura. Le ragioni economiche? Certamente no. La lotta al terrorismo internazionale? Forse.

Tra me e me pensavo ad un vecchio saggio che diceva: «se non puoi vincere le battaglie, cerca almeno di non perdere tutto» e pensavo che, forse, sarebbe ora di ritornarcene a casa.

Ascoltavo la radio. Un ufficiale dal campo di laggiù diceva:«Voi non vi rendete conto di cosa ci dice la gente che ci ferma per strada. Ci ringrazia per le opere che stiamo facendo, ci ringrazia per quel po’ di libertà e di democrazia ritrovata che hanno dato possibilità di studio e di crescita ai loro figli».

Già! La libertà e la democrazia.

Guardo la foto che pubblico in questo post. E’ de Le Figaro e penso che, per il futuro di quei bambini, migliaia di afghani hanno messo a rischio la loro vita per andare a votare; anche se poi non sono mancati i brogli e chi è stato eletto non è certo un esempio di onestà.

Mi chiedo se la liberta e la democrazia saranno durature in quel Paese il giorno che ce ne andremo e se sarà valso il prezzo di tante vite umane? Non so rispondere.

Quattro nuove bare sono ritornate in patria e sento quel padre urlareMinistro, godetevi lo show”. Non lo condivido, ma lo capisco.

Quel che non mi sarei mai aspettato è che un quotidiano, che ultimamente va politicamente per la maggiore, facesse propria quella frase, sbattendola in prima pagina a nove colonne.

Questo:

Lo trovo semplicemente vergognoso.

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Extraterrestri

Questa è una delle migliori che ho sentito negli ultimi tempi. Un grazie a Luisa che me l’ha passata. Eccovela:

Un camionista viaggia di notte per una strada di campagna. Ad un tratto si accorge che c’è un omino rosso sul bordo della strada. Si ferma, scende e si avvicina, e nota che l’omino sta piangendo. A quel punto gli domanda: “Perché piangi, omino rosso?”
“Sai – gli risponde l’omino – io vengo da Marte, sono ricchione, e ho tanta fame”
“Guarda, io posso darti il mio panino, ma non posso fare altro per te” gli dice il camionista. Gli dà il panino e riparte.

Dopo un po’ vede un omino verde a bordo strada. Si ferma, scende, si avvicina, e vede che anche l’omino verde piange.
“Perché piangi, omino verde?”
“Sai – gli risponde l’omino – io vengo da Venere, sono ricchione, e ho tanta sete”
“Guarda, io posso darti la mia Coca-cola, ma non posso fare altro per te” gli dice il camionista. Gli dà la lattina e riparte

Dopo un altro po’, vede a bordo strada un omino blu
Allora si avvicina e gli chiede: “E tu, piccolo ricchione, da quale pianeta vieni?”

“Favorisca patente e libretto, prego…”

Alla prossima…… !!!!!!!

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Chicchiricchì…!!!

cock

Questa notizia mi ha riportato a tanti anni fa.

E’ de Il Gazzettino.it e dice:

“Paese sardo in rivolta contro i galli che svegliano tutti all’alba”

“Pensionato ormai da anni, ha deciso di creare un pollaio nella via principale del paese e più di cento tra galli e galline danno la sveglia tutte le mattine al popoloso rione. Gli abitanti di Sant’Anna Arresi (Carbonia-Iglesias) non ne possono più e si sono mobilitati rivolgendosi al Tribunale degli Animali di Aidaa. All’associazione animalista viene chiesto di dirimere il problema dell’allevamento amatoriale di galletti e gallinelle, che appartengono per giunta alla razza più loquace, che turbano il sonno del vicinato che ha già protestato con la polizia municipale”

Non so quanti di voi hanno un’idea di quanto canti un galletto alle cinque di mattina, quando si fa giorno.

Chicchircchi…… !!! , e ti sveglia. Dici, beh, si fa giorno, è un gallo, qualche minuto e la smetterà.

No. Passano due o tre minuti, giusto il tempo di star per riprender sonno e…… chicchirichì, canta di nuovo !!!!!

Beh, la smetterà, prima o poi – dici – e provi a riprender sonno.

No !!!! Altri due o tre minuti e ancora …… chicchiricchì…!!!

