
Troppi soldi girano intorno al calcio
La recente vittoria ai mondiali di calcio in Sudafrica, ha fatto guadagnare alla Federazione Spagnola un premo FIFA di 24,0 milioni di euro. All’Olanda, seconda, ne sono andati 19,2 milioni, alla Germania 16,0 e all’Uruguay 14,4.
Bei soldi! Ma non solo:
– alle squadre classificate tra il 5/o e l’ 8/o posto 11,2 milioni di Euro ciascuna
– alle squadre classificate tra il 9/o e il 16/o posto 7,2 milioni di Euro ciascuna
– alle squadre classificate tra il 17/o e il 32/o posto, tra cui l’Italia, 6,4 milioni di Euro ciascuna
A tutte inoltre è stato riconosciuto un rimborso di 800mila euro a titolo di “preparation cost”.
E le singole Federazioni cos’hanno promesso ai calciatori? In caso di vittoria:
– 600 mila euro a ciascun calciatore per la Spagna (che se li sono intascati, beati loro!)
– 520 mila Euro a ciascun calciatore Argentino
– 470 mila Euro agli Inglesi
– 340 mila Euro ai Portoghesi
– 300 mila ai Francesi
– 250 mila ai Tedeschi
– 240 mila agli Italiani
– 120 mila ai Brasiliani
Premi minori, ma comunque interessanti, per il secondo posto o i vari passaggi di turno.
Certo che a vedere com’è andata non ci sarebbe molto da stupire per l’insuccesso dei brasiliani e dei nostri.
Ma forse non è proprio così.
La rivista Sport Illustrated ha recentemente pubblicato la classifica dei maggiori guadagni derivanti sia dall’attività agonistica che dai compensi dagli sponsor, degli atleti nel 2009.
Tra gli americani:
– Al primo posto Tiger Wood con 90,5 milioni di $ (al quale gli scandali sessuali hanno fatto perdere qualche sponsor per 20milioni di $, ma non è caduto certamente dall’alto;
– Poi un altro golfista, Phil Mickelson con 61 milioni di $, un pugile Floyd Mayweather con 60 milioni di $ e poi, tra il 4/o e il 10/o posto in classifica, giocatori di basket, baseball e football americano con guadagni compresi tra i 27 e i 45 milioni di $.
Tra i non americani:
– i tennisti Roger Federer con 62 milioni di $ e Raphael Nadal con 27 milioni di $
– un pugile, il filippino Manny Pacquiao con 38 milioni di $, un giocatore di baseball giapponese, Ichiro Suzuki, con 37 milionidi $: e il cestista cinese Yao Ming, con 343 milioni di $, 7,000,000
– poi Valentino Rossi 35 milioni di $, Lewis Hamilton 27 milioni di $ e Fernando Alonso 25 milioni di $
E i calciatori? Eccoli:
– – Lionel Messi 44 milioni di $
– – Cristiano Ronaldo 40 milioni di $
– – David Beckham 41 milioni di $
– – Zlatan Ibrahimovic 20 milioni di $
– – Kaka 21 milioni di $
– – Ronaldinho 27 milioni di $
– – Thiery Henry 24 milioni di $
E’ vero, questi sono quelli che in una partita “possono fare la differenza”, ma in Sudafrica non c’erano o di differenza non ne hanno fatto proprio nessuna.
Ma ve ne ricordate? Fino a qualche anno fa, nelle classifiche internazionali degli atleti più pagati al mondo,di calciatori non c’era nemmeno l’ombra.
Ed ora diciamo che un buon calciatore, uno di quelli capaci di “far la differenza”, tra ingaggi, premi e sponsorizzazioni non guadagna meno di 8-10 milioni di $ l’anno; e questo per molti anni. E non dobbiamo sorprenderci se il Camerunese Eto’ spende 20 milioni di $ per comprarsi un ‘appartamentino’ da mille mq. in via Turati a Milano. Ma non dobbiamo sorprenderci se di quei premi che per noi sono enormi e ci permetterebbero di realizzare qualche sogno, a loro non fanno neppure il solletico. Tant’è che tutti i nostri avevano promesso di devolverne parte per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia; tanto più che si rendevano perfettamente conto che non li avrebbero visti neppure da lontano.
Troppi soldi ammazzano gli stimoli nello sport; soprattutto in quelli di squadra, dove coloro che dovrebbero far la differenza di stimoli non ne hanno più nessuno.
E senza stimoli non si va da nessuna parte.
E così han ben figurato quelli che di stimoli ne avevano ancora qualcuno. Non di soldi, ma di fama e gloria: gli Sagnoli e gli Olandesi, per il primo titolo mondiale a portata di mano, i tedeschi, giovani in cerca di gloria, e gli Uruguayani, dopo 42 anni e i primi del Sudamerica,
Gli altri di stimoli ne avevano pochi, e di qualità, spesso, ancor meno. Compresi i nostri.