Arte moderna. Ma chi ci crede più?

 

ANDY-WARHOL

Ricordate la burla dei falsi Modigliani? Le tre teste attribuite all’artista, che erano invece state “scolpite” col Black & Decker da tre studenti di Livorno? C’erano cascati critici ed esperti illustri, ma non è nulla in confronto alle “Brillo box” di Andy Warhol: 110 “opere d’arte” attribuite all’artista e  battute per milioni di euro presso le case d’aste più rinomate di tutto il mondo. Nel 2007, una scatola Brillo fu battuta per 4 milioni di euro dalla casa d’aste Christie di Londra.

Invece era stato Pontus Hultén, direttore del Museo d’Arte Moderna di Stoccolma e primo direttore del Centre Pompidou dei Parigi, a farsele fabbricare da un falegname e da un tipografo di Malmö nel 1990, tre anni anni dopo la morte di Warhol.

Ce lo  conferma ora il rapporto definitivo stilato dall’Andy Warhols Art Authentification Board (Awab), l’ente privato incaricato di certificare l’opera dell’artista negli Stati Uniti, che però, in precedenza aveva già riconosciuto le scatole come autentiche.

Hultén morì tredici anni dopo, ma nel frattempo come dev’essersele godute quelle scatole !!!!!!

Tutto questo i Svezia; e poi dicono di noi Italiani !

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Per saperne di più questo è l’articolo de La Stampa di oggi.

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Velone über alles !!!

 

velone

 

Gli ascolti televisivi a volte mi lasciano di stucco: 6.030.000 telespettatori (21,57% di share) su Canale 5 per la finalissima di ‘Velone’, vinta da Luciana Petrassi, 83 anni che si è aggiudicata il montepremi di 250mila euro.

Gli Italiani si accontentano proprio di poco!

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La maestra nera di Sonnino

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E’ da qualche giorno che si torna a discutere di burqua e niqab.

Lo spunto è dato dalle mamme dei bambini dell’asilo di Sonnino, un paesino in provincia di Latina: le stesse non vogliono che una signora marocchina continui ad accompagnare ogni mattina il suo bambino indossando  un burqa marrone, e spesso nero.

Dicono che la “Maestra Nera” spaventa gli altri bambini, i quali si mettono a piangere e non vogliono più stare all’asilo. Aggiungono anche che sotto quel burqa potrebbe esserci chiunque e, quindi, che sussistono motivi di sicurezza e chiedono che almeno la donna si scopra quando le chiedono di farsi riconoscere.

Da sempre i bambini piangono nei primi giorni d’asilo e la donna nel paesino  ben nota. Mi sembra dunque che il tutto sappia un po’ di pretesto.

Però il problema esiste ed è serio.

Ne ho parlato più volte: tutti abbiamo il diritto di poter guardare in faccia chi sta di fronte a noi in un luogo pubblico. Si obbietta che, per contro,  tutti hanno il diritto di vestirsi secondo le loro credenze e tradizioni e che un divieto ridurrebbe quelle donne a rimanere chiuse tra le mura domestiche. Tutto vero, ma questa è casa nostra.

Non lasciamo incancrenire oltre questo problema e chi vuol venire sia il benvenuto, ma sappia che queste sono le regole.

Aggiornamento del 20 settembre

Leggo dal Corriere di oggi:

Continuerà ad indossare il velo, ma scoprirà il volto quando arriverà nell’atrio della scuola per riprendere il proprio figlio. La soluzione pacifica – quando nei giorni scorsi si era parlato persino di una ordinanza ad hoc – è emersa dall’incontro di lunedì mattina tra il sindaco di Sonnino, la preside Assunta Natalini ed il marito della donna, l’Imam Mustafa Addì. «Noi rispettiamo le leggi italiane ed il Corano ci consente di far girare le nostre donne anche con il volto scoperto. Da oggi in poi – ha detto – mia moglie si recherà a scuola in questo modo per non spaventare i bambini»

Bene. A Sonnino il problema è risolto e visto che il Corano “ci consente di far girare le nostre donne anche con il volto scoperto”, perchè non lo risolviamo dappertutto?

Ma non solo quando entra nella scuola, dappertutto.

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Donne mie, dolci e romantiche, ormai appartenete ad un altro mondo!

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Mi riferisco ad alcuni vostri commenti sul tema sesso e amore di qualche precedente post e ve lo dice l’’Aispa, l’Associazione italiana di sessuologia e psicologia applicata, che ha recentemente condotto, tramite Faceebook, un’indagine basata su queste due domande che sono state rivolte a uomini e donne tra i 20 e i 45 anni:

1. “Troppo sesso rovina il cuore?