Poi altri due o tre minuti e ancora …… chicchiricchì…!!!

E non smette mai !!!

Mi rivedo ancora, alle 6.15 di quella lontana mattina d’estate di tanti, tanti anni fa, in mutande con la scopa in mano a correre dietro a quel galletto,

Le gioie della campagna. Era una Domenica, ci eravamo fermati a dormire in campagna nella casa dei miei suoceri. Ridevan tutti.

E’ stata la prima e l’ultima volta.

E ma me la ricordo ancora.

Chicchiricchì…………………!!!!!

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I Quiz della Domenica nr.7

Due nuovi quiz  per questa vostra Domenica

Il primo (difficile): I tagli

tagli01

Sapreste tagliare questa figura in modo da ottenere quattro figure identiche tra loro?

Il numero dei tagli è a piacimento.
Volete un aiutino?
Aiutatevi con un foglio a quadretti.
Un altro aiutino?
I tagli necessari sono sei.
A Voi !!!

 

Il secondo (facile?): Il bus

Image

In  quale direzione viaggia il bus qui sopra?

Verso sinistra o  verso destra? E perché?
Non sai  deciderti? Guarda l’immagine attentamente ancora una volta!
Non lo sai nemmeno ora?
Pare che  la stessa immagine sia stata mostrata a bambini in età prescolare, con la  stessa domanda.
Il 90% di loro ha dato la risposta esatta.

Buona settimana!

Le soluzioni sono a pag,2

Questi erano i quiz della scorsa settimana

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Amici 10 del 9 ottobre (1/a parte): Poteva iniziare peggio?

Posso dire che questa puntata di Amici è stata a dir poco allucinante, oltre che inutile?

Mi sarei aspettato di vedere le 12 esibizioni dei 12 “titolari”. Ne ho viste 5. I più bravi? I più raccomandati? Gli altri li vedremo lunedì?
Tutto questo in 25 minuti, dalle 14.15 alle 14.40 circa. Discutibili per tutti i voti assegnati e il come vengono dati (ne riparlerò).

Poi gli altri 40 minuti, ripeto ‘quaranta minuti’, sono andati ad una specie di “casting” nel quale un aspirante, Daniele Blaquier , ha eseguito quattro pezzi più o meno in 6 di quei quaranta minuti, e per oltre mezz’ora ci sono state propinate le stucchevolissime e inconcludenti diatribe tra Luca Jurman e i discografici, delle quali non ce ne può fregar di meno. Cosa ci hanno spiegato? Nulla, solo concetti tutti discutibili e soggettivi: capacità vocali eccezionali per Luca; bravino ma anonimo e noioso per i discografici. Risultato? Non ammesso, senza possibilità d’appello. Vorrei sapere se UNO solo al mondo si sia appassionato a questa penosa discussione su temi triti e ritriti e a che cosa sia servita. Auguri, comunque, a Daniele.

Una risposta ce l’ho: a far inquadrare le tette della De Filippi ma mi sembra troppo poco.

Per il resto da segnalare solo che alla Celentano non è stata concesso di prendere la parola, mentre a Cannoto sì, più volte, e che l’unico momento di simpatia ce l’ha regalato la svampita Diana Del Bufalo, quando le è stato chiesto come avesse vissuto la sua prima settimana da aspirante.

PS: Prosegue qui con la 2/a parte

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La violenza in prima pagina, senza limiti, senza ritegno.

basta

Più volte mi sono scagliato contro stampa e tv per l’eccessivo ricorso ad immagini e cronache che a sbattono gratuitamente la violenza in primo piano.

E’ una spirale che da anni travalica sempre più ogni precedente limite e sacrifica, sull’altare di qualche momentaneo punto in più di share o di tiratura, ogni forma di rispetto sia nei confronti delle vittime che dei lettori o telespettatori.

Finalmente leggo una voce di condanna  che mi piace riportare. La scrive Ubaldo Casotto per Il Riformista.

Titola: L’accanimento post-mortem di noi giornalisti

“Non ho letto neanche una cronaca fra tutte quelle apparse ieri sulla terribile fine di Sarah Scazzi. Mi sono bastati i titoli di tutti i giornali. E già quelli mi sono sembrati di troppo.

