
Ho pubblicato ieri un post dal titolo “Assolto Massimo Tartaglia. Giusto. Ma quegli altri?”
Vincenzo lo commenta così «Ma quelli che tu chiami “gli altri” cioè “quelli che dai palchi nelle piazze e dai microfoni istigano alla caccia all’uomo ed esaltano l’imbecillità di certe teste calde” chi sono? Io non ho ma sentito parlare nessuno in quel senso e sarei curioso di conoscere da te la fonte di questa informazione.
Non metto in dubbio ciò che hai scritto … mi piacerebbe però conoscere in modo più specifico il nome o i nomi di chi incita, come tu riporti, alla caccia all’uomo»
Caro Vincenzo,
Sei, oltre che un grande amico, uno dei lettori più attenti di questo blog. Conosco bene la tua avversione per Berlusconi, ma da te questo commento non me lo sarei aspettato.
Puntualizzi sull’espressione “caccia all’uomo”, sfidandomi a far nomi e cognomi, come a dirmi che non esiste e sono io che me la sono inventata.
Ma come ? Di caccia all’uomo ne parla persino Ezio Mauro nell’ editoriale “Contro la violenza per la libertà” che avevo riportato ne “Il politico diverso” (LINK) del 15 dicembre scorso. Dice « Hanno colpito Berlusconi. L’immagine del volto del Premier trasformato in una maschera di sangue raggiunge tutti noi con la sua carica di violenza. Con la follia che trasforma un uomo in simbolo da abbattere ad ogni costo e con ogni mezzo, e la persona che diventa un bersaglio fisico.» e più sotto invita a distinguere « tra le critiche e l’odio, tra il contrasto d’idee e la violenza, tra le funzioni e le persone.»
E non è questa certo la prima volta che io parlo di eccessive intemperanze verbali e ingiustificabili attacchi alla persona, definendoli «pura caccia all’uomo» dettata solo all’odio che esalta l’imbecillità di certe teste calde.
E questo da molto prima dell’aggressione.
Ad esempio il 15 Ottobre col pezzo “Continuiamo pure ancora a scaldar le teste calde” (LINK) commentavo una certa uscita di Matteo Mezzadri, che scriveva sul suo Facebook: «Ma santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?». E Matteo non è uno qualunque: è il Segretario della sinistra giovanile, membro della segreteria provinciale, rappresentante all’assemblea nazionale dei Giovani democratici, componente della segreteria del circolo del Pd di Savignano. Se ne è scusato dopo qualche giorno, è vero, ma le parole rimangono.
E la mattina stessa, ma prima dell’aggressione scrivevo: “Ma chi siede al Senato?” (LINK), commentando la frase di Di Pietro che aveva appena dichiarato:«C’è un clima di scontro di piazza. Se il governo continua ad essere sordo di fronte alle richieste dei cittadini, continueranno le manifestazioni di piazza e lì ci può scappare anche l’azione violenta». Certo, non lo auspicava, ma le parole rimangono.
E che dire del “No Berlusconi day” del 5 dicembre dove il poppolo viola (sì , mi piace scriverlo con due “p”) che, per riferire solo delle frasi più tenere, urlava: “Fuori la Mafia dallo Stato” e “Abbiamo un sogno nel cuore: Berlusconi a San Vittore” e “Berlusconi mafioso: in galera”? Sarà stato tutto folklore? E chi l’ha organizzato? Chi ha partecipato? S’era mai visto prima? Parole, parole, parole, ma le parole rimangono.
E che dire dei “50.000 imbecilli che abbracciano un imbecille” (LINK), quelli cioè che abbracciarono Tartaglia su Facebook al grido di “Uccidiamo Berlusconi” ? Furono 50.000 in un sol giorno, quello stesso dell’aggressione, ma poi diventarono presto molti di più. Parole anche queste, sì, ma che, come le precedenti, ma le parole rimangono.
Di parole ne hanno fatte poche, invece, le “Tre scimmiette della scuola” (LINK) Dicevo: « La scuola ha il compito di formare le coscienze civili dei nostri giovani e se fosse successo ad Obama, negli Stati Uniti, certamente non si sarebbe persa l’occasione di parlarne apertamente, condannando l’aggressione e la spirale di violenza che l’ha preceduta. Qui da noi?» Qui da noi nulla, ma forse è stato meglio così, visto il comportamento di quell’insegnante che, dalla sua cattedra di un liceo veneto, ha così commentato l’accaduto: «Gli ha fatto troppo poco». E le parole rimangono.
D’altra parte c’è stato anche chi come Rosy Bindi ha “spiegato”: «Resta il fatto che tra gli artefici di questo clima c’è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima» e, ancor peggio, chi, come Tonino Di Pietro, ha puntualizzato: «Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza»
Avevi già visto una situazione simile? Sei anche tu della stessa idea? Quella del: “Ben gli sta, se l’è cercata”? Ti sta bene quel gesto? Ti stanno bene le parole che l’hanno preceduto? Si è trattato di un normale confronto dialettico?
Mi pare di no, visto che affermi che è stato un «gesto sconsiderato e deprecabile».
Parole, parole, parole, sì, ma le parole sono rimaste nella testa dei fanatici e degli imbecilli esaltati.
Certo le colpe non stanno mai tutte da una sola parte, ma per quelle parole che hanno trasceso ogni normalità, nessuno ha pagato.