2. “Troppo cuore rovina il sesso?

Le risposte hanno dato origine a quattro identikit:

– Quello più numeroso degli “equilibrati” (44% del totale, 38% degli uomini e 50% delle donne), quelli che hanno risposto no a entrambe le domande, dimostrando di saper dosare bene istinti e affetti.

– Poi quello degli “passionali” (39,5%, 48% degli uomini e 31% delle donne): amano il sesso e mal tollerano i sentimentalismi, rispondendo no alla prima domanda (troppo sesso rovina il cuore?) e sì alla seconda (troppo cuore rovina il sesso?).

– Seguono a grande distanza gli “amanti del compromesso” (11%, 13% uomini e 9% donne), convinti che in ogni caso ‘il troppo stroppia’ ed è comunque meglio non esagerare (rispondono si’ a entrambe le domande).

– In coda, con numeri da ‘specie protetta’, arrancano i “romantici“: soltanto il 5,5% del campione, un uomo su 100 e una donna su 10, tutte sopra i 35 anni. Sparuti reduci che antepongono i sentimenti alla passione (sì alla prima domanda, no alla seconda), mettono sempre il cuore al centro della loro relazione e non concepiscono il sesso senza l’amore.

Queste, dunque, le conclusioni dell’indagine da parte dello psichiatra e sessuologo Willy Pasini:

– “Gli estremisti del romanticismo, i ‘santi’ in amore, non ci sono più

–  “Le femmine si stanno mascolinizzando e oggi, per fare sesso, una donna non deve essere per forza innamorata cotta. Non importa che lui sia o non sia il grande amore”. Le amazzoni del Duemila “fanno sesso se l’uomo è simpatico e lo sa fare bene“. Il requisito numero uno è che sia bravo sotto le lenzuola. Il resto passa in secondo piano, anzi: per due terzi degli uomini, e oltre un terzo delle donne, usare troppo i sentimenti compromette la passione.

Addio dunque ai fidanzatini alla Peynet; così è cambiato il mondo.

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(da questo articolo dell’ Adnkronos)

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Finalmente! Stop ai televoti provenienti dai call centers.

ATENTO2460 S12 SP 09.03.2006 ECONOMIA -- Trabalho de telemarketing na empresa Atento -- FOTO DIVULGAÇAO

L’avevo chiesto diverse volte commentando gli esiti di alcuni programmi televisivi con classifiche determinate dal televoto: escludete i voti provenienti da call centers.

Avevo anche contestato la cosa a Codacons, che “certificava” la regolarità delle votazioni di “Amici”, senza  preoccuparsi di precisare l’entità dei voti provenienti da utenze business a favore di ciascun concorrente.

Leggo oggi che, finalmente, anche l’’Antitrust lo chiede esplicitamente a Rai e Mediaset, dopo le segnalazioni giunte  sul Festival di Sanremo e sul Grande Fratello, minacciando di aprire istruttorie in caso di non adeguamento.

Secondo quanto ricostruito dall’Autorità il ricorso ai call centers permette l’acquisto di pacchetti per un numero molto rilevante di telefonate meccanizzate, che finiscono con alterare il meccanismo ed il senso del televoto.

Un vero e proprio inganno per i consumatori, che si trovano a spendere inutilmente i proprio quattrini, pensando di esprimere una propria volontà, quando invece nulla possono contro i rilevanti investimenti da parte di Società, Agenzie ed Organizzazioni varie, che hanno interesse a sostenere un determinato concorrente.

Rai e Mediaset dovranno quindi prevedere nel Regolamento  l’esclusione delle utenze business dai soggetti che possono partecipare al televoto e prevedere sistemi che ne consentano il riconoscimento.

Era ora.!!!

(da questo articolo su La Stampa)

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Venerdì 17: e basta con sta sfiga !!!!

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SMALL_~3[4]La superstizione è alla base del pregiudizio e della discriminazione e rende la vita estremamente difficile a tutti coloro che credono alla jella o alla sfortuna. Credere che un oggetto, una persona o una frase abbiano il potere di procurare disastri, infatti, altro non è che una profezia che si auto avvera. Chi si crede sfortunato o jellato altera il suo comportamento e finisce così per causare proprio gli eventi che così tanto teme”.

Lo spiega Massimo Polidoro, segretario nazionale del Cicap, , Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, già docente di Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca.

E così si è organizzata domani venerdì 17 la ‘Giornata anti-superstizione’. che si terrà a Milano, Torino, Roma, Bari, Modena, Siracusa, Trieste, e anche Lugano.