Dopo averli letti ho una domanda, che rivolgo a tutti i colleghi che ne hanno scritto e a quelli che hanno composto il titolo in pagina: che bisogno c’era di aggiungere, alla violenza subita da quella ragazza fino alla morte, la notizia della violenza subita dopo la morte? È come se, da morta, l’avessimo violentata un’altra volta anche noi. Di sicuro ne abbiamo violentato la memoria. Abbiamo violentato i sentimenti, già provati dall’indicibile, di sua madre, dei suoi parenti innocenti, dei suoi amici, di chiunque l’abbia conosciuta. Abbiamo aggiunto inutile orrore a una storia già orrida: un’adolescente molestata dallo zio, adescata, portata con forza in una cantina, costretta a subire un tentativo di stupro e infine uccisa. Ci si poteva fermare qui.

Mi direte: sarebbe venuto tutto fuori al processo. Vi dico: potevamo aspettare il processo. Dobbiamo smetterla di sostituirci alla macchina della giustizia e ai suoi doveri a volte crudeli.

Ci siamo scandalizzati in tanti per quell’annuncio in diretta fatto da Federica Sciarelli alla madre di Sarah: sua figlia è morta, lo zio ha confessato, stanno cercando il cadavere, desidera interrompere il collegamento? C’è chi ha scritto che è stato un gesto di delicatezza, altri che si poteva mandare in onda la pubblicità, informare la madre, chiudere il collegamento e poi dare la notizia. Io sto con questi. Ma capisco, per quel poco di televisione che ho fatto, che in diretta non c’è tutto questo tempo di riflettere, ti portano le agenzie e le scorri per la prima volta mentre le leggi a voce alta.

Seduti in redazione il giorno dopo c’è stato tutto il tempo di riflettere. Se si è voluto riflettere. Se il mantra della “notizia” a tutti i costi non si è totalmente impossessato dei nostri cervelli. Che poi questo altro non è che l’alibi deontologico per sollecitare quel gusto per il morboso che sappiamo esserci in gran parte dei lettori e che coltiviamo nascostamente in noi.

Non ho regole da offrire in materia, non c’è un automatismo da applicare: questo si pubblica e questo no. In ogni situazione e in ogni atto dell’uomo non c’è nulla di meccanico, per questo siamo liberi. Liberi perciò anche di trattenerci, di non aggiungere crudeltà inutili alle brutture di cui ci dobbiamo quotidianamente occupare. Non è giornalismo? Forse. Ma anche il soldato non può sempre difendersi dicendo che applicava solo gli ordini. Gli ordini sbagliati non si eseguono.

All’orco di Avetrana non diamo la soddisfazione di essere in contemplazione delle sue atrocità, non diamogli l’illusione (o la consolazione) di una connivenza con l’orco che è in noi.”

Un mio bravo, dunque, ad Ubaldo Casotto. Servirà a qualcosa questo suo pezzo? Ne dubito fortemente, ma grazie lo stesso per averci provato.

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La droga dell’apparire, soprattutto in tv, dà assuefazione anche ai colonnelli?

Ne ha parlato anche Striscia questa sera e in giro c’è stata, in questi ultimi mesi, un certa una certa sollevazione popolare contro il TG5 e a favore del noto meteorologo Mario Giuliacci.

Il motivo: Stefania Andriola, una bella ragazza mora, da metà luglio ha vestito il ruolo di ‘meteorina’ del Tg5, al posto di Giuliacci.

La cosa ha preso fuoco da quando lo stesso Giuliacci ebbe a pubblicare sul suo Facebook questa dichiarazione:

Secondo la Direzione del TG5, per una maggiore audience nel meteo delle 13.30 e 20.30 occorre una bella e giovane presentatrice, non importa se non meteorologa.[..]Gran parte dei meteorologi laureati in Fisica (come me) che per anni hanno dato lustro al meteo della rete, verranno rottamati o quasi.

Personalmente mi spiace di non vedere più il simpatico volto del colonnello, una sorta d’istituzione storica per la nostra tv che, peraltro, non ci azzeccava nemmeno troppo, ma mi chiedo se i lunghi e faticosi studi in fisica vengano fatti per apparire in tv o per prevedere il meteo.

Nessuno pensa che la meteorina sia l’autrice delle previsioni e tutti sanno che dietro a lei ci sono persone e mezzi qualificati per quel mestiere.

Nel caso specifico, poi, pare che l’esclusione di Giuliacci abbia origine dal mancato rinnovo del contratto tra la EpsonMeteo, società per la quale lavora, e la Mediaset.

Lo stesso Giuliacci ha, in seguito, espresso valutazioni maggiormente positive: “Devo ammettere che in questi giorni in cui ho sperimentato la nuove edizione del Meteo di TG5 ho di fatto inteso quanto mi era sfuggito prima: la televisione non ha perso fiducia e rispetto verso i Meteorologi. Ho personalmente supportato Stefania nei primi giorni del suo esordio televisivo e quindi mi sono reso conto delle enormi e positive potenzialità che la sinergia giornalista-meteorologo ha nello stabilire nuovi e più alti livelli di comprensione delle informazioni meteorologiche da parte del pubblico”.

Più volte mi sono espresso contro la smania dell’apparire e questa volta mi chiedo: E’ possibile che la droga dell’apparire, soprattutto in tv, dia assuefazione anche ai colonnelli?

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Le bellezze dei mari

Le Figaro dedica una bella serie di immagini alla incredibile quantità di animaletti che popolano i mari di tutto il mondo: ne sono state identificate più di 20mila specie negli ultimi dieci anni.

Quello della foto ne è un esempio.

Questo è il link. Non perdetevelo.

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La disperazione del “giorno dopo”

Anche quest’anno seguirò “Amici”.

Non sono un arrapato della tv, la guardo raramente: solo per le notizie, per gli avvenimenti sportivi e, non riesco quasi mai a seguire completamente un programma, eccezion fatta per “Amici”. Mi piace, anche se il mondo dello spettacolo non mi attira. Ha delle logiche che non sono le mie e troppo spesso il talento non riesce ad affermarsi per ragioni che nulla hanno a che vedere con la qualità dei protagonisti.

Troverete strano che inizi a parlare di “Amici” partendo da “Velone”, ma mi serve per trattare di un aspetto che mi sta molto a cuore.

Non c’era certo talento in quel di ‘Velone’; un programma per il quale, in altro post, mi son chiesto che senso avesse. Un amico mi ha risposto: “Trovo che, fra tutte le frescacce che la televisione ci propina, vedere queste simpaticissime vecchiette che si danno da fare per essere qualcuno, fa una certa tenerezza. Potrebbe darsi che una buona parte di queste “velone” abbia trafficato umilmente tutta la vita ad allevare i figli e ad assecondare, è possibile, un marito dittatore e magari violento. Ora sono “qualcuno”, solo per una sera… meglio che niente”.

Io non so se sia meglio che niente. Dipende da come supereranno quel che ne verrà dopo; ed è questo il punto dal quale voglio partire.

Lucia De Benedictis, una delle tre finaliste di “Velone” , si è rivolta ad Alfonso Signorini, che lo riporta su Sorrisi & Canzoni TV, dicendo:

“ Intanto le dico che sono stata felicissima dei risultati personali ottenuti. Non discuto sulla giuria, anche se avrei qualcosa da dire sul verdetto. Quello che invece mi è dispiaciuto è stato il trattamento riservato a noi due seconde classificate perché, finito lo spettacolo, le luci si sono spente e noi siamo rimaste da sole sul palco senza un saluto, un commento o quant’altro, a chiederci: “Ma cosa ci stiamo facendo qui?”. Ce ne siamo tornate a casa alla chetichella come se ciò che avevamo fatto in tutti in questi mesi non fosse mai avvenuto! Si sono spente le luci e basta. Così… in pochi minuti sono stata rilanciata nell’anonimato in cui mi trovavo fino a qualche mese fa”.

Così le risponde Signorini:

“La lettera di Lucia, che saluto e ringrazio, illustra meglio di chiunque altro la situazione psicologica di chi per qualche ora, o per qualche mese, si sente travolto da un’improvvisa popolarità mediatica e quel che poi succede nella maggior parte dei casi. Se a vivere certe sensazioni di disagio è una persona adulta e navigata dalla vita, quel che può restare alla fine è solo una sensazione di amarezza destinata a scomparire. Ma quando a provarla è un ragazzo adolescente, come spesso succede, allora cambia tutto. E incominciano i problemi veri”.