Oltre ai previsti incontri, conferenze, dibatti e dimostrazioni all’aperto il comitato presenterà anche un vero e proprio manuale curato da Silvano Fuso ‘Superstizione: istruzioni per l’uso’.

Attenzione: potrete mettervi alla prova e sfidare i pregiudizi compiendo un vero e proprio ‘percorso a ostacoli per superstiziosi’. Si potrà passare, per esempio, sotto a una scala aperta si verserà a terra del sale, si farà in mille pezzi una lettera con la classica catena di sant’Antonio, si aprirà un ombrello al chiuso e così via. I più bravi potranno  ricevere un attestato”.

Partecipate, ma vi raccomando: prima di fare il percorso, toccate ferro.  Ah, ah !!!! 

EVERYD~1

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Dopo i numeri del lotto in sogno, anche il nome degli assassini.

Questa pare essere, infatti, la nuova frontiera dei sogni. Così almeno sembra stando a questa vicenda riportata da Il Messaggero di oggi che titola:

“Fa riaprire le indagini sulla morte della madre: «In sogno mi ha detto il nome del killer»”

L’incredibile storia si svolge a Genova. Una donna di settantacinque anni era stata trovata morta strangolata sul suo letto l’11 settembre 2002. Qualche settimana fa il figlio si è presentato alla caserma dei carabinieri a raccontare una storia: sua madre gli è apparsa in sogno e gli ha svelato l’identità del suo assassino. Ha fatto nome, cognome e professione di un noto commerciante genovese.

Pare anche che, prima di andare dai carabinieri, ii figlio si sia anche recato da una sensitiva che, attraverso una seduta spiritica ha certificato la bontà della “confessione ultraterrena”.

Pare anche che sulla base di questa rivelazione sia già stato anche fatto un accertamento sul dna in relazione alle tracce biologiche dell’assassino ritrovate nella casa della vittima.

Che ne pensate di questo nuovo strumento d’indagine? A me sembra di sognare !!!!

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Questo l’articolo de Il Messaggero

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Bene: lo stato di povertà della madre non c’entra.

Avevo proprio sperato che ci fosse dell’altro e così pare che sia effettivamente.

Mi riferisco al caso di quella mamma di Trento alla quale non è stato permesso di tenere la bambina perché “troppo povera”, almeno secondo molti media. Ne avevo parlato qui.

Esce oggi allo scoperto il Presidente del Tribunale dei Minori di quella città, Bernardetta Santaniello, che in una nota afferma:

«La dichiarazione di adottabilità della minore non trae in alcun modo origine dallo stato di povertà della madre: infatti eventuali difficoltà di natura economica del o dei genitori trovano soluzione o sostegno in altri interventi di carattere socio-assistenziale, che non mancano a livello provinciale».

«La decisione del Tribunale risulta giustificata da altre valutazioni, che attengono alla storia personale e familiare della madre e del padre, e soprattutto dall’esigenza primaria di garantire la tutela della minore sulla base della normativa vigente senza alcun condizionamento di natura ideologica: occorre ricordare che, nel caso falliscano altri interventi di sostegno e persistano le difficoltà di carattere non temporaneo dei componenti della famiglia naturale, la legge 184 del 1983 prevede l’adottabilità del minore come unica soluzione adeguata per assicurare allo stesso uno sviluppo psicofisico corretto».

«E’ preoccupante che, in relazione al caso di specie, non diverso da tanti altri trattati dal Tribunale di Trento e da altri Tribunali per i minorenni, si siano scatenate reazioni incontrollate, dettate da personali convinzioni ideologiche e sostanzialmente denigratorie del lavoro costante e tenace svolto dai vari protagonisti che, in ambito sociale e giudiziario, cercano sempre in prima battuta di salvaguardare il diritto di ogni bambino a crescere nella sua famiglia di origine».

«Sarebbe utile sapere quanti dei vari soggetti che sono intervenuti in questo dibattito abbiano avuto effettiva conoscenza di tutte le circostanze di fatto che negli anni hanno portato alla valutazione negativa in merito alla compatibilità dei tempi dell’ipotetico recupero delle capacità materne con quelle attuali di sana crescita della bambina ed abbiano letto le motivazioni della sentenza emessa».

«Il rischio concreto ed attuale che una cattiva informazione possa ingenerare in tutte le famiglie in difficoltà, meno attrezzate a valutare criticamente il senso delle notizie, una maggiore diffidenza rispetto ai numerosi e differenziati interventi di sostegno, tesi innanzitutto a salvaguardare il rapporto genitori/figli ed a trovare soluzione alle problematiche esistenti, per paura che il Servizio sociale ed il Tribunale possano portar via i bambini in modo immotivato ed irrazionale. Come è comprensibile si tratta di un settore quanto mai delicato, in cui ogni vicenda merita la massima attenzione e la cui gestione presuppone la capacità di mantenere equilibrio e serenità di giudizio senza facili suggestioni emotive, per poter dare effettivamente voce e rilevanza ai bisogni dei minori».

Ringrazio il Giornale e il Messaggero che, soli, hanno riportato per intero questa nota.

Prendo atto di questi motivi e considerazioni che, voglio credere che siano realmente consistenti; di più credo che non potesse dire.

Soprattutto, però, auspico che anche quella povera mamma, una cagnolina persa senza collare, possa alla fine trovare qualcuno che si prenda veramente cura anche di lei.

Aggiornamento del 16 Settembre

Non mancano i dubbi sulla validità delle decisioni di questi Tribunali.
In questo senso un articolo su La Stampa di oggi “Minori, la battaglia di Trento «Via i tribunali per i piccoli»

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E’ lei: Miss Italia 2010.


Eccola! Lei è Francesca Testasecca, è alta 1e74, ha capelli neri e occhi azzurri, è nata a Foligno diciannove anni ani fa ed è la nuova Miss Italia 2010.

E’ bella? Sì.

E’ la più bella? Forse no. Ne avrei preferite altre: la nr. 39, Maria Elena Scaramozzino , o la nr. 59, Giulia di Quinzio, ad esempio, ma il mio è solo un gusto personale.

E così anche il carrozzone delle illusioni di quest’anno ha chiuso i battenti, con l’augurio che qualcuna diventi realtà.

Bisogna dirlo: quest’anno molte ragazze erano proprio belle. Alcune anche un po’ particolari; una forse un po’ troppo. E di lei si è parlato eccessivamente. Non ne valeva la pena. C’è da chiedersi “cui prodest?” Al concorso, certamente che passerà alla storia come quello del primo presunto trans, così come altri ne son passati alcuni anni fa: quello della prima miss di colore, quello della ragazza sposata o quello della mamma. Gioverà forse anche alla ragazza se saprà sfruttare la notorietà senza farsi travolgere dalle polemiche: auguriamoglielo. Non ha giovato alla serietà dei due blogger che ne hanno rivelato per primi il nome, violando ogni più elementare diritto di ognuno alla propria privacy.

Ma non è questa la sola cosa che non ha funzionato. Cito per tutte quelle odiose votazioni dei tre “esperti”, spesso in contraddizione tra di loro, lo scarso buon gusto di quell’intimo sexy, i troppi problemi tecnici, l’insopportabile e pluri-ripetuta parodia di se stesso di Emanuele Filiberto. Anche Milluccia mi è parsa sotto tono.

Il televoto ha eletto Francesca; ma del televoto, oltre che per le lungaggini che comporta, c’è da fidarsi?

Ai posteri l’ardua sentenza, ma a tutte le ragazze Buona Fortuna !!!!

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La faziosità fa spettacolo

Con l’articolo: “Ecco il pubblico col silenziatore” Paolo Festuccia riferisce, su La Stampa di oggi, in merito alla lettera con la quale il direttore della RAI Mauro Masi chiede che il pubblico ospite negli studi dei programmi dedicati al cosiddetto approfondimento politico sia imparziale, selezionato e ben istruito sul come comportarsi durante il programma. In buona sostanza non dovrà essere «parte attiva» nelle dispute in studio tra ospiti politici e opinionisti. Dunque, né commenti, ma soprattutto, niente applausi.

Ma andrà realmente così?

La mia facile risposta è: no. Il pubblico che interviene oggi non è “pubblico” ma è “claque ben selezionata” e quei programmi non sono di approfondimento ma di propaganda. Forse il pubblico non rumoreggerà o non applaudirà per qualche puntata, ma non mancheranno le opportune inquadrature e poi tutto riprenderà come prima. In ogni caso il pubblico è solo una parte della faziosità di quei programmi; molto di più contano i “servizi” e la faziosità del conduttore.

E poi diciamocelo: la claque fa share!

Il problema è un altro. Se si vuol fare del sano approfondimento politico si organizzino dei semplici giri di tavolo in cui tutte le parti siano rappresentate e abbiano lo stesso tempo a disposizione per esprimere la propria opinione; senza servizi al contorno e senza pubblico.

Se si vuol fare “show”, va bene così com’è adesso, ma si etichettino chiaramente le cose nei titoli di testa e di coda: “Questo è un programma di propaganda politica voluto e finanziato da …….”. Senza prendere nessuno per stupido.

E che chi li vuole se li goda.

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