E questo è quel che mi ha sempre fatto paura del mondo dello spettacolo, ed è questo che mi fa paura per quei ragazzi e per tutti coloro che si affacciano a quel mondo.

Non tanto il prezzo dei sacrifici per arrivarci, non tanto quello dei sacrifici e spesso dei pesanti compromessi per rimanerci, ma la crudeltà di quel giorno che sarà ‘il giorno dopo’. Quello nel quale il telefono non squillerà più e che aprirà le porte alla solitudine. Quello che sarà difficile da superare e potrà portare alla disperazione.

Guarderò questi ragazzi di “Amici”, vedrò il loro entusiasmo in quei loro occhi pieni di speranza e m’innamorerò di ciascuno di loro.

Vorrei che il talento permettesse loro di avere sempre momenti di successo e gioia.

Parteggerò per loro, mi ribellerò alle ingiustizie che dovranno subire, protesterò come sempre contro la supponenza e la smania di protagonismo degli adulti.

Per qualcuno avrò una maggior preferenza e simpatia. E’ normale, ma a tutti auguro di far tesoro di questa esperienza, di non soffrire troppo se le cose non andranno per il giusto verso e, soprattutto, di saper affrontare serenamente quel giorno.

Quello del “giorno dopo

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I ragazzi di “Amici 10”: impressioni a prima vista

Tengo a precisare che questo post non ha alcuna pretesa di esprimere valutazioni tecniche, per le quali non ho alcuna competenza. Esprimono semplicemente un mio gusto personale, certamente discutibile, e solo di “prima pelle”.

Il post sarà aggiornato di volta in volta, man mano che li vedrò come titolari, all’interno della scuola.

Ballerini

Andrea Condorelli, 19 anni, di Catania.
Carino, anche bravo. Danza da 9 anni, fisico non perfetto. Avrà roblemi con la Cele.
Per me non più di **

Vito Conversano: 22 anni, da Napoli. Ha iniziato a danzare un po’ tardi, a 14 anni, ma è bello, bravo e presuntuoso il giusto per un ballerino. Conquisterà facilmente il cuore delle ragazzine; ai maschi potrà sembrare antipatichino. Mio giudizio ***

Debora Di Giovanni: 20 anni di Palermo. Fa danza classica da 13 anni. Ambiziosa, brava, ballerina fatta. Una bella figurina. Un po’ sulle sue forse. Peccato il naso. Per me da ** a ***. Le manca qualcosa che non so individuare

Giulia Pauselli: 19 anni, vive a Monsummano Terme.
Ha studiato per 5 anni all’Accademia del Teatro Alla Scala di Milano. Fa danza classica da 15 anni.
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Michelle Vitrano: 18 anni, di Palermo.
Piccolina, solo alta 1,60, ma ben fatta. Simpatica. Ha fatto ginnastica artistica.
Pre me **

Cantanti

Gabriella Culletta: 19 anni di Sassuolo. Gradevole, ma non particolarmemnte interessante; peccato quel piercing sul mento.Voce pulita e bella. Non graffia.                                                                          Per me non più di **

Stefan Di Maria Poole (cantautore): 19 anni, da Los Angeles;

 

 

Antonio Mungari: 18 anni. Non bello ma se lo vedi te lo ricordi. Un bel sorriso aperto, piacevole. Voce gradevole. Per me **+

 

Francesca Nicolì: da S. Pietro in Lama (Lecce) 18 anni

 

 

Annalisa Scarrone: 25 anni da Carcare (Savona). Capelli rosso tiziano con una frangiona che ricorda l’insopportabile Martina di due anni fa. Auguriamoci che sia solo per quello. Bella però la voce. Per me ++ abbondanti

Virginio Simonelli: 25 anni di Fondi (LT). Nel 2006 ha partecipato a Sanremo giovani, senza troppo successo. Compone i brani. Emotivo, ma lagnosetto nel parlare. Bravo, ma non “buca” come volto. Non è il mio favorito. Voto **

Giorgia Urrico: 21 anni di Roma.
Bella voce, ma non particolare come gli occhialini che porta.
Per me **

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